martedì 28 ottobre 2014

Il primo batterio con un dna alieno

Nel suo dna c’è una nuova coppia di basi, che non fanno parte delle quattro con cui è scritto il materiale genetico di tutti gli organismi presenti in natura


(foto: Synthorx)

A, T, C e G: per miliardi di anni, l’evoluzione ha avuto a disposizione solamente queste quattro lettere per scrivere la storia della vita sul nostro pianeta. Si tratta delle sigle con cui identifichiamo adenina, timina, citosina e guanina, le basi azotate con cui sono costruiti i geni di tutti gli esseri viventi. Oggi, a questo “alfabeto della vita” si sono aggiunte invece due nuove unità. Come descrivono nel loro studio apparso su Nature, i ricercatori dello Scripps Research Institute di La Jolla, in California, sono riusciti ad inserire due nuove molecole all’interno del dna di un batterio, dimostrando che questi nuovi geni sono in grado di replicarsi e codificare per la produzione di proteine proprio come quelli naturali. Si tratterebbe a tutti gli effetti della prima forma di vita aliena mai apparsa sul nostro pianeta.

I primi esperimenti di questo genere risalgono agli anni ’60, ma per oltre mezzo secolo gli scienziati non erano mai riusciti ad andare oltre a semplici catene di dna alieno realizzate in provetta. Inserire nuove molecole in un filamento di dna infatti non è troppo difficile, e in passato gli scienziati erano riusciti anche a fare in modo che in questi filamenti isolati di materiale genetico le nuove basi codificassero per la sintesi di proteine. Aggiungere molecole aliene all’interno del delicato equilibrio che regola il genoma di una creatura vivente, però, è ben più complicato.

Gli esperimenti dei ricercatori di La Jolla sono iniziati nel 2008, quando in una lista di oltre 3.600 candidati riuscirono ad identificare due molecole promettenti, d5SICS e dNaM, che risultavano compatibili con i meccanismi enzimatici che regolano la replicazione dei geni e la sintesi proteica. Si trattava di un traguardo importante, ma restavano ancora moltissimi problemi da superare per riuscire ad introdurre le due molecole in un organismo vivente. “All’epoca non pensavamo neanche lontanamente che un giorno saremmo riusciti ad inserire questo paio di basi in un organismo vivente”, racconta Denis Malyshev, il primo autore del nuovo studio.

Il problema principale è che una volta inserite le nuove basi nel genoma di una cellula, questa non ha a disposizione le materie prime (le molecole d5SICS e dNaM) per riprodurre i geni alieni nei seguenti cicli di divisione cellulare. Negli ultimi sei anni i ricercatori hanno lavorato però alla questione, arrivando ad una soluzione. Hanno modificato un batterio E. coli, inserendo un gene proveniente da un’alga, che permette a d5SICS e dNaM di attraversare la sua membrana cellulare. I ricercatori hanno quindi inserito all’interno del genoma del batterio un piccolo frammento di dna (o plasmide) che conteneva le due nuove basi, e lo hanno finalmente visto replicare in ogni nuovo ciclo di divisione cellulare.

Il batterio creato dal team di Malyshev per ora contiene solamente una singola coppia di basi aliene, ma secondo i ricercatori ormai il gioco è fatto. “Se leggi un libro scritto con 4 lettere, non riuscirai probabilmente a raccontare molte storie interessanti”, commenta Floyd Romesberg, coordinatore del nuovo studio. “Ma se ti danno più lettere puoi inventare nuove parole, puoi trovare nuovi modi per utilizzare queste parole, e probabilmente riuscirai a raccontare storie molto più interessanti”.

In futuro, i ricercatori ritengono che con la loro tecnica si potranno creare cellule in grado di produrre nuovi tipi di amico acidi (una ventina di amino acidi compongono praticamente tutte le proteine esistenti in natura), per creare ad esempio proteine tossiche unicamente per le cellule del cancro. La vera sfida però, è ben più ambiziosa: creare un genoma che non contenga nessuna delle basi azotate normalmente presenti in natura. Sarebbe la prima forma di vita pensata e realizzata interamente dall’uomo.

Dio Bolon Yokte K’u e il buco nero nella Via Lattea

Il ritorno del Dio Bolon Yokte K’u e non la fine del mondo: questo dice il calendario dei Maya, secondo uno studio diffuso dall’Istituto nazionale di storia e
antropologia del Messico e condotto da esperti
dell’universita’ di La Trobe, Australia. Gli specialisti Sven
Gronemeyer e Barbara Macleod basano i loro studi sui
geroglifici Maya della zona archeologica del Tortuguero,
nello stato messicano di Tabasco.



PROFEZIA 2012:
SECONDO GLI ESPERTI RIGUARDAVA IL RITORNO DI UN DIO, NON LA FINE DEL MONDO
Nell’articolo pubblicato dall’ANSA e riportato su molti siti web, si parla degli studi di alcuni specialisti ed esperti
antropologi che hanno effettuato studi su antichi testi Maya dove si parla appunto del ritorno di un Dio e non la
fine del mondo. Questo sarebbe ciò che viene citato nel calendario dei Maya, secondo uno studio diffuso
appunto dall’Istituto nazionale di storia e antropologia del Messico e condotto da esperti dell’universita’ di La
Trobe, Australia. Gli specialisti Sven Gronemeyer e Barbara Macleod basano i loro studi sui geroglifici Maya
della zona archeologica del Tortuguero, nello stato messicano di Tabasco. Questi segni citano la data del 21
dicembre 2012 correlandola al ritorno del dio Bolon Yokte, divinita’ legata alla creazione e alla guerra.
Secondo quanto spiegano gli esperti, i Maya avevano la visione che con la fine di ogni era si completava un
ciclo di creazione e ne iniziava uno nuovo. Ogni era si componeva di 13 cicli di 400 anni, per un totale di 5.125
anni, e secondo questi calcoli l’era attuale finisce nel dicembre 2012.
L’evento profetizzato per questa data, la discesa del dio Bolon Yokte K’u presenta alcune interessanti
somiglianze con un tema dell’ideologia 2012. Infatti, secondo John Major Jenkins, il dio Bolon Yokte K’u ha forti
connessioni con la guerra e con il mito maya della creazione. Jenkins ritiene che questa divinità possa
assumere a volte la forma dell’Albero del Mondo, un simbolo della Via Lattea e un’indicazione astronomica
chiave nell’antico mito maya della creazione. Questa breve iscrizione degli antichi maya che si trova nella stele




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6, assegna un’importanza al 2012 e questa data del tredicesimo pik è associata alla guerra e alla creazione,
eventi che potrebbero annunciare l’alba di una nuova era.
2012 – L’Anno del Destino per i Maya
da Ancient Mysteries
Al presente, l’anno 2012 è di interesse solo per quelli di noi che credono nella saggezza delle culture antiche.
Ma presto, molto presto, tutti vorranno sapere di più su quell’anno del destino profetizzato dai Maya, che molti
credono essere la fine del calendario Maya e quindi la fine dei tempi come noi lo conosciamo.
Il Calendario a Lungo Termine
In verità tutto cominciò con una scoperta nota per decadi sulla cultura che inventò ciò che è noto come il
Calendario a Lungo Termine. Sulla pianura del Chiapas, nel Messico, che costeggia il Pacifico, qualche miglia
dal confine con il Guatemala, era collocato l’osservatorio astrologico della civiltà Izapa. Alcuni credono che gli
Izapa siano stati la cultura di transizione fra la civiltà più antica degli Olmechi e gli emergenti Maya; altri
credono che gli Izapa siano stati gli Olmechi.
Per quasi mille anni il Calendario a Lungo Termine veniva documentato dagli Izapa su monumenti e vasi di
ceramica. La maggior parte delle date si riferisce a eventi locali, mondani, come l’incoronazione di un particolare
re. Alcuni dei monumenti a Lungo Termine, però, si riferiscono ad eventi mitologici che erano avvenuti all’inizio

della corrente “Era Mondiale” in cui viviamo e che presto avrà fine.
Cicli Cronologici
Gli studiosi hanno scoperto come il Calendario a Lungo Termine sia correlato con il nostro calendario
Gregoriano (usando molta aritmetica), così sappiamo che il periodo leggendario dell’inizio della nostra Era
Mondiale attuale – quando tutte le cifre vennero azzerate – avvenne l’11 agosto del 3114 a.C. Usando un
sistema complesso di Baktun Maya (unità di misure cronologiche) possiamo calcolare quando il loro calendario
raggiungerà un nuovo punto zero – essenzialmente ogni 13 Baktun (5125 anni) il Conteggio Lungo ritorna a
zero – il tempo calcolato in cui finisce la nostra Era Mondiale attuale ed inizia un nuovo ciclo cronologico.
Creazione, Caduta e Resurrezione
Diversi monumenti sulla creazione descrivono eventi che ebbero luogo nel 3114 a.C. I testi che accompagnano
questi monumenti sulla creazione dichiarano che “la creazione avviene nel Buco Nero”, al “bivio”, e che
“l’immagine” comparirà nel cielo. I Maya adottarono il calendario degli Izapa, i miti della creazione e il metodo
che conta i cicli cronologici.
La ricercatrice e autrice rinomata Linda Schele scrisse: “Mi resi conto che ogni immagine importante
proveniente dal simbolismo cosmico Maya era probabilmente una cartina del cielo… Gli schemi nella Via Lattea
e nelle costellazioni erano direttamente connessi con la visione dei sulla creazione.” La sua intuizione ha aperto
la porta alla comprensione della cosmologia e della profezia dei Maya.
Per cogliere il messaggio dei Maya dobbiamo sapere qualcosa su come essi vedevano il cielo e come gli eventi
nel cielo indicavano tempi di morte, rinascita e il passaggio del tempo per le anime che vivevano in questa
galassia e in questo sistema solare.
La Via Lattea è la loro immagine più importante nel cielo. Come sappiamo, viviamo nelle parti periferiche della
nostra galassia, e la Via Lattea è l’ammasso stellare denso che vediamo quando guardiamo verso il centro della
nostra galassia. Essa ci appare come una lunga striscia di stelle nel cielo sopra di noi. Per i Maya, il sorgere,
passare e scendere della Via Lattea nel cielo segnava dei punti principali nel ciclo del tempo. Inoltre, parti della
Via Lattea e di altre stelle importanti nel nostro cielo hanno un significato particolare nella nostra vita e nella
storia dell’umanità e nei regni celesti, i regni degli dei.
Per i Maya, le caratteristiche più importanti della Via Lattea e i cambiamenti nella sua posizione e forma durante
la notte rivelano la nostra origine, il nostro passaggio e destino. Esse sono l’Albero della Vita, il Coccodrillo

Celestiale che rosicchia l’Albero della Vita; la Canoa Cosmica degli “dei Rematori” che insegue il Coccodrillo; il
“cielo sdraiato” o Posto del Sogno Nero, e sette stelle nell’Orsa Maggiore che rappresentano gli egocentrici
Sette Macao che tentarono di prendere il posto del Sole.
Detto in modo semplificato, il passaggio del cielo racconta la storia del sorgere dell’Albero della Vita al tramonto,
seguito dal sorgere dell’egoismo il quale porta con sé l’aumento di impulsi inferiori pericolosi che avanzano
strisciando (come il serpente maledetto nel Giardino dell’Eden) e attaccano la nascita della vita. Ma questi
vengono scacciati dagli dei Rematori, e alla fine l’Albero della Vita rinasce e sorge di nuovo poco prima dell’alba
– la storia completa di nascita, caduta e resurrezione della vita.
Rinascita nel 2012
L’11 agosto 3114 a.C. ebbe inizio una nuova Era Solare, e rinacque il Signore del Sole. Divinità come Signori
della Creazione vengono spesso descritti nell’atto di essere presenti alla rinascita del mondo, compresa quella
chiamata Bolon Yokte K’u la quale è intimamente connessa con guerra, conflitti e gli Inferi. Malgrado queste
relazioni, Bolon Yokte è un dio spesso presente durante avvenimenti di creazione. Egli viene dipinto su un
oggetto di ceramica chiamato Vaso dei Sette Signori il quale contiene la data 3114 a.C., l’inizio del nostro
attuale ciclo di 13 Baktun. La data che ci interessa, naturalmente, è l’inizio nel prossimo ciclo di 13 Baktun che
avrà luogo il 21 dicembre 2012, la fine del calendario Maya. Una traduzione recente di un testo da Tortuguero,
un sito classico dei Maya a nord di Palenque, esplicitamente indica la data del 21 dicembre 2012. Tradotta
dall’epigrafista David Stuart, la parte leggibile del testo è: “Alla fine di 13 Baktun, il 4 Ahau 3 Kankin, 13.0.0.0.0,
qualcosa avviene quando Bolon Yokte discende.” Il glifo per il verbo che descrive che cosa succede è
cancellato, così è stato sostituito con la parola qualcosa, ma è stato rappresentato il signore della creazione
Bolon Yokte, e questo significa che il 2012 è stato considerato dai Maya come una creazione o ricreazione del
mondo, forse durante un periodo di guerra, conflitto e dominio degli Inferi e dei Signori degli Inferi.
Come possiamo vedere, la fine del Calendario dei Maya è semplicemente la fine dell’attuale Era Mondiale. E,
cosa importante per noi, essa segna semplicemente l’inizio del prossimo ciclo di rinascita, rinnovamento.
Sugli artefatti archeologici di Izapa non ci sono segni o dichiarazioni particolari riguardo all’anno 2012, ma a
Izapa ci sono innumerevoli immagini che dipingono un allineamento celeste raro che comparirà nei cieli negli
anni intorno al 2012. Questo allineamento galattico segna la rinascita del solstizio di dicembre e la rinascita del
Signore del Sole sui tentativi dei Sette Macao di sostituirlo. Il Signore del Sole sorge attraverso la Crepa Scura
nella Via Lattea, collocata fra Sagittario e Scorpione. Nelle illustrazioni Maya, Scorpione viene dipinto vicino alla
base dell’Albero della Vita. Le anime sulla Terra sperimentano un cambiamento delle stagioni galattiche, uno
spostamento del ciclo temporale celestiale, con il nostro Sole che entra nella rinascita al “Buco nero” alla base
celestiale dell’Albero della Vita (una collocazione nella grande Via Lattea). Il 21 dicembre 2012 segna la fine di
questa era di 5125 anni in cui siamo vissuti e l’inizio di una Nuova Era della Terra.



Interrogato sul significato della Nuova Era per l’umanità, Edgar Cayce replicò: “mediante la piena coscienza
della capacità di comunicare con le Forze Creatrici e essere consapevoli dei rapporti con le Forze Creatrici e gli
usi degli stessi negli ambienti materiali. Questa consapevolezza durante l’epoca o era nell’Era di Atlantide e
Lemuria o Mu portò che cosa? La distruzione per l’uomo, e il suo inizio delle necessità del viaggio verso l’alto
attraverso la fase dell’egoismo.” (1602-3)
Qui Cayce ci informa che, in un ciclo cronologico precedente, l’umanità aveva un livello di coscienza e un
rapporto con le Forze Creatrici che ci permettevano di vivere sulla Terra e oltre su livelli superiori di attività
materiale, mentale e spirituale. Sfortunatamente abbiamo usato male questa coscienza e il potere che venivano
in seguito al rapporto stretto con le Forze. Questo uso sbagliato portò con sé la distruzione delle nostre grandi
culture e un lungo viaggio karmico dell’anima attraverso dolore e confusione che derivavano dal nostro egoismo
e dall’uso egocentrico esclusivo della nostra volontà senza riguardo della volontà del Creatore e degli altri. Ora
che i cicli stanno di nuovo tornando, ci stiamo avvicinando ad un periodo in cui il livello di coscienza e di
rapporto con le Forze Creatrici ci permetteranno di nuovo di riacquistare questi poteri. Come li useremo questa
volta?
Prima di disperare che l’umanità li userà di nuovo in modo sbagliato, ricordiamo che molte, molte anime e
persino il Logos, il Verbo, sono venuti e continuano a venire nella materialità per aiutare a preparare la via per
questa rinascita. Sopravalutiamo il potere del mondo e i suoi leader. Le forze invisibili, celesti, hanno un potere
più grande e supereranno l’oscurità e l’egoismo del mondo, irrompendo con una luce che trasformerà questo
regno per mille anni, quando ogni male e ogni tentazione saranno legati, e regnerà un’era dorata. Il libro biblico
dell’Apocalisse ci fornisce questa profezia: “Vidi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell’Abisso e
una gran catena in mano. Afferrò il dragone, il serpente antico – cioè il diavolo, satana – che inganna tutta la
Terra abitata, e lo incatenò per mille anni.” (ap 20,2)
Il 2012 è l’inizio del compimento di queste profezie meravigliose di Cayce e dell’Apocalisse, o solo un altro
passo nel lungo viaggio verso tale compimento? Aldilà delle tante Profezie, non ci sarà nessuna distruzione
nella data ormai diventata un simbolo, ma sembra che le tragedie che stiamo vivendo siano già segni di grandi
cambiamenti, ed è questo il 2012. Fine di un Ciclo o Era e inizio di un nuovo mondo o nuovo modo di vivere.

lunedì 27 ottobre 2014

Il Karma



Il caso non può esistere

Anche se si ammette il determinismo, che è negazione dell'esistenza di Dio, per coerenza logica si deve
escludere il caso. Se tutto è infatti una rigida concatenazione di cause, nulla è lasciato alla casualità, all'evenienza fortuita; né il caso può essere all'origine della serie delle cause, dico io, sempre per coerenza logica; quindi il determinista, suo malgrado, crede in Dio.
Se poi si ammette l'esistenza di Dio, può esistere il caso? o quello che si chiama caso, e che come tale dovrebbe essere prova dell'inesistenza di Dio, non è piuttosto e proprio per la sua singolarità motivo di riflessione, di convinzione che qualcosa di superiore guida le sorti degli uomini? Se si ammette l'esistenza di un Ente Supremo, anche nella sua accezione più antropomorfa, si può ammettere che vi sia "qualcosa " che possa avvenire fortuitamente al di fuori della Sua conoscenza?, "qualcosa " che sfugga alla Sua volontà e al Suo controllo e che Egli non utilizzi per i Suoi provvidenziali fini?
Certamente no, perché, se così fosse, quel "qualcosa " sarebbe, esso, Dio!
Sicché, se il caso è previsto e utilizzato nel divino programma, non è più caso. Chi crede, in Dio non può credere al caso. E allora? Il caso non può esistere, tanto che si creda la realtà una rigida concatenazione di cause priva di ogni finalità e trascendenza, quanto che si creda la vita Manifestazione Divina.

Ma allora, quegli eventi che non sono conseguenza di scelte o effetto di situazioni cercate; che capitano improvvisi a mutare anche radicalmente la vita; se non possono essere fortuite coincidenze, dato che il caso non può esistere, come si debbono considerare? Evidentemente in modo diametralmente opposto, cioè punti fissi dell'esistenza dell'uomo, passaggi obbligati. Quello che a taluno può sembrare circostanza casuale è invece un ineluttabile appuntamento. E se è vero, come è vero, che tutto ha una causa, anche quegli avvenimenti che non trovano causa nei comportamenti immediatamente precedenti o volutamente promossi hanno una causa evidentemente più remota; furono promossi in un tempo non raggiungibile dalla memoria: non sono karma, ma fanno parte del karma.

La dinamica del karma

Come è di moda questo termine in Occidente! E come si usa a sproposito! Il karma è sinonimo di destino, di punizione, di prova; mentre, in effetti, il karma è attività: è né più né meno che un effetto, parte di quella catena di cause, tanto cara ai deterministi, che muove la vita degli esseri.
Karma quindi è tutto: non è solo l'evento eccezionale che muta inaspettatamente e involontariamente la vita. Karma è il mal di pancia del goloso, è la muscolatura dell'atleta allenato, è il biondo dei capelli che la signora si è decolorati, è il germoglio del seme seminato nel terreno fertile, e via e via.

Il karma non è destino, se con ciò s'intende qualcosa che accade senza spiegazione e senza volizione; non è punizione perché, in sé, non è né buono né cattivo, ma della stessa natura della causa di cui è
effetto. A conferma di ciò cito l'affermazione dei naturalisti secondo cui la vita della natura è incomprensibile se non si ammette il principio di causalità, cioè se non si postula che mantenendo, modificando, sopprimendo la causa, si modifica, si mantiene, si sopprime l'effetto.

Il karma non è prova; semmai è insegnamento, perché completa l'esperienza promossa, e, dall'esperienza, si impara.

Il karma e la coscienza

Dicendo che karma è attività, azione, si può erroneamente credere che riguardi solamente la materia, il
piano fisico. Ho detto prima che esiste una catena di cause e di effetti per ogni mondo e quindi per ogni tipo di attività dell'uomo: per quella fisica, per quella di sensazione, per quella pensativa e così via.
Quel « così via « sta per mondo del sentire, per coscienza dell'uomo, vero bersaglio e fonte del karma, perché è qui che si ripercuotono, si incidono le esperienze, è da qui, dalla sua eventuale carenza o ricchezza, che l'uomo indirizza se stesso verso certe esperienze od altre.

Il karma, quindi, è solo una situazione esteriore nella misura in cui essa serve a produrre quel fermento interiore che dona comprensione e, quindi, coscienza. E' logico che sia così. Ogni attività non è mai solo di un mondo: per esempio l'azione fisica è preceduta, accompagnata, seguita da sensazioni e pensieri, ed è promossa o permessa dal sentire, dalla coscienza dell'uomo, perciò l'effetto deve essere globale, andando poi a colpire il fulcro dell'individuo, quello da cui ha origine il mondo di essere, il vero responsabile dell'attività individuale.

Tutto avviene in modo molto semplice nella dinamica, anche se, nel dettaglio, il karma è stato assimilato ad una corda formata da moltissimi fili.
Supponiamo che Tizio sia avaro. Intanto, lo è perché la sua coscienza non è costituita a tal punto da impedirgli di esserlo. Dico così genericamente perché le ragioni dell'avarizia possono essere molte: per esempio bisogno di accumulare per ricercare la sicurezza, mancanza di generosità nei confronti degli altri, e via e via. Comunque tutte le ragioni si annullano in un anelito di altruismo: infatti, il fine è questo, che l'insieme delle esperienze, dei karma, insegnano.
Il nostro avaro penserà da avaro, desidererà da avaro, agirà da avaro, cioè alimenterà una catena di cause in cui ogni genere di attività umana è improntata all'avarizia: attività fisica, di sensazione, di pensiero. L'effetto delle sue attività non poteva che ripercuotersi a livello fisico, astrale e mentale.
In che modo si ripercuoterà?
Qui, per rispondere, si deve conoscere la ragione dell'avarizia, al di là della mancanza di altruismo. Supponiamo che sia non voler dare agli altri, desiderare di accumulare per essere più degli altri. Le cause mosse lo porteranno, come effetto, in situazioni da cui capirà che non serve avere un desiderio smodato di beni e di ricchezze. Tale comprensione scaturirà, per esempio, dal vivere in una successiva vita una situazione in cui egli vivrà l'avarizia di un suo simile e ne sarà la vittima.
A quel punto egli ha imparato a non essere avaro ma non ha superato il desiderio di essere più degli altri. Di conseguenza avrà un'altra vita in cui, per esempio, crederà di raggiungere la considerazione e la valutazione altrui essendo prodigo. E così via. Ecco la catena deterministica delle cause di cui quello che si chiama karma fa parte. Ma tutto è karma.

Molti credono che il karma si provochi facendo una scelta errata, consci però di errare, e che solo allora si muova la causa che richiamerà l'effetto doloroso. Una tale visione sarebbe giusta se il dolore fosse punizione, ma così non è: il fine del karma è di dare quella coscienza la cui mancanza fa essere l'individuo in modo non armonico alla realtà di unione del Tutto. Siccome la mancanza c'è tanto che uno ne sia consapevole quanto che non lo sia - anzi, semmai chi non ne è consapevole è ancora più carente - è chiaro che non ha nessuna importanza, agli effetti del karma, che lo si sia chiamato consapevolmente o meno.

Gli aspetti principali della legge di causa-effetto si possono riassumere come segue:

1. Ogni attività promossa o indotta o liberamente avviata reca con sé un effetto.

2. Tale principio vale per il mondo fisico, per quello delle sensazioni, per quello del pensiero; insomma per ogni mondo e per ogni categoria di fenomeni.

3. L'effetto è della stessa natura della causa ed è strettamente legato ad essa.

4. Si creano cause tanto volontariamente quanto involontariamente, perché l'accadere dell'effetto non è subordinato alla consapevole consumazione della causa.

5. L'effetto ricade su chi ha mosso la causa.

6. L'effetto ricade col fine di dare coscienza al soggetto che lo promosse.

7. L'effetto ricade quando il soggetto è pronto a comprendere, cioè quando il soggetto, dall'effetto, trova la coscienza che gli mancava.

La catena e il riscatto

La catena di cause e di effetti che muovono e promuovono la vita degli individui si incrociano ed hanno continue ricorrenti connessioni. Non può essere diversamente: se tutto è Uno deve esistere una stretta dipendenza fra i soggetti. Come prima ho detto, non c'è una sola particella elementare che sia assolutamente isolata. Qualunque cosa ha un rapporto di dipendenza con qualcos'altro. Se esistesse, per assurda ipotesi, qualcosa che fosse assolutamente indipendente, sarebbe fuori della realtà. Perciò
nessuno può essere fuori dalla catena di cause e di effetti, di dipendenze, che lega tutto quanto esiste.
E se si dice che tutto è karma, lo si dice perché appunto karma è la catena di cause e di effetti che lega il Tutto. Nessuno può sottrarsi al karma.

Certo, c'è karma e karma, ma soprattutto c'è la possibilità di compiere quei salti di qualità nella catena di cause e di effetti di cui prima parlavo. Compiere salti di qualità costituisce la libertà, l'autonomia dell'individuo.
Ora, siccome la libertà è la possibilità di agire in modo contrario a quello a cui condurrebbe una catena di cause e di effetti; e siccome è la coscienza costituita che dà all'individuo lo facoltà di sottrarsi agli impulsi dei suoi veicoli inferiori (egoismo, passioni e via dicendo) e conseguentemente agli timoli ambientali; e siccome la coscienza si costituisce quanto più si evolve e viceversa; è chiaro che la libertà è proporzionale all'evoluzione.

Ma badate bene: l'evoluto non è fuori da ogni catena di cause e di effetti perché sarebbe fuori dalla Realtà. Egli compie salti di qualità; cioè per la sua coscienza sente in modo che gli consente di non essere trascinato inesorabilmente dalla necessità; che gli permette di vivere in modo sereno ciò che, per altri, è fonte di angoscia; che non gli fa creare ombre torturatrici e che non gli fa muovere cause che portano effetti dolorosi. Tuttavia questo non significa che l'evoluto non senta, per esempio, la stanchezza quale effetto di una causa da lui promossa. Quella stanchezza la vivrà in modo diverso dall'inevoluto non ne sarà condizionato, saprà come smaltirla brevemente, ma non potrà non avvertirla.

Il karma - o quello che si intende con questa parola - cioè una condizione limitante simile per più persone, è vissuto in modo diverso anche se presenta la stessa impostazione. Una cecità, per esempio, può essere vissuta serenamente o angosciosamente. In modo analogo, fra più persone fare una stessa cosa può dar luogo a karma diversi. Ed è logico che sia così: infatti il vero bersaglio e la vera fonte del karma, come ho detto, è la coscienza individuale; quindi è il sentire, l'intenzione, che pilota tutta l'attività dell'individuo, ed è quello che deve essere corretto e che quindi è oggetto dell'effetto correttore.

Se la natura, il contenuto dell'effetto, fossero analoghi solo a quella che è stata la manifestazione esteriore dell'individuo agente, l'effetto non farebbe quasi mai centro perché quante azioni nascondono
intenzioni opposte a quelle che possono trasparire. Una condotta altruistica che nasconda un fine egoistico non può recare un effetto eguale a quella condotta per intenzione. Infatti l'effetto non è un
premio o un castigo, è qualcosa che tende a correggere all'origine la natura di chi muove le cause, cioè
dell'essere, e quindi a mutare l'intenzione.
Pensate un po', per giungere a ciò, di quanti fattori deve tener conto il karma! Eppure tutto si attua mirabilmente.
Non c'è nessuno che tiene registri di dare e di avere ma, per il principio di causa-effetto, la concatenazione in qualche modo intuita dai deterministi è garanzia che niente cade a vuoto, che tutto si tramanda, che tutto ritorna come immagine riflessa di se stessi, perché si prenda cognizione delle proprie deficienze, e si colmino.
La concezione della Realtà in cui niente avviene casualmente ed ognuno ha ciò che gli spetta per esserselo procurato, toglie ogni frustrazione che deriva dal sentirsi perseguitati, sfortunati, oggetto di ingiustizia. Quanto ognuno patisce corrisponde ad una misura di giustizia che non lascia margini a privilegi ed errori, dove la sofferenza è solo un momento transitorio in cambio di una perenne acquisizione.

La possibilità dell'uomo di sottrarsi a influenze e impulsi, allorquando è capace di compiere un salto di qualità, gli conferisce quella autonomia che lo riscatta dalla rigida tutela a cui sono sottoposti gli esseri con una coscienza elementare. Guardandosi attorno si può verificare tutto ciò e crederlo senza dover compiere atti di fede, senza forzature, con il solo strumento del raziocinio. A quel punto non si può che riflettere ed esclamare, rivolgendosi a quell'Ente inafferrabile che pure deve esistere e che, se esiste, non può che essere la vera ragione del tutto:

"Signore, la logica mi fa concludere che il caso non può esistere e che una catena di cause e di effetti mi indirizza nel mio vivere, pur consentendomi quella libertà che è ignota agli esseri dalla coscienza in potenza.
Signore, posso riconoscere il fine immediato della vita naturale, che è quello di perpetuare se stessa; perciò ragionevolmente posso credere che tutto ciò abbia un fine più ampio che sfugge alla mia constatazione.
Se Tu sei capace di trasformare la materia insensibile nella coscienza del santo, allora, Signore, Tu sei amore, e benché non abbia la percezione di quanto Tu sei, umilmente Ti ringrazio con tutto l'amore di cui sono capace e che Tu, giorno per giorno, istante per istante, alimenti, alimentando la mia stessa esistenza.

Quando avviene la Reincarnazione



Ritengo che la necessità della reincarnazione (intesa come movimento della vita in ascesa verso l'Assoluto in cui, poi, riconoscersi e identificarsi) sia dovuto alla struttura della Realtà che necessita di essere vissuta in tutti i suoi aspetti creando così la relatività, il senso del tempo e del trascorrere, del vivere e del morire; tutte cose illusorie rispetto alla verità ultima, ma vere per quel "sentire" che le sperimenta e le vive.

Va considerato che l'Assoluto (Dio) per essere tale, ha bisogno del relativo che lo rappresenti; altrimenti che Assoluto sarebbe? L'Assoluto di cosa?
Dunque, noi siamo quel relativo che fa "vibrare", che "sente" la realtà per quella parte di consapevolezza che gli spetta, in un ascesa e in un ampliamento.

Se si crede alla reincarnazione, una delle domande che sorgono spontanee, è quando avvenga; cioè a che livello di maturazione dell'embrione o del feto, si realizzi il contatto con l'individualità spirituale.

Per quello che ho capito, la reincarnazione non avviene in un momento preciso, ma è una presa graduale della situazione terrena, che procede con lo sviluppo del feto e la sua maturazione.
In quel momento l'individuo è nello stadio che viene chiamato "riposo dell'ego", cioè,come ho detto nella nota precedente, dopo la consumazione e la presa d'atto di tutto quello che è derivato dall'ultima incarnazione, è entrato in un piano in cui non ha la possibilità di esprimersi per limiti evolutivi, e allora si "addormenta" creando la nuova situazione incarnativa, per poi, successivamente, procedere anche in quel piano.
Dunque, durante il sonno dell'ego la consapevolezza di quell'individuo, fluisce lentamente nella nuova vita terrena nascente, e che si sta sviluppando nell'utero.
Questa presa di consapevolezza prosegue con la nascita e oltre, ancora con la crescita e fino alla totale presa di coscienza che avviene verso i 15/20 anni.
L'incarnazione è così compiuta e completa.

I ricordi di precedenti incarnazioni che alcuni bambini hanno ma che, poi, perdono a una certa età, dimostrano come la consapevolezza dell'individuo, è ancora a cavallo delle due incarnazioni.

Nonostante si dimentichi tutto, a volte rimane qualche reminescenza, sensazione, quasi nostalgia per qualcosa che non è ben chiaro, ma ha delle precise connotazioni emotive; inoltre è vero che ogni capacità, mentale o simile, sviluppata nelle incarnazioni precedenti non va persa, perchè è un patrimonio dell'individuo che, con il suo lavoro, ha acquisito una conoscenza o un'abilità che viene trasmessa allo spirito.
Però questa, nella nuova incarnazione, per un fatto di necessità karmiche, potrebbe essere "accantonata".
Se, per esempio, un individuo, in una precedente incarnazione, avesse sviluppato una capacità per il canto ma l'avesse applicata con egoismo e umiliando altri con questa acquisizione, in un'incarnazione successiva potrebbe dover vivere una vita da "stonato" soffrendo per questa sua mancanza.
L'esempio è grossolano, ma serve a indicare come il meccanismo karmico ha una funzione, non solo di acquisizione, ma anche di insegnamento attraverso quell'acquisizione o nel negarla.

Perciò dobbiamo considerare che in ogni incarnazione, noi non esprimiamo tutta la potenzialità del nostro spirito, ma solo quello che occorre per comprendere degli aspetti specifici delle nostre mancanze, e completare quelli che abbiamo sviluppato in armonia con la realtà.

La Reincarnazione e il suo meccanismo



Si può credere o meno nella reincarnazione.
Però se non ci si crede, si perde quella parte di spiegazioni che giustificano il mondo, così come lo osserviamo, che rendono ragione alle apparenti ingiustizie e alla sofferenza dei più.

Personalmente ritengo l'idea della reincarnazione, la migliore spiegazione che mi possa riconciliare con un Dio che non conosco, e che dia un senso alla breve vita di una creatura.
Infatti, secondo questa teoria, l'evoluzione di ogni individuo avviene attraverso molte incarnazioni che gli permettono di capire un aspetto particolare della Realtà diversamente non sperimentabile.

Anche se ci si vuole credere, nessuno di noi può avere la pretesa di comprendere il suo meccanismo, se non per principi generali, i quali derivano dalla logica di quello che si osserva; cioè dai movimenti di una natura in evoluzione, ed anche da antiche saggezze, che in mille linguaggi ci allargano il senso dell'esistenza e ci indicano una...possibilità.

Ci viene detto che la morte è una trasformazione, una tappa fondamentale per poter rinnovare la struttura animica che ci ha consentito di sperimentare un aspetto della vita e della realtà.
Succede che dopo la morte e prima della nuova incarnazione, l'individuo esprime e interiorizza ciò che ha imparato sulla terra.
L'aldilà, allora, deve essere inteso come un momento di sintesi, di realizzazione completa di ciò che si è compreso, e una specie di completamento di quello che sono stati i rapporti interrotti, male gestiti o frustrati dagli eventi.
Vivendo tutto questo, realizzando e sciogliendo i propri desideri, l'individuo fa diventare queste cose, parte indissolubile della prorpia coscienza, la quale acquisisce nuove prospettive e nuove tensioni evolutive.

Dunque, quando l'individuo ha esplorato tutti i piani di esistenza, che la sua sensibilità e conoscenza gli hanno permesso, si trova davanti a un ulteriore livello che però intuisce, ma non comprende.
Questa presa di consapevolezza gli crea la necessità e il bisogno di conoscere e capire, e questi gli inducono il desiderio di incarnarsi per poter successivamente, proseguire ancora più in alto.

Dopo la nuova incarnazione, infatti, ripeterà quel percorso, vivendo situazioni sempre più raffinate fino ad arrivare là dove precedentemente si era dovuto fermare; ma questa volta procede oltre, fino a dove ancora, troverà qualcosa di "inconoscibile" che lo indurrà di nuovo a reincarnarsi per acquisire quegli strumenti che gli permetteranno di conoscerlo.

Questo ciclo di incarnazioni porterà a maturare una coscienza tale che, ad un certo punto l'individuo si accorgerà che non ha più bisogno di ritornare a reincarnarsi, ma è in grado di proseguire autonomamente la sua evoluzione, in piena consapevolezza e coscienza.

L'evoluzione continua, dunque, con modalità e ampiezza che non è facile descrivere.
L'obbiettivo, comunque, è la sensazione di essere un tutt'uno col Cosmo, e, poi, ancora oltre... verso ciò che non possiamo nè capire nè immaginare, che è l'Assoluto, Dio.

E' possibile tutto questo?
Per quanto si possa negare o accettare, rimane un fatto di fede, sia nella negazione che nell'accettazione. Però, se si accetta, questa ipotesi ha il vantaggio di avere dei presupposti di buon senso, e che non tradiscono nè quello che ci indica la logica, nè quello che ci suggerisce il cuore.


Automatismo del Karma


Il principio di vita che genera la pianta, l’animale e l’uomo è trascendente e immanente al tempo stesso, in quanto ciò che noi vediamo di un essere, è solo il suo aspetto immanente, e l’immanenza non è solo quella materiale, ma anche quella animica che nasce cresce e muore in dimensioni oltre la materia più densa e il cui principio vitale si reincarna per rinascere (accresciuto), crescere e morire di nuovo.

Il karma lavora su tutto questo. Non è una legge della sola materia, ma è universale e procede anche in piani di esistenza che noi non riusciamo neanche a immaginare.
Inoltre il karma include anche la morte, fosse anche per aver bevuto una bibita ghiacciata. La morte e la successiva esistenza insegneranno a non bere bibite ghiacciate; se non lo si imparerà, dovremmo ancora avere mal di pancia e, ancora, se necessario, morire per congestione.
Ecco l’automatismo che porta al miglioramento, con la nostra volontà, se le scelte sono quelle giuste (cioè in linea con le leggi di questo Cosmo), o con le ripetute esperienze negative, se le scelte sono quelle sbagliate.

La scelta e la volontà sono parte dell'automatismo perchè lo si può subire con decisioni che derivano dai nostri bisogni o superare con scelte che superano i nostri bisogno a favore di altri.
L'esercizio della nostra volontà e libertà, sta proprio nel superare il bisogno, nell'affrancarci dal meccanismo Karmico insito nell'automatismo.

La vita è espressione, movimento, quindi deve essere immessa in un dinamismo con delle leggi e dei processi di manifestazione che ne rendano l'essenza e la dinamicità. Ecco allora che l'Assoluto, nell'illusorio frazionamento, si esprime con una nascita, un'evoluzione, una trasformazione attraverso la morte in un crescendo di espressione di coscienza fino alla completa realizzazione del tutto-frazionato per arrivare al Tutto-Uno.

Questo modo d'essere dell'Assoluto (necessario affinchè l'Assoluto non sia un monolito senza espressione) siamo noi, cioè le individualità che nascono attraverso le forme di vita più elementari fino ad arrivare all'uomo e procedere oltre in espressioni di coscienza sempre più ampie e raffinate.

Lo spirito, cioè l'essenza di tutto questo, è sempre stato e sempre sarà al di là dello spazio-tempo che ci caratterizza in questa fase evolutiva.
Un giorno, noi ci riconosceremo in Lui, rendendoci conto che non ne siamo mai stati veramente separati, ma saremo consapevoli che abbiamo compiuto l'atto della vita nel conoscere il tutto per identificazione e non per percezione. Per questo ci identifichiamo nel relativo e nel frazionato; per renderlo alla coscienza e "all'essere".Il karma e i piani di esistenza fanno parte di questo relativo e ne sono le modalità.

Dunque il karma non lega, ma insegna; rende evidenti gli errori, costringe l'individuo a muoversi se si fosse cristallizzato, aiuta chi ignora a conoscere. E' la grande legge cosmica della giustizia divina che ci porterà a riconoscerci in Lui.
Tutto è perfetto nella sua funzione ed espressione, come è perfetto il germoglio pur non essendo il fiore o il selvaggio per non essendo il santo o l'uomo pur non essendo Dio.

sabato 25 ottobre 2014

Ricordando Masaru Emoto, pioniere della Memoria dell'acqua

Pace e acqua era il titolo dell'intervista che Scienza e Conoscenza aveva fatto, a suo tempo, a questo grande ricercatore e scienziato, da poco scomparso


"Affinché le nuove generazioni possano avere non solo pane e acqua, ma Pace e Acqua".

Sempai Emoto mi è apparso essere un'anima semplice ed aperta, anche se nascosta da un'apparente impassibilità Zen, tutta giapponese. Ho avuto la fortuna di sedergli accanto per pranzo (dove ho scoperto che oltre ad essere esperto di acqua è anche un grande estimatore del vino!) e di parlare con lui della sua vita e delle sue esperienze. E’ apparso molto soddisfatto dell’accoglienza da parte del mondo del messaggio che porta col suo lavoro e per questo si sente fiducioso per il futuro. Uno dei progetti che ha più a cuore infatti è quello di stampare diversi milioni di copie di libri per bambini sul tema dell'acqua (e della pace) da distribuire gratuitamente in tutto il mondo. Così che le nuove generazioni possano avere la possibilità di un approccio differente all'acqua e alla vita e siano in grado di dar corpo e vita a quei cambiamenti sperati che le generazioni passate non sono state in grado di realizzare.

Il nostro incontro è terminato con una benedizione alle acque di una fonte delle montagne venete e con l'intervista che segue.

S&C: Dott. Emoto la ringrazio per questa intervista e le do il "bentornato" in Italia. Vorrei iniziare chiedendole che cosa l'ha spinta ad iniziare il suo studio sulle acque.

M.E.: Inizialmente ho cominciato ad occuparmi di acqua per lavoro, avevo una piccola compagnia commerciale che trattava acqua.

Ma dopo poco sono rimasto “stregato” dall'acqua, dal suo fascino e dalle sue caratteristiche; così ho cambiato la mia impostazione ed anziché proseguire con l'attività commerciale ho deciso che l'acqua sarebbe stato il tema dei miei studi e della mia vita.

Si è mai interessato agli studi di altri ricercatori a riguardo? Qualcuno è stato fonte d'ispirazione per lei?

No, non ho avuto nessun riferimento specifico nel campo scientifico, in quanto io non vengo da questo settore. Ho iniziato da solo.

Una cosa che si apprende dai suoi studi e che mi ha affascinato molto è come l'acqua abbia una forte "ricettività". E' corretto secondo lei dire che l'acqua ha una natura magnetica?

Sì, penso sia una giusta definizione. L'acqua è molto sensibile, impressionabile da ogni cosa e da tutti.

Ma l'acqua, a livello vibrazionale, ha una propria "impronta" o è semplicemente un veicolo che si carica di vibrazioni da altre fonti?

Io penso, noi pensiamo, che l'acqua sia il mezzo per eccellenza per trasmettere quella che noi chiamiamo Hado, ovvero la vibrazione.

Dai suoi studi si vede come l'acqua si cristallizzi in modo differente a seconda della fonte a cui viene esposta, ad esempio un brano musicale. Lei pensa che un brano musicale possa avere una sua natura oggettiva, ovvero che produca la stessa risposta vibratoria in chiunque l'ascolti, o che dipenda dallo stato di coscienza dell'ascoltatore o di chi fa, come in questo caso, l'esperimento di cristallizzazione?

E' una buona osservazione. Infatti abbiamo notato che la condizione dell'operatore che esegue la cristallizzazione influisce sul risultato dell'esperimento. Ad esempio la sinfonia numero 40 di Beethoven a me piace tantissimo mentre ad altri operatori può piacere meno. Quindi i cristalli non saranno mai identici, cambiano a seconda della risposta al brano da parte di chi fa l'esperimento.

Nel suo libro parla anche del potere delle parole. Ad esempio riferisce di come alcuni idiomi nascano da suoni onomatopeici, come accade con il giapponese. Shakespeare scrisse che la Rosa avrebbe avuto lo stesso colore e lo stesso profumo anche se noi le avessimo dato un nome differente. Le parole quindi hanno un valore oggettivo o dipende dall'intenzione con cui le pronunciamo? Grazie, per esempio, lo si può dire per convenienza, anche sentendo l'opposto nel cuore, non crede?

Si, credo infatti che l'acqua sia intelligente e capisca l'intenzione con cui si dicono le parole come "grazie" o "amore". E' per questo che noi scriviamo su dei fogli queste parole, per poter comunicare esattamente il messaggio che trasporta una parola all'acqua

Un'altra cosa che mi ha colpito dei suoi esperimenti è come l'acqua si cristallizzi in modo differente anche se esposta a fotografie. Non si potrebbe allora pensare che anche la pellicola fotografica, la carta su cui si stampano le foto, tutte queste cose possano caricarsi vibrazionalmente come l'acqua? Che differenza c'è allora tra l'acqua e queste cose? Qual'è la particolarità dell'acqua?

E' chiaro che esponendo l'acqua ad una fonte come una fotografia che, a differenza di una parola scritta, è più elaborata, questa riceva una gamma più vasta di informazione e di emozione. Per questo il cristallo che ne risulterà sarà più particolare e sicuramente più complesso

Personalmente ragionando su questa cosa ho pensato che tutto sia in realtà un'unica "cosa", un unico "spirito", che assume stati e forme differenti. Lei nel suo libro mette in relazione i 108 elementi chimici conosciuti con le 108 emozioni che prova l'uomo, secondo la dottrina buddista. Si può supporre che l'acqua sia l'elemento principe che mette tutti gli elementi in relazione gli uni con gli altri?

Io penso che l'acqua "rappresenti" tutti questi 108 elementi, di questo sono sicuro. E quindi penso anche che senza acqua non possa esserci niente, nessuna vita. Sì, l'acqua ha a che fare con tutti gli elementi esistenti, e li può "contenere" tutti.

Infatti credo, ad esempio, che anche un diamante “contenga” l'acqua.

Mi ha anticipato, infatti volevo proprio parlarle di questo. Conosciamo oggi il potere vibrazionale, o meglio radioattivo di alcuni elementi, come i minerali. Tradizionalmente si è sempre conosciuto il potere dei vari elementi, ad esempio delle pietre che possono portare un messaggio proprio, ma possono anche caricarsi di vibrazioni, come fa l'acqua. Lei cosa ne pensa? Possono esistere altri elementi che hanno caratteristiche simili a quelle dell'acqua?

Sì, credo proprio che le pietre, in special modo quelle che chiamiamo preziose, possano essere un ottimo elemento di trasmissione della Hado (vibrazione) ed anche dei sentimenti. Infatti l'acqua è molto influenzata dall'ambiente, dalle rocce in cui scorre. Penso che la differenza stia nel fatto che l'acqua, essendo un liquido possa essere molto più influenzabile, mentre le pietre come solidi siano più portatrici di un messaggio proprio, una propria Hado.

Una cosa interessante che lei cita nel suo libro è uno studio della Nasa riguardante l'origine dell'acqua sulla terra. Dott. Emoto, da dove proviene l'acqua secondo lei e questo che cosa ci dovrebbe far comprendere?

Si tratta, se ben ricordo, degli studi risalenti al 1998, del professor Franck dell'università dell'Iowa ed i suoi collaboratori. Una notte osservarono un gran numero di meteoriti neri che si dirigevano verso il pianeta. Il fatto li mise in allarme, poi si accorsero come questi si distruggevano a contatto con l'atmosfera. Scoprirono infatti che si trattava di grandi masse di ghiaccio. All'incirca 10 milioni di meteoriti, alcuni dei quali di oltre 100 tonnellate. Questo diede il via all’ipotesi che l'acqua provenga, in realtà, dallo spazio, vista la frequenza con cui questo fenomeno accade e calcolandolo su i quattro miliardi e mezzo di anni della terra. Questa stessa scoperta ed affermazioni sono state fatte anche dall'università delle Hawaii, ma ancora oggi l'ambiente scientifico stenta ad accettarlo. Per me è una scoperta grandiosa. Io concordo sul fatto che all'inizio, sul pianeta Terra non c'era acqua e che è arrivata dallo spazio. E' chiaro che non si vuole accettare questo nell'ambiente scientifico, se così fosse si dovrebbero ripensare il 95% delle scoperte e delle teorie precedenti, diventeremmo come gli odierni Galileo o Copernico!

Coi suoi studi ha mostrato quanto l'acqua sia sensibile a stimoli di natura sottile, come la consapevolezza umana. Infatti lei invita le persone a pregare e ringraziare l'acqua. Dott. Emoto, se la sente di darci una sua definizione di quell'”arcano” che è la consapevolezza umana?

E' molto semplice: non dobbiamo fare all'acqua quello che non vorremmo fosse fatto a noi. Tutto qui, è molto semplice.

Dobbiamo considerare l'acqua come parte di noi. Anche quando le facciamo fare compiti meno nobili, come quando andiamo al bagno. Dovremmo pensare "Mi dispiace farti fare questo ma è necessario". Dovremmo rispettare profondamente l'acqua.

(Emoto qui sembra voler evitare la domanda...)

In alcune tradizioni e nella floriterapia odierna, secondo le indicazioni di Edward Bach, si espongono i fiori di diverse piante immersi in acqua alla luce del sole o della luna per preparazioni curative. Secondo lei che differenza c'è tra il messaggio vibratorio che può trasmettere una pianta, il sole o la terra stessa e quello di un essere umano? Secondo lei anche il sole potrebbe avere una forma di coscienza che comunica all'acqua e da questa a noi?

Sono convinto che ogni cosa nel creato abbia una propria Hado e sicuramente una propria forma di emozione o sentimento. Certo, anche una pianta o una pietra. Pensiamo alle piante in particolare. Il polline delle piante ad esempio trasporta una certa Hado che può essere in risonanza con l’ansia tipica di alcune persone. Per questo quando entra in contatto con certi individui questa vibrazione innesca una reazione allergica.

Secondo lei è giusto allora rivalutare la concezione contemporanea di vita? Non è la vita una cosa molto più vasta di quello che noi oggi pensiamo?

Sicuramente, la vita è ovunque, nel mondo organico e non. Noi in Giappone abbiamo una Dea che si chiama Cannon, questa parola in ideogrammi significa "Vedere il Suono". Sta a significare il sentire la vibrazione ovunque, anche in un sasso che troviamo per strada. E voglio ora aggiungere una cosa: pensate alla macchina fotografica Canon, viene da Can-non, ovvero la divinità che "Vede" il suono - o Hado della vita - ovunque.

Cito il suo libro "I cristalli che l'acqua ci mostra sono le porte d'accesso per altre dimensioni". Come intende lei il concetto di dimensioni sottili, oggi contemplato dagli studi d’avanguardia, e che le più svariate tradizioni spirituali hanno sempre affermato?

Scrivendo così intendevo che esistono più dimensioni, ad esempio si può pensare che dopo la morte si acceda alla quarta dimensione, o alla quinta, non so con precisione. Questa è una cosa che non posso spiegare, ma che sento istintivamente.

Ad esempio, sono convinto che quando osserviamo un cristallo esagonale questo ci parli della terza dimensione, mentre uno ottagonale sia tra la terza e la quarta o forse già la quarta, spero mi possiate comprendere. Io penso che la forma cristallina perfetta sia un cerchio (non per niente il cerchio in molte tradizioni è simbolo del "Cielo-Spirito"), chissà, sarà dopo la trentesima dimensione!

E in che caso ha visto un cristallo che si avvicinava a questa forma?

Ho avuto modo di osservarlo nell'Acqua Santa

Benissimo, volevo giusto parlarle di questo. Secondo alcuni studi, come quelli di Samuel Goldsmith o George Ullembek che nel diciannovesimo secolo si occuparono di acque Mariane, ovvero dove avvennero apparizioni della Madonna, la particolarità di queste acque sta nel fatto che gli elettroni in esse presenti stranamente presentano uno spin che consente di ricevere un messaggio particolare. Al di là di questo, lei cosa pensa? Da dove ricevono la loro singolare Hado le acque che in tutto il mondo sono considerate sacre? E perché queste hanno capacità curative così grandi, miracolose in alcuni casi?

Credo che queste acque, ad esempio quelle Mariane, siano così potenti perché hanno una continua benedizione, anche da tutti i pellegrini che le vanno a visitare e quindi portano tutti i loro ringraziamenti. Ma ci si dovrebbe anche chiedere come mai una persona si ammala. Le persone sviluppano una predisposizione alla malattia dovuta ai pensieri o sentimenti che hanno, alle proprie intenzioni. Molte persone così diventano più "sporche" o “cattive”. Per questo poi si ammalano. Quindi bevendo queste acque che durante i secoli si sono caricate, questi possono guarire prima di tutto il proprio spirito e quindi di conseguenza il corpo.

Dott. Emoto crede che possa esistere un aspetto della realtà che è divino? Una sorta di consapevolezza che abbraccia tutte le altre? Oggi in conferenza stampa le ho sentito dire che prima di iniziare questo lavoro era ateo. Poi, successivamente, grazie ai cristalli, si è avvicinato al concetto di Dio o Divino. Come dovremmo porci rispetto a questo e che cosa ci insegna l'acqua a riguardo?

Dio esiste in ogni cosa. Forse la parola ateo non era corretta. Credevo in Dio, ma non mi sentivo molto vicino al divino.

Dopo questi studi però l'ho sentito molto vicino, parte di me e di tutto. Questo tipo di coscienza dovremmo essere capaci di vederla in tutte le cose, organiche e non. Questa è una cosa fondamentale.

Che cosa si aspetta per il futuro? Si augura che le persone prendano il suo messaggio più con il cuore o con la mente? Quali sono i cambiamenti che spera di vedere nel mondo e come crede verrà visto il suo lavoro dal mondo scientifico?

Non vorrei essere presuntuoso, ma desidererei diventare una guida per le future generazioni affinché queste possano più di noi godere della vita e saper scambiare energia positiva col mondo e con l'acqua. Infatti voglio portare avanti il mio lavoro e studio con la stampa di un libro per bambini, di cui oggi ho parlato in conferenza. Così le future generazioni potranno capire meglio e godere in tutto e per tutto della loro vita. Noi usiamo solo il tre percento del nostro DNA, questo significa che il novantasette percento di noi stessi è ancora da scoprire, o meglio, da ricordare. Forse un giorno potremmo viaggiare nel tempo grazie all'acqua, viaggiare in altre dimensioni o scoprire cosa c'è dopo la morte. Lo so che tutto questo, oggi, ci appare come utopia, ma io desidero gettare un ponte per le generazioni future.

La ringrazio moltissimo e spero che torni presto in Italia.

Grazie a voi.

Spero che in futuro mi sia possibile sviluppare la questione in modo più approfondito. Spero inoltre che i lettori di S&C possano a loro volta portare avanti studi personali su ciò che è uscito fuori da questa intervista, e soprattutto che il mondo accademico la smetta di comportarsi come San Tommaso e voglia poter prendere in esame le antiche conoscenze e le nuove scoperte. Grazie.

Coscienza Globale e Campo Unificato: le forze alla base dell'universo

Recenti studi dal Global Consciousness Project dimostrano che l'umanità possiede una mente collettiva



Carl Gustav Jung diceva:

«Come oltre l’individuo esiste una società, così oltre la nostra psiche personale esiste una psiche collettiva, l’inconscio collettivo, che cela parimenti in sé grandi attrattive».


Ebbene, la scienza ufficiale, quella dei numeri, lo ha ammesso: esiste una “coscienza globale”, come precedentemente dimostrato da millenni dalle dottrine spirituali che, da sempre, hanno parlato di una Griglia Energetica che circonda la Terra e funge da matrice della realtà e dell’esperienza raggiungibile dall’umanità. Vediamo di cosa si tratta.

La coscienza globale collettiva

È stata ipotizzata già da qualche decennio l’esistenza di una coscienza globale collettiva, ossia una rete invisibile che collega l’intera umanità ed è in grado di reagire agli eventi importanti che accadono nel mondo. Secondo gli studi condotti da Gregg Braden, scienziato innovativo e studioso poliedrico, alla base di tale coscienza globale vi sarebbe un campo di energia (la Matrix Divina) che crea relazioni tra le due grandi sfere nelle quali si manifesta l’Universo, quella materiale e la spirituale. La “Matrix Divina” funzionerebbe come un grande computer cosmico cosciente, utilizzando le emozioni e le scelte di ogni uomo per creare la realtà.

Il concetto di coscienza globale si integra a quanto viene definito come noosfera, ossia la “sfera del pensiero umano”, termine costruito a partire dalla parola greca νους (“nous”), che significa mente, e dalla parola sfera (intesa come “contenitore”).

Nella teoria originale di Vladimir Vernadsky, la noosfera è la terza fase di sviluppo della Terra, successiva alla geosfera (materia inanimata), evolutasi in maniera significativa dalla nascita della vita verso la biosfera (vita biologica). La biosfera avrebbe subito radicali cambiamenti con la comparsa della conoscenza, favorendo così lo sviluppo della noosfera.

Attraverso un’elaborazione del concetto, il gesuita filosofo Pierre Teilhard de Chardin, arrivò a definire la noosfera come una “coscienza collettiva” che scaturisce dall'interazione fra il pensiero delle menti umane. La noosfera si è sviluppata con l'organizzazione e l'interazione degli esseri umani durante il popolamento del pianeta terra. Con la comparsa di reti sociali sempre più complesse, anche la noosfera avrebbe acquisito maggior consapevolezza. Più l'umanità si organizzava in forma di reti sociali complesse, più la noosfera acquisiva consapevolezza. Questo processo culminerà con il raggiungimento di una soglia critica, il “Punto Omega”, ossia il punto più alto di complessità (socializzazione), e quindi di coscienza, che l'umanità potrà raggiungere.

Le prime evidenze dell’esistenza di una coscienza globale

Il primo a indagare con rigore scientifico sulla coscienza globale fu, negli anni 80’ il professor Robert Jahn, fisico, ingegnere e studioso di fenomeni psichici e parapsicologici. Con Brenda Dunne, Robert Jahn fondò il Princeton Engineering Anomalies Research Lab dedicandosi allo studio di effetti psicocinetici su generatori elettronici di eventi casuali da lui stesso costruiti.

Nei primi tempi della ricerca, il professor Jhan si recava in mezzo alla strada, chiedendo ai passanti di concentrarsi sul suo generatore di eventi. In seguito si rivolse a gruppi di meditazione, ottenendo sempre gli stessi risultati: l'apparecchio alterava la corretta sequenza di generazione casuale dei numeri e la linea del grafico che ne risultava si discostava da quella totalmente piatta che ci si aspettava di vedere, come se vi fosse stata una qualche interferenza esterna. Nel corso di 25 anni di ricerca, Jahn e Dunne ottennero risultati statisticamente significativi che implicavano l’esistenza di una relazione diretta tra le intenzioni dei soggetti interpellati e la variazione delle sequenze numeriche altrimenti casuali.

Nei decenni successivi, grazie allo sviluppo di tecnologie più sofisticate e alla crescita dell’interesse verso il concetto di coscienza globale, più Istituti di ricerca si sono collegati fra loro avviando uno studio su scala mondiale denominato Global Consciousness Project (cioè “Progetto Coscienza Globale”, GCP) con lo scopo di scoprire se esistesse o meno un collegamento inconscio dell'umanità ad una "mente collettiva" (noosfera).

Il Global Consciousness Project e i risultati raggiunti

I ricercatori del GCP piazzarono in tutto il mondo (per la precisione fra Europa, Stati Uniti, Canada, India, Isole Fiji, Nuova Zelanda, Giappone, Cina, Russia, Brasile, Africa, Thailandia, Sud America ed Australia) 134 generatori di numeri casuali ribattezzati “eggs”, cioè “uova”. La funzione di queste uova è sia quella di generare costantemente e a caso i numeri 0 e 1 che di formulare previsioni (veri e propri pronostici) sui numeri casuali che stanno per generare. In pratica, se il pronostico è azzeccato si indovina, altrimenti la risposta è considerata sbagliata. Le uova compiono la triplice operazione di pronostico-estrazione-verifica 100 volte al secondo. Dopo un numero sufficientemente alto di tentativi, i risultati si stabilizzano intorno alla probabilità del 50/50, cosa assolutamente naturale e contemplata dalla statistica poiché 0 e 1 hanno la stessa probabilità di uscire. Tuttavia, questo non è accaduto quando i risultati erano monitorati contemporaneamente al verificarsi di un qualche evento significativo per la coscienza globale. In concomitanza di disastri aerei, eruzioni vulcaniche, tsunami ed eventi come il crollo delle torri gemelle o la cerimonia di apertura delle Olimpiadi le risposte dei dispositivi si allontanavano molto dal range di attendibilità statistica, evidenziandosi come picchi nei grafici di distribuzione dei dati.

Una volta appurato che il modello rispondeva a eventi importanti, si iniziò a monitorare le uova con maggiore attenzione in periodi vicini ad eventi di portata mondiale, quali festeggiamenti o tragedie, rilevando come una variazione del segnale di base fosse percepito più intensamente dalle uova prossime alla zona geografica in cui aveva luogo quel determinato evento.

La scienza incredula lo conferma..

Il Dottor Roger Nelson, a capo del GCP da circa 15 anni, continua ancora oggi a raccogliere dati. Tali dati sono trasmessi a un server collocato all’Università di Princeton dove sono archiviati per l'analisi. Ben 75 scienziati di diverse discipline e provenienti da tutto il mondo (41 Nazioni), si sono recati a Princeton per partecipare allo studio più lungo e complesso mai condotto su parapsicologia e attività paranormali.

Proprio il febbraio di quest’anno è stata la stessa università di Princeton a rompere il riserbo dichiarando ufficialmente che non solo è stata prodotta una dimostrazione scientifica sull’esistenza della coscienza globale ma anche come la Noosfera – cioè la mente umana collettiva – sia capace di influenzare gli elaboratori informatici.

I ricercatori sono consapevoli che lo studio al quale stanno prendendo parte ha implicazioni che entrano nel campo della metafisica e della religione, ambiti che esulano dalla loro stretta competenza. Per questo una corretta interpretazione del fenomeno richiederà tempo, collaborazioni e confronti professionali trasversali. Così, per ora, nonostante la dichiarazione pubblica fatta dalla struttura universitaria, gli scienziati non intendono sbilanciarsi: i dati sono inoppugnabili, ma l’interpretazione accademica è ancora tutta da costruire.

Lo stesso dottor Nelson nell’ultimo supplemento del “Journal of Parapsychology” del dicembre 2012 – pag. 36, n.d.t.) ha dichiarato: “[…] Abbiamo creato un protocollo per definire quali siano gli eventi chiave in cui aspettarsi che molte persone possano condividere uno stato di coscienza e delle emozioni. Abbiamo previsto cambiamenti significativi nei dati casuali durante grandi tragedie e grandi celebrazioni e da qui abbiamo iniziato a raccogliere una enorme quantità di dati. L’ipotesi generale è che avremmo trovato nella nostra struttura di dati, altrimenti casuali, correlazioni con eventi di grande importanza per l’uomo.

Il GCP ha compiuto 14 anni nel 2012 ed ha portato a termine più di 400 esperimenti indipendenti che avvalorano l’ipotesi generale[…]. La spiegazione più plausibile è che noi umani influenziamo in parte la Noosfera di Theilhard, in corrispondenza di grandi emergenze e celebrazioni […]. Da qui possiamo partire con una nuova ricerca sulla coscienza […]”.

La coscienza globale ci salverà?

Il risveglio della coscienza globale è proposta come una delle chiavi per la risoluzione dell’attuale crisi mondiale e per garantire un futuro sostenibile.

Studiosi, scienziati e mistici come Capra, Bohm, Krishnamurti, Prigogine e Pribram ritengono che una delle caratteristiche essenziali della nostra cultura, e di quella scientifica in particolare, sia la sua radicata tendenza alla frammentazione. Per comprendere e spiegare un fenomeno, la scienza lo analizza scomponendolo nei suoi elementi costitutivi e cercando di comprendere le leggi che lo governano e lo muovono.?Purtroppo, tale metodo di analisi è stato trasferito anche a livello umano, dove si è tradotto in una profonda divisione tra anima e corpo, cuore e testa, istinti e coscienza.

L’enorme sviluppo della scienza e i suoi risultati industriali ed economici testimoniano la forza di questo pensiero logico-analitico orientato al possesso e alla conquista di quanto di umano, animale e vegetale ci sia da dominare.

Nell’ambito di un discorso generale sull’evoluzione umana, da una concezione frammentata e locale a una civiltà globale, etica e sostenibile, il primo passo è la necessità di trasformare la consapevolezza di sè stessi da una modalità frammentata ad una unitaria.

Negli ultimi decenni sono emerse numerose tecniche terapeutiche, innovative ed efficaci, tutte ispirate al paradigma olistico che considera l’essere umano come unità indivisibile e complessa di corpo, mente e spirito e che si articolano nei seguenti punti:
ripulirsi dai veleni e dalle tossine del corpo fisico,
riaprire la sensibilità del corpo energetico, rivitalizzare ogni cellula del corpo e sviluppare una percezione sensoriale più profonda e sottile,
sciogliere le emozioni negative: paure, rabbie, tensioni, gelosie, rancori, tristezze che ci legano al passato e che ci chiudono il cuore,
liberarci dai vecchi e pesanti condizionamenti mentali, ideologici, politici o religiosi che opprimono la mente,
riaprire la spiritualità naturale dell’essere attraverso le tecniche di meditazione e di crescita interiore,
sviluppare una coscienza planetaria, attraverso un’adeguata informazione ecologica, umana, culturale, scientifica e sociale, che ci permetta di sentirci connessi con la Terra intera.

Chi si apre all’ecologia, alle medicine olistiche, alla ricerca interiore, alla pace, alla tutela dei diritti umani, all’etica della globalizzazione sta uscendo da una vita automatica e ritrovando una diversa coscienza planetaria. Ma il vero punto di svolta avviene quando si risveglia la coscienza globale e si diventa consapevoli del proprio sé. Ogni cosa diventa magica, unica e irripetibile.

E come disse il fisico quantistico John Hagelin, un pionere della cosidetta “Teoria del Campo Unificato”:

«Ciò che abbiamo scoperto è che alla base dell’universo c’è un campo universale, dove tutte le forze e particelle della natura sono unite. Esse sono onde di un singolo oceano di esistenza».

È giunto il momento di imparare a nuotare!

venerdì 17 ottobre 2014

Il progetto RIVER STYX






Lo Styx è uno dei fiumi delle tenebre della mitologia greca. Dopo aver attraversato il Lethé che cancella ogni ricordo, la morte attraversa, sullo Styx, la porta che conduce all’inferno.
Quale nome demoniaco per un progetto militare! Questo è pertanto il nome che porta il primo progetto del Pentagono che implica le armi invisibili; il progetto “RIVER STYX“.
Le armi chiamate River Styx sono state il primo prototipo delle armi elettromagnetiche americane. Queste utilizzano delle microonde che hanno la funzione di agire sull’organismo, creando delle degradazioni di ogni tipo. Per chi le ha concepite, esistono dei vantaggi parafisici che si possono ottenere con una utilizzazione precoce allo scontro fisico contro ogni nemico. Esistono dei documenti che mostrano chiaramente che gli americani erano ben addentro in queste ricerche già dal 1957, e ciò indica che malgrado ogni negazione sulle loro conoscenze delle armi elettromagnetiche, il Pentagono e la CIA avevano al contrario cominciato il loro sviluppo già agli inizi degli anni 1950.
È facile comprendere le ragioni che hanno spinto tutte le amministrazioni implicate, a tenere il più grande riserbo su queste diaboliche operazioni. L’opinione pubblica non potrebbe mai tollerare lo sviluppo e l’utilizzo di armi così demoniache. I loro effetti sono altrettanto devastanti quanto quelli delle bombe atomiche; tuttavia esse non sono state che dei prototipi di nuove armi che oggi, quasi mezzo secolo dopo, ci minacciano realmente. Lowell Ponte, ricercatore del Pentagono, è uno dei rari scienziati del Governo a parlare apertamente dei progressi di questa scienza. Conferma l’esistenza di segnali che influenzano il campo magnetico terrestre, le onde stazionarie giganti (di cui abbiamo parlato nel precedente articolo – ndr).
I servizi segreti canadesi accennano al progetto in un dispaccio dell’Agosto 1975, parlando “di introduzione di onde elettromagnetiche nella Natura”. È comunque poco. Non si fa alcuna indicazione sulle possibilità di combinare delle onde stazionarie giganti con dei raggi a microonde capaci di influenzare il cervello umano. E ancora niente sulle microonde che si “fondono”, alle armi elettromagnetiche a pulsazione. Tutti questi progetti fanno parte della rete, molto sviluppata e sempre segreta, della ricerca sulle armi invisibili.
Joe Delgado, un fisiologo che ha fatto parte della CIA, ci avverte: “Quello che ci aspetta è più pericoloso della distruzione nucleare. Le nostre conoscenze sul cervello ci permettono di immaginare il peggior scenario: il pericolo che ci minaccia è quello di intervenire direttamente sulle funzioni cerebrali per manipolarle a nostro piacimento, cioè fare dell’uomo un vero e proprio umanoide senza cervello e coscienza, senza neppure che questi se ne renda conto“.
Delgado deve sapere di che cosa parla, poiché è stato il promotore delle ricerche sulle stimolazioni elettriche del cervello. Ha messo a punto, in collaborazione con degli psichiatri, dei procedimenti che permettono di “teleguidare” degli esseri umani via segnali radio, con l’aiuto di “microchip” impiantati nel cervello. Le sue teorie sono oggetto di ricerche all’università di Los Angeles, sotto la tutela del “LOS ALAMOS SCIENTIFIC LABORATORY“.
Il Dr. Ross Adey, un collaboratore di Delgado che lavora sulle nuove tecnologie di controllo cerebrale, afferma di aver ricevuto il prototipo di un apparecchio chiamato LIDA, costruito dai sovietici. Questo apparecchio è registrato all’Ufficio Americano dei Brevetti con il n°3.773.049.
È stato concepito in modo tale che può trasmettere a distanza i tre componenti del dolore; il freddo, il calore e l’elettricità. Adey è stato scelto dai sovietici per introdurre questo progetto nella ricerca americana (come è sempre stato Russi e Americani sono segretamente impegnati insieme nei progetti militari di distruzione e controllo delle masse, aldilà delle false contrapposizioni promulgate ad arte dai mezzi d’informazione).
Il più scalmanato tra gli scienziati a voler elaborare un mondo di zombie è uno psichiatra tra i più stimati negli Stati Uniti, il Dr. Louis Jolyon, “JOLLY” West. Egli è stato un membro influente del progetto “MKULTRA” per la CIA. Questo progetto comprendeva delle tecniche di lavaggio del cervello ed è fra i più segreti dell’US AIR FORCE. West, sostenuto da R. Reagan, ex Governatore della California, ha proposto di trasformare una stazione Militare in stazione di emissione di microonde. Le proposte di West includevano anche l’impianto di microchip elettronici nel cervello, il controllo biologico dei cicli mestruali della donna, la castrazione chimica e la sostituzione del sistema penale americano con un controllo psichiatrico. È dall’alto della sua cattedra di psichiatria e del suo posto di direttore dell’Istituto di neuropsichiatria dell’Università di Los Angeles (UCLA), che West prosegue le sue attività segrete di manipolazione del pensiero.

Il film sviluppato sul ROMANZO di Michel Crichton, “THE TERMINAL MAN” è basato su un fatto reale. L’uomo, una vittima del Dr. Frank Ervin, amico di West e di Delgado, afferma di essere stato sottoposto a un trattamento alle microonde, (e qui non si parla di “brioche” – ndr), con cui un uomo è stato in gergo “cotto a distanza”.
È stupefacente constatare che la CIA finanzi ricerche Universitarie per mettere a punto degli apparecchi a microonde capaci di lanciare dei raggi che possono causare un’ipnosi a distanza, facendo penetrare dei desideri o comandi nella testa di un individuo e capaci di provocare poi anche un’amnesia totale sulla vittima (leggetelo come spiegazione a molti fatti di cronaca in cui persone commettono atti orribili e poi vengono trovati in stato di shock non ricordando nulla di quanto hanno fatto – ndr). I difensori di queste tecniche psichiatriche hanno sempre fatto parte della ristretta cerchia dei Presidenti Americani. I Presidenti Nixon e Ford sono stati consigliati dal Dr. Arnold Hustschnecker, che era stato, nel 1926, allievo dell’”Istituto Kaiser Wilhelm” finanziato dai nazisti, dove sono iniziate le prime ricerche sulla tecnica delle microonde. Il consigliere di Jimmy Carter, lo psichiatra Dr. Peter Bourne, (vedete il film The Bourne identity e The Bourne Supremacy – ndr) ha trascorso una grande parte della sua carriera nella ricerca della guerra psicologica e delle tecnologie delle microonde. Alcuni giornalisti hanno fatto un’inchiesta sul potere che costui avrebbe usato per spingere Carter a prendere delle decisioni sorprendenti. Il Dr. West faceva parte dei collaboratori vicini a Ronald Reagan.
Perché ci sono così tanti di questi psichiatri all’interno dei progetti sulla guerra invisibile nei cenacoli delle alte decisioni politiche?

DIO E LA COSCIENZA COLLETTIVA

..ogni pensiero uguale ad altro pensiero uguale, è uguale. Ogni pensiero uguale ad altro uguale, espresso con parole da persone diverse, appare diverso. Solo nel silenzio, certe cose sono comunicabili!..
Ciò si verifica, perché il linguaggio base o universale del pensiero, se tradotto in linguaggio parlato, s’impoverisce in base all’ inconsapevolezza del soggetto nonché, in base alla povertà della dialettica rispetto al linguaggio telepatico.






DIO


Dio è l’Uno indifferenziato. La sua manifestazione o creazione; è la sua espressione. Ogni forma esistente si manifesta nella propria individualità. L’individualità è pertanto separazione dalla Causa Prima. L’individualità consapevole, mantiene il contatto col Divino. L’individualità inconsapevole, illude il soggetto di essere una creatura a sé stante. Questo concetto, genera il desiderio di affermazione individuale, sino alla necessità illusoria di sopraffazione sulle altre creature, passando anche per la credulità di essere degli eletti agli occhi di Dio. Un tale diceva:

“..nessun uomo può conoscere Dio, più di quanto conosca se stesso. Nessun uomo può conoscere se stesso, più di quanto conosca Dio; perché la conoscenza dell’Uno e dell’altro va di pari passo..”

LA COSCIENZA COLLETTIVA

La coscienza collettiva, è l’insieme delle menti che la compongono. Una coscienza collettiva, può essere totale o parziale. Nel caso sia totale, essa è Dio stesso. Nel caso sia parziale, non si tratta della coscienza collettiva (Assoluta) ma, di una ( tra le tante) coscienze collettive. Ogni essere pensante, può far parte di uno specifico gruppo di menti pensanti. La partecipazione ad un gruppo, presuppone il partecipare al retaggio collettivo che, costituisce una vera e propria banca dati. La partecipazione, può avvenire sia in entrata di informazioni, che in uscita. L’aggancio alla banca dati, può essere costante. L’individuo, in ogni istante, è praticamente come collegato in rete. In ogni istante, può beneficiare delle informazioni condivise. L’individuo che vive questa condizione mentale, si presenta al prossimo come una persona particolarmente ispirata, in grado in ogni istante di far propria qualsiasi richiesta altrui e darvi risposta pertinente mediante i dati pervenutogli dalla banca dati. In sostanza funge da mediatore (medium) a vantaggio di colui che non possiede consapevolezza personale della possibilità di collegarsi in rete. Si potrebbe affermare, che il soggetto collegato in rete, sia uno “gnostico”. Lo gnostico, è l’individuo che possiede la conoscenza senza averla appresa dai libri o tramandata oralmente. La sua via è quella interiore di collegamento col Divino.


CHI PUO’ PARTECIPARVI

Teoricamente tutti, in quanto tutti fanno parte di Dio. Praticamente ed efficacemente, solamente coloro che ne hanno coscienza ma, nessuno totalmente escluso. Ovviamente però, vi è la questione relativa al gruppo di appartenenza per cui, appartenendo ad un gruppo circoscritto, mi escludo dal resto. L’appartenenza ad un gruppo, evidenzia le caratteristiche conoscitive ed esperienziali di quel gruppo. Il codice di accesso o di appartenenza, si evince dallo status di empatia della mente collegata.

CHI NON PUO’ PARTECIPARVI

Nessuno è escluso in assoluto. Appartenendo però ad un gruppo, automaticamente ci si esclude dagli altri. Tutto però dipende, dalla mente dell’entità in questione. Dall’elasticità e dalla consapevolezza di cui dispone. Le menti ignare, non determinate o motivate, soprattutto quelle manipolate, sono da se stesse escluse dal partecipare a quella coscienza collettiva. Può verificarsi inoltre, che un soggetto pensi di essere collegato alla coscienza collettiva, mentre invece, di quella coscienza contatta unicamente un’entità e, nel caso sia poco evoluta, questa si spacci anche per dio. Il contattare entità negative, può illudere e portare alla manipolazione del soggetto.

L’INCONSCIO COLLETTIVO

La coscienza collettiva, se considerata da una particolare angolazione, diventa l’ambito del personale inconscio nonché, di quello collettivo. Si può pertanto affermare che “Coscienza collettiva” e “Inconscio collettivo” sono la stessa cosa quando, il soggetto in questione, della coscienza collettiva ne è inconscio.
L'inconscio collettivo, secondo Jung, rappresenta un contenitore psichico universale, vale a dire quella parte dell'inconscio umano che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani. In altri termini si potrebbe dire che l'inconscio collettivo è la struttura della psiche dell’intera umanità, sviluppatasi nel tempo ed è suddivisibile in inferiore, medio e superiore. L’inferiore è legato alle radici arcaiche, al passato dell’umanità; il medio è costituito dai valori socio-culturali in questo attuale momento; il superiore è invece relativo ai valori, alle potenzialità, alle mete future dell’umanità. Che la connessione dell'individuo all'inconscio collettivo sorga per ragioni materiali o mistiche, il termine inconscio collettivo descrive un'importante caratteristica comune osservata nei sogni di differenti individui.


REGISTRI AKASHA


..tratto da: ”Una conoscenza che darà speranza alla tua vita” di Paola Marisol Camurri Vargas.
Akasha, che in sanscrito significa etere o spazio, è il primo dei cinque elementi base dell’intero universo ovvero, il vuoto che permette agli altri di esistere e di manifestarsi. Akasha è l’onnipresente esistenza che pervade tutto. L’akasha diviene il Sole, la Terra, la Luna, le stelle, l’aria, i liquidi ed i solidi; forma il corpo umano e degli animali, le piante, ogni forma che vediamo, tutto ciò che cade sotto i nostri sensi, tutto ciò che esiste. L’akasha non può essere percepito perché va al di là d’ogni ordinaria percezione; si può vedere e toccare soltanto quando si condensa e prende forma..
..Rudolf Steiner affermava che la capacità di percepire quest’altro mondo poteva essere sviluppata, rendendo un individuo capace di scorgere eventi e informazioni in tutto e per tutto concreti come quelli presenti. Affermava: ..l’uomo è in grado di penetrare alle origini eterne delle cose che svaniscono con il tempo. In questo modo, egli amplia la sua facoltà cognitiva se, per quel che riguarda la conoscenza del passato, non si limita alle evidenze esteriori. Può inoltre vedere negli eventi non percepibili ai sensi, quella parte che il tempo non è in grado di distruggere. Passa dalla storia transitoria a quella non transitoria. E' un fatto che questa storia sia scritta in caratteri diversi rispetto a quella ordinaria. Nella gnosi e nella teosofia viene chiamata la “Cronaca Akashica”..
..Madame Blavatsky diceva: “L’akasha, Luce Astrale, può definirsi come l’Anima Universale, la Matrice dell’Universo, il Mysterium Magnum dal quale tutto quanto esiste è nato per separazione o differenziazione. E’ la causa dell’esistenza; riempie tutto lo spazio infinito.


REGISTRI AKASHICI

La parola Akasha si utilizza per nominare un piano di coscienza cosmica che funge da archivio, nel quale come si è già detto, si registrano tutte le situazioni, pensieri, emozioni, parole, intenzioni ed azioni di un essere, dalla sua separazione dalla Fonte o Dio, fino al suo ritorno definitivo al punto d’origine; contiene quindi l’intera storia d’ogni anima sin dall’alba della creazione. Quest’archivio ci connette tutti, gli uni agli altri e, contiene ogni simbolo, archetipo o racconto mitologico che esiste e perciò, diviene la fonte maggiore di conoscenza e verità che l’essere umano possa consultare; chiamato anche “Libro della Vita”. E’ in’oltre uno spazio simbolico e parafisico, sito nell’etere, è una dimensione parallela sempre disponibile. Conoscendo delle vite precedenti, connesse in particolar modo con quella attuale, è possibile comprendere quali sono le lezioni della vita che dobbiamo affrontare per risolvere antiche questioni e, quali potenziali capacità possediamo, utili al futuro.
Al contrario di un semplice magazzino di memoria, quest’Archivio Akashico è interattivo, poiché esercita una grandissima influenza sulla vita di ogni giorno. Ispira i sogni e le invenzioni, provoca l’attrazione o la repulsione tra gli esseri umani, modella e forgia i livelli della consapevolezza umana. Cayce sosteneva che i Resoconti (Akashici) non erano semplicemente una trascrizione del passato ma, includevano il presente e il futuro. Relazionata a questa dichiarazione, la filosofia Karmica, il Piano Superiore (Monadico e Budhico), ed il tribunale Karmico, ci ricordano che una scintilla di luce (l’anima di ogni individuo) si stacca dalla grande Fonte Universale e discende al piano fisico con una missione specifica, sommata a quella di ri-polarizzare gli aspetti negativi della personalità. Se tale missione non raggiunge il compimento in una sola vita, dovrà completarla in un’altra. Tutti questi vai e vieni dalle diverse vite, rimangono registrati nei Registri ma, per una questione di autoconservazione, l’essere ne cancella la memoria al momento di incarnarsi, per non subire il condizionamento da ricordi anche traumatici..
.. Ogni anima, al separarsi dalla fonte ed all’entrare sul piano fisico, emette un suono o tonalità propria. Questo suono, ha risonanza con il nome e il cognome scelti per la presente incarnazione e, riserva l’informazione almica (dell’anima) individuale. Per raggiungerla, gli spiriti che reggono il Piano Akashico, ci forniscono di una chiave simbolica sotto forma di Preghiera Sacra. Non tutti accedono allo stesso livello in questo piano e l’approfondimento, dipende dalla capacità del lettore, dall’attitudine di colui che chiede la consulenza e, da quello che l’Intelligenza Suprema considera che deve essere evocato in quel preciso momento per il maggior bene della persona interessata. Ogni lettura è individuale e privata; s’inizia con la Preghiera Sacra, aprendo il canale per raggiungere la coscienza della Guida Spirituale, così, la persona può incominciare a fare le domande che ha in mente. Le risposte arrivano ai Chakra Coronario e Cardiaco del lettore in diversi modi: visualmente (colori, parole, fatti), in modo auditivo e, attraverso i sentimenti e le sensazioni corporali, in accordo alla domanda fatta. L’informazione è tanto profonda, che a volte il lettore non comprende il senso della stessa. Quando ciò si verifica, deve comunicarla nello stesso modo in cui gli è arrivata, perché sicuramente quello che non ha senso per lui, l’avrà per la persona al quale deve arrivare l’informazione.

SINCRONICITA’ A chi non è mai capitato nella vita, di assistere al verificarsi di eventi non previsti, non statisticamente possibili ma che hanno un grande valore d’indirizzo per la persona in questione?.. avviene certe volte, come se una mano invisibile orchestrasse gli eventi, generando una combinazione che viene detta “Sincronicità “. Generalmente l’individuo vive questa sincronicità, come il risultato della casualità, della volontà Divina, dell’imperscrutabilità delle vie del destino ecc.. ma, non la vive consapevolmente come il risultato di quanto da lui seminato in precedenza. Se così fosse, immediatamente l’individuo si porrebbe l’obiettivo di esprimere consapevolmente quegli elementi che, per conseguenza, porterebbero mediante la sincronicità, al risultato voluto. Ciò che pertanto occorre all’individuo, è la consapevolezza che il destino può essere indirizzato quando, se ne conosce la chiave. Quando la partecipazione alla coscienza collettiva diventa consapevole.
(fonte: http://presenze-aliene.blogspot.it)

LA MERKABA'




Con il termine Merkabà si intende l’essere umano, nel suo aspetto energetico/intelligente, con esclusione della caratteristica materiale. Pertanto l’essere in quanto struttura di anima e spirito. Oppure quanto rimane dell’essere umano dopo la sua morte fisica. Rimane l’essere di luce, lo strumento che generò il corpo alla nascita, l’essere nel suo aspetto superiore e Divino. L’essere umano nel corso della sua vita materiale, si identifica col corpo e pertanto utilizza gli strumenti che il corpo pone a disposizione. La vista umana spazia su di una banda di frequenza limitata e non può quindi vedere altre frequenze. Vede quindi il corpo nel suo aspetto fisico, ma non vede il corpo di luce o immortale. Per percepirne sentore o arrivare a vederlo, occorre elevare lo stato di coscienza, la quale genera l’attivazione della Merkaba’. Chi segue questo blog, ha avuto occasione di avere prova dell’esistenza di tutta una serie di presenze, aliene al genere umano, che si manifestano in forma luminosa ma non percepibile dalla vista umana. Esseri di luce fotografabili, ma non visibili ad occhio nudo. Ma anche di esseri luminosi che entrano ed escono dalla frequenza del visibile umano. Anche l’essere umano dispone dello strumento luminoso che consentirebbe lo stesso tipo di manifestazioni, ma non essendone consapevole, non può gestirlo a piacimento o vederlo. Merkabà è l’essere umano nella versione superiore, Divina o angelica. Essa viene rappresentata nella forma estetica di due cristalli di forma piramidale, sovrapposti e capovolti come da immagini uno, due, tre.





Esistono diversi modi di pronuncia della parola Mer-Ka-Ba come Mer-Ka-Bah, Mer-Ka-Va e Mer-Ka-Vah. La parola Mer-Ka-Ba è composta da tre sillabe corrispondenti a tre parole: Mer, Ka, Ba. Queste parole provengono dall'antico Egitto. "Mer", si riferisce a un tipo specifico di luce che era noto in Egitto al tempo della XVIII dinastia, quando le religioni furono riorientate alla venerazione di un solo Dio della creazione.
Mer era visto come due campi contro-rotanti di luce che ruotano nello stesso spazio. Questi campi iniziano a ruotare sotto l'impulso di particolari atti respiratori.
"Ka", si riferisce allo spirito individuale della persona;

"Ba", si riferisce all'interpretazione dello spirito di una realtà particolare. Nella realtà umana, Ba si definisce generalmente come il corpo o la realtà fisica.







La parola merkabà ha due significati: Essa significa contemporaneamente CARRO e TRONO DI DIO. Il carro o Mer-ka-ba, è il nostro veicolo di luce capace di condurci nelle altre realtà (gli altri spazi-tempo) al fine di giungere un giorno al Trono di Dio cioè alla “Casa del Padre”. Ci permette anche di divenire creatori della nostra realtà nel mondo fisico, purché la coscienza lo consenta.
Il lavoro necessario consiste nel riattivare il campo elettro-magnetico addormentato che noi abbiamo intorno al nostro corpo fisico. Questa riattivazione conduce all’Ascensione, cioè al passaggio cosciente fra il nostro mondo e le dimensioni direttamente superiori.

I nostri contemporanei cercano l’immortalità del corpo fisico, ma la vera immortalità si trova nella permanenza della coscienza (la sua non interruzione). Allora la vita continua nelle altre dimensioni per mezzo della nostra merkaba che è il corpo di gloria dei cristiani, ma anche l’Io Superiore.





Bella l’interpretazione che ne dà Drunvalo Melchiezedek, autore del libro “Il fiore della vita” e cioè: “un campo di luce che ruota contro/direzionalmente, che interagisce con lo spirito e il corpo e che può trasportarti da un mondo all'altro”.
Merkabà è lo strumento mediante il quale l’essere umano può realizzare la sua ascensione.


L’Ascensione:
L’Ascensione è un cambiamento di focalizzazione della coscienza. È il naturale e continuo processo evolutivo di tutta la Creazione. Come esseri spirituali eterni, siamo stati generati dal Creatore per evolverci ed espanderci attraverso l’esperienza. Quando scegliamo di incarnarci nella terza dimensione, fisica e densa, veniamo più volte sulla Terra per sperimentare, imparare, e riuscire a padroneggiare, attraverso l’Amore incondizionato, questa difficile dimensione tridimensionale. Il problema è che ogni volta che arriviamo ​​qui, ci “addormentiamo”. Restiamo bloccati nella materialità, pensando che sia la nostra unica realtà. Dimentichiamo di esserci incarnati solo per ritornare con maggior saggezza ed esperienza ai regni spirituali. Questa è l’Ascensione e il nostro obiettivo.
La famosa “parabola evangelica del Figliol prodigo” simboleggia proprio questo viaggio incarnativo dell’Anima. L’Eterno Pellegrino dimora in seno al Padre, quando parte per un viaggio di “discesa” nei regni inferiori della materia (nella parabola sono chiamati “il peccato” e “la dissoluzione”): qui conosce il Male e la separazione dall’Unità originaria. Grazie alla sua inversione di rotta, comincia poi un graduale processo di redenzione che lo condurrà, dopo grandi sforzi, di nuovo sul sentiero di casa e quando varcherà la soglia della sua dimora sarà accolto dal padre fra tripudi di gioia. Da notare la differenza fra il figliol prodigo e suo fratello, che non ha mai lasciato la Casa del Padre: costui non ha mai viaggiato nella materia, non ha mai conosciuto la separazione, non ha mai desiderato riabbracciare l’Unità. Si trova nella Casa del Padre ma non ha realizzato la sua natura Divina in maniera autocosciente, perché l’autocoscienza è figlia dell’esperienza nei 3 mondi(fisico/eterico – emozionale – mentale). Ecco perché il Padre non lo festeggia. La parabola, vista con gli occhi del fratello stanziale, ci dà un’immagine chiara di come sarebbe l’evoluzione senza il Libero Arbitrio, cioè senza la facoltà di conoscere il Male: sarebbe un permanere nella Casa del Padre rimanendo all’oscuro della nostra natura divina. Il figliol prodigo invece, grazie alla sua immersione nella materia, ha realizzato in piena coscienza la sua identità, la vera natura del Padre. E la fusione con esso è stata perseguita in conseguenza di una volontà individualmente espressa. Il viaggio di ritorno del figliol prodigo è appunto l’Ascensione.
Ogni forma di vita sulla Terra sta ascendendo. Le piante, le rocce, gli animali, ciascuno a suo modo e con i suoi tempi. Anche il pianeta stesso, che è un essere vivente, sta ascendendo e ciò sta avvenendo in accordo con il Piano Divino, sia che ce ne rendiamo conto oppure no. Questo naturale processo evolutivo può essere notevolmente facilitato, scegliendo di impegnarci consapevolmente in esso. Al contrario, opporvi resistenza risulta doloroso. La nostra consapevolezza e le nostre scelte sono quindi molto importanti. Nessuno ci costringerà mai ad accettare l’amore, la gioia e la pace interiore: il nostro diritto al libero arbitrio non verrà mai disatteso. Smettere di resistere al Divino, ci fa progredire rapidamente, senza il dolore e le continue lotte così spesso associate alla vita umana.
Questo concetto è di vitale importanza. Premesso che il dolore e la sofferenza sono i catalizzatori dell’evoluzione umana prima del risveglio spirituale, dopo il risveglio abbiamo il potere di sincronizzare la nostra vita nel flusso della Coscienza Universale: in questo modo la nostra evoluzione proseguirà catalizzata in maniera continuativa dalla Grazia e dalla Luce, e non avrà più bisogno di attraversare necessariamente il dolore e la sofferenza per progredire. Naturalmente, questo passaggio di consegna fra i due tipi di catalizzatori, avviene in maniera graduale e sovrapposta nel tempo.
Nelle ere passate, l’Ascensione si verificava con la morte del corpo fisico, e l’Anima aveva bisogno di molti corpi umani per poter spiritualizzare completamente la forma fisica. I corpi venivano scartati velocemente e in seguito al processo di restituzione (la morte fisica) l’Anima viveva un periodo di riposo senza corpo, dopodiché si incarnava di nuovo. La memoria degli insegnamenti appresi durante le altre incarnazioni veniva resa inaccessibile (“il velo dell’oblio”), non come punizione, ma come dono per un nuovo inizio, per poter affrontare la nuova sfida senza coinvolgimenti col passato. L’anima, naturalmente, conserva tutti i ricordi delle vite passate, e man mano che essa si integra con la coscienza personale, ricordarle diventa via via sempre più facile.
(fonte: http://presenze-aliene.blogspot.it)

Teschio di Sayre




Risulterebbe che intorno al 1917 un gruppo di ricercatori tra i quali uno storico dello stato della Pennsylvania e dignitario della Chiesa Presbieriana (Dott. G.P. Donehoo) e due professori, A.B. Skinner, dell'American Investigating Museum, e W.K. Morehead, della Phillips Academy, Andover, Massachusetts; effettuarono il ritrovamento di alcuni resti umani in un tumulo funerario a Sayre, Bradford County, Pennsylvania. I corpi risultarono a loro dire, essere stati bruciati e sepolti circa 700 anni prima, intorno al 1200 d.C. Questi corpi presentavano fattezze umane, ma quello che lasciò esterrefatti gli scopritori, furono due particolarità: la statura e quindi le dimensioni, in quanto misuravano sette piedi, equivalenti a poco più di 2,13 mt; ma ancor di più fu il fatto che i crani presentavano la presenza sconcertante di due protuberanze, due corna lunghe qualche centimetro, al di sopra della fronte.
Era una calda mattinata quando il Sig. R. H. Lord, che era stato da sei anni ingaggiato dal prof. Skinner per le sue ricerche e spedizioni; mentre stava scavando via la terra da una tomba presente nel campo di sepoltura Indiano di Murray Farm., lanciò un urlo che fece accorrere gli altri 15 membri del gruppo: “Ha un corno! E’ in combutta con il demonio!”
Effettivamente aveva delle corna. Così riporta il giornale, come la conferma, che effettivamente il cranio aveva due protuberanze ossee. Dunque era un gigante per quell’epoca e per giunta con corna. Nell’articolo del 12 Luglio 1917, vennero fatte varie ipotesi ad esempio che gli scheletri erano potuti appartenere ad una razza, vissuta contemporaneamente agli Indiani oppure essere Indiani stessi, progenitori ancestrali degli abitanti di Tioga e che dopo la morte, come da abitudini rituali, fossero stati bruciati per non permettere a quegli esseri deformi, con i loro geni, di poter infettare o trasmettere malattie. Questo scheletro venne battezzato e accostato come un chiaro caso di ritrovamento di un Pithecanthropus erectus (il Pithecanthropus erectus venne scoperto da Eugene Dubois nel 1891 nei pressi di Giava in Cina, oggi alcuni scienziati suggeriscono che l'uomo di Giava sia una potenziale forma intermedia tra l'uomo moderno e l'antenato comune che condividiamo con le altre grandi scimmie) Il gruppo di ricerca, un po’ troppo frettolosamente, accostò lo scheletro a quell’ominide, seguendo un po’ la scia di quegli ultimi ritrovamenti.
Successivamente in un altro articolo, venne smentita la notizia del ritrovamento del teschio in questione. Fu spiegato come il teschio in realtà non aveva altro che appoggiate su di esso delle corna appartenenti ad un cervo. In seguito il teschio venne fatto sparire e più nulla se ne è saputo. Dava fastidio agli evoluzionisti e ai sostenitori del mito della creazione, non poteva e non doveva restare in circolazione. Chi disponesse di informazioni ulteriori o, fosse in grado di dire dove sia stato collocato il teschio, è invitato a comunicarlo.
ESEMPI DI UMANI CON CORNA
Qualcosa di anomalo in fatto di corna esiste in seno all’umanità. Se ne trovano tracce documentate fin dal 1500. Questi corni sono generalmente considerati dei tumori cheratinici della pelle e vengono si solito detti iperplasie. In alcuni casi si è provveduto alla loro rimozione. Tutti i casi riscontrati, sono presenti un tarda età o comunque dopo i 50 anni.

Nel 1930, a Manchukuo in Cina, venne individuato e fotografato da un impiegato di una banca Americana un uomo chiamato Wang, poi soprannominato “l’uomo unicorno”. possedeva un enorme corno, che gli sporgeva dietro la testa;





Interessante il caso di questa donna cinese ultracentenaria che presenta sul lato destro, in simmetria col corno di sinistra, un accenno iniziale per la formazione di un equivalente secondo corno.





Altro caso è quello del Cinese Ma Zhong Nan, dalla quale testa spicca alla vista un piccolo corno.







Celebre inoltre, su internet, anche questa donna di 69 anni (rimasta anonima), caso clinico tratto da un testo medico. La donna aveva sbattuto la testa, e il bernoccolo si era sviluppato in un corno arricciato di quasi 20 centimetri.





La donna venne operata e gli fu esportato il corno. Foto sottostante.


La questione corna, è quindi tutta da verificare e chiarire. Sicuramente sono esistite corna; ma si tratta di casualità, di eccezionalità o di reminescenze genetiche che affiorano di tanto in tanto?
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