mercoledì 26 febbraio 2014

MALTA: I SACERDOTI DELLA DEA MADRE





Nel tempio megalitico di Hal Saflieni, a Malta, erano sepolti uomini dal volume cranica straordinario. Questi crani sembrano appartenere ad uno strano ceppo umano e, se analizzati a dovere, potrebbero creare un ponte ideale tra le antiche culture mesopotamiche ed egizie con una razza di uomini sacerdoti identificati con il serpente.

Ritorniamo da Malta dopo un soggiorno al seguito della troupe televisiva di Maurizia Giusti, la simpatica Syusy Blady di "Turisti per caso".
Abbiamo ripercorso insieme le tracce di una storia antica che prendeva origine dalla presenza sull'isola di templi megalitici dedicati alla Dea Madre, figura taumaturgica adorata nella preistoria di quest'isola diventata, nel tempo, un importante centro di culto. Le riprese ci davano la possibilità di risolvere un mistero dagli interessanti risvolti. Si sapeva che fino al 1985 alcuni crani, ritrovati in alcuni templi preistorici di Malta a Taxien, Ggantja e Hal Saflieni, erano esposti nel Museo Archeologico della Valletta. Da qualche anno a questa parte però erano stati rimossi e messi in deposito. Da allora non erano più visibili al pubblico. Rimanevano quelle fotografie, scattate dal ricercatore maltese dott. Anton Mifsud, e dal collega dott. Charles Savona Ventura, foto che se da una parte provavano l'esistenza dei crani, dall'altra ci mostravano…la loro anormalità. Alcuni libri scritti dai due medici maltesi, che fin dal primo giorno del nostro soggiorno a Malta gentilmente ci fornivano le documentazioni necessarie per le nostre ricerche, mostrano infatti una collezione di teschi con anomalie e/o patologie strane. Linee di saldatura craniche a volte inesistenti, pareti temporali sviluppate anormalmente, occipiti trapanati e rigonfi come in seguito a traumi rientrati, ma soprattutto, un cranio dalla strana forma allungata, più grande e più strano degli altri, privo della saldatura mediana.
La presenza di quel reperto lascia pensare a diverse ipotesi, tutte percorribili. La similitudine con altri crani simili, dall'Egitto al Sudamerica, la deformazione particolare, unica nel panorama delle patologie mediche riferite a periodi così lontani nel tempo, (stiamo parlando di 3000 anni circa prima di Cristo) potrebbero essere una scoperta eccezionale. Quel teschio era frutto di una mutazione genetica antica tra razze diverse che avevano abitato l'isola?

I crani dolicocefali


La richiesta alla direzione del museo dagli organizzatori del programma per vedere e fotografare quei reperti, sarebbe certo naufragata miseramente se, durante una conferenza stampa in onore degli ospiti (Maurizia Giusti e noi di HERA naturalmente) voluta dal dottor Robert Zammit, dell'Ente Provinciale Turismo di Malta, non fossimo riusciti a suscitare l'interesse del ministro del turismo Michael Refalo, il quale, a fine conferenza, ci accompagnava personalmente e a passo di carica, nel vicino museo strappando al direttore la promessa di tirar fuori quei misteriosi crani, conservati lontano dalla vista di curiosi e ricercatori da circa 15 anni. Un paio di giorni dopo, infatti, guidati dagli stessi responsabili del museo, veniamo accolti in una zona riservata e chiusa al pubblico dove gli straordinari reperti erano stati portati per l'occasione lì, dinanzi ai nostri occhi sotto il controllo e la gentile disponibilità dell'archeologo del Museo della Valletta, Mark Anthony Mifsud, quasi omonimo del precedente ricercatore. I crani erano stati tutti trovati nell'ipogeo di Hal Saflieni, luogo dove vi era un pozzo sacro dedicato alla Grande Madre e dove venne trovata anche la piccola statua di una Dea dormiente associata ad un reperto con sopra inciso un serpente. I crani vennero tirati fuori uno alla volta dal box che li conteneva. Tra questi, tutti davvero interessanti, c'era quello che cercavamo. Il cranio mostrava una dolicocefalia molto pronunciata, cioè un allungamento della parte posteriore della calotta cranica, oltre alla mancanza della sutura mediana, tecnicamente chiamata "sagittale". Quest'ultimo particolare è stato considerato "impossibile" da medici e anatomisti ai quali ci siamo rivolti, mancando (fino a prova contraria) analoghi casi patologici nella letteratura medica internazionale. Si tratta di una caratteristica che rafforza l'anomalia di questo reperto e che ebbe il risultato di provocare un allungamento naturale del cranio nella zona occipitale (non dovuto quindi a bende o tavole impiegate nelle civiltà pre-colombiane). Crediamo che il ritrovamento di questo cranio e dei suoi simili ad Hal Saflieni non sia casuale.

I sacerdoti della Dea


Malta e Gozo sono state fin dalla preistoria centri di grande importanza, luoghi nei quali si effettuavano "cure mediche", oracoli e incontri rituali con i sacerdoti della Dea. Su entrambe le isole esistevano parecchi di questi santuari, centri taumaturgici, dove la Dea guaritrice, era attorniata da sacerdoti espressione diretta della divinità. È risaputo che il serpente nell'antichità era associato alla Dea e alle capacità di taumaturgia o guarigione. Il serpente era inoltre un animale ctonio, cioè appartenente al mondo sotterraneo. Pertanto un ipogeo dedicato alla Dea e al culto delle acque era il posto giusto per una gruppo sacerdotale che veniva definito in tutte le culture più antiche come i "sacerdoti serpente" (un epiteto ancora usato per gli sciamani - cfr. pagina 24). Forse quei crani trovati nell'ipogeo ed esaminati durante la nostra visita a Malta, appartenevano proprio a questi sacerdoti. Come abbiamo già detto presentavano un'accentuata dolicocefalia, in particolare quello al centro della nostra analisi. La sua testa allungata e i lineamenti tirati dovevano donargli aspetto serpentiforme tendendogli gli occhi e la pelle. Mancando la parte inferiore del reperto, possiamo solo speculare, ma quanto ipotizzato non deve essere lontano dalla realtà, una realtà peggiorata dal fatto che quella deformità gli creò certamente un problema di Deambulazione, costringendolo, visti i tempi, a…strisciare!
La mancanza della sutura mediana del cranio, e quindi l'impossibilità del cervello di espandersi uniformemente e radialmente nella teca cranica, fece sì che questo si sviluppasse nella zona occipitale del cervelletto, deformandone il cranio che si presentava quindi come un'unica calotta tra la zona frontale e occipitale. Ciò causò quasi certamente a quell'uomo dolori terribili fin dall'infanzia, ma probabilmente gli donava anche visioni che venivano considerate simbolo di legame con la Dea.




Un'altra razza

Anche gli altri crani esaminati presentavano strane anomalie. Alcuni di questi erano più naturali e armonici rispetto al cranio oggetto della nostra attenzione, ma presentavano comunque una pronunciata dolicocefalia naturale, quindi si può, senza timore di smentita, trattarsi della caratteristica distintiva di una vera e propria razza, diversa rispetto alle popolazioni autoctone di Malta e Gozo. Una considerazione confermataci dagli stessi archeologi maltesi Anthony Buonanno e Mark Anthony Mifsud che alle nostre domande hanno risposto: "sono un'altra razza ma non sono stati eseguiti esami al C-14 o del DNA. Forse si tratta di individui provenienti dalla Sicilia". Discuteremo più avanti questo particolare. Intanto vale la pena sottolineare che uno di questi crani presentava segni inequivocabili di interventi chirurgici nella zona occipitale. I bordi di tre piccoli fori passanti, praticati nell'osso occipitale detto inion, ebbero il tempo di cicatrizzarsi, quindi il paziente sopravvisse all'operazione nonostante la lesione quasi certamente intaccò anche in questo caso le sue facoltà motorie.
Ma c'è dell'altro. Buona parte dei 7000 scheletri scavati nell'ipogeo di Hal Saflieni ed esaminati da Themistocles Zammit nel 1921, presentano deformazioni praticate artificialmente. Uno scheletro del gruppo scavato dall'archeologo Brochtorff Circle, mostra chiari segni di deformazione intenzionale con legami. Le deformazioni avvenivano per diversi motivi: iniziazioni, matrimoni, riti solari o punizioni per crimini sociali e trasgressioni.
Tutto l'apparato tribale di incisioni, perforazioni, rimozioni parziali o totali, cauterizzazioni, abrasioni, inserzioni di corpi estranei nei muscoli, come la modificazione dei corpi per scopi magici, medici o cosmetici, faceva parte di pratiche crudeli di per sé ma a "fin di bene" per la comunità.
Perché questo accanimento nel martoriare il proprio corpo? Esisteva una qualche relazione tra i riti tribali e gli uomini dai teschi allungati? È possibile che, come accaduto per altre culture, le popolazioni successive tendessero a deformare i crani degli infanti per renderli simili a questa razza di "sacerdoti-serpente". A Malta tutto questo era praticato da un misterioso popolo che innalzava templi giganteschi alla Dea Madre tra il 4100 e il 2500 a.C. La presenza di questi crani potrebbe essere quella degli ultimi esponenti della più antica classe sacerdotale dei templi megalitici che, mai mescolatasi con le popolazioni del luogo, avrebbe continuato a riprodursi nei millenni attraverso unioni familiari (come normalmente accadeva in passato tra le élite) e, di conseguenza, impoverito a tal punto il suo patrimonio genetico fino a manifestare inevitabili patologie, sarebbe scomparsa.

Le origini

I crani da noi analizzati sono datati al 2.500 a.C. (ma potrebbero essere anche più antichi) una data in cui la storia megalitica di Malta si ferma, iniziando un periodo di buio storico e assenza di popolazione che durerà circa 300 anni, sino all'arrivo dei Fenici. Questi inizieranno a fare di Malta un loro avamposto nel Mediterraneo. Anche i Fenici erigeranno a Malta templi alla Dea Madre, da loro considerata Astarte, la Dea dal volto di serpente. Ancora una volta ci troviamo di fronte alla rappresentazione di una Dea associata al serpente e al potere di guarigione, quasi che i Fenici avessero voluto continuare una tradizione interrotta. Ma è la data del 2500 a.C. che presenta una chiave di lettura fondamentale per capire chi fossero questi individui dal cranio allungato e per usarla dobbiamo spostarci da Malta nel vicino Egitto.
Il professor Walter. B. Emery, (1903-1971) noto egittologo che scavò a Saqqara negli anni '30 e autore del saggio Archaic Egypt, trovò proprio a Saqqara i resti di individui vissuti in epoca pre-dinastica, dal cranio dolicocefalo e più grande rispetto a quello dell'etnia locale, i capelli chiari, la corporatura più robusta e un'altezza superiore. Emery dichiarò che questo ceppo non era originario dell'Egitto ma aveva svolto in questo paese un ruolo sacerdotale e governativo di prim'ordine. Un ceppo tenutosi a distanza dalla gente comune, unitosi solo con le classi aristocratiche e che lo studioso associava agli Shemsu Hor, i "Seguaci di Horus". Gli Shemsu Hor sono riconosciuti quali classe sacerdotale dominante in Egitto in epoca predinastica (fino al 3000 a.C. circa), essendo menzionati nel papiro di Torino e nelle liste dei re di Abydos. È interessante notare che lo stesso Emery scrive: "verso la fine del IV millennio a.C. il popolo noto come "Seguaci di Horus" ci appare come un'aristocrazia altamente dominante che governava l'intero Egitto. La teoria dell'esistenza di questa razza è confortata dalla scoperta nelle tombe del periodo pre-dinastico, nella parte settentrionale dell'Alto Egitto, dei resti anatomici di individui con un cranio e una corporatura di dimensioni maggiori rispetto agli indigeni, con differenze talmente marcate da rendere impossibile ogni ipotesi di un comune ceppo razziale. La fusione delle due razze dev'essere avvenuta in tempi tali da essere più o meno compiuta al momento dell'Unificazione dei due regni d'Egitto". Insomma, quanto accaduto a Malta trova specchio in Egitto. È una corrispondenza interessante che in Egitto gli Shemsu Hor garantissero il rispetto di una religione solare e a Malta ancora oggi il sole sia chiamato "Shem-shi". "Shem" è una parola di origine "accadica" e non egizia, derivante dal termine babilonese per Sole cioè "Shamash". Questo prova che gli Shemsu Hor provenivano dalla zona della mezzaluna fertile. Un'ennesima corrispondenza è il fatto che questo ceppo sacerdotale dal cranio lungo scompaia in Egitto come a Malta nello stesso periodo, cioè tra il 3000 e il 2500 a.C. Chi scrive è però convinto che un terzo nucleo fosse presente nella zona dell'Eufrate, essendo divenuto parte di quel ceppo ariano conosciuto come Mitanni, chiamati dagli egizi "Naharin", cioè "Quelli del Serpente" (da Nahash, serpente). Ai Mitanni, che occuparono una zona del Kurdistan, appartenne anche Abramo (cfr. HERA 15 pag. 26), la cui descrizione è analoga a quella degli Shemsu Hor fatta da Emery (capelli chiari e corporatura robusta). La tradizione dei "sacerdoti serpente" (cfr. HERA 13 e 14) ha il luogo d'origine in Medioriente, con il centro principale proprio in Kurdistan, dove intorno al 5000 a.C. la cultura matriarcale di Jarmo rappresentava le dee madri come divinità dal volto di vipera e dal cranio allungato. Queste divinità successivamente verranno associate agli "angeli caduti" o Nephilim, la cui citazione più esplicita è rintracciabile nel "Testamento di Amran" dei rotoli di Qumran (cfr. HERA n° 6 pag.52) in cui si legge: "Uno di loro era d'aspetto terrificante, come un serpente e il suo manto era variopinto" e ancora "il suo volto era come una vipera e indossava tutti i suoi occhi". Si tratta, secondo chi scrive, non di divinità in senso stretto ma di individui in veste sacerdotale o sciamanica, appartenenti ad una cultura altamente sviluppata e profondamente saggia che ebbe rapporti con le società meno organizzate dell'epoca. I suoi membri vennero considerati "semi-dei", per la conoscenza da loro posseduta, proprio come avvenuto in Egitto per gli "Shemsu Hor". Analoghe statuine di dee madri dal volto di vipera si trovano infatti anche nella terra del Nilo, risalenti esattamente al periodo arcaico degli Shemsu Hor. Si può concludere che questi sacerdoti serpente furono il cui ceppo più antico che occupò inizialmente la mezzaluna fertile (in particolare Anatolia e Kurdistan), e l'Egitto (successivamente a migrazioni risalenti al 6000/4000 a.C. - cfr. HERA pag.10), sino ad arrivare all'isola di Malta per poi sparire introno al 2.500 a.C. Ma in Medioriente questa cultura sopravvisse e probabilmente ne fece parte uno dei più noti ed allo stesso tempo misteriosi faraoni d'Egitto. Si tratta dei citati Mitanni e del faraone Akhenaton. Il perché Akhenaton fosse legato ai Mitanni sarà oggetto di un altro articolo ma il modo con cui si fece ritrarre in statue e bassorilievi (e con lui, l'intera famiglia reale) è proprio quello di un individuo dal cranio allungato e un volto umano dalle fattezze di serpente, caratteristiche riscontrate nel ceppo pre-dinastico egizio menzionato da Emery oltre che essere la precisa rappresentazione delle fattezze dei Nephilim e probabilmente degli individui dal cranio allungato di Malta. Il cranio delle statue della dinastia amarniana e i crani di Malta risultano infatti pressoché identici, un fatto non casuale e provato anche dalle radiografie della testa di Tuthankamon, figlio di Akhenaton, che hanno presentato un cranio dolicocefalico.

In sostanza i crani di Malta sono le reliquie, archeologicamente ancora incomprese, di un ceppo sacerdotale che, in Egitto e a Malta, da epoche arcaiche arrivò sino al 2.500 a.C. È il gruppo che creò quel substrato religioso e spirituale che caratterizzò le più grandi civiltà del vecchio Mondo, a partire da tempi lontani, (il 6000 a.C. e forse persino oltre). Questo gruppo continuò a sopravvivere in Medioriente e in qualche modo si rifece vivo in Egitto intorno al 1351 a.C. dando vita, attraverso il faraone eretico Akhenaton, ad una riforma religiosa che mirava a restaurare l'antico ordine. Se si accetta l'ipotesi che questo faraone fosse legato in qualche modo alla figura di Mosé, allora il resto è storia nota. (fonte:www.fuocosacro.com)

IL REGNO PERDUTO DI PAITITI




Per gli scettici il regno perduto sarebbe solo frutto della fantasia, un rifugio psicologico della vecchia Cuzco per depositare la frustrazione della sua sconfitta. Ma ci sono altri che non escludono la possibilità della sua esistenza attuale, fornendo prove dopo lunghi viaggi di esplorazione.


Amarucancha Palace

petroglifi di Pusharo
Il regno Paititi sarebbe stato costituito da una serie di città andine collegate da una rete di tunnel, che sarebbe servito come ultimo rifugio per i sopravvissuti dell'Impero Inca, la cui origine avrebbe origine nella notte dei tempi.
In Paititi, secondo il racconto degli anziani delle Ande,viveva Intipchurrin (figlio del Sole) il sovrano degli Inca che regnava in silenzio, preparandosi a ristabilire l'ordine nell'universo.
Quel luogo era l'ultimo avamposto prima dell'arrivo europeo che venne raggiunto 100 anni prima, dagli eserciti imperiali di Tupac Inca e Yupanqui.
La difficile geografia e la resistenza tribale degli Inca aveva portato a un trattato con il Grande Daddy (Yaya)il signore di Paititi.
In memoria di un tale accordo venne costruita la città Paucartambo (Tambos) sul pianoro di Pantiacolla, collegata da sette serbatoi.
Ai piedi della città, avrebbero costruito una laguna quadrata dalla quale partiva un sentiero lastricato che si collegava con la stessa.
La città dava origine a un fiume che precipitava in un abisso, come una cascata esotica. La montagna era attraversata da una parte all'altra da profonde caverne con molteplici ramificazioni.
Questo labirinto faceva parte di quello che la gente del posto considerava come un santuario, perché sembrava che all'interno delle grotte facessero accesso degli uomini alti e vestiti di tuniche bianche, superstiti di una civiltà altamente sviluppata che in passato si sarebbero estesi in tutta la regione amazzonica, dalla Cordigliera Orientale fino alla confluenza del fiume Madre de Dios e Beni in Bolivia, e che sarebbero stati spazzati via da una piena causata dall'ultima deglaciazione.
La città chiamata Paiquinquin Qosqo,città gemella di Cuzco,si trovava alla fine di una pista nascosta in una valle a forma di cono vulcanico con il suo microclima.
Secondo il missionario Francisco de Cale (1686) Paititi fu raggiunta dopo cinque giorni di marcia da Cuzco. Il grande serpente Amaru, antico nome del fiume Madre de Dios, entra in una regione temuta dai Quechua.
Questo fiume dalla forma di serpente immaginario di enormi proporzioni era un dio, il cui canale era alimentato da una dozzina di fiumi.
Apucantiti era l'ultima grande montagna da cui si poteva vedere tutto.
Qui iniziava la valle proibita,la leggendaria valle della luna blu, rifugio del popolo Amaru, che emigrarono più di 500 anni fa, con il crollo dell'impero del sole.
La ricerca attraverso la storia
Culturalmente, questa regione è una delle più grandi dell'America che aveva stimolato l'avidità dei conquistatori. La prima spedizione spagnola nel XVI, guidata da Francisco de Aquino si concluse con pessimi risultati.
Nel 1588 un altro tentativo da parte del navigatore spagnolo Juan Alvarez Maldonado si concluse con una triste fine. Successivamente la foresta e la città Inca di Vilcabamba "La Grande" o il "Grande Vilcabamba", vennero bruciate e abbandonate.
È interessante notare che dietro al titolo di "Grande", che viene attribuito a questa area geografica, forse vi era l'influenza massonica nel XVIII s.
Da tenere presente che in questa città di pietra duecento anni prima vivevano gli ultimi quattro gruppi di Incas, e che la storia nazionale li qualifica come "ribelli" per il loro atteggiamento deciso contro l'invasione spagnola.
Per un periodo di quasi 70 anni, a partire da Manco Inca II, avevano attaccato e resistito gli ispanici, seguiti da Sauri Tupac e suo figlio che fu costretto a firmare un trattato di pace nel 1561.
Dove la storia si mescola con la leggenda
Dietro il Santuario alto del grande tempio Inca di Koricancha (Tempio del Sole), vi e' il "grande Chingana", che è un tunnel che collega il santuario con la fortezza di Sacsayhuaman, che si trova sulla cima di una collina molto ripida e costruita con pietre di diverse tonnellate.
Questo tunnel è stato utilizzato nel XVI secolo, durante l'invasione spagnola che aveva partecipato alla guerra fratricida tra Huascar e Atahualpa l'Impero Inca di Shock principe Inca Auqui (Prince Dorado) fratello di questi.
Gli intrighi, alleanze e guerre fratricide per il potere dell'impero, raggiunsero una certa stabilità alla nascita di "correinado" o sistema "reggenza", introdotto da Inca Roca, che aveva associato il suo governo a Yahuar Auki Huaca, cercando di eliminanare così le lotte di potere, data l'esistenza di un successore legittimo.
Alla morte di Huaca Yahuar, i membri più importanti del clan (un altro sistema di successione),aveva deciso di nominare il successore di Viracocha, che a loro volta elessero Urco come reggente Inca. In questo periodo la figura del principe Cusi Yupanqui, che prima del volo di Viracocha e Urco, a causa di un imminente invasione Chanca, prese il comando degli eserciti, salvando così Cusco dalla distruzione.
Le sue vittorie consecutive, gli permisero di avere il prestigio necessario per essere nominato per acclamazione Inca (un'altra forma di successione), lasciando il posto a un periodo di espansione territoriale formando il potente Impero Inca di Tawantinsuyu.
Quindi, vista in pericolo la città, le élite sociali e intellettuali avevano fondato Cuzco "un altro Cuzco" seguendo lo schema della vecchia citta', in un'oasi di pace per salvaguardare i tesori del suo impero.
Sarebbe rimasta isolata fino a quando l'ordine cosmico non fosse stato restaurato, e la saggezza e la conoscenza trasmessa dagli dèi potesse tornare a prevalere.
Il tesoro riposto in quella regione non era formato da gioielli o oro.
Paititi avrebbe mantenuto una razza di figli degli dei, i sacerdoti e la conoscenza segreta del culto solare. Ci sono secolari storie nascoste di una terra abitata da persone unite con il cielo, sintesi di tutta la conoscenza delle culture che gli avevano preceduto.
Pusharo, è un altro luogo sacro in cui vi e' una parete di roccia gigante piena di incisioni rupestri che per alcuni rappresenta una mappa del percorso di Paititi.
Questo grande muro litico contiene vari segni e figure sconosciute,e si trova sulla riva destra del fiume Palotoa, affluente del fiume Madre de Dios.
Questi petroglifi erano osservati inizialmente nel 1921 dal domenicano Vicente de Cenitagoya, ed in seguito dal medico ed esploratore peruviano Carlos Neuenschwander Landa, che crede di aver individuato tra questi ideogrammi criptiche un mandala, forse di origine sanscrita, che è racchiuso in un cerchio; anche il padre Torrealba (1970) e l'archeologo peruviano Federico Kauffmann Doig (1980) analizzarono i misteriosi disegni.
Dal punto di vista archeologico, non ci sono al momento spiegazioni sui disegni, e le correlazioni con le altre culture, e si ignora anche l'età di questi petroglifi. Alcuni ricercatori ritengono che questi disegni fossero un messaggio per il mitico regno di Paititi.
Verso il fiume Siskibenia si apre una zona che è considerata off limits, perché vivono i bianchi. Il canyon che va verso l'altopiano è lungo quasi 45 km ricoperto dalla foresta vergine di Panticolla.
Secondo la leggenda, al di là della collina mitico dovrebbe essere in un pugno con cinque punti, prima di un'altra collina di nuovo, poi le cascate, la laguna di là rettangolare, e vicino Pantiacollo della città, nel cuore del mitico regno di Paititi.

MISTERO NEL GRAND CANYON


Antichi tesori egizi nel Grand Canyon?



Il 5 aprile 1909, apparve un articolo in prima pagina sulla Gazzetta Arizona. Raccontava di una spedizione archeologica nel cuore del Grand Canyon finanziata dalla Smithsonian Institute. Racconta il tentativo di trovare un labirinto di tunnel e sistemi creati dall'uomo sopra il fiume Colorado, una cittadella virtuale piena di antichi manufatti, geroglifici, armature, statue di divinità e persino mummie.



Chiunque contatti l'Istituto Smithsonian riceverà una educata risposta "non ci sono rapporti su queste scoperte" ad una richiesta sul loro presunto ruolo nelle ricerche nel Grand Canyon.
La narrazione mostra come si e' arrivati nella convinzione della localizzazione esatta nel Grand Canyon, che è la chiave di questa storia (indipendentemente dal fatto che l'articolo di giornale è una bufala o meno), e contiene una dimostrazione matematica.
La storia rivela anche un antico codice cartografico che ha portato a questa conclusione e alle significative coincidenze relative a questo mistero.
Il sito è conosciuto come il "Tempio di Iside" e nasconde un segreto ben custodito, che è stato scoperto solo ora grazie alla ricchezza di materiali venuti alla luce.
La gemma dell'Arizona, il Grand Canyon, una delle sette meraviglie naturali del mondo, contiene un patrimonio e una storia conosciuta solo da pochi, soppressa non solo dalla avidità e dalla politica, ma da un codice segreto che si nasconde sotto i nostri piedi e che sta venendo alla luce solo ora.

GLI ANTICHI TEMPLI EGIZI E IL CULTO DEL SOLE


(estrapolato da Gli architetti del tempo di Zecharia Sitchin)

Studiando l’orientamento degli antichi templi egizi,si e' giunti alla conclusione che i più antichi erano «equinoziali» e quelli posteriori «solstiziali».


E non è tutto: egli scoprì anche, con sua grande sorpresa, che i templi più antichi rivelavano conoscenze astronomiche più sofisticate rispetto a quelli posteriori, poiché erano fatti per osservare e venerare non solo la nascita o il tramonto del Sole, ma anche delle stelle.
Il santuario più antico, inoltre, faceva pensare a un culto misto Sole-Luna che si spostava verso un obiettivo equinoziale, ovvero solare. Quel santuario equinoziale, scrisse, era il tempio di Eliopoli (“Città del Sole» in greco), il cui nome egizio, Annu, era citato anche nella Bibbia, con la forma «On». Lockyer calcolò che la combinazione tra l’osservazione del Sole, la periodica ricomparsa della stella più lucente, Sirio, e la piena annuale del Nilo - una triplice congiunzione sulla quale si fondava il calendario egizio - indicava che al tempo degli Egizi il cosiddetto Punto Zero era collocato verso il 3200 a.C.

Il tempio di Annu, come sappiamo dalle iscrizioni egizie, conteneva il Ben-Ben (“Uccello Pyramidion»), che si riteneva essere la parte conica superiore della «Barca celeste» con la quale il dio Ra era venuto sulla Terra dal «Pianeta di milioni di anni».
Questa reliquia, che di solito era conservata nel Sancta Sanctorum del tempio, veniva esposta al pubblico una volta all’anno, e ancora in epoca dinastica continuavano i pellegrinaggi al santuario per vedere e venerare il sacro oggetto.
Di quest’ultimo, purtroppo, nel corso dei millenni si sono perse le tracce; gli archeologi, tuttavia, ne hanno trovato una copia in pietra, nella quale si vede chiaramente il dio che si affaccia alla porta della capsula. Anche la leggenda della Fenice, il mitico uccello che muore e risorge dopo un certo periodo, è stata fatta risalire a questo tempio e al suo culto. Il Ben-Ben si trovava ancora al suo posto al tempo del faraone Pi-Anki (circa 750 d.C.):
è stata infatti rinvenuta un’iscrizione che narra di una sua visita al luogo sacro. Intenzionato a entrare nel Sancta Sanctorum per vedere l’oggetto sacro, Pi-Ankhi cominciò il rito offrendo abbondanti sacrifici all’alba nel cortile del tempio.
Entrò quindi all’interno del tempio e si prostrò davanti al grande dio. I sacerdoti recitarono poi una preghiera per la salvezza del re, affinché egli potesse entrare nel Sancta Sanctorum e uscirvi sano e salvo. Segui poi la cerimonia del lavaggio e della purificazione del re: egli venne cosparso d’incenso e preparato a entrare nello spazio chiamato “la Camera della stella».
Gli vennero dati fiori rari e rami di piante che egli avrebbe dovuto offrire al dio mettendoli davanti al Ben-Ben.
Il re salì quindi i gradini che portavano al «grande tabernacolo» che conteneva l’oggetto sacro. Arrivato in cima, aprì le porte del Sancta Sanctorum «e vide il suo antenato Ra all’interno del Ben-Ben». Allora si fermò, chiuse le porte dietro di se e vi pose sopra un sigillo d’argilla sul quale impresse il suo emblema.
Quel tempio di Eliopoli, purtroppo, non è sopravvissuto ai millenni, ma gli archeologi hanno trovato quello che potrebbe rappresentarne una copia posteriore: si tratta del cosiddetto TempioSolare del faraone Ne-user-Ra della V dinastia, che durò dal 2494 al 2345 a.C.
Esso sorgeva in un luogo che oggi si chiama Abusir, poco a sud di Giza e delle sue grandi piramidi, ed era formato sostanzialmente da una grande terrazza sopraelevata sopra la quale, all’interno di un grande recinto, vi era una grossa piattaforma che sosteneva un oggetto massiccio, a forma di obelisco (fig. 15).
Una rampa, sormontata da una struttura coperta illuminata da una serie di finestre sul soffitto, collegava l’ingresso del tempio con una enorme porta che si affacciava sulla vallata sottostante.
La base inclinata di questa sorta di obelisco era rialzata di una ventina di metri rispetto al livello del cortile del tempio; l’obelisco stesso, che forse era rivestito di rame dorato, era alto altri 36,5 metri.

IL BEN-BEN

(tratto da Le Astronavi Del Sinai di Zecharia Sitchin)

capitolo V

Su quale schermo televisivo gli Egizi avevano visto accadere queste cose, tanto da crederle tutte davvero possibili?


Il Ben-Ben
Poiché non risulta che avessero il televisore in casa, le loro conoscenze non possono che derivare da una testimonianza diretta: essi dovevano aver visto con i loro occhi il sito di lancio, le apparecchiature, e perfino gli astronauti. Solo che gli astronauti non erano terrestri che uscivano dal loro pianeta; erano piuttosto abitanti di un altro pianeta che venivano sul pianeta Terra.
Grandi amanti dell'arte, gli antichi Egizi dipingevano sulle loro tombe ciò che avevano visto e vissuto durante la vita terrena. I dettagliati disegni dei corridoi e delle camere sotterranee del Duat provengono dalla tomba di Seti I. Una raffigurazione ancora più strabiliante è stata trovata sulla tomba di Huy, viceré di Nubia e della penisola del Sinai durante il regno del famoso faraone Tut-Ankh-Amon. Decorata con scene di ambienti, oggetti e persone dei due
enitori di cui era viceré, la sua tomba ha tramandato fino a noi la vivida e realistica rappresentazione di una navicella spaziale: il corpo del veicolo è racchiuso in un silo sotterraneo, mentre la parte superiore, con il modulo di comando, è sopra il livello del terreno.
La navicella è suddivisa in più scomparti: in quello inferiore due persone armeggiano con tubi e leve; sopra di loro vi è una fila di strutture circolari. In sezione, si vede che il silo è circondato da celle tubolari che servono per lo scambio di calore o per qualche altra funzione legata al trasporto di energia.
Sopra il livello del terreno, la base'semisferica del piano superiore appare danneggiata, quasi bruciacchiata, forse dall'impatto con l'atmosfera della Terra.Il modulo di comando, grande abbastanza per contenere tre o quattro persone, ha una forma conica e diversi "fori di osservazione ".verticali sul fondo. La cabina è circondata da fedeli in adorazione, tra palme da dattero e giraffe.
La parte sotterranea è decorata con pelli di leopardo, e ciò fornisce un legame
diretto con alcune fasi del viaggio del faraone verso l'immortalità: la pelle di leopardo, infatti, era la veste simbolicamente indossata dai sacerdoti Shem durante la cerimonia dell'apertura della bocca e dagli dèi che trainavano il faraone attraverso «il sentiero segreto del luogo nascosto» del Duat. Tale simbolismo sembra dunque rafforzare la corrispondenza tra il viaggio del faraone e la navicella a razzo nel silo sotterraneo.
Come risulta evidente dalla lettura dei Testi delle Piramidi, il faraone, nel suo viaggio verso l'Aldilà eterno, compiva un percorso che riprendeva quello degli dèi. Ra e Seth, Osiride e Horus e altri dèi erano saliti al cielo in questo modo.
Tuttavia gli Egizi credevano che, prima ancora, con questa stessa barca celeste fossero scesi sulla Terra i primi Grandi Dèi.
Nella città di An (Eliopoli), il più antico centro di culto dell'Egitto, il dio Ptah costruì una struttura speciale, in cui tutto il popolo egiziano poteva vedere e onorare una vera capsula spaziale!
L'oggetto segreto - il Ben-Ben - era custodito nél'Het-Benben, il «tempio del Benben». Dal segno geroglifico che identificava il nome di questo luogo sappiamo che la struttura appariva come una massiccia torre di lancio al cui interno vi era un razzo puntato verso il cielo. Secondo gli antichi Egizi, il Ben-Ben era un grosso oggetto che, partito dal Disco Celeste, era poi arrivato sulla Terra,
Era la «Camera Celeste» con cui il grande dio Ra in persona era atterrato sul nostro pianeta; il termine Ben (letteralmente "ciò che fluì fuori") esprimeva anche i concettidi "splendere" e "puntare al cielo". Un'iscrizione posta sulla stele del faraone Pi-Ankhi (vedi H.K. Brugsch, Dictionnaire Géographique de l'Ancienne Egypte) così diceva: II re Pi-Ankhi salì alle stelle, verso la grande finestra, al fine di vedere il dio Ra nel Ben-Ben. Il re in persona-, da solo, spinse il chiavistello e aprì la doppia porta. Vide allora suo padre Ra nello splendido tempio di Het-Benben. Vide ilMaad, la barca di Ra; e vide Sektet, la barca dell'Aten.

RAFFIGURAZIONI FUORI DAL TEMPO

Perché questa antica opera d'arte contiene raffigurazioni di dischi volanti, aerei, elicotteri e dinosauri?



La storia del nostro pianeta è molto più complessa di quanto la maggior parte delle persone oserebbe immaginare. Secondo la versione comunemente accettata della storia che viene insegnata nelle scuole superiori e nelle università di tutto il mondo, l' uomo antico era una creatura molto semplice, con una conoscenza estremamente limitata. Purtroppo per coloro che promuovono questa versione imprecisa della storia, gli archeologi continuano a fare delle scoperte che contraddice le opinioni degli storici tradizionali . La verità è che nel mondo antico vi era una enorme quantità di opere frutto di un grande successo intellettuale. Ad esempio, basta considerare la Grande Piramide di Giza.
Si tratta di una vera e propria meraviglia tecnologica, una struttura imponente che era stata costruita con una tale straordinaria precisione che solo ora la tecnologia moderna sta cominciando a recuperare il ritardo che ci separa da quelle antiche conoscenze. Siamo ancora convinti che forse anche noi avremmo potuto costruire una struttura simile, se solo lo avessimo voluto, anche se effettivamente l'uomo moderno non ha mai costruito niente di simile. Come si vedrà in seguito, la Grande Piramide di Giza è ben lungi dall'essere l'unico esempio di tecnologia avanzata sviluppata nel mondo dell'antico Egitto. L'immagine di cui sopra ritrae un muro in un antico tempio egizio a Abydos. Guardate molto attentamente i geroglifici; cosa notate di strano? .



martedì 25 febbraio 2014

IL CASO CASH-LANDRUM

IL CASO

Quella sera, i testi stavano ritornando a casa in auto, quando alle 21, notano con stupore un oggetto luminoso che verrà da loro descritto come "un diamante luminoso o infuocato". All'inizio l'UFO si trovo' ad alta quota, ma poco dopo si abbasso' fino ad arrivare fino le cime di alcuni alberi, ad una distanza di circa 50 metri dai testimoni. I testi uscirono quindi dall'auto incuriositi, ma sia Colby che Vicky rientrarono quasi subito nell'auto, per la grande paura che gli mise il velivolo. Rimase fuori solo Betty ad osservare l'incredibile fenomeno. L'oggetto era indubbiamente affascinante, ad intervalli regolari l'UFO emetteva nella parte inferiore, delle grosse fiammate del tutto simili al fuoco. In oltre emetteva un calore molto intenso, ed era piuttosto luminescente, infatti i testi dovettero accendere il climatizzatore dell'auto, anche se fuori c'erano solamente 4°. L'UFO in oltre emetteva uno strano rumore, ed ogni volta che le fiamme dell'oggetto si spegnevano, questo scendeva verso terra, mentre quando si accendevano, l'UFO prendeva quota. Al contrario di questa sequenza, l'oggetto dopo qualche minuto prese quota, e si allontano' verso Sud-Ovest. Fu proprio in quel momento che i testi avvistarono anche una formazione di elicotteri neri, almeno 20, a doppia pala, senza segni di riconoscimento (verranno poi identificati come elicotteri di tipo CH 47-Chinook, un tipo di elicottero già avvistato svariate volte in avvistamenti di UFO). Gli elicotteri, come raccontato dai testimoni, sembravano intenti a circondare l'oggetto, anche se questi rimanevano sempre ad una certa distanza, forse perchè l'UFO era pericoloso.


Ricostruzione dell'UFO


Il luogo dell'incontro ravvicinato con l'UFO

E DOPO L'INCONTRO RAVVICINATO, I SINTOMI

Betty Cash, ripresasi dal tremendo shock, rientro' in auto, e disse ai due di non fare parola con nessuno, per paura di essere derisi, ripresero quindi il loro cammino, e si lasciarono presso la cittadina di Deyton. Ma neanche tornati a casa, che tutti e tre i testi iniziarono a risentire di problemi di salute. In particolare avevano, nausea, forti dolori di testa, una grossa sete, e soprattutto la crescita immediata di alcune pustole in diverse parti del corpo. Tra i tre testi, indubbiamente quella in condizioni peggiori era Betty Cash, visto che rimase vicino l'UFO per diversi minuti, senza allontanarsi. Lei al contrario di Vicky e Colby, stette male anche nei giorni successivi, ed in poco tempo perse anche i capelli (in seguito ricresciuti, ma mai come i suoi capelli originali prima dell'incontro con l'UFO). I sintomi continuarono, e si arrivo' dal vomito alla diarrea, fino ad uno stadio avanzato delle pustole sull'epidermide, che diventarono vesciche. Alla donna gli venne in oltre diagnosticato un tumore alla mammella, e venne quindi sottoposta ad un intervento di mastectomia. Alla fine tutti i testi decisero di ricoverarsi in ospedale, per capire cosa gli stava succedendo. Nei giorni successivi, le condizioni di salute non migliorarono, e fu proprio in quel momento che le due donne decisero di raccontare il tutto alla polizia.





LE INDAGINI UFFICIALI

A quel punto la polizia venne informata dell'accaduto, ed iniziarono le indagini ufficiali. Oltre agli agenti, anche alcuni gruppi ufologici interessanti al fatto, decisero di fare alcune ricerche in merito. Un fatto interessante, venne poi al dottor. John Shuesler, della McDonnel-Douglas, che insieme ad un equipe di dottori e ricercatori seguivano il caso. Riscontrarono quindi su tutti e tre i testi, sintomi molto simili ad esposizioni a radiazioni ultraviolette, raggi x e gamma. Altro dato interessante, fu quello in cui vennero rintracciati alcuni altri testimoni indipendenti, e che confermarono le dichiarazioni dei tre testi. In particolare, due poliziotti (tra cui Lamar Walker, testimone insieme a sua moglie), dichiarando che quella notte videro un oggetto luminoso a forma di diamente, ed anche diversi elicotteri neri. Venne inseguito anche contatto il centro aereo di Huston, confermando che nessun tipo di aereo civile era in volo quella notte, su nessuna contea Texana. Stessa cosa la dichiararono i militari.

Fatto curioso fu che 3 settimane dopo l'incidente, un gruppo di uomini con dei camion senza segni di riconoscimento particolari, quindi appartenenti a non si sa bene quale compagnia di lavori urbani, andarono sulla scena dove ci fu l'incontro ravvicinato con l'UFO. Questi avrebbero lavorato sulla strada, dove l'UFO rilascio un forte calore che l'avrebbe in parte rovinata. Infine questi sarebbero anche tornati qualche settimana dopo, ricoprendo la medesima strada con nuovo asfalto, per poi andare via.

LE IPOTESI

Le ipotesi in merito al caso, furono diverse, ma non si arrivo' mai alla verità. Si passava da un UFO nel senso di navetta aliena, ad un velivolo sperimentale del governo Americano. I testi erano propensi a credere più alla seconda ipotesi, ed infatti citarono in causa il governo USA, per essere stati la causa dei loro danni psicologici e fisiologici, e che per risarcire i danni dovettero pagare ai testi una somma di ben 20 milioni di dollari. Nel 1986, il caso venne archiviato, dopo un dibattito durato ben 6 anni, il tribunale a quel punto prese atto che nessun velivolo del genere era in mano al governo degli Stati Uniti, né che loro c'entravano qualcosa con il fatto in questione, sia direttamente che indirettamente agli eventi. In oltre il governo USA fu obbligato a rilevare ogni notizia in suo possesso al fine di stabilire la proprietà del misterioso velivolo. Altre ipotesi furono date per cercare di spiegare la natura dell'oggetto, fra cui quella relativa ad un certo tipo di prototipo di Space Shuttle a propulsione atomica, un mezzo in via sperimentale che ancora non era del tutto funzionante e affidabile.

La domanda di risarcimento danni inviata dalle due testimoni al governo USA.

LE LUCI DI MARFA



Le Luci Marfa di sono chiamate cosi' per la loro posizione vicino alla città di Marfa,Texas. Marfa è una piccola comunità di allevatori di bestiame che si trova sull' altopiano desertico di Chihuahua nel Trans-Pecos nella zona del Texas occidentale.





L'economia locale e' supportata per lo più dall'allevamento di bestiame e più recentemente dal turismo; la cittadina è circondata da vaste montagne ed è la più alta città incorporata del Texas '.
Marfa è conosciuta soprattutto per le sue famose e misteriose luci e per le riprese del classico film "Giant", con Rock Hudson, Elizabeth Taylor, Dennis Hopper e James Dean.
Le misteriose luci di Marfa appaiono tutt'ora e sono ancora di origine origine sconosciuta come lo erano quando sono state viste dai primi coloni che guidavano le loro greggi nella zona di Marfa nel 1883.
Qual'e' la loro origine?
Tutt'ora il mistero non è stato ancora risolto.
Robert Ellison era giunto a Marfa nel 1883 ed era diretto verso ovest alla guida della sua mandria.
La seconda notte, mentre era accampato appena fuori Passo Paisan, aveva visto delle strane luci in lontananza e in un primo momento, aveva temuto che fossero fuochi di segnalazione Apache.Il signor Ellison dopo aver visto quelle luci perlustro' la campagna a cavallo convincendosi che le luci non erano provocate dall'uomo. Anche altri coloni affermarono di aver visto quelle luci affermando di non essere stati in grado di identificarne l'origine.
Le luci di Marfa segnalate risultavano avere le dimensioni da 1a10 metri di diametro,dalla forma sferica e di colore rosso-arancio.
Esse sono state osservate mentre variavano la loro dimensione e volavano a velocità elevate e quali sono state catturate da numerose fotografie e riprese video. Le luci di Marfa sono generalmente considerate innocue,sospettate persino di aver aiutato un uomo che si era perso durante una bufera di neve, fornendo calore e guidandolo verso casa. Le luci fantasma apparivano in molti modi diversi ed alcune personegiurano di averle viste mentre si dividono per formare sfere separate di luce.
Altri sostengono di averle viste spostarsi verso l'alto e verso il basso, in modo ondulatorio. Tutti concordano sul fatto che a volte si manifestavano gradualmente come una stella, per poi aumentare notevolmente d'intensità.
Gli scienziati hanno fatto numerosi tentativi per risolvere il mistero. Nel 1947, Fritz Kahl, un locale veterano di guerra e pilota, aveva tentato invano di inseguire le luci con un aereo, ma senza ottenere alcun risultato.
Nel 1975, Fritz Kahl aveva fatto un altro tentativo, questa volta con una squadra che comprendeva degli osservatori a bordo di una jeep e alcuni aerei.
Il gruppo di cacciatori delle "luci fantasma di Marfa", come veniva chiamato, era costituito da un centinaio di osservatori suddiviso tra i due punti di osservazione, uno a Passo Paisan e l'altro all'ingresso del vecchio presidio del County Airport.
I ricercatori, utilizzarono degli aerei, strumenti di rilevazione,apparecchiature radio multi-banda e circa una mezza dozzina di squadre di ricerca.Alcuni credono che le luci non sono altro che delle luci ad alta potenza provenienti dagli allevamenti della zona o dei fari delle automobili che si riflettono nei dintorni, ma questo non spiega perché le luci sono stati riportate in un periodo prima ancora che l'elettricità o veicoli avrebbe raggiunto e collegata la zona di Big Bend.
Per vedere le luci di Marfa basta recarsi sulla Highway 90, la strada principale del dipartimento del Texas che sii trova a nove km a est di Marfa.
Gli osservatori delle luci fantasma possono sostare nella zona e scrutare l'orizzonte verso sud-ovest,guardando verso Chinati Peak e utilizzando una lontana luce rossa come marcatore proveniente da una torre; si può essere certi che qualsiasi luce a destra del marcatore, che appare e scompare, è una luce fantasma Marfa.

UFO DI STEPHENVILLE





Non si sa come mai, ma di queste notizie ci viene dato conto sempre con un certo ritardo. Eppure, letta così come ce la descrivono le agenzie di stampa internazionali e non, una notizia così dovrebbe far fermare le rotative in tutto il mondo.


A quanto pare dunque sembra che decine di abitanti di Stephenville (dunque non il solito pazzo visionario, cioè una persona singola) una cittadina del Texas, sostengano di aver visto un ufo la notte dell'8 gennaio passare sopra le loro case. L' oggetto volante non identificato era luminosissimo ed era lungo almeno un chilometro e mezzo, e largo 800 metri.

Lo hanno visto, tra gli altri, un pilota con regolare brevetto di volo e un poliziotto, che giurano, cosi' come i loro concittadini, che quella notte sul deserto intorno a Stephenville e' passato "qualcosa che al cento per cento non era terrestre".

La testimonianza degli abitanti di Stephenville e' stata raccolta da alcuni media americani, che oggi dedicano all'Ufo del Texas ampi servizi. "Sono contento che anche altri dicano la stessa cosa - ha detto il macchinista Ricky Sorrell, che sostiene di aver visto l'oggetto metallico volare ad una altezza di un centinaio di metri da terra - perche' altrimenti la gente pensa che io sia pazzo. Invece quella cosa l'ho vista davvero".

La stessa descrizione di Sorrell l'hanno fornita altri abitanti di Stephenville, come Steve Allen, un commerciante con la passione del volo e dotato di regolare brevetto: "Tutti coloro che l'hanno visto, come me, si chiedono cosa possa essere. Perche' era enorme, era luminoso ed era una cosa che nessuno aveva mai visto. Io dico che al cento per cento non era una cosa terrestre".

Anche l'agente di polizia Lee Roy Gaitan ha dichiarato di avere osservato a lungo con il suo binocolo l'oggetto volante passato sopra Stephenville: "Di sicuro quella 'cosa' non era un aeroplano. Mai visto niente di simile. Sara' stato qualche oggetto militare, o almeno me lo auguro".

ALCUNE TESTIMONIANZE DI PILOTI CIVILI E MILITARI

Alcune testimonianze di piloti civili e personale militare


tratto da The Disclosure Project
post a scopo divulgativo senza fine di lucro,ai sensi art.2 comma 1-bis, art. 70 del Fair Use
L'avvistamento del Capitano Massimo Poggi pilota di 747 per l’AlitaliaIl Capitano Poggi è pilota di 747 per l’Alitalia. Egli riferisce di un evento in cui durante un volo da San Paolo a Roma nel luglio del 1999, ha avvistato un alone luminoso verde sfrecciare a soli 500 metri, sotto il suo 747.


Il velivolo ha sobbalzato improvvisamente quando questo UFO gli è passato sotto. Durante questa esperienza rumori molto acuti di energia statica si sono verificati nelle sue cuffie.
In un’altra occasione, in volo sopra Torino, Italia, nel 1992, ha osservato una sfera ellittica molto lontana, mantenere la stessa posizione rispetto alle nuvole, come se fosse stazionaria. Vide questo UFO attraverso un telescopio. Dopo averne parlato brevemente con il suo co-pilota, ha guardato indietro e l’oggetto se ne era andato.

Testimonianza del Capitano Robert Salas
Il Capitano Salas si è laureato alla Accademia Air Force ed ha trascorso sette anni in servizio attivo, dal 1964 al 1971. Egli ha lavorato anche alla Martin Marietta ed alla Rockwell ed ha trascorso 21 anni presso la F.A.A. Nell’Air Force è stato controllore del traffico aereo ed ufficiale di lancio di missili come pure ingegnere sui missili Titan 3.
Egli ha testimoniato circa un incidente UFO avvenuto la mattina del 16 marzo 1967, durante il quale 16 missili nucleari divennero simultaneamente non operativi in due diversi impianti di lancio, dopo che il personale di guardia aveva avvistato degli UFO sorvolare la zona.
L’Air Force non riuscì ad identificare questi oggetti, che erano ad una distanza di soli 30 piedi.
L’Air Force effettuò ampie indagini sugli incidenti e non trovò una possibile causa. Durante un briefing sull’incidente, un ufficiale dell’Ufficio Investigazioni Speciali dell’Air Force gli
chiese di firmare un modulo di non divulgazione e disse di non parlare del caso con nessuno, nemmeno con la propria famiglia o altro personale militare. In un momento della Guerra Fredda, durante il quale minori anomalie tecniche venivano comunicate apertamente al personale, questo incidente non è stato divulgato fino ad oggi e questo, per il Capitano Salas, è molto insolito.

Testimonianza del Sig. Don Bockelman, Esercito degli Stati Uniti
Il Sig. Bockelman era un tecnico elettronico di lancio dell’esercito americano. Egli è stato addestrato anche come analista di sistemi ed ha lavorato sui missili Nike Hercules. Per due anni ha lavorato per la Honeywell, alla costruzione di siluri nucleari.
Il Sig. Bockelman ha potuto ascoltare numerosi resoconti di prima mano, provenienti da vari operatori radar, su avvistamenti di obiettivi estremamente veloci che si spostavano a
3.500 miglia orarie. Alcuni di questi compivano impossibili e strette virate. Una volta ha assistito al tentativo di abbatterne uno con un missile da difesa aerea, nei pressi di Mount Vernon, WA.

Testimonianza del Tenente Bob Walzer, Esercito degli Stati Uniti

Il tenente Walzer era 2° tenente nell’esercito. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, ha visto in un laboratorio NASA (a quel tempo NACA) un velivolo di 30 piedi a forma di disco, proveniente dalla Germania per essere studiato. In un’altra occasione stava pilotando l’aereo di una stazione televisiva, quando un oggetto a forma di disco è sopraggiunto da ovest.
Egli aveva con sé la sua macchina fotografica ed è salito a 12.000 piedi per scattare alcune foto di quest’oggetto.
Dopo l’atterraggio, ha sviluppato ed ingrandito le immagini e la cosa si è rivelata essere un oggetto argenteo a forma di pallone da football con punti a ciascuna estremità. Il suo filmato gli è stato successivamente sottratto, in circostanze molto insolite.
Nella sua testimonianza parla anche di una volta in cui egli era ad una cena, a tarda notte, nei pressi di Fort Campbell, in Kentucky, ed ha ascoltato alcune conversazioni di poliziotti militari che parlavano di un disco volante atterrato accanto ad una fattoria; la polizia militare era stata inviata in quel posto per isolare la zona. Erano presenti alcune creature che avevano spaventato il proprietario della fattoria, che aveva aperto il fuoco contro di esse.

Testimonianza del Capitano Robert Salas
Il Capitano Salas si è laureato alla Accademia Air Force ed ha trascorso sette anni in servizio attivo, dal 1964 al 1971. Egli ha lavorato anche alla Martin Marietta ed alla Rockwell ed ha trascorso 21 anni presso la F.A.A. Nell’Air Force è stato controllore del traffico aereo ed ufficiale di lancio di missili come pure ingegnere sui missili Titan 3.
Egli ha testimoniato circa un incidente UFO avvenuto la mattina del 16 marzo 1967, durante il quale 16
missili nucleari divennero simultaneamente non operativi in due diversi impianti di lancio, dopo che il personale di guardia aveva avvistato degli UFO sorvolare la zona. L’Air Force non riuscì ad identificare questi oggetti, che erano ad una distanza di soli 30 piedi.
L’Air Force effettuò ampie indagini sugli incidenti e non trovò una possibile causa. Durante un briefing sull’incidente, un ufficiale dell’Ufficio Investigazioni Speciali dell’Air Force gli chiese di firmare un modulo di non divulgazione e disse di non parlare del caso con nessuno, nemmeno con la propria famiglia o altro personale militare.
In un momento della Guerra Fredda, durante il quale minori anomalie tecniche venivano comunicate apertamente al personale, questo incidente non è stato divulgato fino ad oggi e questo, per il Capitano Salas, è molto insolito.

Testimonianza del Tenente Colonnello Dwynne Arneson, Aeronautica degli Stati Uniti (in pensione)
Il Tenente Colonnello Arneson ha trascorso 26 anni nell’USAF. Possedeva un livello di sicurezza oltre il Top Secret SCI-TK (Special Compartmented Tango Kilo). Ha lavorato come analista di sistemi per computer alla Boieng ed è stato il Direttore della Logistica a Wright Patterson AFB.
In un dato momento è stato Ufficiale addetto alla crittografia per l’intera AFB di Ramstein in Germania e mentre era lì, un giorno, ricevette un messaggio classificato che riferiva di un UFO schiantatosi a Spitsbergen, in Norvegia.
Mentre era di stanza a Malmstrom AFB, in Montana, vide un altro messaggio che riferiva che un UFO metallico e circolare era stato visto stazionare nei pressi dei silos missilistici e che tutti i missili erano andati off line, in modo da non poter essere lanciati.

Testimonianza del Professor Robert Jacobs, luogotenente dell’ Aeronautica degli Stati Uniti

Il Professor Jacobs è un rispettato professore di una delle principali università degli Stati Uniti. Nel 1960 egli era nell’Air Force. Era il responsabile della strumentazione ottica ed il suo lavoro era di filmare i test balistici di missili lanciati dalla Base Aerea di Vandenberg, in California.
Nel 1964, durante il primo test di un missile che avevano filmato, rimase impresso sulla pellicola un UFO che volava proprio accanto allo stesso missile.
Lo descrive come due piattini uno sull’altro con mezza palla da ping pong nella parte superiore. Il filmato mostrava un fascio di luce, indirizzato dalla palla verso il missile. Questo è successo quattro volte, da quattro diverse angolazioni, mentre il missile era a circa 60 miglia di quota e viaggiava da 11.000 a 14.000 miglia all’ora.
Il missile è uscito fuori, nello spazio, e l’UFO è scomparso. Il giorno successivo egli mostrò il film al suo comandante che gli chiese di non parlarne. Se la storia fosse venuta fuori non avrebbe mai dovuto dire che l’UFO aveva colpito il missile con il suo laser.
Jacobs pensò che la richiesta fosse insolita perché, nel 1964, i laser erano ancora prodotti solo in laboratorio, ma nondimeno accettò e non ne ha più parlato per 18 anni.
Anni più tardi, dopo un articolo uscito sul filmato, il professor Jacobs cominciò a ricevere telefonate moleste, nelle prime ore del mattino. La sua cassetta postale fu fatta esplodere di fronte a casa sua.

LA BASE SEGRETA DI DUGWAY



raggio luminoso visto da Rosenfeld tagliare il cielo

Già da un po' si era alzato il polverone e a quanto pare non erano storielle campate in aria. Concentriamo la nostra attenzione sulla base aerea di Dugway, nello Utah. A quanto pare l'Area 51 sarebbe oramai solo uno specchietto per le allodole, per tenere lontano da occhi indiscreti il nuovo luogo dove parte (se non tutti) degli esperimenti un tempo eseguiti nella famosa area sono stati trasferiti. A quanto pare però i presunti esperimenti segreti sarebbero tenuti da enti privati e non dal governo. Davvero un'altra bella trovata e spiego il perchè. Il 4 luglio 1966 è stata istituita la FOIA(Freedom of information act), legge della libertà di informazione. E' una legge emanata dal presidente Lyndon B. Johnson, che impone alle amministrazioni pubbliche una serie di regole per permettere a chiunque di sapere come opera il governo federale, comprendendo l'accesso totale o parziale a documenti classificati. Logicamente gli appaltatori privati non sono tenuti a rispettare tale legge continuando a mantenere il totale segreto. Paula Thomas l’addetta stampa nega attività ufo, ma ammette che molte volte gli viene posta questa domanda. Dugway è attualmente diventato un complesso militare notevolmente più importante dell’Area 51. Ci sono interessanti testimonianze sulla attività della base. Lee Davidson, un giornalista del Desert News che la studia e la osserva da 30 anni ammette le strane attività che avvengono. "Nel periodo della guerra fredda"-afferma Davidson- "venivano testate armi battereologiche. Grazie alla legge sulla libertà di informazione si è scoperto che durante la seconda guerra mondiale si effettuavano esperimenti su cavie umane..esattamente…Il pentagono in alcuni documenti dice di fidarsi degli abitanti dello Yutah, e per questo di non aspettarsi eventuali problemi". Addirittura alcuni testimoni hanno affermato di avere visto mezzi militari trasportare navette spaziali. Da qualche anno la base è in espansione e la spiegazione ufficiale è che ci sono sempre più compagnie che vogliono fare test, ma l’espansione avveniva anche prima di ciò... quindi qual è la verità?Spingersi oltre per saperne di più sarebbe un suicidio..i cartelli indicano di stare alla larga, "zona di impatto degli Stati Uniti". Un'altra importantissima testimonianza proviene da un ex agente di polizia, Bob Ward, riguardo l' avvistamento di un ufo nella parte occidentale della base nel 2004. "Verso mezzanotte uno degli abitanti della zona bussò alla porta"-racconta ward- "chiedendomi di aiutarlo con l’auto. Alzai lo sguardo e vidi un velivolo illuminato a 300 m di altezza, a 20 km/h, aveva sei luci ed era di circa 25m. Andai a prendere una torcia e l’accesi per 20secondi, il velivolo inverti la rotta e si diresse verso di noi… Questo rivela che non poteva essere un pallone sonda perché reagì alla luce puntatagli contro. Circa 30 secondi dopo apparvero 2 f16. Se fossero stati la scorta del veicolo sarebbero volati vicino a lui, invece i caccia inseguivano l’oggetto. Nella stessa zona" -continua il testimone-" ho trovato due carcasse di cavalli decapitati. Le lesioni erano nette e non c’era traccia di sangue vicino alle carcasse. Mancavano gli occhi e le labbra". Anche Dave Rosenfeld, ufologo, vide un raggio luminoso(nella foto) penetrare una nuvola, una probabile arma antisatellite degli Stati Uniti. Oppure un richiamo per gli ufo? Paula Thomas contattata dopo l’episodio ha negato tutto e poi invece ha cambiato versione dicendo che c’erano degli appaltatori che facevano esperimenti. L’ufo visto da Bob, il raggio visto da Dave, i cavalli decapitati, l’espansione della base sono avvenuti tutti nello stesso periodo, senza contare altre testimonianze che hanno affermato di aver visto oggetti scomparire nel sottosuolo della base. Ipotesi plausibile dato il controllo che c'è oggi grazie alle riprese dei satelliti. Il mistero continua ad infittirsi ed intricarsi, ma niente può essere nascosto per sempre...

I segreti della base chiamata Dugway



Nella sperduta regione occidentale dello Utah si estende una installazione militare più grande dello stato del Rhode Island. Nonostante le dimensioni immense, la sua presenza e' tenuta nascosta alla maggior parte del pubblico.




Lo scopo dichiarato della base sarebbe quello di sviluppare difese contro gli attacchi chimici, radiologici e biologici contro gli Stati Uniti.
Una recente indagine ha scoperto il vero scopo non riconosciuto della base che potrebbe essere di importanza cosmica. Segnalazioni di arresti, incidenti e strani avvistamenti UFO nelle vicinanze della base abbondano.
In questa struttura era stato conosciuto un imprenditore del governo per essere stato coinvolto in segreto nello studio dei detriti di un UFO crash.
In un'ammissione sorprendente fatta prima della sua recente scomparsa, un alto ufficiale della Air Force Base di Wright-Patterson ha confessato che questo è il luogo in cui sono conservati i cadaveri di alcuni alieni.
Fondata nel 1942, Dugway Proving Grounds è una struttura al servizio di tutti i rami delle forze armate statunitensi (e probabilmente delle sue agenzie di intelligence.)
E 'strategicamente circondata da tre imponenti catene montuose.
Le sue dimensioni enormi, nascosta e sicura grazie alla distanza di isolamento ne fanno un luogo ideale per i "testing" segreti di molti tipi.
In realtà si è ipotizzato che nella base di Dugway si sono svolte ricerche e studiati gli effetti biologici, chimici e radiologici di molteplici sostanze presenti sulla terra.
A questo proposito, la base di Dugway ha una lunga storia di rilevanza locale circa gli effetti nocivi dei loro test su "agenti" mortali per l'ambiente, la salute umana e animale. Recentemente l'impianto è stato messo sotto "blocco" per via della scomparsa di una fiala di un "agente nervino estremamente tossico" che è stato successivamente recuperato.
Il ricercatore David Rosenfeld residente nell'Utah gestisce un sito web che include una sezione di grandi dimensioni contenente i documenti sugli UFO che sono stati osservati, filmati e fotografati all'interno dello Stato dello Utah.
Dal 1996 ha catalogato centinaia di foto, video e avvistamenti di velivoli veramente anomali.
David Rosenfeld è uno dei coraggiosi ricercatori poco celebrati nell'ufologia.
Egli ha inventariato instancabilmente i fenomeni nella sua stessa regione del paese,dimostrando chiaramente che la base di Dugway è un "covo" virtuale di tale attività aerea anomala.Vale la pena visitare il suo sito per saperne di più su un luogo ove gli avvistamenti UFO non sono generalmente considerati dai media.

domenica 23 febbraio 2014

L’antica città sommersa di Shi Cheng: alla scoperta dell’Atlantide cinese

Il lago Qiandao in Cina è un luogo lussureggiante di acque cristalline, isole esotiche e foreste tropicali. Ma è nelle sue profondità che si nasconde il vero gioiello: un sito millenario la cui scomparsa risale a poco più di cinquant'anni fa, proprio a causa della creazione del bacino idrico. Oggi si può partecipare a immersioni esploratrici per scoprire questi luoghi dimenticati.


La Cina è ricca di leggende legati ad antichi territori, ma questa particolare leggenda di cui vi narriamo oggi ha una forma reale e concreta: sotto le acque del lago Qiandao si trova un’antica città sommersa. Shi Cheng, o la Città dei Leoni, è oggi meta di un nuovo turismo all’interno della provincia di Zhejiang, nell’est cinese. Un turismo che attira numerosi sub che, novelli Indiana Jones con le bombole, si tuffano per esplorare le meraviglie di questo sito millenario, collocato a una profondità tra i 22 e i 40 metri. La sparizione di questi luoghi è però un evento abbastanza recente. Il Qiandao è infatti un lago artificiale, creato come riserva idrica per la stazione idroelettrica sul fiume Xin’an. Con la sua creazione la città di Shi Cheng è scomparsa dall’oggi al domani, e altrettanto velocemente è stata dimenticata. Fino alla sua riscoperta.

Ma andiamo con ordine. Ai piedi del monte Wu Shi, o Montagna dei Cinque Leoni, esistevano due floride città. Shi Cheng prendeva il nome proprio dalla montagna: fu fondata nel 621 durante la dinastia Tang (618-907) ed era un importante centro politico, economico e culturale. Vicino, sorgeva un’altra città ancora più antica: He Cheng, la cui fondazione risale al 208 durante la dinastia Han (25-200), ed era un florido porto lungo il fiume Xin’an. Le due città sono esistite per secoli fino a quando, nel settembre del 1959, il governo cinese decise che occorreva una nuova centrale idroelettrica e un attiguo bacino per fornire l’energia alla città di Hangzhou: la capitale della provincia di Zhejiang, infatti, era in continua crescita. Fu così che la valle venne allagata per creare questo lago artificiale: oltre a Shi Cheng e He Cheng vennero sommerse altre 27 città, 1.377 villaggi e oltre 20.000 ettari di terreni agricoli. Circa 290.000 persone dovettero lasciare le loro case. Le due antiche città vennero completamente dimenticate.



Il lago Qiandao, d’altro canto, divenne un luogo di enorme attrazione turistica. La vista sul bacino d’acqua è uno dei motivi principali. A perdita d’occhio si diffondono infatti migliaia di isole: 1.078 le più grandi, più un altro migliaio di isolotti sparsi. Per questo il luogo è popolarmente conosciuto come Lago delle Mille Isole. Il lago è famoso per le sue acque cristalline, che per buona parte sono anche potabili: è infatti qui che si produce una nota marca d’acque minerali cinese, dalle proprietà specifiche. L’intero panorama è circondato per lo più da lussureggianti foreste tropicali, e le isole stesse rappresentano un’attrazione esotica: tra queste sono popolari l’Isola degli Uccelli, l’Isola delle Scimmie e figurano anche nomi strambi come l’Isola che Vi Ricorda della Vostra Infanzia.


Tale potenziale turistico non poteva non essere sfruttato. Qualcuno si ricordò delle antiche città sommerse e fu così che nel 2001, dopo più di quarant’anni, una spedizione di sommozzatori partì alla ricerca. La spedizione fu fortunata: la cinta muraria apparve in tutta la sua interezza e venne persino riportato un mattone in superficie. La scoperta fu denunciata alle autorità locali, e vennero condotte ulteriori ricerche. Fu così che l’intero nucleo urbano delle due città apparve intatto, come fossilizzato nel tempo. L’acqua aveva preservato il sito dagli agenti atmosferici e persino le scalinate di legno erano intatte.


Nel 2005 vennero scoperte altre tre città sommerse. A un certo punto della faccenda se ne occupò il Chinese National Geography (rivista mensile simile al National Geographic americano), che organizzò la sua spedizione e ritornò in superficie con delle foto sensazionali. L’eccitazione per la scoperta era palpabile, ma ci si cominciava a porre il problema di come preservare il sito, prima ancora che farlo diventare un’attrattiva turistica. Lo scopo principale rimaneva infatti quello di guadagnare dalla scoperta. Tanto è vero che venne costruito un sottomarino a uso civile capace di trasportare 48 passeggeri. Ma nonostante l’ingente spesa affrontata (6.36 milioni di dollari) non venne mai utilizzato: si temeva infatti che le forti correnti causate dal suo movimento avrebbero potuto danneggiare gli edifici.



L'UFO DEL VULCANO POPOCATEPETL








Molte persone sono convinte che nella bocca del vulcano messicano ci sia un vero e proprio stargate, attraverso il quale veicoli di origine non terrestre transitano indisturbati. Gli avvistamenti hanno creato abbastanza clamore tanto da spingere il governo messicano a tentare di fornire una spiegazione ufficiale e plausibile del misterioso fenomeno.
La Segreteria del Governo (SEGOB) e la Protezione Civile Nazionale (CENAPRED) hanno diramato una nota informativa sulle immagini del 25 ottobre 2012 riprese sul vulcano Popocatepetl, nelle quali è possibile osservare un gigantesco oggetto luminoso tuffarsi all'interno del cratere.

Secretaria de Gobernación (SEGOB) Sistema Nacional de Protección Civil CENAPRED
Alle 22:44 del 25 ottobre 2012, la telecamera del CENAPRED, che si trova presso la stazione di monitoraggio continuo Altzomoni del vulcano Popocatepetl, ha registrato la manifestazione e il transito di un segnale luminoso, intensamente luminoso, nel quadrante in alto a sinistra dell'immagine, che si muove a grande velocità, aumentando la sua luminosità e, a quanto pare, introdursi nel cratere del vulcano. La presenza di questo segnale luminoso nell'immagine ha una durata di circa 3 secondi.




La telecamenre del CENAPRED presso Altzomoni si trova a 11 chilometri dal cratere del vulcano Popocatepetl e a pochi metri di distanza dal punto in cui la società Televisa ha installato una sua telecamera sulla quale sono state registrate immagini simili che sono state poi ritrasmesse sul “Noticiero con Joaquin Lopez Doriga”, programma andato in onda nella notte di venerdì 25 ottobre 2012.


Va sottolineato che le differenze di forma, lunghezza, ombra e luminosità tra le immagini del CENAPRED e quelle di Televisa sono dovute ai particolari aspetti tecnici di ciascuna attrezzatura, soprattutto alla loro differente risoluzione. Inoltre, l'angolo visuale delle immagini del CENAPRED è molto più ampio, mentre la attrezzatura di Televisa sono molto più sensibili alla luce.
Durante la discesa del segnale luminoso, nessuna delle stazioni di monitoraggio del vulcano ha registrato significativi eventi sismici. Le registrazioni non mostrano alcuna variazione che potrebbe essere associata al possibile impatto di un oggetto all'interno del cratere o nelle sue vicinanze.
Il comportamento eruttivo del vulcano Popocatepetl, nei giorni successivi all'evento, è rimasto entro i parametri normali. Il sistema di monitoraggio sismico registra, normalmente, tra i 35 e i 70 eventi al giorno. Questi eventi sono di bassa-media intensità, con emissioni di vapore acqueo, gas e piccole quantità di cenere. Il 25 ottobre sono stati registrati 45 eventi di intensità moderata. L'evento più rilevante è stato registrato immediatamente prima dell'avvistamento dell'oggetto luminoso, alle ore 20:42.




Il vulcano ha emesso uno sbuffo di vapore acqueo e gas in direzione sud-ovest, con un aumento dell'incandescenza poco al di sopra del cratere, fenomeno che è stato possibile osservare in modo costante per tutta la notte.
Le differenze tra le due telecamere è significativo, poichè il campo visivo più ampio delle immagini del CENAPRED consente all'osservatore di vedere l'apparizione del segnale luminoso e l'aumento progressivo della sua luminosità, mentre nelle immagini di Televisa, l'oggetto ha già raggiunto il suo massimo splendore quando entra nel cratere.
Si deve anche considerare che entrambe le telecamere sono impostate in modalità “visione notturna”, caratteristica che rende gli strumento particolarmente sensibili in condizione di scarsità di luce, saturando i pixel di luce intensa, esagerando le sue dimensioni. Questo potrebbe spiegare la strana forma rettangolare del segnale luminosità al massimo del suo splendore.
Un'osservazione dettagliata delle immagini, ci permette di affermare che l'oggetto non sembra entrare nel cratere. Piuttosto, il segnale sembra muoversi molto più indietro al cratere. La sua comparsa nella parte superiore dell'atmosfera, al sua traiettoria e l'aumento della sua luminosità permettono di ipotizzare che si tratti di un meteorite particolarmente brillante, noto anche come bolide (a quanto pare doveva essere bello grosso stò meteorite! n.d.N.).
Nel periodo dell'anno nel quale è avvenuto l'avvistamento, avvengono due “piogge meteoritiche”. In primo luogo, le Orionidi, attive dal 2 ottobre al 7 novembre, raggiungendo nella notte del 20 ottobre il picco di circa 25 meteoriti all'ora. In secondo luogo, le Tauridi, attive dal 1° ottobre al 25 novembre, con un picco di 5 meteoriti all'ora nella notte del 5 novembre. I nomi dati a questi fenomeni sono dovuti alle traiettorie seguite dai meteoriti che sembrano originarsi dalle regioni di cielo delle costellazioni di Orione e del Toro.
Le Orionidi tendono ad essere meteoriti che entrano nell'atmosfera terrestre ad alta velocità e sono di piccole dimensioni (quanto i granelli di sabbia), producendo una serie di scie luminose che durano meno di un secondo. Le Tauridi, invece, sono costituite da frammenti un pò più grandi (come la ghiaia) e si muovono più lentamente, generando spesso bolidi, vale a dire meteoriti molto luminosi (possono superare la luminosità di Venere) che viaggiano per alcuni secondi prima di consumare se stessi. La traiettoria dell'oggetto visibile nella fotocamera di Altzomoni coinciderebbe con quella che potrebbe essere originata da un Tauride.
Di seguito è possibile osservare la sequenza di immagini scattate dalla telecamera del CENAPRED, una ogni 25 secondi, dove si può osservare il bolide dalla sua comparsa, fino a quando scompare dietro (o dentro?) il vulcano. Considerando che il cratere ha un'ampiezza di 800 metri, la scia del bolide luminoso non supera i 200 metri apparenti di lunghezza. La sua traiettoria, leggermente inclinata da sinistra a destra, proverebbe la sua origine dalla costellazione del Tori, che in quel momento è visibile all'orizzonte.



L'immigine generata dal programma Stellarium 0.7.1. mostra la mappa del cielo sopra Altzomoni il 25 ottobre alle ore 20:44. In giallo è segnata la traiettoria seguita dal bolide e in rosso l'estensione della sua traiettoria, verso il Toro vicino alle Pleiadi. La traiettoria curva è dovuta alla curvatura della volta celeste.



Conclusioni:
Secondo l'analisi effettuata dagli specialisti, questo evento non ha nessun rapporto con l'attività eruttiva del vulcano Popocatepetl. Al momento del contatto apparente tra l'oggetto e il cratere, nono sono stati registrati eventi sismici. Questo ci porta ad affermare che, mentre visivamente il fenomeno luminoso sembra entrare nel cratere, molto probabilmente sta viaggiando lungo una traiettoria molto più lontana alle spalle del vulcano. Questa affermazione è sostenuta dal fatto che nessuna delle quattro telecamere della rete di monitoraggio visivo che circonda il Popocatepetl ha registrato l'oggetto in questione dai loro rispettivi angoli di visuale.
Il segnale luminoso registrato dalle telecamere del CENAPRED e di Televisa, può essere associato ad un qualche evento astronomico, specificatamente un bolide della pioggia meteoritica delle Tauridi, date le sue caratteristiche e la sua traiettoria. Potrebbe, quindi, trattarsi di un meteorite entrato nell'atmosfera terrestre, lasciando una scia luminosa prodotta per attrito.
Non si può escludere la possibilità che l'oggetto sia un frammento di un satellite artificiale che ha lasciato una scia luminosa simile a quella di un meteorite quando entra in atmosfera. Tuttavia, entrambe le ipotesi richiedono una validazione esaustiva e un'analisi profonda da parte delle istituzione e degli esperti di astronomia e scienze dello spazio.

Allora? Cosa ne pensate? L'esaustiva spiegazione del governo messicano ha placato le vostre ansie contattiste e i vostri pruriti cospirativi? Non vi stupisce l'eccessivo zelo nel voler trovare una spiegazione a tutti i costi? Eppure, almeno due cose non tornano, o comunque sono state trascurate nel rapporto.
La prima riguarda le immagini registrate dalle telecamere del CENAPRED il successivo 14 novembre 2012, nelle quali il “segnale luminoso” sembra fuoriuscire dal cratere. Forse il meteorite ha cambiato idea e ha deciso di tornare in orbita?

sabato 22 febbraio 2014

LA MISSIONE SEGRETA APOLLO 20

La missione APOLLO 20 sicuramente e’ un argomento che ha sempre fatto tanto parlare di se’ , uno dei motivi di tanto successo e’ la scoperta di una astronave aliena sul lato oscuro della Luna:



Ufficialmente tutte le missioni “Apollo” che hanno portato l’uomo sulla luna si sono concluse con Apollo 17, ma esiste anche una teoria alternativa che è saltata fuori negli ultimi anni; le missioni Apollo potrebbero essere arrivate fino alla 20, le missioni successive sarebbero rimaste top-secret per via dell’obbiettivo da raggiungere. Lo scopo di Apollo 20, infatti, sarebbe stato quello di esplorare una navicella aliena, fotografata sul lato oscuro della luna negli anni precedenti dalla missione Apollo 17 . L’oggetto di 5 km di lunghezza era adagiato sul suolo del nostro satellite probabilmente da molte migliaia di anni, dato che a prima vista presentava fori riconducibili a bombardamenti di asteroidi e strati di polvere lunare depositatasi sulla nave nel corso degli anni. Ma sul nostro satellite non ci sarebbe stata solo una navicella, ma anche una vera e propria stazione spaziale, enorme, delle dimensioni di una città e probabilmente là da milioni di anni. Tutto è cominciato grazie alla rivelazione fatta da William Rutledge, un’astronauta a bordo dell’Apollo 20 che ora vivrebbe sotto copertura. Tempo dopo comparve pure un video, il video in questione è questo:




Apollo 20 fu lanciato il 16 Agosto 1976, a bordo del modulo lunare (identico a quello servito 4 anni prima per la missione che portò l’uomo per la prima volta sulla luna), vi erano: William Rutledge, Leona Snyder ed Alexi Leonov, cosmonauta sovietico. La destinazione della missione era il cratere “Iszak D” nel lato oscuro della luna, dove era adagiata la presunta navicella aliena e poco più distante da lì la stazione spaziale.

La missione durò circa 7 giorni, durante i quali gli astronauti esaminarono le rovine e la navicella, e scattarono centinaia di immagini. Dentro la navicella però ci fu la scoperta più clamorosa, il cadavere perfettamente ibernato di una extraterrestre femmina che soprannominarono “monnalisa”. I corpi in realtà sarebbero stati due, ma per motivi di spazio a bordo dell’Apollo-Soyuz e per permettere ai cosmonauti di prendere anche equipaggiamento e apparecchiature dalla nave, un corpo lo lasciarono lì dove era e scelsero quello meglio conservato. Della aliena in questione esiste anche un video che la mostra a bordo del LEM assieme agli astronauti della missione:





sabato 15 febbraio 2014

ANCORA SUI GIGANTI

scheletro-gigante-03.jpg

Nel giugno del 2011, la Pravda online rivela al mondo una notizia incredibile: un gruppo di archeologi ha rinvenuto una sepoltura misteriosa nella giungla dell’Africa Centrale, nei pressi della città di Kigali, Ruanda. All’interno del sepolcro sono stati trovati gli scheletri di creature umanoidi gigantesche.

Le 40 fosse comuni contenevano circa 200 corpi, tutti perfettamente conservati. Le creature erano alte circa 7 metri e le loro teste sembravano essere decisamente grandi e sproporzionate rispetto al resto del corpo.

In un primo momento, gli stessi archeologi ipotizzarono che si potesse trattare di visitatori provenienti da un altro pianeta, morti a causa di una catastrofe, ma nessun segno di atterraggio e dei rottami della navicella sono stati rinvenuti.

Questa non è la prima volta che l’Africa porta alla ribalta simili anomalie. Quando nel 1936, i due archeologi e antropologi francesi Marcel Griaule e Jean Paul Lebeuf videro i ritrovamenti della loro campagna di scavo, nell’attuale Ciad, non credettero ai propri occhi.

All’interno di alcuni tumuli funerari trovarono resti umani dalle dimensioni molto maggiori di quelle comuni.

Marcel Graule (1898-1956), fra l’altro, è lo stesso che ci ha fatto conoscere, per primo, qualcosa in più circa i Dogon: infatti, fu a capo di diverse spedizioni nel continente africano, dal 1931 al 1946, tra cui quella (che è ricordata come Missione Dakar-Gibuti) nella quale studiò l’incredibile cosmologia di quel popolo.



Giganti in Egitto
Ma già l’antico Egitto fa registrare alcune anomalie che potrebbero essere indizio dell’esistenza dei giganti. Non molto tempo fa, in una delle tombe egizie ritrovate nel sito di Saqqara, uno dei luoghi più antiche e più importanti della civiltà egizia, venne ritrovata la mummia di un uomo alto 2,5 metri. Non aveva il naso, nè le orecchie, e la sua bocca era molto ampia e non aveva lingua.

Secondo l’archeologo Gaston de Villars, l’età della mummia era di circa 4 mila anni. L’emigmatico personaggio fu sepolto alla stessa maniera di un nobile egiziano, circondato da oggetti domestici, cibo, opere d’arte, che avrebbero accompagnato il defunto nel viaggio verso l’aldilà. Tuttavia, come si è poi appurato, non tutti gli oggetti ritrovati nel sepolcro appartengono alla cultura egizia o addirittura a qualcuna delle culture umane.

Ad esempio, tra i reperti fu trovato un disco rotondo di metallo lucido ricoperto di strani personaggi, un costume di colore metallico con i resti di qualcosa di simile a calzature di plastica e alcune tavolette d pietra piene di immagini di stelle, pianeti e strani macchinari.

Anche il santuario nel quale era sepolta la mummia presentava delle caratteristiche strane. Il sepolcro, infatti, è realizzato in un materiale sconosciuto nell’antichità. La pietra è stata letteralmente scavata nella roccia, in modo che le pareti risultassero lisce come marmo lucido. Sembrava quasi fosse stata realizzata con una tecnologia laser di altissima precisione. Tra l’altro, la superficie della pietra sembrava come fusa. La tomba è stata poi decorata con una sostanza simile al piombo.



Scoperte recenti

Nel 1992, un sacerdote cattolico di nome Carlos Vaca apre al pubblico il suo armadio pieno di ossa raccolte in Ecuador, ossa che per gli scienziati che le analizzano diventano un rompicapo. Frammenti di un teschio e di una tibia che porterebbero a pensare a qualcosa di inimmaginabile: erano identiche a quelle umani ma con delle proporzioni decisamente diverse.



Fra i resti conservati da Carlos Vaca c’è quello di un molare. Gli studiosi sembrano confermare che si tratti di un dente umano. Quello che desta sconcerto è che si tratta di un molare enorme: quale bocca potrebbe contenerlo se non quella di un gigante?

Nel 2009 è stata, inoltre, pubblicata la scoperta di un’equipe di ricercatori della Oxford University. Nel bacino prosciugato del lago Makgadikgadi, nel Deserto del Kalahari in Botswana, fra centinaia di reperti più convenzionali, sono venute alla luce quattro asce di pietra della grandezza di poco più di 30 centimentri. Facendo le dovute proporzioni, sarebbero dovute appartenere a uomini di almeno 3 metri.



I giganti nella Bibbia

L’origine di coloro che erano chiamati giganti risale ad epoche antidiluviane. In quei tempi, secondo le fonti, popolarono la Terra. Anche coloro che erano nati dall’unione tra figli degli dèi e donne terrestri sarebbero stati «giganti sulla terra» (Genesi, 6,4). Nell’ Antico Testamento vengono nominati diversi giganti, come ad esempio gli Anakiti, i Refei, Og e il noto Golia, sconfitto da Davide. Nella Bibbia si legge:


«Davide corse contro il filisteo… trasse fuori un ciottolo, lo frombolò, colpì Golia alla fronte ed egli cadde con la faccia a terra [...], Davide corse e si fermò sul filisteo, afferrò la spada di lui, la estrasse dal fodero e lo uccise troncandogli la testa» (Samuele 1, 17-51).

Da allora il suo trionfo vale come simbolo della vittoria del buono sulla violenza del malvagio. Questa storia del Vecchio Testamento è una delle tante tradizioni che raccontano di come un uomo riesca a sconfiggere un gigante con l’astuzia. Stando a quanto si legge, Golia raggiungeva i tre metri e mezzo di altezza, e la sua corazza doveva pesare 104 chilogrammi.

Og è un altro gigante citato nella Bibbia. Mosè lo sconfigge durante la conquista di Canaan da parte degli israeliti (Numeri,21, 32-35).


«Il suo letto di ferro – sta scritto – aveva nove cubiti di lunghezza e quattro cubiti di larghezza» (Deuteronomio, 3.11).

Og dev’essere stato dunque un colosso di circa 4 metri di altezza. Secondo la mitologia ebraica, Og faceva parte dei numerosi giganti antidiluviani. Tra di loro egli è stato l’unico sopravvissuto, perché l’acqua gli arrivava appena fino alle ginocchia. Si dice anche che Noè lo abbia preso con sé nell’arca durante il diluvio. Dentro la nave il gigante non aveva posto, ma poté sedere sul tetto.

Un altro episodio biblico si svolge nei dintorni di Ebron. Lì vive da anni una stirpe di giganti che discende da Anak, gli Anakiti. In particolare tre figli di Anak, Achiman, Sesai e Talmai, gettano nel panico gli israeliti durante il loro cammino verso la terra promessa (Numeri, 13, 22 e 31 sgg.). Qui vi è una relazione col mondo greco, che venerava una stirpe di dèi e di antichi re, gli anachi. Il nome deriverebbe nuovamente dai giganti biblici.

I giganti della Grecia

La mitologia greca è una miniera di racconti sui giganti. Sono universalmente noti i viaggi di Ulisse, re di Itaca. In essi si parla dell’incontro con il ciclope Polifemo. Gli studiosi di mitologia ritengono che a far nascere la saga dei ciclopi siano stati teschi di elefanti nani, rinvenuti nelle isole greche del Mediterraneo.

Quei teschi presentavano un grande foro all’altezza della proboscide, cosa che faceva pensare al cavo orbitale sulla fronte di un gigante. In Grecia sono comunque molti i luoghi connessi alle peregrinazioni di Ulisse, considerati scenari storici di alcuni eventi. Uno di questi è “l’antro del ciclope”, situato presso Maronia, a nord del Paese.

Gli scavi hanno rilevato che questa grotta è servita per secoli come abitazione e luogo di culto. Al centro dell’ingresso si trova una grande stalagmite a cui è stato dato il nome di “sigillo di pietra di Polifemo”. Non lontano si trova una grande galleria, denominata “zona dei giganti”.

Giganti inglesi

La tradizione inglese è ricca di storie fantastiche e impressionanti sulla nascita di colline, valli e altre forme paesaggistiche. Così i giganti avrebbero più volte gettato cumuli di terra e scagliato in mare imponenti blocchi di roccia. Nelle loro poesie gli anglosassoni citano spesso giganti che sarebbero esistiti prima del loro arrivo in Inghilterra.

Nelle antiche leggende, il noto santuario megalitico di Stonehenge, nell’Inghilterra meridionale, viene definito il luogo della “danza dei giganti”. Il mago Merlino, coi suoi poteri magici, avrebbe trasferito quel colosso di pietra dall’Irlanda alla sua sede attuale.

Giganti in Germania

Anche i tedeschi hanno i loro giganti. Riibezahl, il genio del monte dei giganti, secondo la leggenda ha assunto numerose sembianze. Egli avrebbe aiutato i viandanti, ma si sarebbe anche vendicato dei suoi dileggiatori: così viene detto nei testi antichi. Sono molti i giganti che rivestono un ruolo nelle saghe del Reno.

Un gigante di nome Tannchel avrebbe fatto saltare le rocce che facevano ristagnare le acque del Reno tra la Foresta Nera e il Volgi. Dicono poi che l’imperatore Massimiliano in persona abbia sconfitto l’ultimo gigante dell’Odenwald in un torneo medievale svoltosi nella città di Worms, situata sulla riva sinistra del Reno.

Chi erano i giganti?

Rimane questa domanda senza risposta. Chi sono questi esseri giganteschi che hanno camminato sul nostro pianeta in un epoca estremamente remota? E’ forse una razza umana estintasi a seguito di un catastrofico evento naturale che ha modificato l’assetto della Terra e cancellando i nostri giganteschi antenati?

Potrebbero essere i discendenti della mitica civiltà atlantidea che un tempo esisteva su tutto il pianeta? Altrimenti come spiegare i continui ritrovamenti archeologici che sembrano sfidare il buon senso e la cronologia classica dello sviluppo della civiltà umana?

Tali scoperte, che la comunità scientifica ancora fatica a spiegare, aprono uno strano capitolo della storia del nostro pianeta. In molte parti del mondo, sono state rinvenute, nel corso dei secoli, le apparenti prove di una civiltà di giganti. Possibile che prima della nascita e dello sviluppo della razza umana, sia esistito un popolo di giganti?

Un popolo che avrebbe lasciato numerosi segnali della sua esistenza, segnali giganteschi! Dobbiamo davvero riscrivere la storia del nostro pianeta? E’ esattamente questo che sembrano suggerire i reperti rinvenuti nei diversi luoghi del mondo.
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