lunedì 30 dicembre 2013

IL CASO AMICIZIA


La storia di “AMICIZIA” -o semplicemente “la storia”, come l’abbiamo sempre chiamata- è vera, e ha coinvolto un gruppo di persone italiane e non italiane per molti anni, fra il 1956 e il 1990. Alcune di queste persone, fra cui il sottoscritto, sono ancora vive, e hanno avuto rapporti diretti (faccia a faccia) con gli Amici (chiamati anche W56), che sono extraterrestri provenienti sia da pianeti della nostra Galassia (alla distanza di centomila anni luce), sia da altre Galassie. Qui sulla Terra essi hanno raggiunto il numero massimo di 200 persone, residenti in basi (alcune vastissime) sotto terra (a circa 20 km di profondità) e sotto il mare, alcune lungo la fascia adriatica, con la prima base “storica” sotto Ascoli Piceno.

Ciò che ora brevemente dirò deriva esclusivamente da ciò cui ho partecipato in prima persona, nel corso di una lunga parte della mia vita, e dalle nostre conversazioni dirette con gli Amici. Ne ho le registrazioni, con la loro viva voce.

“Amicizia” raggruppa popoli diversi fra loro, sia per le caratteristiche fisiche (alti, piccoli, giganti, ecc.) sia per la provenienza (anche da altri Universi e altre dimensioni), ma accomunati da una scelta fondamentale verso il Bene. E’ una sorta di confederazione trasversale, in nome di un comune ideale di vita e di pensiero, pur rimanendo grandi diversificazioni fra popoli e fra individui, e fra scelte personali. Siamo agli antipodi della massificazione ideologica.

Il popolo con cui abbiamo interagito noi è composto da individui (uomini e donne, come noi) molto belli fisicamente, molto alti, circa tre metri, oppure molto piccoli. Ma questi sono aspetti secondari. Altri popoli che fanno parte di “Amicizia” sono assai diversi da noi. Ciò che conta è la sostanza, al di là delle diverse tipologie e delle innumerevoli particolarità “folcloristiche”.

Gli Amici sono nostri fratelli maggiori. Sono umani, anzi siamo noi che non siamo umani rispetto a loro. Sono assai più umani di noi, per questo non si fanno vedere. Sono “troppo” umani… E’ facile per noi adularli, ma è più facile invidiarli per la loro compiuta umanità…

Altri popoli degli Universi hanno optato per il Male, spesso rappresentato dall’adorazione della Energia e della Conoscenza-Scienza, e questo dualismo fra Bene e Male è fondamentale per comprendere la lotta tuttora in corso e le enormi difficoltà nello svelamento della verità agli abitanti del nostro pianeta.

La lotta fra il Bene e il Male è reale ed originaria, non è il frutto di una invenzione e non è una “rappresentazione”.Gli individui malvagi non sono il risultato di un esperimento scientifico mal riuscito, tant’è vero che possono liberamente scegliere di non essere più malvagi.

Questa lotta fra il Bene e il Male ha riguardato anche la vita dei terrestri del nostro gruppo, rendendoli persone particolari.

Le nostre esperienze, sia fenomeniche (incontri faccia a faccia con alcuni Amici, conversazioni con loro, dischi e altri oggetti volanti di altre forme, visioni molto ravvicinate di materializzazioni e smaterializzazioni, visite e permanenze anche lunghe nelle basi sotto terra, ecc.), sia mentali e morali, hanno segnato in modo assai profondo e indelebile le nostre vite, spesso rendendoci vulnerabili rispetto alle leggi, regole e convenzioni della realtà e società in cui abbiamo continuato a vivere e lavorare, salvo quelli di noi che hanno optato di passare il resto della loro vita con gli Amici. La realtà che abbiamo vissuto con gli Amici supera ogni immaginazione, e il silenzio assoluto con gli altri, e il continuo pensiero interiore, per anni e decenni, sono stati in noi la reazione più normale. Una sorta di ruminazione, e di crescita continua della consapevolezza e della indicibilità. Alcuni di noi hanno pagato un prezzo molto alto per la loro “diversità”, uscendo dai circuiti della normale vita sociale e lavorativa.

Alcuni di noi hanno mantenuto un segreto totale o quasi totale, aprendosi solo con pochissimi intimi, altri hanno parlato, ma hanno volutamente fornito una versione solo parziale o modificata. Le ragioni di ciò sono molteplici e complesse, perché ci sono cose che non si possono dire neppure quando si è deciso di parlare. Inoltre, è successo che parecchie delle cose rivelate sono state oggetto di gravi distorsioni, banalizzazioni, manipolazioni e interpretazioni del tutto arbitrarie, ovvero di comunicazioni scisse o schizofreniche, che affermano una cosa e subito dopo il suo contrario, ingenerando dubbio e, in definitiva, incredulità. Questo ha riguardato anche aspetti e ragioni fondamentali della presenza degli Amici fra noi, e per questo motivo è necessario intervenire rettificando, e soprattutto dicendo l’essenziale che non è stato detto, o di cui è stato detto il contrario.

Il fatto è che questa vicenda è estremamente complessa. In essa l’ambiguità, la disinformazione voluta o non voluta e la mescolanza del vero e del falso svolgono un ruolo importantissimo. Inserire un solo elemento chiaramente non credibile -per esempio auto-contraddittorio o ridicolo- in una storia vera rende l’intera storia non credibile, il che può anche essere lo scopo, conscio o inconscio, di chi riferisce la storia. Ciò non è casuale, e non dipende solo dalla volontà personale di chi scrive o parla o “rivela”, o si spaccia per un protagonista mentre non lo è stato, ma rientra in una delle leggi che regolano la presenza nascosta degli Amici sulla Terra. E’ sempre stato così anche in altre epoche. A causa di fattori che appartengono ai piani sottili -cioè i piani non fisici della realtà- e che sono difficili da verbalizzare, la presenza degli Amici fra noi è subordinata ad alcune leggi, fra cui la legge dell’ambiguità, della duplicità, dell’inganno, che caratterizza la condizione degli uomini terrestri. Tutte queste cose “negative” non sono elementi estranei o accessori o secondari, ma fanno parte costitutivamente delle regole del gioco. Ciò avviene in ogni momento, compresi i momenti dei tentativi di svelamento, come questo ora in corso.

Gli Amici non sono i soli extraterrestri presenti sulla Terra. Individui di diversi altri popoli sono fra noi, perché la Terra è un pianeta particolare nell’economia di questa parte dell’Universo. Lo scopo della presenza degli Amici non è quello di studiarci (ci conoscono assai bene, meglio di noi stessi!), ma quello di aiutarci, perché le nostre condizioni generali non appaiono loro soddisfacenti, soprattutto per il tasso elevatissimo sulla Terra di odio-violenza-ingiustizia e per la piega anti-umanistica assunta dalla nostra scienza e tecnologia. Potendo vedere i nostri pensieri e sentimenti, gli Amici vedono ci#1613; che nascondiamo dietro le maschere, le parole e i sorrisi...

Altri popoli sono qui per altri motivi, e i rapimenti di terrestri da parte di extraterrestri,nonché la creazione di ibridi, sono una realtà di cui gli Amici ci parlavano fin dagli anni ’60. Dico questa cosa perché oggi ne parlano i media, e io ricordo ci#1613; che ne dissero gli Amici, ma di parecchie altre cose di cui sento parlare non so nulla, e non ho alcun giudizio da dare, perché gli Amici non ne hanno parlato. Per esempio, non so assolutamente nulla dei cerchi di grano. Penso che gli Amici, pur dicendoci tante cose, ci abbiamo detto solo una piccolissima parte di ci#1613; che sapevano, compreso ci#1613; che sapevano sulle attività fra noi degli altri popoli. Del resto, la mia mente fa già molta fatica a capire e “digerire” le cose che ho visto o di cui gli Amici mi hanno parlato, figuriamoci se ci avessero detto tutto… Credo, tuttavia, di aver saputo da loro le cose essenziali per capire e per orientarmi, sapendo che sono vere e non sono solo “informazione”, su cui non si pu#1613; non sospendere il giudizio.

Dico che quelle cose sono vere perché ho avuto un rapporto personale con gli Amici, e ho avuto la sensazione forte che mi dicessero la verità, come quando sai che il tuo migliore amico, o la persona che ami e che ti ama, ti sta dicendo la verità. Questa è stata la mia fortuna nella vita: di potermi fidare, in un campo in cui è difficilissimo potersi fidare, grazie a questo rapporto personale. Oggi, con le possibilità, offerte dalla tecnologia, di alterare o creare le prove cosiddette “oggettive” (foto, ecc.), il fattore della testimonianza personale credibile assume un valore anche maggiore che in passato.

Gli Amici, rispetto a tutti gli altri popoli in visita sulla Terra, offrono una caratteristica assai particolare e preziosa: sono legati ai piani sottili che regolano il destino della Terra, e a quella che essi chiamano l’Anima dell’Universo, al di là del piano fisico o fenomenico, per cui hanno una sorta di controllo generale su tutto ciò che accade, anche se possono intervenire ed interferire solo a condizioni particolari, come in una complessissima partita a scacchi di cui è qui impossibile anche solo accennare alle regole principali.

Gli Amici definiscono se stessi come non già appartenenti al mondo dello Spirito, ma come coloro che “vengono subito dopo il mondo dello Spirito”. Oppure, si autodefiniscono come i “preannunciatori del mondo dello Spirito”. Essi si pongono insomma come intermedi fra noi e il mondo dello Spirito.

Rispetto alla scienza e tecnologia degli altri popoli extraterrestri, quella degli Amici è del tutto particolare e diversa, perché è ricalcata sulle leggi del mondo dello Spirito. Si tratta di una scienza e tecnologia incommensurabile con la nostra, anche con gli aspetti più innovativi della nostra fisica quantistica; ma essi dispongono anche di un’altra scienza e tecnologia, più comune, che in parte hanno tentato di condividere con noi, soprattutto nel campo dell’elettromagnetismo. Ma ciò ha scatenato in noi soprattutto desideri di avidità, possesso, competizione e onnipotenza, il che li ha indotti a ritrarsi da questo progetto di condivisione.

Gli Amici hanno vinto una grande guerra nell’Universo contro i popoli del Male, ma la partita da giocare sulla Terra è ancora del tutto aperta. Le menti di noi terrestri del gruppo, legati per sempre agli Amici da un antico patto, e le menti dei terrestri cui ci rivolgiamo, come sto facendo adesso, sono coinvolte in questa guerra, che si svolge
anche nelle nostre sfere più intime e inconsapevoli, e questo rende tutto assai difficile, al limite della indicibilità.

La razionalità è assolutamente necessaria, ma non è sufficiente per dar conto di fenomeni, interazioni e conseguenze che vanno al di là di tutto ciò cui la società e la conoscenza-scienza ci hanno abituato e condizionato. In realtà, la razionalità necessaria per affrontare questa vicenda e le sue implicazioni è enormemente più ricca e complessa di quella abitualmente utilizzata dai nostri scienziati e anche dai sistemi filosofici come il buddismo con la sua legge di causa-effetto, che costituisce solo un tassello di una spiegazione complessiva enormemente più complessa ed articolata.

I cosiddetti “insegnamenti” degli Amici non sono ancora stati divulgati, e consentono di affrontare con una nuova consapevolezza questa intricatissima matassa concettuale ed esperienziale.

Alla base degli insegnamenti degli Amici c’è la TRASCENDENZA di quello che anche noi chiamiamo Dio, e che non va confuso con l’Anima dell’Universo di cui ho parlato prima. Siamo qui all’opposto del panteismo, ma qui mi devo fermare, anche se questo è il punto più importante in assoluto e il motivo principale della presenza degli Amici fra noi, secondo le loro stesse parole.

La foto qui presentata, scattata con una Polaroid negli anni ’60, rappresenta l’aspetto fondamentale del rapporto fra il nostro gruppo e gli Amici: la foto ritrae la proiezione del corpo sottile di un gigante, e la cosa importante è la messa in evidenza della zona del cuore come parte centrale, cioè l’Amore come la cosa principale negli esseri umani, terrestri o extra-terrestri.

Si chiama UREDDA, in una delle lingue degli Amici, l’energia prodotta dall’Amore fra le persone, in particolare fra gli Amici e il nostro gruppo, in seguito ad un patto fra loro e noi e a tanti eventi che ci hanno unito. Grazie a particolari strumentazioni che lavorano sui piani sottili (vi sono decine di piani sottili), l’UREDDA viene trasformata dagli Amici in altre energie e oggetti, persino nell’ossigeno che essi respirano nelle loro basi sotto la terra e il mare. In mancanza di UREDDA, gli Amici, resisi volutamente vulnerabili per Amore, periscono. Inoltre, gli Amici si erano volutamente resi dipendenti dagli aiuti materiali (cibo, soprattutto frutta e ortaggi) che noi gli procuravamo. Ciò avveniva mediante smaterializzazioni guidate a distanza, cui ho personalmente assistito e partecipato moltissime volte, nell’arco degli anni. Li chiamavamo i “prelievi” degli Amici, anche tonnellate di cibo alla volta, che si smaterializzavano a un metro dai nostri occhi, e immediatamente si rimaterializzavano nelle basi degli Amici. In altri casi, con lo stesso sistema gli Amici ci inviavano degli oggetti, piccoli o grandi, che si materializzavano sotto i nostri occhi.

L’UREDDA è una energia, ma gli Amici non sono gli adoratori dell’Energia, come altri popoli. Essi seguono l’Amore, che è la fonte anche delle energie buone come l’UREDDA, ma è esso stesso al di là di ogni energia.

Gli Amici, per poter stare qui con noi, hanno dovuto accettare la legge del Tempo e soprattutto la legge dell’Avere, che regolano il destino del nostro pianeta.

Ignorare, o non comprendere fino in fondo LA VOLONTARIA AMOREVOLE DIPENDENZA DEGLI AMICI DALLA LEGGE DELL’AVERE, e in definitiva dai nostri pensieri e dalle nostre azioni, impedisce di cogliere il vero significato della “storia” per quel che essa è stata. E impedisce di essere preparati se essa si ripresenterà, forse in forma allargata.

Oggi, i nuovi paradigmi cosiddetti “post-moderni” della conoscenza terrestre, aggiungendosi ai paradossi della fisica quantistica, aprono le menti verso il riconoscimento del fatto che la realtà non è quella che appare, o non solo quella che appare; e l’idea che possiamo essere come dei bambini che giocano in una stanza, ignari di tutto ci#1613; che avviene intorno a loro, e persino ignari di tutti gli altri contenuti della stanza, al di là dei giocattoli, può oggi non apparire assurda come in passato. Tuttavia, la vera accettazione (non solo a livello ludico o virtuale, ma a livello di reale consapevolezza) del mondo extraterrestre fra noi rappresenta una rivoluzione antropologica e conoscitiva ancora sconvolgente, molto più della rivoluzione copernicana. Solo a titolo d’esempio, la Terra in passato (centinaia di milioni di anni fa) ha conosciuto altre sei civiltà evolute anche più della nostra, che si sono estinte per colpa. Questa fine minaccia anche noi oggi. Gli Amici non vorrebbero che si ripetesse ancora una volta il nostro passato auto-distruttivo, cui essi hanno assistito con dolore. Possono aiutarci, e lo fanno, ma all’interno di vincoli e condizioni imposte dai piani sottili della Terra e del nostro Universo. Vincoli e condizioni di cui tutti noi ignoriamo l’esistenza.

La complessità delle variabili in gioco, rispetto allo svelamento, è tale che neppure gli Amici hanno fatto “profezie” su di esso. Circa il 2012, di cui si parla tanto, io non li ho mai sentiti parlare. Invece, hanno detto che sarebbero ritornati. E’ vero che quelli come me (ormai pochissimi rimasti) hanno sottoscritto un patto particolare con loro, un solenne giuramento di fedeltà reciproca, anche se ormai sono passati moltissimi anni. Ma per il momento io non so se e quando torneranno, o forse sono già tornati e sono già all’opera con altri terrestri in qualche parte del mondo. Non so se mi contatteranno. Non credo, penso che dire queste cose che oggi comincio a dire a Nikola Duper sia il mio unico compito, come del resto mi dissero gli Amici stessi tanto tempo fa.

Alla fine degli anni ’40 gli Amici offrirono una collaborazione ai vertici dell’Amministrazione USA, ma in cambio chiedevano l’abbandono del programma di armamento nucleare. Ma la loro offerta e richiesta vennero respinte, e altri popoli extraterrestri hanno collaborato con gli USA e altre potenze; i risultati sono stati del tutto negativi, e pesano tuttora sul nostro destino collettivo. Uno dei motivi che ritardano lo svelamento (ma la questione è assai intricata, e si tratta veramente di uno solo dei motivi) è che gli USA dovrebbero assumersi, davanti all’intero pianeta, la responsabilità di aver rifiutato una collaborazione buona e di averne attivata un’altra non buona, o pessima, basandosi esclusivamente su considerazioni di potere e dominio, mentendo ai cittadini e praticando l'occultamento (“cover-up”) per decenni.

A seguito del rifiuto politico-militare americano, gli Amici hanno portato avanti la strategia dei contatti riservati con piccoli gruppi di terrestri, cercando di valorizzare la qualità dei rapporti umani personali, dell’Amore e dell’UREDDA, rispetto alla quantità e alla visibilità.

Tuttavia, neppure questi contatti qualitativi hanno dato i frutti sperati, per cui oggi si deve ricominciare. Con gli Amici, comunque, non vi è mai una sconfitta definitiva, perché le loro risorse sono veramente straordinarie. Quando gli Amici perdono una battaglia, è perché l’abbiamo persa noi, e loro, assoggettandosi alle leggi dei nostri piani sottili, devono perderla con noi, e pagare con noi e per noi. La mancanza di UREDDA nei loro confronti, da parte nostra, ha provocato nel novembre 1978 la morte di molti Amici e la loro provvisoria sconfitta -da loro prevista e messa in conto- da parte del popolo nemico, chiamato CTR, ma tutto ci#1613; è ancora reversibile.

La vicenda degli Amici con noi è uno straordinario dramma nascosto, con risvolti imprevedibili. Imprevedibili in parte anche per loro, stante l’incredibile complessità delle variabili in gioco, se così vogliamo chiamarle, e l’imponderabilità delle libere scelte. Gli Amici rispettano infinitamente la volontà delle persone.

Collaboratori terrestri degli Amici e collaboratori terrestri di popoli nemici degli Amici (e quindi nemici nostri) sono silenziosamente in lotta fra di loro ogni giorno. I nemici stanno tentando una conquista molto graduale e apparentemente indolore del pianeta, lavorando soprattutto sulle menti. Purtroppo, non è fantascienza. Magari lo fosse. Purtroppo, non è paranoia. Magari lo fosse.

Tuttavia, solo accennare a queste cose induce allo screditamento di chi le dice, e questa è una potente arma in mano a chi vuole il nostro male. I condizionamenti mentali e sociali in questo ambito sono potentissimi. E’ facile screditare chiunque, quale che sia il suo ruolo sociale o culturale, se vi sono forti motivi per farlo. Chi ha avuto esperienze segretissime come questa con gli Amici, e poi è riuscito, malgrado ciò sia inusuale e “strano”, ad occupare un ruolo importante nella società e ad essere rispettato come persona affidabile, teme di essere screditato, se rivela il suo segreto; e teme, soprattutto, che la rivelazione screditerà anche il segreto stesso. Egli sa che quei condizionamenti saranno comunque più forti del suo ruolo e della considerazione da lui conseguita in un’intera vita. Così, egli tace, mentre parlerebbe solo per dire la verità, e non volendo altro per sé. Invece altri, che non sanno o non vogliono dire la verità, e che non rischiano di essere screditati, perché non hanno nulla da screditare, parlano per scopi di protagonismo o di lucro. Questo, oggi, è vero in tutti i Paesi, e viene utilizzato a fondo da tutte le persone e le istituzioni che non vogliono lo svelamento. Di fatto, la gente tende a non credere “veramente” (o “finge con se stessa” di credere) alle “rivelazioni”; o, al massimo, “sospende il giudizio”, sapendo che esse provengono da persone che agiscono a scopo di protagonismo o di lucro, e che non temono lo screditamento.

Cercherò di fornire al più presto un’esposizione sistematica articolata in punti. Lo scenario totale è estremamente complesso, perché include anche la presenza e le attività fra noi degli altri popoli extraterrestri, ma considerare questo scenario nella prospettiva offertaci dagli Amici consente di avere almeno un filo rosso e un senso generale. Questo è possibile perché la prospettiva degli Amici è una prospettiva privilegiata, a causa del loro rapporto del tutto particolare con i piani sottili e con l’Anima dell’Universo. Visto da altre prospettive, lo scenario è non solo troppo complesso, ma è addirittura indecifrabile e, in definitiva, disperante.

Uno del Giuramento (per ora in incognito)


(Fonte:fratellidiluce.it)

IL CASO ZANFRETTA

Tutto cominciò nella notte tra mercoledì 6 e giovedì 7 dicembre 1978 quando Zanfretta, allora dipendente dell’Istituto di vigilanza “Val Bisagno” di Genova, fu trovato in stato di choc e in preda ad un indicibile terrore nei pressi della villa “Casa Nostra” di Marzano di Torriglia, un piccolo centro sulle alture del capoluogo ligure


Tra il 1978 e il 1980 la guardia giurata Piero Fortunato Zanfretta si trovò infatti al centro di una vicenda alquanto clamorosa che venne seguita dai media sia a livello nazionale che internazionale. Tutto cominciò nella notte tra mercoledì 6 e giovedì 7 dicembre 1978 quando Zanfretta, allora dipendente dell’Istituto di vigilanza “Val Bisagno” di Genova, fu trovato in stato di choc e in preda ad un indicibile terrore nei pressi della villa “Casa Nostra” di Marzano di Torriglia, un piccolo centro sulle alture del capoluogo ligure. Quando si riprese, Zanfretta raccontò tremando di aver visto “un essere enorme, alto circa tre metri, con la pelle ondulata, come se fosse grasso o tuta molle, comunque grigia” che subito dopo volò via “in una gigantesca luce a forma di triangolo sormontata da lucette di diverso colore”.

Sottoposto ad ipnosi regressiva nello studio del medico genovese Mauro Moretti, l’uomo non solo confermò la sua avventura, ma disse di essere stato trascinato sulla “astronave” da quattro esseri mostruosi che lo avrebbero minuziosamente esaminato. Un’inchiesta dei Carabinieri, condotta dall’allora brigadiere Antonio Nucchi, comandante la stazione di Torriglia, accertò che 52 testimoni avevano osservato un enorme disco volante volteggiare in quelle ore su Torriglia. Tra questi, anche il sindaco e il parroco del paese. Inoltre sul prato dove Zanfretta fu ritrovato dai suoi colleghi, i Carabinieri scoprirono una traccia a forma di ferro di cavallo di 2 metri per 3. Non si era ancora spenta l’eco di quel misterioso “incontro ravvicinato del terzo tipo”, che dopo venti giorni l’esperienza si ripeteva. Questa volta i Carabinieri scoprirono accanto alla Fiat 127 del metronotte orme lunghe oltre 50 centimetri.



Fu l’inizio del caso Zanfretta. Una storia che durò, a più riprese, circa due anni per un totale di cinque “incontri” con i presunti “alieni”. Una storia che coinvolse non solo le guardie giurate dell’Istituto di vigilanza “Val Bisagno” e i Carabinieri, ma anche la Polizia e la Magistratura, visto che la Procura di Genova aprì un fascicolo su questo caso e più tardi lo archiviò per “mancanza di estremi di reato”.

La storia di Zanfretta fu divulgata in un primo tempo a livello nazionale da Enzo Tortora che volle il metronotte nel suo “Portobello”, la trasmissione televisiva più seguita negli anni Ottanta. Successivamente i numerosi articoli pubblicati su di lui dalle riviste nazionali, vennero ripresi anche all’estero un po’ ovunque nel mondo. In particolare il “National Enquirer”, settimanale popolare a larghissima tiratura (circa cinque milioni di copie) negli Stati Uniti, si occupò a più riprese di Zanfretta dedicandogli anche una copertina. Zanfretta venne inoltre esaminato da personalità come il professor Cesare Musatti, il padre della psicanalisi italiana, e dal professor Marco Marchesan, titolare del Centro Internazionale di Ipnosi Medica e Psicologica di Milano, i quali affermarono che l’uomo non mentiva. Proprio per dimostrare la sua buona fede, Zanfretta si fece sottoporre da Marchesan al Pentotal, il siero della verità, che dimostrò come il racconto non fosse frutto di menzogne o inganni. Inoltre in più occasioni venne dimostrato che ciò che Zanfretta raccontava in ipnosi aveva riscontri precisi nella vita reale.

La notte tra il 2 e il 3 dicembre 1979, ad esempio, quattro metronotte si trovavano su due auto sulle alture di Marzano di Torriglia in cerca di Zanfretta, quando improvvisamente vennero illuminati a giorno da due fari che si accesero da una nuvola ferma nel cielo e i motori delle loro auto immediatamente si bloccarono. Subito i quattro uscirono dai veicoli terrorizzati dallo strano fenomeno. Il loro comandante, Giovanni Cassiba, estrasse allora la sua calibro 38 e fece fuoco contro i fari nella nuvola. Quandò esaurì i colpi, prese la pistola di uno dei metronotte e scaricò anche quella verso il cielo. Infine i fari si spensero e la nuvola si mosse lentamente in direzione del mare.



Durante l’ipnosi cui si sottopose la sera del 3 dicembre 1979, Zanfretta non solo riferì di aver visto i suoi colleghi sparare mentre si trovava a bordo del disco volante (nessuno lo aveva informato dell’episodio), ma affermò anche che gli “alieni” si erano recati in Spagna dove i loro dischi volanti avevano spaventato della gente. L’indomani mattina (4 dicembre 1979) il servizio internazionale dell’Ansa mise in rete una notizia nella quale si diceva che il pomeriggio precedente a Guadalajara, in Spagna, un medico dentista e la sua famiglia erano finiti fuori strada con l’auto, spaventati dalle evoluzioni di un disco volante sulla loro testa.

Inoltre diversi testimoni oculari affermarono di aver visto un grosso disco volante luminoso nei posti dove avvennero gli altri episodi. Da notare poi che nelle ultime ipnosi Zanfretta cominciò a parlare una lingua incomprensibile e, con grande sorpresa del dottor Moretti, il medico che conduceva le sedute, sfuggì completamente al suo controllo.

Il libro scritto dal giornalista Rino Di Stefano, caposervizio della redazione regionale ligure del quotidiano nazionale “Il Giornale”, venne pubblicato per la prima volta nel 1984. Nel 1991 il volume venne presentato alla stampa internazionale nel corso del Primo Convegno Mondiale di Ufologia a Tucson, in Arizona. Seguì una seconda edizione negli anni Novanta e infine una terza, quella attuale, con i risvolti internazionali del caso Zanfretta. Infatti del metronotte, che sostiene di conservare in un posto segreto una misteriosa sfera che gli sarebbe stata consegnata dagli “alieni”, si è occupato un miliardario americano che ha inviato due suoi emissari in Italia per convincere Zanfretta a collaborare con la sua organizzazione per un non meglio definito “progetto”. Pur avendogli promesso forti somme di denaro e un cospicuo vitalizio, Zanfretta si è rifiutato e non ha mai fatto vedere la sua sfera a nessuno.

Rino Di Stefano Nato nel 1949 a Genova, laureato in Giornalismo negli Stati Uniti, Rino di Stefano è giornalista professionista, autore di saggi, romanziere e traduttore. Attualmente è caposervizio presso la redazione genovese del quotidiano nazionale “Il Giornale”. Per i tipi De Ferrari ha pubblicato “Soluzione Virale”; “Mia cara Marion…Dal carcere alla Repubblica: gli anni bui di Sandro Pertini nelle lettere alla sorella”; "Oltre l'orizzonte. Dal passato al futuro nell’avventura politica di Claudio Scajola".

domenica 29 dicembre 2013

IL MISTERO DEI TUBI DI BAIGONG




I tubi di Baigong sono uno dei misteri più affascinanti del pianeta, e forse uno dei meno conosciuti in assoluto. I tubi di Baigong sono delle strutture che somigliano a condutture scoperte nei pressi del monte Baigong, a 40 km di distanza dalla città di Delingha nella provincia di Qinghai, Cina.

Queste condutture, che mostrano evidenti tracce di composti ferrosi, risalirebbero ad un periodo compreso tra i 70.000 ed i 150.000 anni fa, quando l'essere umano trovava difficoltà nell'accendere un fuoco, figuriamoci a manipolarlo per la fusione dei metalli.

I tubi di Baigong vengono considerati come un perfetto esempio di artefatti OOP (out-of-place, artefatti non coerenti con il loro contesto temporale e tecnologico). Le teorie spaziano da antiche civiltà sconosciute, dotate di tecnologie pari a quella in possesso del genere umano nel XX° secolo, fino a artefatti di natura extraterrestre. Ma manca davvero una spiegazione razionale a queste strane formazioni?

I tubi di Baigong sono associati ad una struttura che somiglia (vagamente) ad una piramide alta tra i 50 ed i 60 metri, e posizionata sulla cima del monte Baigong. Il lato frontale della "piramide" mostrerebbe tre ingressi per altrettante caverne, due dei quali collassati ed uno ancora intatto che porta ad una caverna dal soffitto alto fino a sei metri.

Ed è proprio da questa caverna che sembrerebbero originarsi alcuni dei tubi di Baigong: strutture di forma bene o male circolare, del diametro che varia da 10 a 40 centimetri, che mostrano una composizione chimica basata su ossido di ferro (30%) e grandi quantità di diossido di silicio e ossido di calcio.

E' molto difficile considerare il monte Baigong come un monte vero e proprio. L'area attorno ai due laghi della regione (chiamati "i due amanti" per la loro somiglianza), in particolare il Toson Hu nei pressi del quale si trova il monte Baigong, è piatta per oltre 30 chilometri. Il monte Baigong non è altro che una piccola collinetta di 60 metri, descritta per la prima volta nel libro "Into the Qaidam" dello scrittore cinese Bai Yu.

Bai, che ha viaggiato nella regione nel 1996, narra nel suo libro di tre ingressi nei pressi del monte Baigong. Ingressi che, a suo parere, apparirebbero di natura artificiale. Quello che tuttavia colpì l'immaginazione e l'interesse di Bai furono strutture simili a tubi metallici che emergevano dalla pavimentazione e dalle pareti delle caverne, e che apparentemente si estendevano fuori dal monte Baigong fino ad oltre 80 metri.

Eccitato dalla scoperta, Bai estrasse un campione dai tubi e lo inviò al Ministero dell'Industria Metallurgica cinese. La composizione chimica risultò essere al 92% fatta di minerali e metalli comuni, e per l'8% da elementi apparentemente sconosciuti.

E' stato il "misterioso" otto per cento che ha contribuito ad alimentare la leggenda sui tubi di Baigong, ed il fatto che il Dipartimento di Sismologia cinese abbia, nel 2001, datato i tubi con la termoluminescenza a circa 140-150.000 anni fa.

Il problema però è che, come spesso accade, si giunge a conclusioni affrettate. Come fa notare Brian Dunning nel suo articolo "The Baigong Pipes", si può proporre una teoria "fuori dalla norma" quando tutte le spiegazioni razionali vengono escluse, cosa che in questo caso non è stata fatta.

La conclusione di Bai fu che la zona fosse un perfetto sito per atterraggio di astronavi aliene, e che i tubi di Baigong non fossero altro che i resti di una sorta di "torre di controllo" per velivoli extraterrestri. Ma un "8% di materiali sconosciuti" e la datazione non sono per nulla dati sufficienti a giungere ad una conclusione del genere.
Tra l'altro, si è giocato sul termine "materiali non conosciuti", perchè in realtà si trattò di un 8% di "materiali non identificati".

E di spiegazioni razionali, per i tubi di Baigong, ce ne sono eccome. Ci sono processi di natura geologica che possono portare alla formazione di strutture del tutto simili, se non identiche, ai tubi di Baigong. Processi che sono stati spiegati ben tre anni prima del libro di Bai Yu, e osservati in diverse parti del mondo.

In un articolo su Journal of Sedimentary Research ("Fossil tree casts in South Louisiana soils", 1 Luglio 1993), viene spiegato il ritrovamento di strutture cilindriche in Lousiana, datate con la termoluminescenza a 75-95.000 anni fa.

La composizione chimica di questi "tubi" dipende da quando e dove si sono formati nella roccia, ma la loro origine sarebbe del tutto naturale: nel caso della Lousiana, si tratta di calchi di radici di alberi, riempiti da magma contenente metallo fuso, e che somigliano in tutto e per tutto ai tubi di Baigong.

Tra l'altro, formazioni come i tubi di Baigong sono state osservate non solo in Lousiana, ma in molte altre parti del mondo, spesso sotto forma di "tubi" di ematite che hanno una composizione chimica coerente con quella dei tubi di Baigong.

Ed è la stessa conclusione che trasse un team di ricerca cinese nel 2002, composto da membri dell' Istituto di Geologia (con il suo rappresentante Zheng Jiandong), dell' Università di Geoscienze e dell' Istituto di Geologia Nucleare.

Dopo la comparazione della composizione chimica dei tubi con quella di rocce lunari e meteoritiche eseguita da Wang Guang, del Geological Research Institutte of Nuclear Industry, si è visto che i campioni non mostravano somiglianze, e che l'8% di "elementi sconosciuti" della prima analisi chimica dei tubi altro non erano che composti a base di potassio, alluminio e sodio, per i quali è stata esclusa la possibile origine artificiale.

In aggiunta a questo, gli scienziati cinesi hanno scoperto attraverso la spettrografia che i tubi contengono anche elementi organici di natura vegetale. L'analisi microscopica ha rilevato anelli tipici di alberi, rendendo l'ipotesi di calchi di radici sempre più consistente.

Ma se osserviamo la zona oggi, è pressochè una landa desolata, priva di alberi. Non era così tuttavia decine di migliaia di anni fa, quando il bacino del Qaidam era un vasto lago prima che i movimenti tettonici locali sollevassero il bacino di 2800 metri. Durante i millenni inoltre si sono susseguite inondazioni e alluvioni, tutte condizioni ideali a rendere il terreno fertile per la nascita e lo sviluppo di alberi le cui radici hanno molto probabilmente formato i misteriosi tubi di Baigong.

CUEVA DE LOS TAYOS: IL MISTERO DELL'AMAZZONIA

Prima di descrivere questa sorprendente scoperta archeologica, é bene analizzare la torta che sostiene la ciliegina, cioé il supporto generale nell'ambito del quale si sviluppa il tema, che nel nostro caso non é solo frutto della casualitá. Infatti questo ritrovamento lo si deve essenzialmente alle convinzioni e conoscenze degli scopritori.

Scopritori che non si sono limitati a studiare i vari trattati, ipotesi e enunciati, della scienza ortodossa, preferendo dar crédito ad alcuni degli innumerevoli studi e pubblicazioni che da tempo giacciono dimenticate in qualche polverosa biblioteca, o addirittura scomparse dalla circolazione. Forse i loro autori, per le teorie espresse, furono considérati inattendibili, scomodi e soprattutto pericolosi, per le "vacche sacre" di un ramo della scienza ufficiale che vedevano minacciato il loro status quo. In ogni caso, la informazioni piú importanti vengo dai miti e leggende delle popolazioni locali, che a differenza di quanto si pensi, non sono fantasie.
Succede che di fronte a nuove scoperte archeologiche si cerchino riferimenti comparativi o agganci con altre culture, e spesso ci si accorga che mancano dei tasselli per avere il panorama chiaro.

Mi é successo lo stesso nel voler presentare questo articolo, perché le tesi che hanno portato alla scoperta, sono da ricercare anche in altre discipline che non sia quella archeologica, ed anche perché i reperti incontrati in questa esplorazione, sembrerebbero provenire da differenti civiltá.

Quindi i casi sono due: o é una bufala (peró lo escludo), o i possessori originali di questi reperti erano degli antichi collezionisti. E se ci fosse una terza possibilitá?

Dovuto a questo dilemma, c'é bisogno di una chiave di lettura "universale" che permetta di chiarire l'inghippo. Premettendo che non sono un linguista, ho cercato similitudini tra differenti idiomi e alfabeti, analogie dEI vocaboli, fonemi e significati, scartando cosí la possibilitá di incappare in omofoni.

Il risultato: molte parole comuni a differenti culture esistenti o estinte, si pronunciano nella stessa forma ed hanno lo stesso significato, nonostante dette culture siano distanti tra loro, geograficamente e temporalmente, lingue come il pre-americano (Runa Simi), sanscrito, magiaro, basco.

Ampliando il raggio d'azione, sicuramente si includerebbero molti altri idiomi.

RUNA SIMI — LINGUA MADRE

La Storia Ufficiale si é incaricata di creare e mantenere una cronologia errata degli avvenimenti delle Americhe (e di altri continenti), impiantata alla forza dai frati, dall'inquisizione e dagli “analfabeti della conquista”, che disprezzarono le testimonianze degli Amauta, Tlamatini, Ah Kines e dei Savi Guardiani della Tradizione Sacra, i quali sostevano che la razza autoctona americana discendesse da culture antediluviane.

Si distrussero registri storici e cosmici, si lanciarono al rogo le biblioteche e gli ordinatori ecologici, i Khipus e i Nepohualtzintzin, strumenti di alta matemática creati dai savi aborigeni, che si vantavano di averli utilizzati con esito per la prima volta nella storia dell'umanitá; la piú antica técnica per il maneggio dell'informazione.

É importante tener conto delle analogie dei vocaboli e della fonética tra il RUNA SIMI e il SÁNSCRITO, a riprova che la civiltá umana era inizialmente una sola. Vuoi per cambi climatici, per scovolgimenti naturali o per motivi socio/politici, gruppi di individui emigrarono in altre parti del pianeta, mantenendo contatti tra di loro fino agli avvenimenti catastrofici del 10.000 A.C. circa (diluvio universale). Dopo di che, rimasero frammentarie vestigia di culture, che gli studiosi considerarono sorte in forma autoctona, dovuto alla mancanza di tutti i pezzi del mosaico ed all'errato concetto che:" nessuna civiltá anteriore puó essere piú evoluta di una sucessiva".

I Veda, libri sacri dell'India, 9.000 anni piú antichi della bibbia, che solo ha 2.000 anni, ed il Corano 1400, contengono dati di incalcolabile valore storico sulla razza Kara Maya o Naga Maya, maestra dei Brahmani (o Brahma) nelle scienze e nelle arti, la cui origine era Pushkara (o Preamerica). I simboli che identificavano questa razza primigenia, erano il Serpente Piumato e la Svastica.

Valmiki , storico vedico del V secolo A.C. riunisce nel Ramayana molte informazioni, esempio; nel Vol. I scrive: “I Maya erano grandi navigatori, le loro navi viaggiavano in etá remotissime, negli Oceani dall'ovest all'est, e dai Mari del sud a quelli del nord". Probabilmente navigavano dal Sudamerica (o da Mu) all'India.

Nei Testi Veda si registra che i Kara Maya (o Naga Maya) erano 1.000 discendenti del re Shyapa e delle due mogli Surasa e Kadru, destinati a popolare il Patala o América, e tutti loro erano "iniziati"(?).

Nel Mahabharata , redattato da Sri Vyasadeva, si rivela che Arjuna (capostipite della razza Ariana asiatica?), discepolo e cugino di Krsna, si sposó con Ulupl, figlia del re Naga, Kauravya (o Kaurava). Si da notizia di un "Architetto Universale" chiamato MAYA, che proveniva da un luogo chiamato Romaka Pura. In lingua Runa Simi, RUMI= pietra, roccia, e PURA = tra, cioé, "tra le pietre". Localizziamo questo nome (Romaka Pura) nella lingua Rapanui, per identificare l'Isola di Pasqua.

Il vocabolo KARA, sia in Sanscrito che in Runa Simi, significa: guerriero che va alla testa (davanti).

La lingua Runa Simi, aparentemente inventata nei secoli XVI e XVII, dove cade nell'errore persino wikipedia, considerándolo quechua meridionale, si componeva di 5 vocali: A, E, I, O, U e 18 consonanti: C, CC, KH, CH, H (o G), LL, M, N, Ñ (gn), P, PP, Q, R, S, T, TH, TT, Y, fu utilizzata soprattutto per scrivere i messali e il catechismo per radicare la religione cattolica. Peró era un alfabeto tronco. Ai frati, unici capaci di scriverlo (a modo loro), non importava la fonetica, tanto difficile da apprendere per gli spagnoli. Per questo imposero cambi a molti vocaboli e nomi, che tutt'oggi sono conservati nelle Americhe.

Quindi, l'alfabeto Qheswa inventato da loro, era un alfabeto incompleto. Infatti, essendo il Runa Simi una lingua "agglutinante", per rimarcare la pluralitá o l'importanza, usavano la ripetizione di vocaboli o sillabe.


A dimostrazione di questo, e per corroborare l'esistenza di ancestri, comuni tra le antiche civiltá, compariamo alcuni vocaboli di due lingue, in teoría, a sé stanti.

SÁNSCRITO
RUNA SIMI
TIU, sabbia
Tiu-Tiu, deserto di sabbia
HACHA, albero
Hacha-Hacha, selva, foresta
RUNA, uomo
Runa-Runa, popolo
KARI, valente.
Kakari, Valente per eccellenza
Kak’a, cima della montagna
KAKU-DA, cima della montagna
Kibli, tessuto, abito.
K’EL, cucire, tessere
Kati-ni, continuo
K’AR, andare
Kuta-ni, macino
KUT, macinare
Chackra, soggiorno
C’AKRA, chiuso, provincia
Hacha, albero
GACC’A, albero (h=g)
Challu-ni, verso acqua
C’AL, bagnare
Chama-ni, diletto
KAMA, amore
Chachua-ni, rido
KAK’, ridere
Kachku-ni, sono felice
KAJ’, essere felice
Chanka, gamba
J’ANG’A, gamba
Yuk, unire
YUJ’, unire
Yuri, nascere
YU, sposare, unirsi sessualmente
Kart, viaggiatore
C’AR, andare, viaggiare
Kakamu-ni, mangio
C’AM, mangiare
Kata, coprire
C’AD, coprire
Tupani, rompere
TUP, colpire
Tuta, notte
TUT’, oscurare
Tayta, padre
TATA, padre
Tapa, splendore
TAP, ardere, brillare
Naka, uccidere
NAC, NAKK, uccidere
Nac-cha, unghia
NAK’A, unghia
Pana, mano
PANI, mano
Panta-ni, vado
PAT, andare
Puki, cucinato
PUC, cuocere
Maki, mano
MAK, misurare
Mita, tempo
MITA, tempo
Mama, madre
MATT, madre

In Runa Simi non esiste la semi-vocale V, e in qheswa fu sostituita con la sillaba Hu. In greco antico (e pronunciata allo stesso modo in inglese e giappone per la W) si usó lo stesso sistema per tradurre parole latine che cominciavano con V.

Altri esempi:
SÁNSCRITO
RUNA SIMI
RI, andare
Ri, andare
NA, canto, parola
Ni, parlare
Kar-r, germogliare la punta
Ki-r (a) , germoglio
Ka-r, andare per primo
Ka-r (an) capo, comandante
Spas, vedere
Skand, salire
Kench, arrabbiarsi
Kend, odiare
KAKari, forte.
KARU, soldato
KAKaru, sacheggiare
KKalli, guerriero

Se nel Runa Simi, il radicale era formado da una o piú sillabe, nelle lingue Ariane esisteva un equivalente monosillabico.

Solo questi esempi basterebbero per dimostrare la parentela tra gli idiomi indoeuropei e il Runa Simi. É evidente che l'origine delle due lingue é la stessa, e che il Runa Simi é una lingua ariana agglutinante. Questo la rende molto antica, piú di 1 milione d'anni, secondo la cronología Vedica.

Perú in Sánscrito significa ORIENTE.

PARALELLISMI

-Nella cultura Cayapas , lingua Cha'Palaachi, figura il vocabolo vedico: VISHNU, che significa: SCAVARE. In Sanscrito Vishnu (o Vichnu) significa: PENETRARE.

Nel territorio Cayapas, litorale ecuadoriano, sopravvivono altre etnie con nomi suggestivi come LIASCHA e LAMA. Questi nomi propri, non assomigliano a LASSHA e LAMA del Tibet?. Esiste anche una etnia LAMA dell' Amazzonia, alti e bianchi.

-La regina PAKCHA, madre di ATAHUALPA, ultimo Imperatore del Tawantinsuyo, era di stirpe PURUS.

In Sánscrito:

PAKCHA = calcolo astronómico del tempo

In Runa Simi:
PAKCHA = tempo, rotazione universale

- Il padre di PAKCHA era il gran Shiry KHASA. Nel Srimad Bhagavatam, Vol. II, Testo 18, con il nome KHASA si designava una razza che si stabilí in Mongolia. A riprova di migrazioni pre-americane in Asia, quando Mongolia era sotto l'egemonia della dinastía HAN, esistevano sul territorio piccoli regni identificati con nomi RUNA SIMI:

MONGOLIA

CHAN CHAN -

REGNO DEL CHIMOR (PERÚ) - (Cittá e fiume dell'Ecuador)

KOUCHA - KUCHA (RUNA SIMI)

AKSOU - AKSU

(RUNA SIMI)

- Quando la Cina era all'etá della pietra, irruppe sul territorio una cultura CHAN, dalle origini ignorate, portando con sé l'industria della carta e della seta, la scrittura, la scultura e il taglio della giada. La cultura CHAN era di provenienza pre-americana, visto che i Maya si autodenominavano CHAN, che significa: il popolo del serpente.

La etnía de los SALASAKAS (Ecuador, da cui discendono los Colorados o Tsa'Chila), che formava parte del regno dei Kitus (o Karas), dette origine a 2 culture, Sala e Sakas, che attualmente sono minoríe etniche del Tibet, Cina, Thailandia e Malaysia.

I SALA abitano la provincia cinese di Quinhai.

I SAKAS risiedono in Thailandia, Tíbet e Malaysia.

TSALASA = Specchio degli Dei, antico nome del MAR MEDITERRANEO

Sappiamo che il filosofo che diffuse la Saggezza Divina, denominata TEOSOFIA, che propugnava l'Unitá Universale fondamentata nella filosofía religiosa pre-americana, si chamava Amonio SACAS.

ALFABETO

GRECO
MAYA
Significato MAYA
Alpha
Ha
Acqua
Beta
Be
Cammino
Gamma
Kam-ma
Ricevere, Madre Teerra
Delta
Tel
Profondo, lontano
Epsilon
Eu-zil-onom
Ostruire, riva, gorgo
Zeta
Ze-ta
Colpire, terreno
Eta
Et-há
Con acqua
Theta
The-the-ha
Estendere
Lota
Lo-ta
Quello che vive dove…
Kappa
Ka-pán
Sedimento, rottura
Lambda
Lam-be-ta
Sommergere, camminare dove 
Mu
Mu
Madre
Ni
Ni
Naso, prominenza
Xi
Xi
Elevarsi, apparire sopra
Omikron
Om-ik-on
Tromba d'aria, vento circolare
Pi
Pi
Collocare poco a poco
Rho
La-ho
Fino, venire
Sigma
Si-ik-ma
Fiume, vento, Madre Terra
Tau
Ta-u
Dove, abisso
Upsilon
U-pa-zi-on
Abisso, deposito, freddo, luogo
Phi
P-hi
Fango
Chi
Chi
Apertura, bocca
Psi
Pe-zi
Uscire, vapore
Omega
O-mec-ka
Sedimento


Altro esempio dell'influenza della "lingua madre" in altre culture.

Cerchio
Onda d'agua
Tigre
MAYA
Can
Ha
Co
GIAPPONESE
Can
Ha
Co
NÚMERI
NAGA
MAYA

1
Hun
Hun

2
Cas
Ca

3
Ox
Ox

4
San
San

5
Ho
Ho

6
Usac
Uac

7
Uuac
Uuac

8
Uaxax
Uaxax

9
Bolan
Bolan

10
Lahun
Lahun





Atl Antis
Vecchio Mondo
Civiltá
Titolo
(Americhe)
(Europa & Asia)
Comune
Comune
Apu
Abu
Amorita
Alto Signore
Ah Kin
Akhen
Egizio-Turco
Re del Sole
Amuru
Amuru
Amu/Amuru
Re Serpente
Chiri-Apache
Shri/Apakh
Accadico
Gran Capo
Hatun
Atun/Atum
Egizio
Gran Padre
Capa
Capa
Mongolo-Tartaro
Capitano del Sole
Shyri
Shri/Sri/Sir/Czar
Sirio
Re Serpente
Duchicela
Dux/Duke
Sumero
Signore Battezzato
Hati/Ati
Khatti/Hatti/Catti
Khatti/Hatti/Catti
Nobile Signore
Inca/Huanca
Huno/Hunco
Mongolo-Tartaro
Primo Signore
Inti
Indi
Indostano
Re del Sole
Caraguru
Cara/Guru//Karu
Sirio-Egizio
Re Serpente
Cañari/Chanca
Khan/King
Eskitu-Cananeo
Re Serpente
Kitu
Kitu
Accadico-Eskitu
Re del Sole
Maya/Ayar
Magi-Ayar
Indo-Magiaro
Padre Serpente
Mallku
Mallku
Sirio
Re Serpente
Nahual
Nakhal
Indo-Nagpur
Padre Serpente
Nahuatl
Nahuatl
Mongolo-Tartaro
Padre Serpente
Ona/Huno
Oanes
Elamita
Primo Signore
Puruhao
Pharoah
Egizio
Signore del Fuoco
Pirhua
Peer/Pyr
Persiano-Hurri
Signore del Fuoco
Shuara/Suara
Suaraj
Indostano
Re del Sole
Uru Nina
Uru Nina
Assirio
Signore del Fuoco
MENES
Titolo
Civiltá
Traduzione Libera
Menes
Kiche-Maya
Legislatore
Menes
Egizio
Legislatore
Menes
Basco-Eskottarak
Legislatore
Minos
Cretese
Legislatore
Mene-ach
Elamita
Legislatore
Mani
Accadico
Legislatore
Iman
Amorita
Legislatore
Manu
Indo-Sumero
Legislatore
Im-Manu-el
Ebreo
Legislatore
Men-achen
Ebreo
Legislatore
Mango
Tartaro-Unno
Legislatore
Manqo
Queswa/Aymara
Legislatore
Mandarin(o)
Cinese
Legislatore
Meng-tse
Cinese
Legislatore
Mentor/Monarco
Catti (Britannico)
Legislatore
Dopo questa annoiante parentesi, é arrivato il momento di cominciare la nostra spedizione alla CUEVA DE LOS TAYOS (Grotta dei Tayo). I tayos sono uccelli che nidificano in quelle grotte.



Nella regione amazzonica ecuadoriana chiamata Morona Santiago esiste una caverna molto profonda, detta in spagnolo Cueva de los Tayos.

La caverna, che si trova ad un’altezza di 800 metri sul livello del mare, viene denominata Tayos, dal nome di caratteristici uccelli quasi ciechi che vivono nelle sue profondità. Gli indigeni Shuar o Jibaros (che avevano l’usanza di rimpicciolire il cranio dei nemici uccisi in battaglia), che vivono nelle vicinanze della grotta, usavano cibarsi di detti volatili.
La più antica notizia della caverna risale al 1860 quando il generale Victor Proano inviò una breve descrizione della grotta al Presidente dell’Ecuador di allora, Garcia Moreno.
Solo nel 1969 però, un ricercatore ungherese naturalizzato argentino, di nome Juan Moricz, esplorò a fondo la caverna, trovando molte lamine d’oro che riportavano delle incisioni arcaiche simili a geroglifici, statue antiche di stile mediorientale, e altri numerosi oggetti d’oro, argento e bronzo: scettri, elmi, dischi, placche.
Il ricercatore ungherese fece anche uno strano tentativo di ufficializzare la sua scoperta, registrando i suoi ritrovamenti nell’ufficio di un notaio di Guayaquil, il giorno 21 luglio 1969, ma le sue richieste non furono accolte.
Nel 1972 lo scrittore svedese Erik Von Daniken diffuse nel mondo il ritrovamento del ricercatore ungherese.
Quando la notizia dello strano ritrovamento di Moricz si sparse nel mondo, molti studiosi ed esoteristi decisero di esplorare la caverna con spedizioni private.
Una delle prime e più ardite spedizioni fu quella condotta nel 1976 dal ricercatore scozzese Stanley Hall alla quale partecipò l’astronauta statunitense Neil Armstrong, il primo uomo che mise piede nella Luna, il 21 luglio 1969.
Si narra che l’astronauta riferì che i tre giorni nei quali rimase all’interno della grotta furono ancora più significativi del suo leggendario viaggio sulla Luna.
All’impresa prese parte lo speleologo argentino Julio Goyen Aguado, amico intimo di Juan Moricz, dal quale aveva avuto delle precise indicazioni sull’esatta localizzazione delle placche e lamine d’oro intagliate.
Sembra che Goyen Aguado, su indicazione di Moricz, che non partecipò alla spedizione, abbia depistato Stanley Hall, senza permettere agli anglosassoni di appropriarsi degli antichi reperti d’oro.
Altre versioni della storia indicano invece che gli anglosassoni razziarono parte del tesoro, trasportandolo illegalmente al di fuori dell’Ecuador.
Secondo altri ricercatori il vero scopritore degli immani tesori archeologici della Cueva de los Tayos non fu l’ungherese Moricz, ma bensì il prete salesiano Carlo Crespi (1891-1982), nativo di Milano.
Crespi avrebbe indicato a Moricz come entrare nella caverna e come trovare la giusta via nel labirinto senza fondo situato nelle sue profondità.
Carlo Crespi, che giunse nella selva amazzonica ecuadoriana nel lontano 1927, seppe conquistarsi nel tempo la fiducia degli autoctoni Jibaro, e si fece consegnare, nel corso di decenni, centinaia di favolosi pezzi archeologici risalenti ad un epoca sconosciuta, molti di essi d’oro o laminati d’oro, spesso intagliati magistralmente con arcaici geroglifici che, a tutt’oggi, nessuno ha saputo decifrare.
A partire dal 1960 Crespi ottenne dal Vaticano l’autorizzazione ad aprire un museo nella città di Cuenca, dove era ubicata la sua missione salesiana. Nel 1962 ci fu un incendio, e alcuni reperti furono perduti per sempre.
Crespi era convinto che le lamine e le placche d’oro da lui trovate e studiate, indicassero senza ombra di dubbio che il mondo antico medio-orientale antecedente al diluvio universale fosse in contatto con le civiltà che si erano sviluppate nel Nuovo Mondo, che erano già presenti in America a partire da sessanta millenni fa (vedi mia intervista all’archeologa Niede Guidon).
Secondo Padre Crespi, gli arcaici segni geroglifici che erano stati incisi o forse pressati con degli stampi, non erano altro che la lingua madre dell’umanità, l’idioma che si parlava prima del diluvio (vedi mio articolo sul nostratico).
Le conclusioni di Carlo Crespi erano stranamente simili ad altri ricercatori dello stesso periodo, come l’esoterico peruviano Daniel Ruzo (studioso di Marcahuasi), il medium statunitense G.H.Williamson, l’archeologo italiano Costantino Cattoi, o il ricercatore italo-brasiliano Gabriele D’Annunzio Baraldi (che documentò a fondo la Pedra do Ingá).
Verso la fine degli anni 70’ del secolo scorso Gabriele D’Annunzio Baraldi visitò a lungo Cuenca, dove conobbe sia Carlo Crespi che Juan Moricz.
In quell’occasione Carlo Crespi confidò all’italo-brasiliano che la Cueva de los Tayos era senza fondo e che le migliaia di diramazioni sotterranee non erano naturali, ma bensì costruite dall’uomo nel passato. Secondo Crespi la maggioranza dei reperti che gli indigeni gli consegnavano provenivano da una grande piramide sotterranea, situata in una località segreta. Il religioso italiano confessò poi a Baraldi che, per timore di futuri saccheggi, ordinò agli indigeni di coprire interamente di terra detta piramide, in modo che nessuno potesse mai più trovarla.

Secondo Baraldi gli arcaici geroglifici incisi nelle lamine d’oro della Cueva de los Tayos, richiamavano all’antico alfabeto degli Ittiti, che secondo lui avevano viaggiato e parzialmente colonizzato il Sud America diciotto secoli prima di Cristo. Baraldi notò che in molte placche e lamine d’oro erano ricorrenti vari segni: il sole, la piramide, il serpente, l’elefante. In particolare la placca dove venne incisa una piramide con un sole nella sua sommità venne interpretata da Baraldi come una gigantesca eruzione vulcanica che avvenne in epoche remote.
Quando Carlo Crespi morì, nell'aprile del 1982, la sua fantasmagorica collezione d’arte antidiluviana fu sigillata per sempre, e nessuno poté mai più ammirarla. Vi sono molte voci sulla sorte dei preziosissimi reperti raccolti pazientemente durante lunghi decenni dal religioso milanese.
Secondo alcuni furono semplicemente inviati in segreto a Roma, e giacerebbero ancora adesso in qualche cavó del Vaticano.
Altre fonti proverebbero che il Banco Centrale dell’Ecuador abbia acquisito, per la somma di 10.667.210 $, circa 5000 pezzi archeologici in oro e argento. Il responsabile del museo del Banco Centrale dell’Ecuador, però, Ernesto Davila Trujillo, smentì categoricamente che l’entità di Stato acquisì la collezione privata di Padre Crespi.
A prescindere dalla localizzazione fisica attuale dei reperti archeologici di Padre Crespi, restano le fotografie e le numerose testimonianze di molti studiosi a prova della loro veridicità.
Sembra quasi che qualcuno abbia voluto occultare i fantastici pezzi archeologici collezionati e studiati dal religioso milanese. Perché?
Sicuramente la prova che popoli antidiluviani, e altri successivi al diluvio, ma prettamente medio-orentali, abbiano visitato il bacino del Rio delle Amazzoni in tempi così remoti e vi abbiano lasciato una tale quantità di meravigliosi reperti, è una verità che potrebbe essere scomoda. Molti storici convenzionali hanno descritto Padre Crespi come un impostore o semplicemente un visionario, che ha mostrato come autentiche delle lamine d’oro che erano semplicemente dei falsi o delle copie di altre creazioni artistiche medio-orientali.
La mia opinione sugli immani tesori della Cueva de los Tayos è che sono autentici e provengono dal Medio-Oriente.
Bisogna però distinguere tra alcuni reperti dove sono stati intagliati degli apparenti geroglifici e altri che sono rappresentazioni d’arte Sumera, Assira, Egizia, Ittita.
Sono convinto che prima del diluvio i popoli che vivevano nella terraferma corrispondente all’attuale piattaforma continentale del continente africano (poi sommersa), avessero frequenti scambi con i popoli che, già da sessanta millenni prima di Cristo, vivevano nell’attuale Brasile.
La Pedra do Ingá, studiata a fondo dal ricercatore Baraldi, e da me descritta nel gennaio del 2010, testimonia che popoli antichissimi rappresentarono un evento per loro importantissimo (forse il diluvio universale?), utilizzando un arcaico metodo di scrittura (una forma di nostratico?), dopo essere giunti nell’odierno Brasile in seguito ad un evento fortuito.
E’ utile ricordare inoltre, anche l’arcaico alfabeto inciso nella statuetta (che proveniva dall’interno del Brasile), di basalto nero che fu donata all’esploratore Percy Fawcett dallo scrittore Rider Haggard. Detto alfabeto è molto simile ai segni incisi nelle lamine d’oro della Cueva de los Tayos.
In questo senso si possono individuare e descrivere alcune iscrizioni arcaiche dei reperti trovati nella Cueva de los Tayos come facenti parte dell’idioma nostratico.
Per quanto riguarda invece altri reperti, di chiara derivazione medio-orientale post-diluviana, ritengo opportuno considerarli come resti di varie spedizioni occasionali che furono attuate a partire dal terzo millennio prima di Cristo dai Sumeri e in seguito da Egizi, Fenici e Cartaginesi.
Queste mie conclusioni non sono solo supportate dal fatto che resti di foglia di coca furono travati nelle mummie egizie, ma soprattutto dai recenti ritrovamenti nell’altopiano andino come la Fuente Magna e ilmonolito di Pokotia.
Resta il mistero del perché tutto quell’immane tesoro sia stato ammassato nella Cueva de los Tayos e nei labirinti che si trovano nelle sue profondità.
A mio parere è possibile che limitati gruppi di discendenti di anti-diluviani, sopravvissuti all’enorme catastrofe, una volta sbarcati in Sud America, abbiano voluto salvare le loro preziosissime reliquie, nascondendole in seguito in una grotta ritenuta da loro sicura.
Per quanto riguarda invece i popoli medio-orientali post-diluviani, mi riferisco in particolare ai Sumeri, Egizi, Fenici e Cartaginesi, è possibile che ogni gruppo viaggiasse con particolari insegne della loro stirpe e della loro origine, che nel corso dei secoli si persero nelle Ande (come il caso della Fuente Magna). In seguito gli antenati degli indigeni Suhar ammassarono dette reliquie nella Cueva de los Tayos ritenendoli oggetti sacri che dovevano per forza essere raccolti in un luogo ritenuto magico dalla loro tradizione.

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