sabato 25 gennaio 2014

IL GIALLO DEL KALAHARI

Falsi i documenti di un UFO crash in Sud Africa nel 1989. Resta il dubbio che l’incidente accadde realmente e che sia collegato alla cosiddetta “Intervista Aliena”

Verso la fine del 1989, una serie di presunti documenti “ufficiali”, rilasciati dall’aviazione sudafricana, venne messa a disposizione di alcune persone in Gran Bretagna; essi concernevano un UFO crash, presumibilmente verificatosi nelle vicinanze del confine fra Sud Africa e Botswana.
Il primo di questi documenti riferiva quanto segue: il 7 maggio 1989, la fregata della Marina sudafricana Tafelberg comunicò via radio al proprio Quartier Generale di Città del Capo, che un oggetto volante non identificato era stato inquadrato dal radar di bordo, alle h 13.45. Esso stava dirigendosi verso il continente africano.
Alle h 13.52 l’oggetto era entrato nello spazio aereo sudafricano. Non essendo stato possibile entrare in contatto con l’intruso, vennero fatti alzare in volo due caccia Mirage F11G, che si diressero verso la sua rotta. Alle h 13.59, il caposquadra, Goosen, non avendo potuto stabilire alcun contatto con l’UFO, aprì il fuoco con il proprio cannone laser Thor 2, colpendolo. Dopo aver emesso parecchi lampi accecanti, l’oggetto prese a precipitare alla velocità di 3000 piedi al minuto, schiantandosi, con un angolo di 25 gradi, su un’area deserta posta 80km al nord del confine fra Sud Africa e Botswana. Il caposquadra Goosen ricevette l’ordine di sorvolare in circolo la zona, fino a quando l’oggetto non fosse stato recuperato. L’impatto dell’UFO con il terreno aveva prodotto un cratere del diametro di circa 150 metri, e della profondità di 12. L’oggetto argenteo si trovava ora conficcato nel cratere, con un angolo di 45 gradi. Frammenti di roccia e cumuli di sabbia, nelle sue prossimità, erano stati fusi dal calore sprigionato dall’interno, e un forte campo magnetico radioattivo gravava sull’area, interferendo con le apparecchiature elettroniche della squadriglia.
I militari sudafricani (presumibilmente) si calarono nel cratere. L’ordigno non venne al momento identificato, e se ne sospettò la provenienza extraterrestre. La sua fiancata mostrava un curioso disegno, non dissimile da quello dell’UFO di Socorro. Il disco misurava 20 yards di lunghezza, nove e mezzo di altezza ed un peso stimato attorno ai 50.000kg. La superficie esterna aveva un aspetto levigato, simile all’argento, ed era priva di punti di connessione visibili, all’estero e all’interno. Vi erano infine 12 oblò ovali, irregolarmente distribuiti.
Trasportato l’ordigno alla base dell’Air Force, vennero iniziate le analisi, quando all’improvviso si udì un forte rumore risuonare dall’interno, e quindi si notò che un portello si era aperto leggermente: esercitata una certa pressione, esso venne spalancato, svelando la presenza di due umanoidi, vestiti di grigie uniformi. La loro statura era di circa quattro piedi e mezzo; la pelle era di colore grigio bluastro; erano sprovvisti di capelli e la testa sproporzionata rispetto al corpo; gli occhi erano grandi, sviluppati verso l’alto e apparentemente privi di pupille; il naso era dato da due piccoli fori, e la bocca da una semplice fessura, le mani erano provviste di tre dita unite fra loro e terminanti in unghie ad artiglio; non erano visibili organi sessuali esterni. Per via di una reazione aggressiva manifestata dalle entità catturate, non fu possibile estrarre loro campioni di sangue, ed inoltre si rifiutarono di mangiare. Non fu instaurata nessuna comunicazione verbale. I sudafricani disposero del trasporto “solo andata” degli umanoidi alla base di Wright Patterson, che venne fissato per il 23 giugno 1989.


Nome in codice “Silver Diamond”

Il frontespizio del documento in questione reca l’emblema del Castello e quello del volatile ad ali distese della SAAF. Vi si legge inoltre quanto segue: “questo file è stato classificato dal D.A.F.I. Le informazioni in esso contenute non devono essere divulgate. Top Secret”. Il documento è siglato dal numero 7830-18-414-1249 DD 2707.
L’emblema ricompare nella prima pagina, accompagnato da una serie di sigle, come quella del Dipartimento Investigazioni e Ricerche Speciali (DSIR) e quella del Dipartimento di Intelligence dell’Air Force Sudafricana (DAFI). La data riporta Valhalla (AFB) Air Force Base, Pretoria. Il canale designato è siglato con Red/Top Secret, ed il codice di priorità è D4. La gamma dello spettro è blu. Più in basso è riportata la dicitura Codice di Accesso al Computer del Sistema Difensivo: Procedere con attenzione. Il file, consistente in 5 pagine, copertina inclusa, così ripercorre gli eventi.
Grossi elicotteri finalizzati al recupero, furono presumibilmente spediti sul luogo del crash; il primo a giungere sul posto, mentre stava sorvolando l’UFO ad un’altezza di 500 piedi, subì improvvisamente un arresto al motore e precipitò. 5 membri dell’equipaggio morirono. Si apprese in seguito che i velivoli, avvicinandosi all’oggetto, entravano in avaria, a causa dell’intenso campo elettromagnetico emanante dall’oggetto. In un secondo tempo si ricorse ad un prodotto simile alla vernice che, passato sulla superficie dell’oggetto, pareva neutralizzare il campo magnetico. L’UFO venne trasferito e collocato al sesto livello sotterraneo di una base dell’Air Force. L’oggetto era ancora completamente intatto. Arrivò allora un team americano, probabilmente proveniente da Wright Patterson. Mentre la squadra di recupero e gli scienziati stavano sprecandosi in congetture sull’oggetto, la loro attenzione venne colta da un rumore proveniente da un punto sul fianco del disco, dove gli esperti notarono la presenza di una piccola apertura, che dava verso un piccolo passaggio. Si tentò a più riprese di forzarla ma inutilmente, pertanto alla fine venne impiegato un congegno di pressione idraulica, che permise di aprire completamente la portiera, attraverso cui due piccole entità aliene uscirono barcollando, e furono immediatamente prese in consegna dal personale della sicurezza. Venne subito istituita un’equipe medica, in quanto una delle piccole entità pareva seriamente ferita.
Tuttavia, lo staff medico si tirò indietro, non appena vide un proprio collega aggredito da uno degli alieni, che con i propri artigli gli causò profonde ferite al volto e al petto. Vennero quindi stabiliti degli accordi per il trasporto dell’UFO e delle entità alla base USA di Wright Patterson, presso Dayton, Ohio. L’intero cargo venne imbarcato su due Galaxy C2, il 23 giugno dell’89, scortato dal personale dell’USAF. Ulteriori informazioni su questo caso vennero a galla attraverso altri documenti, le indagini di noti ricercatori ufologici, o tramite corrispondenze.


Ora, ripercorriamo insieme l’intera questione

I primi elementi su questo incidente li appresi attraverso due ritagli di giornale, che ricevetti da un amico inglese, nell’ottobre del 1989, nei quali tale dott. Azadehi, un medico armeno residente in Gran Bretagna, riferiva dell’abbattimento di un UFO da parte dell’aviazione sudafricana, i cui occupanti sarebbero stati poi trasportati negli USA. L’Evening Post di sabato 23 settembre 1989 riferiva che un ufficiale dell’Intelligence sudafricana, presumibilmente implicato nel caso, era stato suo ospite per 3 settimane nell’agosto di quell’anno, e gli mostrò del materiale inerente il fatto. Io stessa ricevetti un articolo con un’analoga storia, tratto dal Daily News, un quotidiano di Durban, S. A., datato 12 ottobre 1989. Sulla base di questi resoconti, scrissi a Leonard Stringfield, del MUFON – il quale aveva già pubblicato diversi articoli su casi di recupero di UFO – domandandogli se avesse conoscenza di questo caso, e della sua eventuale opinione a riguardo.
Fra il 6 ottobre e il 2 novembre dell’89, Peter Wintle, mio amico personale, ricercatore ufologico di Città del Capo, S. A., era venuto a trovarmi. Una mattina, mentre egli era fuori casa, ricevetti una telefonata destinata a lui; la persona si identificò come James Van Greunen. Questo nome non mi era affatto nuovo; ricordavo infatti che mia figlia a Città del Capo mi aveva poco prima parlato di un’intervista televisiva in cui una persona con lo stesso nome, sui 25 anni, aveva reso nota la fondazione di un gruppo di ricerca a Johannesburg, il MUFORIN, sollecitando le adesioni dei telespettatori e comunicando il suo nome ed indirizzo. James quindi disse al telefono di conoscermi e di sapere che stavo per recarmi a Johannesburg. Mi chiese anche se fossi interessata a rivolgere un pubblico discorso al suo gruppo, formato da una trentina di persone. Disse che sarebbe tornato da me per gli accordi definitivi a questo riguardo, ed io gli indicai tre giorni nei quali sarei stata reperibile durante la mia breve permanenza nella sua città. Mi ritelefonò alcuni giorni dopo. Nel frattempo avevo appreso da un altro ricercatore, Kenny McKinson, che Van Greunen aveva reso nota la data stabilita per il mio discorso, nella sua rivista, organo del MUFORIN, ossia il 29 dicembre. Al telefono, James mi confermò la cosa, menzionando il nome dell’hotel dove il discorso si sarebbe tenuto. Mi chiese di chiamarlo al mio arrivo a Johannesburg, per fornirmi le informazioni definitive. Nel corso delle prime settimane di dicembre Van Greunen mi richiamò, comunicandomi che forse sarebbe venuto nello Zimbawe, alquanto inaspettatamente; lo preoccupava il fatto di trovare un posto in un hotel durante il periodo natalizio, per lui ed un suo amico. Lo tranquillizzai, perché sarebbero stato miei ospiti, ma lo pregai comunque di darmi una conferma. Di lui non seppi più nulla!


Minacce telefoniche

Mentre mi apprestavo a partire per il Sud Africa, alle 21.00 del 27 dicembre 1989 ricevetti una telefonata interurbana da un anonimo che parlò in termini alquanto minacciosi: data la chiarezza della comunicazione, supposi giungesse dal Sud Africa. Ma l’uomo aveva uno strano accento che non seppi bene identificare; non era sudafricano, forse Belga o Olandese. Mi disse: “Credo che tu abbia invitato James Van Greunen a casa tua, vero?! Se solo ci mette piede, finirà con trovarsi in guai seri! E’ un poco di buono e rappresenta una vera disgrazia per il Sud Africa…”. Ero stupefatta! La voce continuò: “Sappi inoltre che se tenterai di indagare il caso dell’incidente al confine di Botswana / Sud Africa, avrai modo di pentirtene. E’ una storia che non ha niente a che vedere con te, pertanto faresti meglio a dimenticartene”.
Gli chiesi come si permettesse di minacciarmi, chi si credesse di essere per arrivare a tanto, in quanto ero libera di invitare chiunque desiderassi a casa mia! Ero infuriata, anche se dovevo ammettere che inconsciamente sentivo la presenza dei M.I.B.s in questa storia. Ma inaspettatamente, nel corso della conversazione, la linea cadde. Successivamente appresi da fonte attendibile che la persona dalla quale avevo ricevuto la telefonata doveva essere il dottor Azadehedel, il cui intento era quello di scrivere un libro sul crash in questione. Oggi il Dr. Azadehedel ha cambiato il proprio nome in Armen Victorian, e continua a perseguire con estremo interesse lo studio della materia ufologica. I miei amici ed io arrivammo a Johannesburg a mezzogiorno del 28 dicembre. Appena entrata nell’appartamento affittato per l’occasione, presso Hillbrow, chiamai il numero datomi da James Van Greunen: 484-5216. Continuai a chiamare per l’intera giornata, sera inclusa, e feci altrettanto il giorno successivo, preoccupandomi col passare delle ore sempre più, ma fu tutto inutile, nessuna risposta. Più tardi, verso le 19.30, desistetti. Il giorno dopo partii per Città del Capo. Mi fu molto utile l’aiuto di un mio collega di Pretoria, David Powell che, indagando, apprese che la conferenza pubblica di Van Greunen avrebbe dovuto svolgersi la sera del 29 dicembre, presso l’Hotel Johannesburg. Il costo del biglietto d’ingresso sarebbe stato di 20 R (circa 6,50 dollari). L’addetto alla reception informò David che Van Greunen aveva effettivamente prenotato una camera per la sera del 29, senza però dare più conferma. In ogni caso, due dozzine di persone si presentarono inutilmente all’hotel quella sera, avendo già acquistato il biglietto della conferenza, ricavandone forse l’impressione che l’organizzatore si era dileguato con la cassa. Al mio arrivo a Città del Capo, trovai nella posta una lettera che diceva che un gruppo aveva aiutato Van Greunen ad abbandonare il Paese, poiché, si leggeva, egli si sarebbe reso conto di esser in pericolo di vita, da parte probabilmente dell’Intelligence sudafricana. Per motivi di sicurezza, egli si era quindi rifugiato in un luogo sicuro all’estero, precisamente a Monaco, in Germania.


Documenti a prima vista autentici

Nel frattempo si erano accumulate parecchie prove a sostegno dell’UFO crash del confine, rappresentate dai documenti prodotto da Van Greunen. Tale materiale, dato da due set di cinque o tre pagine, pareva a prima vista autentico, e certo nessuno potrà biasimare quei ricercatori che su di esso profusero il loro impegno. Tuttavia, fu solo nel momento in cui ebbi modo di visionarne il contenuto di quegli scritti, che i sospetti riguardo la loro pretesa attendibilità cominciarono a farsi strada in me. Infatti, avendo prestato a suo tempo servizio per tre anni nell’Air Force del Sud Africa – conclusisi con la mia promozione a sergente ed avendo preso parte, sotto speciale giuramento, ad operazioni combinate – sapevo che nessun ufficiale della SAAF mai avrebbe approvato un documento contenente tanti errori di ortografia e di terminologia militare, a parte il linguaggio oltremodo suadente. Ovviamente, non potevo essere certa che Van Greunen fosse l’autore del falso, ma non avevo dubbi che di falso si trattasse. In seguito appresi infatti che egli aveva “rielaborato” tali documenti, avendo avuto accesso a certi codici riservati delle SAAF. A tal fine probabilmente egli venne aiutato da terze persone, inserite in quegli ambienti: una doveva senz’altro essere Hendrik Greef, pilota militare e suo amico dai tempi di scuola. Uno dei documenti in questione reca un numero telefonico di Pretoria: 012-324-1411. Di questo parlerò più avanti. Vi appare un altro numero telefonico: 010-711-211 che ritengo appartenga ai militari. Diversi colleghi,degni di fiducia e attendibili, hanno contribuito a questa investigazione. Fra questi, Peter Wintle di Città del Capo, David Powell, corrispondente della Flying Sucer Review e collaboratore di altre riviste ufologiche e Maria Sullivan, redattrice di UFO AfriNews. Da loro ottenni la conferma dei miei sospetti sulla figura di Van Greunen. Intanto le principali testate giornalistiche di tutto il mondo avevano preso a parlare del crash; ricevevo infatti richieste di informazioni da Russia, USA, Gran Bretagna, Europa, Giappone ed Australia, che a mia volta inviavo al MUFON. Ci fu, in merito, anche una certa polemica con la rivista britannica Quest International: il suo editore, Graham Birdsall, aveva scritto un pezzo intitolato “Commenti all’incidente Sudafricano” che in sintesi mi attaccava per la mia intenzione di presentare il caso sudafricano per conto della BUFORA di Londra e per aver tardivamente consultato Tony Dodd. Ma ritengo si sia trattato di un malinteso.


Il parere di Michael Hesemann

Il ricercatore tedesco, da noi interpellato in merito alla consistenza delle prove inerenti l’UFO crash nel Kalahari, ritiene gli avvenimenti descritti nella documentazione dibattuta nell’articolo di Cynthia Hind, fondamentalmente esatti. A suo parere l’incidente si svolte secondo la dinamica riportata nei documenti, pur evidentemente falsi, in quanto prodotti dal fantomatico Van Greunen. Tali avvenimenti, inoltre, sarebbero direttamente da rapportare alla cosiddetta “Intervista Aliena”: la creatura che apparirebbe nel video, infatti, sarebbe stata recuperata proprio nelle circostanze dell’incidente del Kalahari, per essere poi trasportata a Wright Patterson e quindi nell’Area 51 dove sarebbe avvenuto l’interrogatorio, in totale coincidenza con le dichiarazioni del personaggio ormai noto come “Victor”.

venerdì 10 gennaio 2014

TRACCIATI RADAR

Dagli archivi segreti dell’Aeronautica Militare Statunitense – Analizziamo i più importanti casi degli anni ’50, osservati dai piloti e dai controlli di volo. Segnalati dalle apparecchiature elettroniche di bordo e a terra.



Spesso si sente dire che gli UFO non sono reali perché i radar non li individuano, ed in effetti la stragrande maggioranza degli avvistamenti UFO apparentemente non viene confermata dai radar.
Solo una minima percentuale (meno dell’1%) degli avvistamenti ritenuti attendibili rientra nella categoria R.V. – così definita dall’astronomo J.A. Hynek – ossia Radar-Visuali.
Hynek comprese sia l’ambiguità della sola rivelazione radaristica, sia l’importanza della ulteriore conferma visiva del rilevamento strumentale e viceversa.
Molti i casi che possono confondere: anomalie atmosferiche, inversioni termiche o malfunzionamenti del radar, dovuti a parti difettose, in genere elettroniche, o l’azione di un solo radar, insufficiente se non è supportato da altri radar o da una conferma visiva. Inoltre, un radar può anche non vedere quello che c’è. Prova ne sia che, già nella Seconda Guerra Mondiale, si scoprirono e si adottarono le prime “contromisure”: il metodo dello “chaff”, consiste in miriadi di piccole strisce metalliche che, emesse in prossimità dell’aereo, riuscivano a confondere i radar. Negli anni della guerra fredda si scoprì il metodo di emissione di segnali elettronici che, essendo della stessa frequenza dell’onda radar, provocava una forte interferenza (sistemi attivi); tale metodo si è poi ampiamente sviluppato nella tecnica dell’ECM (Electronic Counter-Measures).
Gli aerei, oggi molto più di ieri, riescono a eludere i radar in vari modi e piuttosto facilmente: le loro superfici possono essere trattate con materiali di rivestimento che risultano sempre meno riflettenti (più assorbenti) o meglio radar coibenti sotto l’azione delle onde elettromagnetiche dei radar (sistemi passivi), come avviene per lo Stealth F-117. Se si pensa poi che solo i radar militari si evolvono tecnologicamente e celermente con innovazioni sempre più sofisticate per cercare di rimanere al passo delle contromisure, è intuibile quanto poco possano essere attendibili i radar civili, pur moderni che siano, per l’individuazione di qualsivoglia velivolo che non desideri essere rilevato.


In nome del segreto militare

I radar possono in genere cogliere solo una fascia aerea compresa tra circa 1000 e 35000 metri di quota. Pertanto non sembra davvero impossibile per tali macchine passare da 35000 a meno di 1000 metri in un così breve lasso di tempo da non essere rilevate dal passaggio di un’onda radar: il risultato sarebbe che nemmeno un “blip” apparirebbe sullo schermo radar.
Esiste un altro aspetto non trascurabile: siamo sicuri che ogni qualvolta si vede qualcosa di inspiegabile in cielo, i radar davvero non lo vedono? O è solo quello che vogliono farci credere in nome del segreto militare?


I primi avvistamenti R.V.

Quella percentuale minore dell’1% citata all’inizio, risulta comunque molto consistente, se si pensa che gli avvistamenti UFO riconosciuti attendibili dagli studiosi assommano a diverse decine di migliaia in tutto il mondo.
I primi e più importanti avvistamenti R.V. furono indagati dal Maggiore dei Marines USA, Donald E. Keyhoe e riportati nei suoi libri già negli anni ’50. Keyhoe cooperò con le forze aeree dal luglio 1952 ed ebbe a disposizione una grande quantità di rapporti di avvistamenti trasmessi da piloti militari, molti dei quali propri del servizio segreto.
Ma vediamone alcuni, sicuramente sconvolgenti.


Una guida intelligente

In data imprecisata, Riordan (pseudonimo) e il suo addetto radar, effettuano con un F-94 il solito servizio di pattuglia notturna, quando il Centro intercettazioni con un radar di sorveglianza, avente una portata maggiore, segnala loro che qualcosa sta compiendo strette evoluzioni ad una velocità superiore a quella di un qualsiasi aereo.
L’ordine è di intercettare ma senza sparare. D’un tratto, Riordan vede una luce che volteggia velocissima, colta anche dal radar di bordo. Contemporaneamente, il radar di terra comunica avvisandoli di averli entrambi sui propri schermi, specificando che l’UFO vola alla loro destra, come segnalato dal radar di bordo. In base agli ordini, Riordan accelera, cercando di avvicinarsi.
L’UFO continua le sue evoluzioni, poi improvvisamente vira bruscamente in direzione dell’F-94 e traccia una stretta orbita attorno all’aereo, con un’accelerazione insopportabile per un essere umano: il pilota riesce a malapena a seguirlo con lo sguardo. Dietro la luce, a tratti, si può scorgere una specie di ombra, ma le dimensioni dell’UFO non sono valutabili. Infine l’oggetto si allontana ad una tale velocità da far sentire Riordan letteralmente immobile. Le sue parole furono “è certo che qualcosa di intelligente guidava quell’oggetto, a giudicare dal modo con cui manovrava”.


Centrato dai radar

Notte del 23 novembre 1948: il pilota di un apparecchio a reazione F-80 vola nei pressi di Furstenfeldbruck, quando avvista un oggetto, emanante una luce rosso chiaro, che fa dei cerchi a 27000 piedi. Quasi nello stesso momento l’UFO viene intercettato dal radar delle forze aeree di terra, che ne rileva i circoli descritti dal pilota alla stessa altezza da lui stimata. Quando l’F-80 cerca di avvicinarsi, l’ordigno si innalza velocemente e si sottrae alla vista. Ma, prima ancora che scompaia dal campo radar, lo si riesce a seguire ad un’altezza di 45000 piedi, nei suoi circoli descritti ad una velocità stimata in 500 miglia orarie.


Intrusione su White Sands

Mattina del 14 luglio 1951: due addetti al radar della base missilistica di White Sands, New Mexico, captano sul loro schermo un oggetto che si muove velocemente. Nel frattempo una persona a terra che sta seguendo col binocolo un B-29 vede un grosso UFO vicino al bombardiere, mentre un’altra persona filma la scena.


Luce rossa su Goose Bay

Notte del 19 giugno 1952: il radar della base delle forze aeree di Goose Bay, nel Labrador, intercetta un UFO mentre varie persone sul campo scorgono una strana macchina caratterizzata da una luce rossa che si avvicina alla base. All’improvviso l’immagine del radar si ingrandisce, come se l’ordigno viri ed esponga una maggiore superficie al raggio del radar, mentre gli avieri di guardia vedono la luce vibrare. Infine la luce diviene bianca, per poi sparire rapidamente.


Il carosello su Washington

20 luglio 1952: alle 00.40 al Centro di controllo del traffico aereo dell’aeroporto nazionale di Washington, il controllore di volo Ed Nugent, addetto allo schermo principale, e i suoi colleghi Jim Ritchey e James Copeland, rilevano sette macchie a netti contorni sullo schermo, come emerse dal nulla. Inizia così il famoso “carosello su Washington”.
Vengono coinvolti il personale della torre di controllo, il comando della difesa aerea nazionale, il campo Andrews nel Maryland, aerei intercettori, piloti civili e militari esperti ex-combattenti. Sarà tutto inutile: per 2 o 3 volte gli UFO si dileguano nell’istante in cui vengono comunicate ai piloti in volo le istruzioni per intercettarli. Poco prima che gli UFO spariscano, alle 3, gli intercettori giungono nel cielo di Washington. Così, dopo 5 minuti, ormai allontanatisi i reattori, gli UFO riappaiono. All’alba gli UFO pongono fine alle loro intrusioni nel cielo della capitale. Il tutto è durato 5 ore.


Scramble a vuoto

23 luglio 1952: nei cieli del Massachussetts una luce verde-bluastra viene vista da terra e quasi contemporaneamente inquadrata a un radar del GCI, mentre descrive cerchi ad alta velocità. Un pilota di un F-94, dopo aver ricevuto i dati vettoriali, tenta di intercettarlo.


Ancora su una base aerea

28 luglio 1952: alle ore 02.30 nella base aerea presso Osceola, Wisconsin, i radar del GCI intercettano diversi UFO che si muovono ad una velocità di 60 miglia orarie, ma che, nel momento in cui gli intercettori spiccano il volo, accelerano fino a 600 miglia orarie. Il primo pilota che raggiunse una quota di 25000 piedi può osservare diverse luci mobili, la cui posizione coincide con quella trasmessa dal GCI (Ground Controlled Interception = Intercettazione controllata da terra). Nel frattempo gli oggetti vengono avvistati dal corpo di osservazione al suolo.


Doppia osservazione su Oneida

5 agosto 1952: poco prima di mezzanotte, un disco che emana una luce bianca brillante si avvicina lentamente alla base aerea giapponese di Oneida. Nella torre di osservazione gli operatori avvistano con i cannocchiali la luce misteriosa. Per diversi minuti il disco volteggia vicino alla torre fin quando, all’improvviso, aumenta la sua velocità e scompare. Viene tuttavia seguito dal radar del GCI.


Venti minuti di inseguimento

29 luglio 1952: alle 09.40 una stazione GCI sta seguendo tre F-94 impegnati in esercitazioni vicino ad un bombardiere B-52. Ad un tratto sullo schermo del radar appare un oggetto che si muove ad una velocità di 635 miglia orarie. Immediatamente viene comunicata la posizione dell’UFO al capitano Ned Barker, uno dei piloti degli F-94, cui viene dato ordine di intercettarlo. Non appena l’F-94 giunge ad un’altezza di 20.000 piedi, in prossimità dell’UFO, l’addetto al radar di bordo del reattore, il tenente Guy Soreson, scorge nel suo radar il segnale del misterioso oggetto proprio nella stessa posizione del radar di terra: l’UFO volava alla stessa quota. Grazie alle indicazioni di Soreson, Barker riesce a vedere la strana macchina come una luce lampeggiante, che cambia colori dal rosso al verde e al bianco in modo regolare. L’F-94 tenta di avvicinarsi, ma l’UFO va leggermente più veloce. Da terra intanto, gli addetti al radar della stazione GCI assistono sullo schermo all’inseguimento, che dura ben 20 minuti. Alla fine il capitano Barker deve rinunciare.


Allarme a Wright – Patterson

Mattina del 1 agosto 1952: alle ore 10.51 il radar di una stazione GCI presso Bellefontaine, Ohio, rileva un oggetto sconosciuto vicino alla base di Wright – Patterson, ma a grande altezza. Tuttavia diversi civili riescono a distinguerne la forma circolare e apparentemente metallica. I due piloti, il maggiore James B. Smith e il tenente Donald J. Hemer, a bordo di due F-86 già in volo, ricevono l’ordine di intercettarlo. Raggiunta la quota di 30000 piedi vedono un oggetto circolare rispendente, manovrare sopra i loro apparecchi. Per accertarsi che non si tratti di un riflesso al suolo cambiano rotta, descrivendo un cerchio per osservare l’oggetto sotto da diversi angoli, ma la figura del disco non cambia e, avendo compreso che si tratta di un oggetto solido, riprendono quota fino a 40000 piedi. Il maggiore Smith, topo avere inquadrato il disco col suo radar, riesce a filmarlo: l’ordigno sconosciuto vola 5000 – 6000 metri più in alto di lui. Il diametro stimato del disco era fra gli 8 e i 14 metri.


Dischi argentei giganteschi

Pomeriggio del 3 agosto 1952: alle ore 16.15 nella base aerea di Hamilton in California, 2 dischi argenti giganteschi vengono visti da alcuni piloti a terra volteggiare sopra la base. Il radar GCI li rileva, mentre i piloti corrono verso i loro F-86, ma prima che riescano a decollare altri sei dischi vanno ad aggiungersi ai precedenti. Le nove macchine volanti si dispongono in formazione a diamante e scompaiono velocemente, prima che i reattori riescano a portarsi in quota.


Un F-94 insegue due UFO

26 novembre 1952: un pilota di un F-94, a diverse miglia dalla base del Labrador, dà la caccia ad un disco che innalzandosi, da rosso diventa bianco. Subito dopo egli vede un secondo disco e lo segue nel suo radar, finché scompare.


Tre secondi all’impatto

6 dicembre 1952: poco prima dell’alba, alle 05.24, sul Golfo del Messico, un B-29, pilotato dal capitano John Harder, sta per terminare un’esercitazione notturna, quando l’ufficiale addetto al radar di bordo, il tenente Sid Coleman, individua sullo schermo principale un oggetto che si muove a velocità inaudita contro l’aereo. Immediatamente Coleman avvisa Harder, che gli consiglia di ricalibrare il radar. Appaiono sullo schermo altri due oggetti, mentre poco dopo l’ufficiale addetto alla navigazione, il tenente Cassidy, comunica che i due oggetti sono apparsi anche sul suo schermo. Non appena il radar viene calibrato, ben quattro UFO solcano lo schermo di Bailey, e Harder comunica bruscamente: “Ho intercettato quattro oggetti sconosciuti a ore dodici. Voi che vedete?”. “sono anche apparsi in tutti e tre gli schermi” risponde Coleman “ho ricalibrato il radar, che funziona benissimo”.
All’improvviso, dagli schermi radar risulta che uno degli oggetti si avvicina alla destra, sicché Bailey dalla carlinga del B-29 vede stupito un oggetto illuminato da una luce azzurra solcare velocemente il cielo in direzione opposta a quella del bombardiere per poi scomparire. Ed ecco che tutti e tre gli schermi mostrano un altro gruppo di segnali che, come i precedenti, si muovono ad una velocità di 500 miglia orarie proprio in direzione del B-29. Poi, alcuni minuti di calma, ma nuovamente sugli schermi appare un nuovo gruppo di macchie, le stesse di prima, e due si avvinano sempre a più a ore quattro. Il sergente Ferris e Bailey corrono al finestrino centrale e vedono passare due macchine lampeggianti di una luce bianco-bluastra. Intanto nella cabina dei comandi, Harder vede sullo schermo del radar ausiliario cinque dei dischi che volano tagliando la rotta del bombardiere, ma poi si dirigono contro di esso. Harder suda freddo, basterebbero tre secondi per l’impatto e, istantaneamente, gli UFO rallentano, portandosi alla velocità del B-29 per dieci secondi e mantenendosi un po’ più indietro, infine accelerano e passano di lato. Nello stesso istante Harder vede apparire una macchina gigantesca sullo schermo: è grande come mezzo pollice che, poco dopo, a 5000 miglia orarie, assorbe un UFO più piccolo e scompare attraversando in un baleno lo schermo ad una velocità stimata di 9000 miglia orarie.


Un grappolo di luci multicolori

29 dicembre 1952: alle ore 19.30 ad una base radar delle Forze Aeree Americane stanziata nel Giappone settentrionale, giunge una chiamata dall’equipaggio di un aereo B-26: “Abbiamo avvistato in questo momento un UFO. Sembra un grappolo di luci… luci rosse, bianche e verdi”. Pochi momenti dopo gli addetti ai radar rilevano l’UFO. Il B-26 è troppo lento per intercettarlo, ma alle 19.45 un pilota di un F-94 vede anche lui l’oggetto e avvisa la base. Il colonnello Low, in volo sul suo F-84, intercetta il messaggio e riesce dopo tre minuti a vedere la strana macchina con le sue luci colorate. Spegnendo i propri dispositivi di illuminazione, tenta di avvicinarsi e si accorge che le luci del disco ruotano in senso antiorario e che anche una parte di esso ruota; vede inoltre tre fasci di luce fissa e bianca proiettati all’esterno. Così Low punta l’ordigno a tutta velocità (più di 500 miglia orarie) a luci spente, sperando di non essere visto: l’azione ha successo solo per pochi secondi, perché in breve il disco lo distanzia e in 30 secondi scompare. Low incontra nuovamente la macchina dopo cinque minuti e ora, a luci accese, cerca nuovamente di riavvicinarsi, ma inutilmente.


Evoluzioni sul campo Carlstrom

13 febbraio 1953: tre dischi in formazione a scala compiono delle evoluzioni nel Texas, nei pressi del Campo Carlstrom. Oltre all’osservazione diretta, l’addetto al radar di un B-36 registra le macchie corrispondenti agli UFO.


Conclusioni preliminari

Il valore di questi rapporti, esaminati e giudicati attendibili dai servizi segreti dell’Aeronautica Militare Americana, sta non solo nell’etichetta R.V., ma anche nei testimoni oculari che vi stanno dietro: i piloti e gli addetti ai radar. Entrambe le categorie si presentano infatti come i massimi esperti dei cieli. La loro testimonianza combinata è certamente al di sopra di ogni sospetto. Quindi questi avvistamenti rivestono un’importanza talmente elevata da potere essere assunti come prove molto consistenti sull’esistenza degli UFO. La serie di avvistamenti fin qui enunciati riguarda solo un breve periodo della casistica UFO, ed è assai probabile che molti altri avvistamenti R.V., ad opera di piloti militari e addetti radar, non siano mai venuti alla luce.

SPAGNA PUBBLICA DOSSIER SUGLI UFO

I documenti resi pubblici, riguardano i rapporti di avvistamenti UFO e Incontri con esseri alieni avvenuti nel 1976 sulle isole spagnole delle Canarie. Il 1976 segnò l'inizio di un'intensa ondata di avvistamenti UFO e i fascicoli pubblicati, sono compilati in modo accurato, concordando con grande attenzione su ciò che è stato visto nell'isola. Questo evento inconsueto, ha avuto inizio nella notte del 22 giugno 1976. Residenti di Tenerife, La Palma, La Gomera hanno iniziato ad avvistare misteriose luci insolite nel cielo quasi simultaneamente.




Rapporto indagine militare declassificato
http://www.planetabenitez.com/descl...as191176.htm

Una nave di scorta armata della Marina spagnola, la "Atrevida" fece rapporto, ovvero rese pubblica la prima relazione di attività insolita nei cieli. La nave si trovava a circa tre miglia e mezzo al largo della costa di Fuerteventura Island. Alle 9:27 PM, l'equipaggio ha osservato una sfera di un intenso colore giallo-blu, che si trovava sulla riva dell 'isola. Il capitano della nave ha presentato una relazione dettagliata di avvistamento nel registro della nave. L' UFO è stato anche visto e segnalato dai residenti dell'isola, ed esattamente dai tre villaggi di Galdar, Las Rosas e Agaete. Tutti questi rapporti hanno contribuito a rendere più pesanti le relazioni.


La descrizione degli Alieni

Due esseri alieni alti 8-10 piedi (3 metri circa) in altezza, erano l'equipaggio di questa sfera di luce enorme, e si potevano vedere atraverso di essa come se fosse trasparente. Gli Alieni si trovavavno su una piattaforma, o centro di controllo di un settore, uno su un lato e uno dall'altro lato. Gli alieni indossavano vestiti di un colore rosso, e non si distoglievano dallo svolgimento dei loro compiti. Gli esseri erano di forma umanoide, con la testa sproporzionatamente grande per il resto dei loro corpi. Indossavano un casco. Il medico di bordo della nave è stato in grado di raccogliere una buona descrizione degli esseri e la piattaforma, perché era comunque tutto trasparente. Egli ha potuto vedere le stelle attraverso la sfera.


L'ORB si allontana:
Dopo poco tempo la sfera, ha iniziato a crescere più grande e più grande, poi dopo ha cominciato a abbandonare l'isola verso la città di Tenerfie. Dopo aver raggiunto la sua dimensione definitiva, quindi sciolta come in una piccola bolla di piccole dimensioni, scompare alla volta del cielo.

Un testimone dell'Isola di Tenerife, ha raccontato che mentre stava guardando la televisione il monitor è diventato bianco. Quando lo schermo è andato in bianco, il suo cane ha cominciato ad abbaiare ad alta voce al di fuori di casa sua. Si è affacciato per controllare e ha visto la sfera con gli esseri alieni che erano intenti a manovrare strumenti di bordo.

UN UFO VISTO DAL SATELLITE

Il Meteosat-3 registra un’immagine sensazionale: un oggetto stazionario a 36.000 km dalla Terra


Capita, a chi si interessa del fenomeno UFO soltanto occasionalmente o più spesso nei mesi estivi, di andarsene in giro con il naso per aria, per cercare di vedere anche se per qualche misero secondo, questi strani oggetti volanti, tanto elusivi quanto misteriosi. Ben altra cosa è l’osservazione, di un fenomeno riconducibile ad un UFO, dallo spazio. Infatti i satelliti geostazionari che circondano la Terra hanno occhi elettronici che spiano il tempo atmosferico, gli impianti militari ed industriali, l’inquinamento e chissà quale altro aspetto.
Nel 1993, alle ore 18.30 (ore 20.30 UTC) del 3 settembre, accadde qualcosa di assolutamente inatteso.
Il Signor Vittorio Orlando, radioamatore con l’hobby della meteorologia, riceve dal suo potente apparato un’immagine che deriva dal Meteosat-3 che, in alcune ore della giornata, viene usato come “trasponder” per il segnale del Meteosat-4, che non vola a livello europeo, ma è collocato sul continente americano, più o meno sul Golfo del Messico.

L’immagine ricevuta è sconcertante: sulla sinistra in alto, dove è possibile scorgere il cielo e la curvatura della Terra e dove non dovrebbe esserci nulla, c’è invece un oggetto volante non identificato di forma lenticolare, che sembra essere geostazionario, posizionato col suo asse principale parallelo al suolo terrestre.
A questo punto l’analisi del fotogramma genera domande cui, se possibile, dare delle risposte. Cos’è l’oggetto fotografato? E’ forse un satellite artificiale?
Alla seconda domanda si risponde con un secco NO! Perché in quella zona di spazio non ci sono altri corpi denunciati dal controllo NORAD. Ciò però non vuol dire che non ci sia qualche satellite spia non denunciato, un “satellite ombra”, che espleta le sue segrete informazioni, senza che i normali organi di comunicazione ne sappiano qualcosa.
Infatti nessuno metterebbe un satellite segreto su un’orbita che interferisse così fortemente con le orbite di indiscrete telecamere. Va sottolineato che l’oggetto inquadrato non è della classica forma satellitare, ma discoidale: essa si presterebbe molto male a correzioni di rotta, non appare adatta a volare geostazionariamente sul pianeta a causa dell’esposizione di alcune parti alle micro meteoriti, al forte calore solare ed alla bassa temperatura che si registrerebbe nelle zone in ombra.
Inoltre, non si notano, anche impiegando ingrandimenti, particolari modanature sullo scafo che implichino la presenza di micromotori, necessari a correggere l’impostazione e l’orientamento delle antenne che dovrebbero trovarsi a bordo dell’oggetto per ricevere e trasmettere a terra, a meno che queste antenne non ci siano ma… cosa ce ne facciamo di un satellite con cui non possiamo trasmettere e ricevere?


Silenzio dai centri meteo

L’oggetto in questione, poi, risulta quasi sicuramente ruotare sul suo asse principale, in quanto l’immagine ricevuta dal nostro radioamatore contiene informazioni sulle emissioni all’infrarosso degli oggetti ripresi, cioè sul calore emesso di questi oggetti; e si nota come l’oggetto, pur essendo a 36.000 km di altezza, dove la temperatura è dell’ordine dei -200 gradi sotto lo zero di Kelvin, non presenta zone radianti in modo differente il calore.
A quell’altezza tale fenomeno si può avere solo se l’oggetto in questione ruota sul suo asse, esponendo periodicamente tutte le sue parti al calore solare, omogeneizzando così la temperatura su tutta la superficie dell’oggetto stesso.
Una fascia più scura circonda l’oggetto, e tale anomalia appare essere in accordo con numerose foto di oggetti volanti non identificati fotografati anche da terra.
Va anche considerato che una schermata come quella catturata dal nostro radioamatore genovese ha un tempo di trasmissione di circa tre minuti e trenta secondi, necessario perché il sistema di “videolento” trasmetta tutte le righe che compongono l’immagine.
Sappiamo che l’immagine così com’è, è stata ricevuta da altri radioamatori, tra cui un belga, ed una cosa è certa: anche alla centrale operativa di controllo dei satelliti meteorologici in Germania l’immagine deve aver fatto un certo scalpore. Ma nessuna comunicazione è arrivata in tal senso dal centro di Armstaad, come se nessuno avesse fatto caso allo strano oggetto.
E’ inutile dire che nella schermata successiva che riprende la zona di coordinate LY CMS IR l’oggetto misterioso era scomparso.
Ovviamente qualche scettico proverà a dire che l’oggetto della nostra discussione potrebbe essere un residuo di spazzatura stellare, qualche pezzo di satellite abbandonato che passava di là, oppure il solito fulmine globulare, fenomeno meteo fisico più elusivo di un UFO, ma i nostri attenti lettori non si lasceranno certo convincere da simili dichiarazioni.


E’ una struttura pseudo geometrica
Di Vittorio Orlando

In relazione all’Immagine ricevuta il 3.9.1993 alle ore 18.30 UTC, ore 20.30 locali, nella quale si nota un oggetto non identificato, rendo noto che tale immagine è stata rilevata da un calcolatore 66Mhz, compatibile IBM, con definizione di scheda grafica 1024x768, mediante materiale fornito dal Dottor Roberto Fontana, con laboratorio in Cumiana, provincia di Torino.
Il materiale impiegato consiste in:
1) Parabola marca TEKO, avente 120cm di diametro
2) Scheda ricezione satelliti MP8 Professional progettata dal Dottor R. Fontana
3) Software MP8 Professional, programmato dal Dottor R. Fontana
Il software registra le immagini con estensione LST. Tale estensione non consente (per quanto mi risulta), la possibilità di modificarle con nessun programma di grafica, e quindi l’autenticità di tale immagine è indiscutibile.
Tengo inoltre a precisare che tale immagine è da me conservata, con estensione originale, presso il mio domicilio, a disposizione di eventuali accertamenti.
Per motivi tecnici ho convertito l’immagine in vostro possesso con estensione PCX per darvi la possibilità di poterla analizzare attentamente, perché in un calcolatore sprovvisto della scheda MP8 Professional è impossibile visualizzarla.
Avrete notato che l’immagine in questione è stata ricevuta all’infrarosso, e ingrandendo la faccia superiore dell’oggetto, si rilevano delle forme pseudogeometriche, che fanno pensare ad una struttura costituita forse da condotti o da spazi con temperature diverse, mentre lo spessore laterale è indubbiamente più scuro, essendo esso riscaldato a temperatura molto più elevata provocata dalla posizione del sole, al momento dell’acquisizione.
L’immagine è stata salvata in modo definitivo per puro caso, in quanto, al momento dell’acquisizione, mi trovavo in poltrona vicino al calcolatore, e stavo guardando un programma televisivo. Appena mi sono accorto, sbirciando il monitor, della particolarità ricevuta, mi sono apprestato a rinominare l’immagine stessa, altrimenti alla successiva ricezione in formato LYCMS sarebbe stata cancellata automaticamente dal programma.
Su consiglio di un collega radioamatore mi sono rivolto, dopo circa una settimana, ad un giornalista di un quotidiano di Genova, e precisamente al “Secolo XIX”, nel quale è stato pubblicato un articolo corredato da foto.
Sottolineo di non essere un ufologo, ma soltanto un radioamatore con nominativo ministeriale IK1HLJ.


Articolo scritto da Corrado Malanga

I CACCIA SMATERIALIZZATI


Puerto Rico - Cabo Rojo
Intercettati su Cabo Rojo da aerei USA, gli UFO rispondono smaterializzando i loro inseguitori. Fantascienza? No, se si considera che siamo al centro di una “zona calda” dei Caraibi contrassegnata da presunte abductions aliene, e sotto il controllo delle agenzie di Intelligence.

Puerto Rico 22 Dicembre 1988 - Il problema del Cover-Up non riguarda solo il Nord-America e lo scacchiere NATO: avvenimenti recenti hanno caratterizzato in tal senso l’isola caraibica di Porto Rico, il cosiddetto cinquantunesimo Stato degli USA, praticamente una colonia degli Stati Uniti senza diritto di voto. Tutto ciò è stato investigato a fondo dal giornalista Jorge Martin.


Duello sulle colline

Jorge Martin: “Diversi UFO sono comparsi sui centri abitati e, contemporaneamente, sono entrati in azione velivoli militari come l’aereo radar AWAC, caccia del tipo F-14 Tomcat ed altri mezzi della Guardia Nazionale Portoricana. Testimoni oculari hanno riferito di incidenti, di scontri fra gli UFO e i caccia, mentre contingenti militari controllavano la situazione da terra. Il 28 dicembre 1988, alle 19.35, alcune persone a Cabo Rojo, nella parte meridionale dell’isola, hanno affermato di aver visto una luce blu volare sopra le montagne della Sierra Bermeja, una zona dell’isola piuttosto ristretta, che è stata teatro della maggior parte degli avvistamenti. La luce ha cambiato colore, diventando un’enorme palla di fuoco giallastro, che in realtà faceva parte di un oggetto molto grande, di forma triangolare. La luce veniva emessa dalla parte inferiore, semicircolare, una specie di sfera di luce gialla, molto brillante. I jet tentarono di intercettare l’oggetto che, in 3 occasioni, ha cambiato traiettoria e direzione. In un altro caso, l’oggetto si è quasi fermato e uno dei caccia praticamente si è trovato in rotta di collisione con la sua sezione posteriore. La gente ha cominciato ad urlare perché pensava che ci sarebbe stato un incidente, un’esplosione o qualcosa di terribile, ma invece il caccia è improvvisamente sparito, è scomparso mentre si trovava lì vicino all’UFO.






L’altro caccia ha continuato a volare sulla destra dell’UFO e poi, improvvisamente, anche questo è sparito. L’UFO poi è tornato indietro ed ha sorvolato la zona del lago Saman, un piccolo specchio d’acqua circondato da molte palme, e proprio sopra questi alberi, ad un’altitudine di circa 30 metri, il triangolo volante si è diviso in 2 oggetti separati, con un’esplosione luminosa ed assolutamente silenziosa. Uno di questi due nuovi velivoli si è diretto a grandissima velocità verso nord, l’altro verso est e poi sono spariti. I testimoni, almeno un centinaio, hanno raccontato che c’era un altro caccia che controllava la situazione da lontano ma, quando il pilota si è reso conto di cosa stava accadendo, è fuggito e tre piccole luci rosse, provenienti dall’UFO, sono partite al suo inseguimento, poi sono scomparse verso nord.
Nessuno sa cosa sia accaduto a questo caccia”.


Esercitazioni in corso

La documentazione in possesso di Jorge Martin è schiacciante. L’incidente è realmente accaduto, sotto gli occhi di oltre cento persone, che hanno riferito la stessa descrizione, hanno disegnato gli oggetti in modo identico e tutti i particolari quadrano. Nell’inchiesta condotta dal giornalista portoricano sono state ottenute altre informazioni. I caccia avvistati dovevano appartenere alla Marina Statunitense, perché quel giorno la Guardia Nazionale portoricana non aveva aerei in volo, non c’erano esercitazioni in programma in quell’area, mentre la stessa notte, un’altra importante base americana nei Caraibi, stava svolgendo delle esercitazioni. Gli americani lo hanno negato decisamente, ma l’Ente Federale dell’Aviazione di San Juan ha confermato che quella base aveva delle esercitazioni in corso (un simile oggetto volante a forma di triangolo è stato avvistato e filmato da centinaia di testimoni nel marzo del 1990 in Belgio. 2 caccia F-16 hanno cercato di intercettarlo. Uno dei piloti affermò che l’UFO passava dalle 200 alle 850 miglia (da 360 km/h a 1500 km/h circa) orarie di velocità in appena 3 secondi, valutazione confermata dai radar).


UFO e USO

Jorge Martin: “Gli incidenti si sono verificati soprattutto nella parte sud dell’isola, una zona densamente popolata, e vista la situazione, la polizia, la Difesa Civile e le altre autorità hanno iniziato un intenso programma di disinformazione. Hanno cercato di ridicolizzare e di screditare tutte le testimonianze di avvistamento ma, dopo l’inizio di questa campagna, specialmente dell’Ente Portoricano per la Difesa Civile, che è una delle nostre fonti di informazione, è giunta una lettera del Direttore dell’Ente, il Colonnello José A.M. Nolla, in cui si afferma chiaramente che la situazione è reale, ma sotto controllo, e che le indagini continuano. A loro avviso, questi incidenti relativi agli UFO, ed anche agli USO (oggetti sommersi non identificati) che si immergono ed emergono dalla superficie del mare come testimoniato da più persone che hanno assistito a queste manovre, non rappresentano una minaccia per la sicurezza della popolazione di Porto Rico e per il territorio portoricano.
E’ ovvio che una cosa che non esiste non può rappresentare una minaccia per nessuno. In questa lettera Nolla conferma inoltre il coinvolgimento segreto nelle indagini di alcuni enti portoricani, come i i militari, o il radio osservatorio di Arecibo, che per anni avevano negato qualsiasi implicazione con le questioni relative agli UFO, mentre invece qui c’è la prova del loro coinvolgimento effettivo. Quanto afferma Nolla è estremamente importante, perché egli è l’ufficiale di contatto fra la Guardia Nazionale portoricana e la DIA statunitense, è il loro uomo a Porto Rico e la DIA, la Defense Intelligence Agency svolge le stesse funzioni della CIA per i militari, quindi Nolla parla con cognizione di causa”.


L’abduction di Amaury Rivera

La mattina del 14 maggio 1988 un giovane portoricano, Amaury Rivera, fotografò un enorme disco volante inseguito e circondato da due intercettori. Ma quello che rende le straordinarie fotografie ancora più interessanti, sono le affermazioni di Rivera, che asserisce di essere entrato in contatto con l’equipaggio di questo UFO.
Rivera: “Una sera del 1988, avevo lasciato da poco il locale notturno dove lavoravo ed avevo con me una macchina fotografica carica. Ero sulla strada di casa, quando ho incontrato due piccoli esseri, piccoli uomini strani, che non pensavo venissero dallo spazio, che mi condussero in un luogo dove c’erano altre persone oltre a me, probabilmente gente di Porto Rico. Entrò in scena un altro essere che disse di venire da un altro pianeta; era vestito di nero, aveva la pelle scura, ma non era nero, aveva capelli neri lunghi fino alle spalle e ci parlò normalmente, senza usare la telepatia. Ci mostrò varie proiezioni, che sembravano molto reali e ci parlò di una serie di cose che a me sembravano ancora più incredibili. Uno degli ologrammi mostrava una specie di breve viaggio nello spazio. C’era il pianeta da cui diceva di provenire, la sua gente, le case. Il secondo mostrava una meteora, un meteorite che dovrebbe precipitare sulla Terra nel prossimo futuro, che causerà molti danni su tutto il pianeta. Secondo lui, dovrebbe cadere in prossimità di Porto Rico e di altre isole nel Mare dei Caraibi, ma gli effetti si ripercuoteranno sull’intero pianeta. L’ultimo ologramma illustrava il nostro futuro: che ci sarebbe stato un solo governo sulla Terra, collocato su una specie di isola artificiale, in un mare scuro ed inquinato. Alla fine, quest’uomo mi riporto alla mia macchina, che però si trovava in un luogo diverso da quello in cui mi avevano prelevato. Apparentemente avevano trasportato sia me che la macchina. In quel momento vidi degli aerei in cielo, presi la macchina fotografica di mia cugina e scattai le foto. Solo di recente ho deciso di renderne pubbliche quattro”.


I Jet all’inseguimento dell’UFO

Rivera: “Gli aerei militari sembrava stessero sorvegliando l’area. Sono riuscito a riprendere solo un aereo nelle foto, ma in realtà ce n’erano tre; può anche essere che nella prima foto ne ho preso uno, mentre nelle altre compaiono anche il secondo ed il terzo, perché volavano ad una certa distanza. Andavano a virare molto lontano e quindi mentre un caccia tornava indietro, l’altro andava a virare dall’altra parte, ce n’era sempre uno vicino all’oggetto, all’UFO”.


Le indagini di Martin

Per Jorge Martin quello di Rivera è un caso di rapimento di notevole rilevanza. “Uno degli alieni era di aspetto umano – spiega Martin – mentre gli altri due erano piccoli e gli dissero che erano degli androidi organici genetici o biologici, che potevano rimanere per brevi periodi nella nostra atmosfera, senza dover mettere in pericolo la loro vita. Questo è quanto gli avrebbe spiegato l’alieno dall’aspetto umano incontrato sulla nave. Il caso è notevole perché è suffragato da prove. Quando lo lasciarono andare, Amaury infatti aveva una macchina fotografica e quindi scattò delle fotografie sia dell’oggetto su cui era stato portato, che aveva la forma di un disco volante, che di alcuni caccia degli Stati Uniti, degli F-14. In quasi tutti gli episodi avvenuti su quest’isola ci sono sempre degli F-14 coinvolti, in fase di intercettazione, di disturbo e di inseguimento degli UFO. Rivera è riuscito a riprenderli insieme e così ci sembra ovvio che il governo abbia continuato a mentirci per anni. In effetti, le foto evidenziano la presenza di un UFO e di alcuni caccia, nonostante per anni il Governo abbia continuato a negare qualsiasi coinvolgimento.


Altri testimoni

Martin ha individuato altri testimoni nel corso delle sue indagini, coinvolti dagli stessi alieni che avevano sequestrato Rivera, ma in eventi separati, accaduti nella zona sud-occidentale di Porto Rico, nella cittadina di Jauco. Fra questi, un pescatore, Andres Maldonado. “Mi ha raccontato cose che Rivera non aveva mai rivelato a nessuno – ha detto Martin – confermandomi il nome dell’alieno e altri particolari della versione di Rivera. Quella notte c’era altre 14 persone al club dove lavorava Amaury. Quando Maldonado mi ha raccontato alcuni dettagli che non poteva conoscere, li ho fatti incontrare. Sembra che altre 3 persone siano state contattate dallo stesso alieno. “Dal canto suo, Rivera, dal 1988 al 1992, ha individuato altre sette persone.


Le indagini di Wendelle Stevens

Su tutti gli avvenimenti di Porto Rico ha indagato l’ex colonnello dell’USAF Wendelle Stevens.
Wendelle Stevens: “Subito dopo il mio arrivo con la squadra messicana per studiare alcuni fenomeni verificatisi a Porto Rico, Jorge Martin mi fece incontrare Amaury Rivera. Come primo impatto, Amaury fu molto riluttante a descrivere la sua esperienza, perché al solo pensiero aveva ancora paura. Ci è voluto parecchio tempo prima di instaurare un’atmosfera in cui si sentisse a suo agio. Ma era terrorizzato, pallido, debole. Oggi però ha rievocato tutti i particolari in modo così dettagliato, da riuscire ad affrontare la cosa senza traumi, a controllare le sue emozioni ed è in grado di descrivere quell’incontro in modo approfondito. Per quanto riguarda le sue foto, le abbiamo analizzate presso un laboratorio di Scottsdale che collabora con la NASA. E’ stata impiegata un’attrezzatura computerizzata all’avanguardia: sia l’oggetto discoidale sia l’aereo si trovavano ad una distanza considerevole dall’obiettivo, tra i 5 e gli 8 chilometri. Abbiamo scoperto che il caccia era in movimento rapido, mentre l’oggetto a forma di disco si muoveva molto lentamente, a meno che non fosse addirittura fermo. Le condizioni ambientali e di luce erano giuste. Abbiamo escluso la possibilità che si trattasse di un montaggio, di riflessi, di modellini o che fosse stata praticata qualsiasi altra forma di manipolazione tecnica. La nostra conclusione finale è che si tratta di fotografie vere, che coincidono con le descrizioni del testimone”.









Le foto e certi enti governativi

Qualche tempo dopo l’incidente, tre uomini fecero visita ad Amaury Rivera, presso la sua abitazione a Porto Rico. Un quarto uomo restò in attesa in macchina. Dissero di essere della CIA e gli chiesero di consegnare loro le fotografie ed i negativi, senza specificare quali. Rivera rispose che non sapeva di cosa stessero parlando e allora, avendo un mandato, perquisirono la casa, ma non trovarono le foto, che Rivera aveva nascosto accuratamente. Non si tratta di un episodio isolato. Altre intrusione nella vita privata dei testimoni sono accadute. Ma quel che più preoccupa gli inquirenti di Porto Rico è l’evidenza di altri casi di rapimento nella stessa zona. “La maggioranza delle persone coinvolte è di sesso femminile, sottolinea Martin – con una proporzione di 5 a 1. Quasi tutti i rapimenti vengono effettuati da alieni piccoli, di colore grigio, con grandi teste. La medesima prassi di molti fatti accaduti negli Stati Uniti ed altrove, tanto che si pensa che questi alieni operino dei programmi genetici, e che siano molto interessati alla nostra genetica e al nostro sistema riproduttivo. Inoltre, sembra che siano interessati allo sviluppo spirituale degli uomini e così via.


Il caso di Maria Rosaria

Fra i residenti di Porto Rico sottoposti a probabile sequestro alieno c’è la Signora Maria Rosaria, più volte intervistata da Jorge Martin.
Maria Rosaria: “Quello che mi è accaduto è molto importante ed è estremamente reale. Non è molto differente da ciò che sta accadendo ad altre donne, almeno sull’isola di Porto Rico. Voglio dire che questo è importante perché le nostre vite cambieranno. E’ tutto assolutamente vero, perché puoi parlare con loro, puoi toccarli e puoi sentire tutto quanto in modo molto profondo. Nel mio caso, ero sdraiata sul letto, era molto presto, erano le dieci, le dieci e mezza di sera, stavo guardando la televisione ed ho sentito un rumore molto forte. Non sapevo da dove provenisse ed improvvisamente nella mia stanza apparvero due piccole creature. Io ero paralizzata ed avevo perso conoscenza. Quando aprii gli occhi, mi trovavo in un luogo dove stavano esaminando il mio corpo. Mi dissero che ero in ottime condizioni, che il mio fisico era perfetto. Quindi fecero una visita ginecologica ed estrassero qualcosa dalla mia ovaia sinistra. Direi che questo è ciò che accadde la prima volta. La seconda volta si presentarono nello stesso modo, con la stessa procedura. Io persi nuovamente conoscenza e quando aprii gli occhi mi trovavo in un posto, direi simile a Cabo Rojo. Mi portarono in un luogo sulle montagne di Porto Rico e mi mostrarono una grossa bambina. Quando vidi questa bambina non ci potevo credere, perché ero io, quella bambina ero io. Gli dissi: “cos’è? E’ impossibile, come siete riusciti, è impossibile. Quella sono io, quella bambina sono io”.
Forse essa è nata dal mio materiale genetico, perché quella bambina ero io, ed è così che mi sento, è in questo modo che sento quella bambina, quella bambina ero io.
Credo che vogliano impiantare qualche forma di vita sul nostro pianeta. Non riesco a spiegarlo chiaramente. Ci sono delle informazioni che non riesco a ricordare. Ci sono altre informazioni che non posso rivelare a nessuno, ma credo che questo tipo di vita verrà molto presto impiantato sul nostro pianeta. Non so quanto presto, ma molto presto”.

IL CASO KENNETH



Martedì 24 giugno 1947, Kenneth Arnold ebbe un avvistamento di un oggetto volante non identificato sopra il Monte Rainier, Washington. Arnold era un uomo d'affari di Boise (nell'Idaho) e quel giorno stava effettuando un volo con il suo aereo privato dalla cittadina di Chehalis a Yakima, 175 Km a est dello stato di Washington. Verso le ore 15, nel bel mezzo del volo, mentre sorvolava il Monte Rainier (Cascade Mountains), Kenneth vide un gruppo di nove oggetti a forma di disco che emanavano una forte luce riflessa dal sole. Il testimone riporta che avevano direzione Nord-Sud e che procedevano a velocità elevatissima serpeggiando tra i picchi delle montagne della zona: il Monte Rainier e il Monte Adams. L'avvistamento avvenne a circa 30-40 Km di distanza ma Arnold calcolò che la formazione UFO percorse circa 75 Km; l'avvistamento durò 120 secondi, il che significa che, approssimativamente, gli OVNI avevano una velocità di 2'700 Km/h.


Questo avvistamento è rimasto famoso nella storia dell'ufologia in quanto è stato il primo a destare un forte interesse da parte dell'opinione pubblica, della stampa e, di conseguenza, delle autorità militari (in particolare, l'USAF, Areonautica Militare degli Stati Uniti). È in un certo senso la data di inizio dell'"era dei dischi volanti". Sempre da questa testimonianza deriva inoltre il famoso termine spesso utilizzato in riferimento agli UFO: flying saucers (letteralmente piatti volanti); infatti K. Arnold descrisse il movimento degli oggetti volanti non identificati come "piatti saltellanti su una superficie d'acqua".

IL CASO NASH-FONTENBERRY



Il 14 luglio 1952 un pilota della Pan American Airlines, il comandante William B. Nash, ed il suo secondo pilota, il comandante Fortenberry, stavano volando a quota 2400 metri nei pressi di Newport News, in Virginia. Erano circa le 20.15 quando, all'improvviso, in cielo comparvero sei grandi dischi che volavano in formazione, al di sotto del loro DC-4. Ad una velocita' di circa 1800 km/h! I dischi apparivano di metallo incandescente, arancio brillante e sembravano puntare dritti verso l'aereo. Quando la formazione si avvicino', a scaglioni, il disco alla testa prese a rallentare, poi si giro' orizzontalmente, di taglio.

Come per un ordine, immediatamente gli altri 5 dischi si misero di taglio. A quel punto la macchina alla testa viro' all'indietro in orizzontale, puntando verso ovest. Seguendolo, anche gli altri mutarono direzione. Un secondo dopo altri due dischi apparvero da sotto il DC-4. Quando accelerarono per raggiungere la formazione, Nash e Fortenberry notarono che il loro colore tendeva a schiarirsi. Questo indicava apparentemente un effetto della propulsione di quelle macchine, pallide quando giravano in tondo, splendenti quando acceleravano. Meravigliati ed un po' infastiditi, i due piloti si misero in contatto radio con Norfolk e riferirono quanto avevano visto. E nel tempo in cui gli ufficiali dell'Intelligence dell'Aeronautica li interrogavano a Miami, la storia fini' sui giornali. Il caso Nash/Fortenberry era infatti interessantissimo perche', per la prima volta in maniera definitiva, gli UFO avevano dimostrato un comportamento intelligente. Il che presupponeva che fossero velivoli manovrati da piloti e non sonde teleguidate. Con un capo che comandava, mentre gli altri eseguivano. Proprio come nelle nostre missioni aeree.

Dodici ore dopo la testimonianza dei due piloti all'ATIC, un pilota commerciale scorse su Newport News due dischi dalle luci pulsanti. Volavano a piu' di 600 miglia orarie (=965,4 km/h); nella stessa notte un altro disco veniva scorto da alcuni ufficiali navali di Miami. Altri resoconti giunsero da Norfolk, dalle Bahamas e da Hampton, Virginia .

Un ultimo dato. Il Douglas DC-4 era un aereo da trasporto da 10 tonnellate, costruito dal '41 al '47 in un migliaio di esemplari. Poteva volare ad una velocita' massima di 450 km/h. I sei dischi volavano a 1800 km/h.

PAURA ED ESTASI NEI CIELI DEL MEDIOEVO

Il sole ora tramontava e vennero dense tenebre, ed ecco una fornace fumante ed una torcia ardente passare in mezzo alle parti. (Genesi, XV 17-18).



Resoconti di strani fenomeni aerei e concetti evocanti misteriosi segni celesti, ricorrono frequentemente nelle cronache dell'antichità, trovando una prima e privilegiata classificazione in epoca romana, nei testi di Seneca, Plinio il Vecchio, Tito Livio e Giulio Ossequente, a conferma di una certa popolarità acquisita con le loro reiterate manifestazioni sui cieli dell'Urbe. Termini come "trabes ignitae", "fax ardens", clipeus ardens" e "fax celestis", volevano definire tutte quelle manifestazioni comunemente recepite come "prodigi" del cielo, in quanto ritenute espressione della volontà degli Dei, per le quali se in taluni casi si possono invocare spiegazioni di ordine astronomico o meteorologico, in altri - e non sono pochi - il ricorso ad una simile chiave di lettura non può essere affatto giustificato, alla luce delle peculiarità dell'evento descritto, laddove cioè questi sia privo dei tipici tratti identificativi di un fenomeno naturale e presenti sostanziali ed inequivocabili analogie con le odierne vicende collegate agli avvistamenti di UFO. Ciò anticipando di ben due millenni le stesse dinamiche di manifestazione di questi misteriosi oggetti.

Ecco alcune narrazioni di episodi sensazionali, riferite da Plinio il Vecchio, nella sua "Storia Naturale": "Travi brillanti apparvero all'improvviso dopo la disfatta navale che costò ai Lacedemoni l'impero di Grecia" (Cap. XXVI). "Tre lune comparvero simultaneamente durante il consolato di Domizio e Fannio" (Cap. XXXII).
"Una scintilla, cadendo da una stella, si accrebbe avvicinandosi alla terra e, dopo avere raggiunto la grandezza della Luna, diffuse la luminosità di un giorno nuvoloso, per ritirarsi poi nel cielo sotto forma di torcia."
Seneca, dal canto suo discetta sul distinguo "fra travi tonanti e le meteore tonanti; fra quei fuochi riuniti che eccedono la grandezza del sole... e quell'altra luce così forte da essere confusa con quella degli astri, e talvolta così bassa e vicina all'orizzonte da poter essere scambiata per un incendio lontano..."
Ecco infine alcuni significativi brani tratti dal "Prodigiorum Liber" dello storico Giulio Ossequente: "Tre soli splendettero nel medesimo tempo quella notte e parecchie stelle scivolarono attraverso il cielo a Lanuvio (175 a.C.)... A Capua si vide il sole di notte, e due soli comparvero di giorno a Formia... In Gallia si videro tre soli e tre lune (122 a.C.)."
Ancora più sconcertante è la citazione di un ulteriore evento, a tutti gli effetti inesplicabile, seguito dalla comparsa di un misterioso essere: "Su Faleri Véteres odierna Viterbo) il cielo sembrò spaccarsi come per una grande fessura, ed attraverso l'apertura splendette una forte luce... Nella tranquillità della notte, entrambi i consoli furono visitati, si dice dalla medesima apparizione: un uomo di statura superiore a quella umana, e ben più maestoso (235 a.C.)."
Se in generale un senso di pura predestinazione, non di rado sconfinante in entusiasmo, aveva accompagnato le apparizioni dei "Prodigi" in epoca romana (si pensi solo alla croce con la scritta "In Hoc Signo Vinces" comparsa a Costantino alla vigilia del confronto con le milizie di Massenzio), gli stessi fenomeni sarebbero stati vissuti nel Medioevo, talvolta in una luce estatico-fatalistica, ma nella maggior parte dei casi carichi di una connotazione radicalmente negativa ed apocalittica, che infondeva sgomento nelle genti. Tale era del resto lo stato d'animo che caratterizzava l'epoca intorno all'anno Mille, durante la quale in un crescendo di paura collettiva per quella che si riteneva l'imminente nascita dell'Anticristo, andavano diffondendosi le omelie di fanatici predicatori, che coglievano ovunque segnali dell'imminente catastrofe: nelle aberrazioni della condotta umana, come nelle sciagure naturali; nella fame e nella carestia e così pure nelle guerre e nelle epidemie, con il conseguente vaticinio dello scontro finale fra le forze del Bene e del Male il cui teatro naturale era ravvisato nei cieli, come descrive un'incisione del noto artista rinascimentale Albrecht Duerer relativa al duello fra l'arcangelo Michele e Lucifero.
Il Medioevo ci sommerge di cronache di eventi prodigiosi, che si coniugano perfettamente con questa tensione escatologica, e dei quali fanno menzione non poche opere storiche e letterarie, esplicitamente descriventi manifestazioni reali che sfidano ogni spiegazione convenzionale e che lasciano desumere la costante presenza sul teatro delle vicende umane di "qualcuno venuto da altrove". San Beda, il benedettino di Wearmouth detto il padre della storia inglese, vissuto fra il 672 ed il 735, riferisce nella sua "Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum" di uno stranissimo fatto occorso nel 664. Una notte, mentre alcune monache stavano pregando sulle tombe del cimitero annesso al convento di Barkong, presso il Tamigi, una gran luce scese dal cielo e le investì; puntò quindi sull'altro lato del monastero, per tornare infine a perdersi nelle profondità dello spazio. La mattina, alcuni giovani della chiesa dichiararono che i suoi raggi erano talmente abbaglianti da penetrare attraverso le fessure di porte e finestre. Altrettanto significativo è quanto riportato sugli "Annales Laurissenses", versione latina dei "Loerscher Annalen", o "Annali di Loersch", documenti risalenti all'epoca carolingia stesi dall'erudito monaco Laurenzio e contenuti in una vasta raccolta di cronache del settimo ed ottavo secolo ("Le Patrologie Latine"), si narra che durante l'assedio di Sigisburgo, del 776, con il quale i sassoni cingevano le truppe di Carlo Magno, apparve all'improvviso sopra la fortezza un "segno meraviglioso", formato da due scudi di fuoco, che gettò nel più completo panico i pagani, costringendoli ad una rovinosa fuga.
Ancora nelle "Patrologie" troviamo l'opera "Vita Karoli", redatta da Eginardo, segretario e biografo di Carlo Magno, ove, al XXXII capitolo, si riferisce come il grande condottiero, nel corso di una spedizione contro Godofridum, re dei sassoni, vedesse un gran globo discendere da oriente ad occidente con un bagliore tale da fare imbizzarrire il cavallo del monarca, il quale cadde e si ferì gravemente. La dinamica di tale evento ricalca esattamente quanto parecchi secoli prima era occorso a Saulo di Tarso, il futuro Paolo, sulla via di Damasco...
Ed è ancora riferita al periodo carolingio una strana storia che coinvolse S. Agobardo rielaborata dall'abate Montfaucon de Villars, vissuto nel XVII secolo, dal titolo "Il Conte di Gabalis ovvero Conversazioni sulle Scienze Segrete", ove muovendo da fonti paracelsiane a loro volta in gran parte attingenti al biografo Eginardo si parla di strani esseri dominatori dell'elemento aria, i "silfi", che erano soliti scendere da "Magonia" fra gli uomini a bordo di fantastiche navi trasportate dalle nubi: "...rendendosi conto dell'allarme gettato fra la popolazione e dell'ostilità suscitata, gli esseri aerei rimasero tanto sconvolti che atterrarono con il loro vascello più grande, presero a bordo alcune donne ed alcuni uomini... per istruirli... quando tuttavia quelle donne e quegli uomini tornarono a terra, furono considerati esseri demoniaci, venuti per spargere veleno sulle coltivazioni, quindi prontamente catturati e giustiziati dopo le orribili torture previste per coloro i quali praticavano arti diaboliche... il numero degli infelici messi a morte... fu altissimo... inutilmente questi innocenti cercarono di salvare se stessi dicendo di appartenere alla stessa nazione e d'essere stati rapiti per breve tempo da uomini straordinari, i quali avevano loro mostrato cose grandi e meravigliose."
Indubbiamente quest'ultimo brano non necessita di particolari commenti, per quanti siano minimamente addentro alle tematiche ufologiche in generale e a quelle riferite alle moderne "abductions" in particolare. Spostiamoci ora in terra d'Irlanda, ove antichi manoscritti, redatti verso la fine del millennio, contengono strani riferimenti a navi viste nel cielo, definite "navi del diavolo".
In uno di questi, lo "Speculum Regali", si narra che nell'anno 956 accadde un evento prodigioso: una "nave diabolica" fu osservata per un tempo abbastanza lungo al di sopra della chiesa di San Kinarus, nel borgo di Cloera, da numerosi fedeli e dal loro sovrano, re Congalach, i quali ad un certo punto videro, al colmo dello stupore, un essere antropomorfo uscire dal misterioso velivolo, ed eseguire strane manovre sospeso in aria... Quasi per sfuggire allo sconcerto ed all'incredulità che agitava la folla sotto stante, questo umanoide volante antelitteram, rientrò velocemente a bordo del proprio vascello, che in breve si eclissò.
Secondo un altro testo irlandese, gli "Annali dei Quattro Maestri", altre navi del demonio, definite "loinger demnacda", apparvero nell'anno 1161 sopra la Baia di Galway.
Altri eventi inesplicabili sono riportati negli "Annales Erphesfurdenses", che citano un fenomeno apparso nel 1136 nel cielo della Sassonia, descrivendolo come segue: "Non pochi possono testimoniare di aver visto in quell'anno una cosa simile ad una croce scintillante e di colore rossastro discendere verso terra e restare sospesa per poco nell'aria, per poi risalire verso il cielo con tale splendore, che nessuno di coloro che la osservava poté sopportarne la vista, come succede quando si tenta di guardare il sole."
Passando ad altre testimonianze, ecco un brano del XIII secolo proveniente dalla "Cronaca" di Rolandino da Padova, personaggio di fama e prestigio della propria epoca, che ebbe modo di assistere ad alcuni accadimenti prodigiosi ed eccezionali che interessarono la sua città e l'intera marca trevigiana nell'anno 1252. Egli descrive: "una grande stella, come fosse cometa, ma che cometa non era perché non aveva la coda, ed era cosa portentosa perché la si vedeva grande quasi come la luna e che procedeva più veloce della luna, ma non così veloce come lo sono le stelle cadenti e in verità non si trattava della luna. Fu osservata per un'ora e poi svanì."
Altre manifestazioni straordinarie continuarono a verificarsi nei decenni e nei secoli successivi su tutta Europa. Nel 1301 una grande croce luminosa fu avvistata su Firenze, sopra il Palazzo dei Priori. Dino Compagni così descrive l'evento nel volume "Cronaca delle cose occorrenti né tempi suoi": "...ampia più che palmi uno e mezzo (45 cm. circa)... durò per tanto tempo quanto penasse un cavallo a correre due arringhi (15-20 metri). Onde la gente che la vide e che io chiaramente la vidi, potemmo comprendere che Iddio era fortemente contro alla nostra città corrucciato."
Nel gennaio del 1388, ancora un centro ecclesiastico, questa volta sito nell'attuale Bosnia, venne interessato da un'altra spettacolare apparizione, la cui descrizione è riportata su di una pagina di un antico Codice appartenente alla Biblioteca dei Frati Minori di Dubrovnik: "grandi segni luminosi volanti per l'aria ed allineati come una schiera di soldati", compaiono per oltre un'ora nel cielo della costa dalmata.
Ancora in Italia, lo storico Matteo Palmieri riferisce nel suo "Liber de Temporibus" che nel 1453 un "segno meraviglioso" apparve su Capo d'Istria, e fu dato da un cerchio di colori d'arco celeste e nel mezzo una croce gialla, al cui centro era visibile una luna rossa; ancora: un globo di fiamma parve esplodere sulla Turingia nel 1548 lasciando cadere una sostanza simile a sangue coagulato, nel più totale sgomento della gente; nel 1557 Vienna venne sorvolata da strani ordigni luminosi, e nello stesso anno comparvero sulla Polonia oggetti chiamati "Soli Verdi" e "Soli Rossi". Infine, nel 1566, una vera e propria parata di sfere scure e rosse, si verificò nel cielo di Basilea, a ricordo della quale un "volantino" stampato per l'occasione descrive graficamente l'evento di fronte all'attonita popolazione.
Il Medioevo fu soprattutto l'epoca delle "Trabes ardentes" (Travi di Fuoco) e di simboli celesti ad esse correlati: segni funesti per antonomasia, il cui manifestarsi era associato a sventure o ad incombenti tragedie. Nel 1222, secondo quanto raccolto dallo storico Lodovico Cavitelli nei suoi "Annali Cremonesi" del 1588, "in Italia apparve una stella crinita, ossia con la criniera; forse una stella cometa. A causa delle frequenti piogge i fiumi erano accresciuti oltre misura e dalle acque di questi fu portato grave danno ai raccolti, A causa di ciò si verificò una grave carestia". E, riferendosi al 1239: "il 3 giugno fu vista una stella crinita procedere velocemente verso occidente con un astro simile ad una fiaccola, a causa di ciò si manifestò una grave carestia per la quale morirono moltissime persone". Rapporti relativi in particolare al periodo della famosa "Peste Nera", scatenatasi fra il 1347 ed il 1350, parlano soprattutto di strani oggetti sigariformi visti attraversare lentamente il cielo, talvolta a bassissima quota, disperdendo alloro .passaggio inquietanti scie nebbiose. Subito dopo la comparsa di queste sconvolgenti manifestazioni, l'epidemia esplodeva nell'area in questione.
Altri scritti includono la pressoché concomitante segnalazione di misteriosi "mietitori", brandenti la falce, e completamente vestiti di mantello e di cappuccio neri, alla stregua degli odierni MIB (Men In Black), otre a descrivere mucche ed altri animali da pascolo incomprensibilmente uccisi. 1
L'anno precedente l'esplosione della peste, una "colonna di fuoco" fu vista sopra il palazzo del Papa ad Avignone. Una mostruosa "balena", o meglio, presunta tale, fu rinvenuta sulla costa di Egemont poco prima che colà esplodesse un'altra fatale epidemia, mentre in numerose occasioni si udirono durante questo periodo dei fortissimi rombi nel cielo, senza che si avesse alcuna tempesta...
Un avvistamento clamoroso di una trave di fuoco, ancora una volta accompagnato da sconvolgenti e funeste conseguenze, si ebbe su Bologna il 20 ed il 21 luglio del 1399, come riporta questa cronaca seicentesca, l'"Historia" del Ghirardacci:
"Alli vinti et il dì seguente di Luglio (quindi il giorno 20 ed il 21 di Luglio, N.d.R.) alle cinque hora di notte in Bologna, fu un grandissimo terremoto, che parea che il mondo tutto volesse ruinare. La Torre del Comune crollò, la campana grande, senza essere toccata, suonò tre o quattro colpi gagliardi, e nell'aria apparve una trave di fuoco ardente, che con grandissimo spavento ne andava al ciel volando, e le mura dell'Orto del Palazzo per dieci pertiche si risentì (cioè "si crepò" per una lunghezza di circa trenta metri! Si consideri che una pertica equivaleva infatti a tre metri, N.d.R.) ed in molti luochi si aperse, e cascarono molti merli del detto palazzo, con la ruina di molte case."
Deve senz'altro essersi trattato di una manifestazione spettacolare e terrificante al tempo stesso, alla "Independence Day": un oggetto volante sconosciuto che passa ad una quota talmente bassa da determinare un terremoto! 2
Se consideriamo gli odierni effetti ravvicinati sull'ambiente provocati dagli UFO, questo evento supera ogni possibile paragone, soprattutto se ci si vuole mettere nei panni di coloro ai cui occhi esso si dispiegò. Il testo poi prosegue:
"A questo seguì un altro prodigio. Che alli 6 di Agosto il fuoco si accese sulla torre degli Asinelli (la torre più alta della città, 110 metri, N.d.R.) ed arse li corridoi e la torricella della campana, e se il custode non ne scendea restava nel mezzo delle fiamme... la campana che in basso cadde, in buona parte si liquefece..."
Quello che qui si descrive è un incendio atipico: scaturisce con estrema virulenza e genera una temperatura tale da liquefare una campana di bronzo!
Tuttavia, in un'altra cronaca, redatta oltre cent'anni prima, non si riferisce l'evento dell'incendio della torre, ma analogamente al terremoto lo si colloca in simultanea con il passaggio della trave di fuoco. Così scrive Matteo Palmieri, storico vissuto nel XVI secolo: "Venne il terremoto; fece di maniera crollare la torre del Comune... le mura del Palazzo si spaccarono e caddero molti merli. Si vide ancora una trave di foco per l'aria e si accese il foco sulla torre Asinella, il quale arse tutto il disopra. Crollò la campana, ed il custode ebbe gran pena a fuggire."
Esisterebbe un'ulteriore attestazione di questo avvenimento, che però allo scrivente non è stato possibile rintracciare, secondo la quale, la "Trave" rimase dapprima sospesa in prossimità della Torre degli Asinelli, a quota così bassa che il custode poté scorgere, all'interno, "esseri simili ai diavoli".
Verrebbe allora quasi da pensare a creature simili a quelle associate all'UFO-crash brasiliano di Varginha...
Rimessosi in moto, lo spaventoso oggetto sfiorò la sommità della torre, incendiandola con un tipico effetto termico da incontro ravvicinato.
Qualcosa di molto simile si ebbe circa un secolo più tardi, precisamente nel 1520, a Hereford, in Inghilterra, come riporta il noto umanista rinascimentale Corrado Licostene, nome latinizzato di Konrad Wolffhart: una trave di fuoco di incredibile grandezza, apparsa in cielo, si abbassò verso il suolo sino a rasentarlo e bruciando un'infinità di cose; mutata quindi direzione, essa assunse in aria una forma circolare: "Erdfordiae trabs ardens horrendae magnitudinis in coelo conspecta est, quae desuper in terram sese demittens, consumpsit plurima. Inde riversa in aerem formam circularem induit..."
Coerentemente con la connotazione apocalittica che le genti del medioevali associavano alle "Travi Infuocate", messaggere di sciagure e flagelli, anche alla paurosa manifestazione del misterioso oggetto sui cieli della città di Bologna fece seguito un mese dopo il dilagare di una mortifera epidemia di peste che falcidiò migliaia di vittime nella sola Bologna: "molte migliaia di uomini, in Bologna particolarmente, morirono... dell'atrocissima pestilenza."
Inoltre l'"Historia" del Ghirardacci cita un altro inspiegabile evento, che era occorso sempre a Bologna quattro anni prima, nel 1395. Riporto quanto il testo recita a tal riguardo: "alli quattro che fu la vigilia del gran patriarca San Domenico, si levò così gran vento e con tanta fortuna sopra il Monte della Guardia, che gittò a terra la torre e la campana di quella chiesa e potente... dove spirò rovinò molte case e spiantò alberi di inusitata grossezza. A Ceredole levò in aria un carro carico di sassi e lo portò lontano di mezzo miglio."
Diverse altre manifestazioni di Travi di Fuoco si ebbero un po' ovunque in Italia ed in Europa nel corso del secolo successivo:
Paolo Diacono nella sua "Storia dei Longobardi", riferisce nel libro IV; che "parve che anche allora fosse apparso in cielo un segno di sangue, come delle aste rosse di sangue, ed una luce chiarissima per tutta la notte"; mentre nel libro V afferma: "nel mese di agosto apparve a oriente una stella cometa di luce fulgidissima, che poi fatto un giro su se stessa, scomparve."
Benvenuto Cellini, nel LXXXIV capitolo della sua autobiografia, descrive minuziosamente la comparsa di un simile oggetto su Firenze:
"Arrivati che fummo in un certo punto di rialto, era già di fatto notte, guardammo in verso Firenze, tutti e due d'accordo movemmo gran voce di meraviglia, dicendo: O Dio del cielo, che gran cosa è quella che si vede sopra Firenze? Questo si era come un gran trave di fuoco, il quale scintillava e rendeva un grandissimo splendore..."
Un ordigno pressoché identico venne scorto in Spagna il 19, 20 e 21 febbraio 1465, durante il regno di Enrico IV; come è documentato e illustrato nel "Notabilia Temporum" di Angelo de Tummulillis:
"Apparvero molti segni nell'aria nello stesso mese (febbraio) sempre al sorgere del sole. Alla prima ora del giorno 19 apparve una specie di grande nave infuocata corrente per l'aria verso settentrione e apparve ancora nei giorni 20 e 21 predetti, ma non alla medesima ora".
Difficile si sia trattato di meteore comparse in successione a più di 24 ore di distanza l'una dall'altra nella medesima zona del cielo...
Nel 1479 una "cometa a forma di trave acutissima", evidenziante sulla sua superficie una serie di "punti" simili a moderni oblò, e tre apocalittiche "falci" sulla prua, venne avvistata sui cieli dell'Arabia. Esiste una stampa che ricostruisce tale avvistamento, segnalato anche in Turchia ed in Carinzia.
Ma veniamo a quello che è a tutti gli effetti una delle più spettacolari attestazioni di un fenomeno aereo anomalo occorso in epoca medioevale, la storica "Gazzetta di Norimberga", fatta conoscere per la prima volta al mondo dal prof. Carl Gustav Jung, fondatore della scuola della psicologia analitica, ed espressamente interessato al tema ufologico tanto da tratteggiarne, come dall'esame del documento in questione si evince, la sua ricorrenza nel corso della storia umana. Il testo del "Volantino", o "Flugblatt", come si chiamavano all'epoca i bollettini riportanti fatti di cronaca, cita, analogamente a quanto visto con il documento di Basilea, un episodio realmente verificatosi un giorno dell'anno 1561, quando corpi volanti di diversa forma e colore oscurarono letteralmente il cielo della cittadina bavarese, sotto gli occhi atterriti della popolazione.
L'immagine, al centro della didascalia, ritrae oggetti di sagoma tonda, cilindrica, a semiluna e cruciformi, ponendo in primo piano una sinistra struttura scura, a forma di punta di lancia, forse data dalla sovrapposizione di due triangoli. Colpisce anche il particolare della espulsione dai corpi cilindrici di oggetti sferici o discoidali, immagine familiare per coloro che conoscono le cronache ufologiche contemporanee...
Ed è altrettanto eloquente il dettaglio inquadrato in basso a destra, che mostra alcune sfere, staccate si dalla formazione, che passano a volo radente sopra una chiesetta, alla periferia della città, disperdendo dietro di sé una strana scia... Si ricordi a questo proposito quanto detto circa le scie nebbiose che le "Travi" lasciavano al loro passaggio. Ma vediamo direttamente, nella misura del possibile, che cosa è contenuto in questo testo redatto ovviamente nel tedesco di cinque secoli fa.
Si parla esplicitamente di una visione terrificante, "ein sehr erschroecklich gesicht", manifestatasi sulla cittadina bavarese, all'alba del 14 aprile 1561, alla quale assistettero numerose persone: "von vielen manns und weybs personen gesehen". Dapprima comparvero sul sole due grandi semilune color sangue; letteralmente: "Erstlich ist die Sonne mit zweyen blut farben halb runden striehe gleichfoermig Monn im abnehmen, mitten durch die Sonne erschienen... und der Sonne oben", vale a dire, due strisce ricurve color sangue, della stessa forma di lune in fase calante, delle quali una postasi al centro del sole, l'altra, al sopra di esso; "und auf beyden seytten, blut farbe und eines theils blauliche farbe und auch schwarz farb runde kugel gestanden": su entrambi lati si notavano sfere rosso sangue, blu e nere; "Ringscheiben um die Sonne herum in grosser Anzahl": dischi attorno al sole, in grande quantità; "etwa drei inn die lenge unterweylen vier inn einem Quadrangel, auch etliche einzig gestanden und zwischen solchen Kugeln sein auch etliche blutfarbe Creuz gesehen": taluni allineati a tre, altri a quadrangolo, altri ancora, isolati; fra queste sfere si notavano anche delle croci color rosso sangue; inoltre si notavano "zwei grossen rorn eines zur rechten und das ander zur linken in welchen zu dreyen auch vier und mehr kugel gewesen": due grandi tubi, uno a destra, l'altro a sinistra, nei quali stavano tre, a volte quattro e più sfere; più avanti si cita ovviamente l'oggetto scuro in primo piano, "gleich foermig einem grossen Speer" simile ad una grande lancia; "dies alles hat mit einander anfahen zu streiten": da tutto questo, prese a scaturirne come una "battaglia" in cielo.
Si afferma inoltre che l'inaudito spettacolo durò un'ora, per dissolversi di colpo di fronte al sole in una grande nube di vapore che ricadde rovente sulla terra. Inevitabilmente la cittadinanza recepì la manifestazione come un severo monito divino.
Nel corso del XV e XVI secolo una buona parte dei fenomeni luminosi venivano attribuiti a streghe che attraversavano il cielo. È noto come nelle streghe la Chiesa ravvisasse donne divenute strumento del demonio, rendendole per questo oggetto di una spietata persecuzione da parte dei propri tribunali ecclesiastici, che spesso terminava sui roghi delle pubbliche piazze. Meno noti sono gli interessanti addentellati con le tematiche ufologiche moderne che anche da questo tema emergono: coloro che asserivano di avere spiato da vicino il "sabba delle streghe", riferivano spesso della presenza di uno strano "Uomo Nero" (così definito non per il colore della pelle, ma per via dell'"abito completamente scuro") apparentemente al centro del "party delle indemoniate", con le quali egli si congiungeva sessualmente. Molte persone, infine, ritenevano che le streghe, malgrado fisicamente non si spostassero da nessuna parte, fossero in grado di portare la propria anima in località sconosciute, in un fantastico "rendez-vous" con altre misteriose entità... E reale o meno che fosse la loro esperienza, queste reiette e temute donne realizzavano successivamente, al loro risveglio (curiosamente così come capita oggigiorno a certe vittime dei rapimenti alieni) la inspiegabile presenza di strane cicatrici sul corpo, che ovviamente attribuivano al loro incontro con il Diavolo...

Un ufo presente ne "La visione di San Benedetto"


All'interno della chiesa annessa al Convento benedettino di Weltenburg, presso Kehlheim, è presente un'opera molto interessante del pittore ed architetto bavarese Cosmas Damian Asam, intitolata La visione di San Benedetto.
La tavola ad olio, risalente al 1734, raffigura San Benedetto che volge lo sguardo al cielo.
Il santo, che indossa il saio dell’ordine, presenta la mano sinistra poggiata sul Vangelo e la destra sul cuore, a sfiorare la cordicella cui è appeso il crocefisso.
Con l’aureola che, a mo’ di anello, è sospesa sul capo, San Benedetto è rappresentato in una cornice di angeli avvolti da nubi grigie con sfumature glauche; sulla sinistra, invece, a sottolineare la postura eretta del santo, si innalza un pilastro scanalato.
In alto a destra però è presente un qualcosa di interessante: un oggetto scuro, di forma sferica da cui si irradiano dei fasci luminosi verso la terra.
L'oggetto, secondo il geologo ed ufologo tedesco Johannes Fiebag, non è né il Sole né la Luna, ma pare avere le sembianze di un disco volante.
Simili oggetti sono presenti anche in molte opere antiche, medievali e moderne, e per alcuni non sono altro che segni di un contatto con gli extraterrestri avvenuto nell'antichità, o meglio un incontro ravvicinato del terzo tipo.
fonte: centroufologicotaranto.wordpress.com
Legenda:
1. Pare addirittura che l'iconografia classica della "Morte" sia riconducibile a questi personaggi: un'ulteriore spunto di riflessione di come, se così effettivamente stanno le cose, i temi collegati al mistero UFO presentino risvolti prettamente archetipici.
2. Un effetto terremoto simultaneamente alla comparsa di inaudite visioni celesti, occorse nell'anno '70 dopo Cristo, come ricorda lo storico Giuseppe Flavio nel suo "La Guerra Giudaica" VI, V: "Prima del calar del sole si videro in tutta la regione, sospesi in aria, carri e falangi armate che irrompevano fra le nubi... l sacerdoti del tempio affermarono che prima avevano avvertito una scossa"...

IL CASO PAUL VILLA

Rilettura di una vicenda frettolosamente bollata come falsa dai Lorenzen. Ma eravamo ai tempi di un’ufologia pionieristica…



Per inquadrare correttamente il caso Paul Villa è necessario fare più di un passo indietro e, anche se molto rapidamente, tornare agli anni Sessanta e parlare della situazione del centro APRO (Aerial Phenomena Research Organization) e dei coniugi Lorenzen. Il caso in questione rappresenta un problema per la maggioranza dei ricercatori internazionali, in quanto i dati diffusi in tutti questi anni risalgono alle investigazioni dei Lorenzen, i quali – sia ben chiaro da subito – stabilirono aprioristicamente che le fotografie di Villa erano tutte false. Non era affatto vero. I Lorenzen avevano messo in piedi la prima associazione privata ufologica del Paese, l’APRO e stampavano un bollettino, diffuso già quando risiedevano nel Wisconsin, e che avevano portato avanti anche dopo il loro trasferimento in New Mexico. Qui, tempo addietro, Coral aveva ricoperto l’incarico di responsabile del controllo piattaforma del White Sands Missile Test Range ed il marito Jim lavorava agli impianti di White Sands come elettricista. Si trovavano quindi in New Mexico, in piena attività APRO, quando certi avvenimenti ebbero luogo. Coral era al centro di una delle rampe lanciamissili.
Improvvisamente, un disco spuntò da una porzione di cielo, sorvolò la rampa e si avvicinò, si impadronì di un missile intercontinentale (ROB) e se lo portò via, sparendo dalla vista. E questa fu la prima esperienza di Coral con il segreto governativo; ovvio che di tale incidente mai nulla sarebbe trapelato, ma lei ne era perfettamente al corrente, dato il suo incarico e perché lo aveva constatato con i suoi occhi. Successivamente si dimisero e si stabilirono a Tucson, dove impiantarono il quartier generale dell’APRO, in una zona periferica a nord della città. Er tutte le attività dell’APRO, in particolare per finanziare la “newsletter”, non disponevano di fondi. Si erano ritirati a vita privata e le loro sostanze non erano particolarmente floride. C’è da sottolineare che dalla distribuzione del bollettino recuperavano solo i costi e che non percepivano quote associative né finanziamenti per cui, alla fine, le loro ricerche si erano ridotte al recupero di storie investigate da altri per poi determinare la loro veridicità in base alla loro esperienza. In qualità di pilota, ho più volte trasportato Jim sul luogo delle indagini, e presso le abitazioni dei testimoni. Erano visite che rientravano nello standard investigativo APRO, i cui membri risultavano tutti inquirenti sul campo, ma in realtà erano piuttosto inesperti e disponevano solo di informazioni limitate, apprese dalle pubblicazioni. In pratica, ricevevano il bollettino su cui era riportato questo o quell’evento UFO.
Se c’era un indirizzo e riguardava la loro zona, controllavano i propri archivi e, solitamente, si rivolgevano per via epistolare o telefonica a quanti vivevano nei paraggi, entravano in contatto con queste persone, prendevano un appuntamento e facevano loro visita per intervistarli ed ottenere qualche informazione.
Raramente riuscivano ad intercettare il testimone principale, la gente infatti durante i giorni feriali era impegnata e disponibile solo nei fine settimana. Quindi si imbarcavano in viaggi di 200 – 300 miglia, arrivavano in giornata e incontravano queste persone che non avevano molto tempo libero, si sedevano in salotto davanti ad una tazza di tè e chiedevano informazioni banali, che chiunque avrebbe potuto ottenere, in merito all’UFO. Com’era apparso, cosa aveva fatto, eccetera, ed il testimone avrebbe riferito i fatti nella migliore maniera possibile. Ma non stenografavano mai, si servivano di un taccuino per prendere note ogni tanto, solo alcune parole o frasi per ricordarsi della storia al loro rientro. Tornati a casa, se avevano tempo, cercavano di ricostruire la vicenda tramite le poche note scritte frettolosamente. A volte l’accuratezza del rapporto era buona, a volte corrispondeva al 50% del racconto, a volte persino quasi nulla. In seguito scrivevano una lettera ai coniugi Lorenzen, non più di due pagine vergate a mano ed era questo il livello medio di un rapporto investigativo dell’APRO. D’altra parte non c’era modo di fare meglio, non esisteva altro sistema. Il 90% dei documenti negli archivi era di questa portata.
Quando il caso Villa colpì la loro attenzione, Paul viveva a Los Angeles e aveva conosciuto Gabriel Green, il quale aveva iniziato le pubblicazioni del bollettino dell’associazione contattistica AFSCA (Amalgamated Flying Saucer Clubs of America). Villa diede la prima serie di fotografie a Lorenzen: lavorava per vivere e non aveva alcuna possibilità di condurre ricerche. Ricevuta la lettera di Paul Villa, Green pubblicò tutto – lettera, le foto e relativi dettagli – nel bollettino AFSCA, pur non avendo il tempo per controllare né i particolari dei suoi contatti, né i luoghi dove le foto erano state scattate. Quanto i Lorenzen le video stampate su AFSCA, se ne interessarono e decisero di avviare delle indagini in loco, a Tucson. Ma Paul si era appena trasferito nel New Mexico, a Las Lunas, nei pressi di Albuquerque; si era dovuto trasferire due volte a causa di interferenze, nella sua vita privata, da parte di persone che avevano letto dei suoi casi di avvistamento e gli stavano sempre alle costole: parcheggiavano davanti casa, o in giardino, gli avevano persino rubato la sua cassetta postale come souvenir. Al ché Paul non sopportò più la situazione e traslocò da qualche altra parte nel cuore della notte, senza rivelare a nessuno il suo nuovo indirizzo per evitare ulteriore pubblicità. Ma riuscirono egualmente a scovarlo e qualcuno pubblicò il suo nuovo indirizzo, e tutto ricominciò esattamente come prima. Allora si trasferì di nuovo, decidendosi per Las Lunas, in una casa vera e propria – anziché la roulotte dove aveva abitato a lungo e dove viveva ancora quando io l’ho incontrato la prima volta.
Paul aveva scattato delle fotografie a Los Angeles quando era ispettore delle linee elettriche ad alta tensione. Poi era andato in New Mexico e, ancora per conto della compagnia elettrica, era diventato ispettore della pattuglia stradale di contea e si serviva di una camera fotografica ingombrante, ma molto pratica, una Polaroid a caricamento posteriore, con esposizione di 60 secondi, l’apparecchio più adatto da portare con sé nel corso delle ispezioni ai ponti. Era più semplice documentare fotograficamente eventuali danni alle strutture, piuttosto che scrivere i rapporti. Fu propri in quel periodo che scattò il secondo gruppo di fotografie.
Un giorno, mentre era per servizio alla guida del suo furgone, ad un certo punto, istintivamente, deviò dalla strada principale su una secondaria; non ne sapeva il motivo: girò semplicemente su una strada sterrata che scendeva lungo un corso d’acqua, sebbene non ci fosse alcun ponte, in quanto la strada si trovava lungo un torrente prosciugato. Si fermò accanto ad un albero: il grosso oggetto era posato sul terreno



e tre individui erano proprio lì fuori, due uomini e una donna. Gli si avvicinarono e gli dissero che provenivano da un altro pianeta di un sistema stellare, denominato Chioma di Berenice, e che avevano fatto ripetute visite al nostro pianeta, come anche i loro predecessori, e che lo consideravano meraviglioso. Aggiunsero che stavano studiando la vita e l’evoluzione simbiotica sulla Terra e lo invitarono a bordo della navicella. Si fece coraggio, entrò nella navicella e lì gli mostrarono il loro equipaggiamento, poi, dopo non più di dieci minuti, gli dissero che doveva scendere perché avevano da fare altre cose. Lo accompagnarono fino alla scaletta e gli raccomandarono di allontanarsi perché era pericoloso restare troppo vicino alla navicella durante il decollo.




Si accordarono con lui per effettuare un decollo lento – aveva chiesto ed ottenuto il permesso di fotografare la nave durante il decollo. L’oggetto si alzò e compì un giro intorno a lui, poi si riavvicinò ancora piuttosto lentamente e, durante questo secondo avvicinamento, Paul vide una sorta di dispositivo di aspirazione fuoriuscire dal fondo dello scafo e raccogliere le foglie sottostanti, per poi ritrarsi all’interno, mentre altri “tubi” uscirono uno dopo l’altro per compiere la stessa operazione varie volte. Notò distintamente, al di sotto dello scafo, un nucleo luminoso rosso fuoco. Infine l’oggetto passò sulla sua testa, si soffermò sopra il furgone, in una nuvola di polvere, e le foglie sopra gli alberi tremavano tutte come per una perturbazione atmosferica. La navicella sollevò il camion per un’altezza di circa 6 piedi, lo fece girare di circa 180° e, prima di depositarlo di nuovo a terra, mentre era sospeso in aria, quegli strani dispositivi uscirono, spazzando e pulendo la polvere e il suolo sottostante e, quando sotto ogni ruota del camion fu tutto pulito, la navicella riposizionò il camion e quindi atterrò di nuovo. Uscirono e gli rivolsero ancora la parola.




Che tipo di creature erano?

Erano umani, esattamente come noi. Paul chiese qual’era il motivo di tutto questo lavoro e gli risposero che stavano rimuovendo i piccoli insetti prima di far ridiscendere il camion, dimostrando di nutrire grande rispetto per ogni forma di vita. Devo dire che mi piacque molto quella parte del racconto.




Torniamo alle indagini

Mentre succedeva tutto questo, Paul Villa continuava a mandare documenti a Gabriel Green che, a sua volta, ne pubblicava solo una piccola parte, di tanto in tanto, con altre fotografie sul bollettino AFSCA; ed è questo il motivo per cui i Lorenzen decisero di fare indagini sul caso. Guidarono per circa 250 miglia fin sul posto dove Paul aveva fermato la sua roulotte e, naturalmente, era un fine settimana. Avevano ottenuto il suo indirizzo da altre persone che gli avevano fatto visita. Paul Villa non sapeva del loro arrivo, ma fu molto cortese. Jim e Coral bussarono alla porta e lui li fece entrare ed accomodare attorno al tavolo della piccola cucina, per bere una tazza di tè. Sedettero uno di fronte all’altro e dopo il tè, Coral – donna di notevole fascino, ma molto aggressiva – gli chiese con un’espressione maliziosa “Paul, adesso mi dici come c…. hai fatto quelle foto”. La reazione di Paul fu furibonda, come succede ai veri contattisti, che possiedono una loro personale verità e non hanno bisogno che gli altri gli dicano se è vera oppure no. Paul è un nativo – americano, per metà messicano e per metà pellerossa, appartiene ad una razza onesta, che racconta le cose esattamente come sono, ma se li contrasti ripagano della stessa moneta e diventano antipatici. Paul sapeva perfettamente che quelle persone erano lì con dei preconcetti, e che intendevano solo rafforzarli. Da lui non volevano sapere come aveva scattato le fotografie, ma in realtà cercavano di provare come aveva fatto a falsificarle. Paul rispose loro di lanciare un cappello sul mare e di scattare una fotografia. Dopodiché si rifiutò di collaborare con loro. Guardandoli fissi negli occhi, riprese le tazze di tè, le svuotò nel lavandino della cucina ed uscì dalla roulotte, e i Lorenzen tornarono a casa. Ecco come è andata l’indagine APRO sul caso di Paul Villa. Egli poi si rifiutò di rispondere alle loro telefonate e lettere e dimostrò di non essere affatto interessato né ai Lonezen né all’APRO, perché era consapevole che le loro intenzioni non erano quelle di conoscere la realtà dei fatti. I Lorenzen non seppero mai come erano andate davvero le cose. Ma ormai, in parte anche giustamente, erano divenuti un modello investigativo per gli altri, per cui quando sostenevano che una foto era falsa, lo diveniva automaticamente. Nel mio caso, quando incontrai per la prima volta Paul Villa, il mio unico scopo era accertare la verità, e gli feci raccontare la sua storia, che era interessantissima. Le fotografie erano state scattate dopo il suo primo incontro, che risaliva al periodo in cui lavorava come ispettore delle linee ad alta tensione, in California. Un giorno, aveva parcheggiato il camion sulla strada, vicino ad una spiaggia, e si era incamminato lungo la riva per trovare un posto dove gustarsi il pranzo in santa pace. Era assorto nei suoi pensieri e si beava della visione del mare. Ad un tratto apparve un tipo, vestito di blu, in modo strano, come trasportato da un raggio, che si diresse verso di lui, camminò tra la sabbia e le rocce, parlandogli dolcemente nella sua lingua e dicendo che lo stavano osservando da tempo. Lo chiamò con il suo vero nome, Apollinare, e lo invitò a constatare la sua provenienza. Gli mostrò il velivolo, sospeso a pochi piedi sull’acqua, e lo invitò a visitarlo. Paul camminò lungo la sabbia e salì ad ispezionare la navicella, che era diversa da quella degli esseri provenienti dalla Chioma di Berenice. Dopodiché lo fecero scendere dicendogli che doveva andarsene in 20 minuti. In questo caso non riuscì a documentare fotograficamente l’incontro. Dopo aver iniziato a lavorare come ispettore stradale della contea di Albuquerque, Paul ebbe un altro avvistamento, e stavolta la Polaroid si rivelò utile, perché immortalò la navicella proveniente da Chioma di Berenice. A bordo c’erano nove persone: sette uomini e due donne che gli parlarono della loro società, e gli dissero di conoscerlo e di averlo tenuto sotto controllo.
Ritengo ci sia qualcosa in questi contattisti che attrae i visitatori alieni, una differente spiritualità che li distingue come la luce di un faro, e Paul era uno di quelli. Organizzazioni come APRO e NICAP, purtroppo, non contribuirono a far luce compiutamente, anzi alcuni casi da loro investigati furono deliberatamente inquinati.
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