venerdì 17 luglio 2015

Il misterioso ronzio notturno avvertito in tutto il mondo. Cosa provoca l’Hum?

C'è uno strano fenomeno che sta interessando diverse regioni del pianeta, uno strano rumore di fondo conosciuto come l'Hum. Si tratta di un costante suono ronzante a bassa frequenza, avvertito nei luoghi più disparati come Scozia, Gran Bretagna, America del Nord e Australia.



Il fenomeno, le cui prime segnalazioni risalgono a circa quarant’anni fa, è descritto dai testimoni come un suono che si insinua lentamente nel buio, e una volta cominciato, non finisce finchè non ricompare il sole. Il curioso suono è simile al rumore prodotto da un’automobile con il motore acceso parcheggiata vicino casa.

Ma cosa provochi questo insopportabile ronzio e perchè esso riguardi solo una piccola percentuale della popolazione delle aree interessate, rimane un mistero, nonostante siano state eseguite una serie di indagini scientifiche.

Ovviamente, sono state prodotte una ridda di teorie: dal magnetismo terrestre alla costruzione di strutture sotterranee segrete, fino all’ipotesi di una qualche attività aliena. Ma, come riporta un articolo della BBC, la verità è che il mistero del ‘ronzio’ rimane un caso irrisolto.

I primi rapporti sul fenomeno sono cominciati a comparire nel corso del 1950 da parte di persone che, fino al quel momento, non avevano mai percepito nulla di strano. Improvvisamente, hanno cominciato ad essere tormentati da un fastidioso ronzio a bassa frequenza, un rombo costante sordo.

Le testimonianze raccolte nelle diverse aree geografiche mostrano alcuni fattori in comune: in genere, il ronzio si sente solo in casa ed è più forte di notte che di giorno. E’ più comune nelle aree rurali e nelle zone suburbane, probabilmente a causa del rumore di fondo costante delle città affollate.

Solo il 2% circa delle persone che vivono in una determinata zona ‘ronzante’ ne riesce a sentire il suono, e la maggior parte di loro ha un’età tra i 55 e i 70 anni, secondo uno studio del 2003 eseguito da Geoff Leventhall, consulente del Surrey presso il governo britannico.

La maggior parte delle persone che sente l’Hum descrive il suono simile a quello di un motore diesel che gira al mimino in prossimità della casa. Tale ronzio ha letteralmente ‘esaurito’ i residenti.

“E’ una specie di tortura”, racconta la pensionata Katie Jacques alla BBC. “Vorresti solo urlare. E’ difficile prendere sonno perchè hai questo rumore continuo di sottofondo nelle orecchie”.

Come sottolinea Discovery News, spesso, costoro vengono liquidati come pazzi o piagnoni, aggravando solo il disagio di queste persone, la maggior parte dei quali ha un udito perfettamente normale.

Chi avverte il suono accusa dolori di testa, nausea, vertigini e disturbi del sonno. Secondo la BBC, il rumore di fondo è stato incolpato almeno per un suicidio nel Regno Unito.


Le zone ‘Hum’

Bristol, in Inghilterra, è stato uno dei primi luoghi al mondo dove è stato segnalato il ronzio. Nel 1970, circa 800 persone della città costiera riferirono di udire un ronzio constante a bassa frequenza. All’epoca, si attribui il rumore al traffico veicolare e alle fabbriche locali con turni di lavoro distribuiti sulle 24 ore.

Un altro famoso ronzio è presente a Taos, nel New Mexico, dal 1991, quando i residenti cominciarono ad avvertire un rombo sordo costante. Un team di ricercatori del Los Alamos National Laboratory, dell’Università del New Mexico e del Sandia National Laboratories, non fu in grado di identificare la fonte del rumore.

Windsor, in Ontario, è un altro luogo caldo del ronzio. I ricercatori dell’University of Windsor e della Western University, hanno bandito di recente una borsa di studio per finanziare le ricerche sull’Hum si Windsor e determinarne le cause.

I ricercatori, inoltre, hanno indagato per decenni anche sul ronzio percepito a Bondu, una zona balneare vicino Sidney, Autralia, senza mai venirne a capo. “E’ un suono che fa impazzire. Tutto quello che puoi fare è mettere la musica per bloccare il fastidio”, ha detto un residente al Daily Telegraph.

L’ultima zona a cadere vittima del ronzio è stato il villaggio di Woodland, nella contea di Durham. Anche in questo caso, i residenti hanno riferito di un rumore simile ad un auto in moto parcheggiata.


Cosa causa il suono?


La maggior parte dei ricercatori che studiano l’Hum esprime una certa sicurezza sul fatto che il fenomeno sia reale, e non il risultato di isteria di massa o di disturbi dell’udito.

Qualcuno avanza l’ipotesi che l’Hum potrebbe essere il risultato di radiazioni elettromagnetiche a bassa frequenza, udibili solo da poche persone. Già si sono verificati casi in cui alcuni individui mostravano una particolare sensibilità a frequenze che normalmente l’udito umano non riesce a percepire.

Sono stati tirati in ballo anche fattori ambientali, come l’attività sismica e le microvibrazioni a bassa frequenza della terra che potrebbero essere causate dalle onde dell’oceano. Altre ipotesi, tra cui esperimenti militari o costruzioni di basi sotterranee non ancora trovato riscontro.

“La verità è che nessuno sa veramente cosa causi il ronzio”, dice Leventhall. “Per quanto riguarda la sua origine, non aspettatevi una rapida soluzione. E’ stato un mistero per 40 anni, quindi potrebbe rimanere tale per ancora molto tempo”.

giovedì 25 giugno 2015

IL VUOTO



COSA ERA IL VUOTO

Il concetto di vuoto è cambiato profondamente nel corso del tempo: per Aristotele, ad esempio, il vuoto non esisteva affatto. "La natura - egli diceva - aborre il vuoto". Il filosofo greco era giunto a questa conclusione dopo aver osservato che quando da un luogo veniva tolta tutta la materia, producendo appunto il vuoto, immediatamente nuova materia vi si precipitava a colmarlo; per Aristotele quindi la materia doveva essere ovunque.

Ancora oggi, nella pratica di tutti i giorni, definiamo il vuoto come il nulla. Se ad esempio un bicchiere contiene solo aria diciamo che è vuoto, pur sapendo che l'affermazione non è corretta, perché l'aria è materia anch'essa, seppure molto poco densa.

Il fatto che l'aria abbia una massa e sia quindi soggetta all'attrazione gravitazionale terrestre fu riconosciuto solo verso la metà del diciassettesimo secolo quando il fisico italiano Evangelista Torricelli (1608-1647) eseguì il famoso esperimento del tubo di vetro pieno di mercurio con l'estremità aperta posta all’interno di una vaschetta, anch'essa piena di mercurio. Fino a quel tempo era rimasta in auge la teoria aristotelica dell'«horror vacui».

Questa, come abbiamo detto, sosteneva che il vuoto non poteva esistere e che ovunque si fosse tentato di crearlo, immediatamente quel luogo sarebbe stato invaso dalla materia. In realtà molti fatti dell'esperienza quotidiana confermavano questa teoria, ma ogni tanto appariva qualche fenomeno al quale la stessa teoria non era in grado di dare risposta.

Uno di questi era la mancata estrazione dell'acqua da pozzi molto profondi per mezzo delle pompe aspiranti che erano costituite da un cilindro all'interno del quale, mosso da una leva, era libero di scorrere uno stantuffo che aderiva perfettamente alle pareti del suo contenitore. Abbassando la leva della pompa lo stantuffo veniva tirato verso l'alto lasciando uno spazio vuoto nella parte inferiore del cilindro. Pertanto, poiché la natura ha orrore del vuoto, se il tubo fosse stato collegato con una cisterna piena d'acqua, quest'ultima avrebbe dovuto innalzarsi in esso. E in effetti l'acqua si precipitava nel vuoto creato dallo stantuffo che si era alzato ma, qualora il dislivello fra l'acqua contenuta nella cisterna e la sommità del tubo fosse stata superiore ai 10 metri, l'acqua non sarebbe riuscita a superarlo, anche se la macchina aspirante fosse stata in perfetto stato e l’operatore si fosse impegnato a pompare con forza e a lungo.

Per quanto la cosa fosse nota da tempo, l'uomo prese coscienza di questa anomalia solo agli inizi del Seicento quando se ne occupò Galileo Galilei. L'occasione gliela offrì, nell'estate del 1630, un certo Giambattista Buliani, il quale gli scrisse da Genova per chiedergli lumi su di un fatto che gli era capitato di osservare. Egli raccontò in quella lettera di aver costruito un sifone che doveva servire per portare l'acqua al di là di un monte, ma questo sifone non funzionava. Riempitolo d'acqua, infatti, la stessa poi ricadeva da ambo le parti del tubo ricurvo, lasciando un vuoto all'interno della zona superiore, il quale non veniva più riempito dall'acqua.

Galilei gli rispose che a lui era capitato di assistere a qualche cosa di simile e che se gli fosse stato chiesto il parere prima della costruzione dell'impianto, avrebbe potuto fargli risparmiare la spesa, mostrandogli "l'impossibilità del quesito".

In realtà lo scienziato pisano, per spiegare l'anomalia del fenomeno osservato, aveva elaborato una teoria (sbagliata) la quale null’altro era che un ampliamento dell'idea aristotelica dell'«horror vacui». Egli pensava infatti che una colonna d'acqua troppo alta tendeva a spezzarsi sotto l'azione del suo stesso peso, così come si spezza una fune di materiale poco resistente quando, fissata in alto, viene tirata dal basso. Fu quindi proprio questa analogia fondata sull'esperienza osservativa a portare il Galilei fuori strada.

La questione venne risolta, come abbiamo accennato, qualche anno più tardi da un discepolo di Galilei, il fisico Evangelista Torricelli, il quale, in seguito alla sua famosissima “esperienza dell'argento vivo, ebbe concetto" che la forza che reggeva la colonna di mercurio all'interno del tubo di vetro non fosse dovuta all'«horror vacui», ma al peso dell'aria che gravava sul mercurio contenuto nella vaschetta sottostante. Allo stesso modo, l'acqua che sale nel tubo dal quale viene aspirata l'aria, vi sale non già perché deve andare a colmare il vuoto che la natura teme, ma perché viene spinta dalla pressione dell'aria che agisce sull'acqua contenuta nel pozzo.

Poiché si trattava semplicemente di stabilire un’uguaglianza tra pesi Torricelli pensò che non fosse indispensabile usare l’acqua e infatti giudicò più comodo sperimentare con il mercurio: riempì quindi con questa sostanza una provetta lunga un metro e con la sezione di un centimetro quadrato che poi rovesciò, tenendola ben chiusa con il pollice, in una vaschetta piena dello stesso metallo liquido. Tolto il dito dall’apertura del tubo, il mercurio scese fino a raggiungere l’altezza di circa 75 cm. Nei restanti 25 centimetri della provetta si era creato il vuoto, quello che ancora oggi si chiama “vuoto torricelliano”, anche se non si tratta di un vuoto vero e proprio poiché quello spazio contiene una piccola quantità di vapori di mercurio.

Torricelli non si limitò tuttavia a proporre una nuova ipotesi per spiegare il fenomeno che aveva osservato, ma suggerì anche un esperimento (che poi verrà realizzato da altri), che avrebbe potuto avvalorare o falsificare la sua idea. L'esperimento consisteva nel misurare l'altezza del mercurio all'interno del tubo di vetro in alta montagna. Se era vero che era l'aria che premeva sul mercurio contenuto nella vaschetta ad innalzare quello presente nel tubo di vetro, diminuendo il peso dell'aria sovrastante avrebbe dovuto diminuire anche il livello del mercurio all'interno del tubo di vetro. L'esperimento venne realizzato per la prima volta nel 1648 dal matematico francese Blaise Pascal e confermò la previsione del fisico italiano.

Questo è il vero significato che una nuova teoria scientifica deve contenere: essa non solo deve spiegare in modo chiaro e coerente i fatti da cui ha tratto origine, ma deve anche poter avanzare previsioni su comportamenti che saranno eventualmente verificati in un secondo momento. Con la nuova teoria proposta da Torricelli l'uomo fu in grado di giustificare correttamente i fenomeni fino ad allora conosciuti e inoltre di spiegarne un numero sempre più vasto di nuovi.


COSA E’ OGGI IL VUOTO

Oggi l’idea di una natura che ha orrore del vuoto è cambiata radicalmente: la natura non aborre affatto il vuoto anzi, l’Universo è quasi ovunque vuoto ed è semmai la materia che ora costituisce l’eccezione. In verità è la materia stessa praticamente vuota essendo la sua massa quasi interamente concentrata nei piccolissimi nuclei degli atomi che la costituiscono. Non solo, ma la vecchia idea di vuoto che veniva assimilato al nulla è cambiata pure essa.

La meccanica quantistica, ossia la teoria che descrive il comportamento originale e imprevedibile delle particelle subatomiche (elettroni, fotoni, quark, ecc.) ha una visione del tutto nuova di vuoto: essa lo immagina pervaso da continue fluttuazioni energetiche dalle quali si genera materia. Si può dunque dedurre che la materia e l’energia derivino dal nulla? Sì, purché materia ed energia che emergono dal nulla in modo spontaneo e senza motivo un istante dopo essere apparse vengano distrutte e ritornino nel nulla. Come è possibile?

Uno dei risultati più straordinari della fisica del microcosmo è l’avere scoperto che lo spazio vuoto non è affatto vuoto: appare tale solo perché la creazione e la distruzione incessante di particelle ed altre strane entità si verifica in esso su intervalli temporali brevissimi e tali comunque da non lasciare allo sperimentatore il tempo materiale per la loro rilevazione. Il vuoto sembra tranquillo e calmo su scala macroscopica come appare piatto e uniforme il mare visto da un aereo che vola ad alta quota mentre se si stesse su una barchetta esso si mostrerebbe ben diverso, con onde e flutti anche di notevoli proporzioni. Allo stesso modo, se lo potessimo guardare da vicino, il vuoto apparirebbe un mare in tempesta ribollente di ogni sorta di manifestazioni stravaganti, fenomeni che avverrebbero da sempre e in ogni dove. Oggi si ritiene non solo che la natura non abbia affatto paura del vuoto, ma che ogni cosa che esiste e che esisterà in futuro è stata ed è tuttora presente in forma virtuale nel nulla dello spazio.

Questa incredibile proprietà del vuoto scaturisce dalla combinazione della meccanica quantistica con la relatività di Einstein. Una conseguenza diretta della meccanica quantistica (o fisica dei quanti) è il principio di indeterminazione di Heisenberg il quale afferma che il mondo microscopico possiede un’incertezza di fondo: l’impossibilità di determinare con precisione assoluta i parametri fisici delle particelle di piccole dimensioni. Nel vuoto questa incertezza si manifesta sotto forma di piccole fluttuazioni energetiche che vanno e vengono senza sosta e che in parte si convertono in entità materiali. La teoria della relatività, attraverso la famosa equazione E=mc² (energia uguale massa per velocità della luce al quadrato), suggerisce infatti che l’energia possa trasformarsi in materia e viceversa. Per la precisione la materia si genera a partire dall’energia sotto forma di particella e antiparticella (ad esempio elettrone e positone insieme) dalla vita brevissima: per tale motivo esse vengono chiamate “virtuali”. Le particelle virtuali quanto più sono grandi tanto meno vivono, ma in quel breve lasso di tempo potrebbero anche diventare reali (cioè particelle effettive) se potessero disporre di una fonte di energia adeguata. Ma se le particelle virtuali non possono essere viste come facciamo a sapere che esistono? Ce lo garantisce la teoria, ancorché per la scienza la teoria non basti.

L’esistenza di coppie effimere particella-antiparticella nel vuoto può essere verificata sia pure indirettamente mediante esperimenti di alta precisione: è indispensabile innanzitutto cercare uno spazio vuoto entro il quale condurre l’esperimento. Il vuoto che riusciamo a creare con le tecniche disponibili non è sufficiente perché quello spazio non è affatto vuoto. Con la classica pompa per vuoto, in funzione nei gabinetti scientifici di molte scuole, si ottiene solo aria rarefatta. Un risultato migliore si ottiene con pompe rotative o con le più moderne pompe criogeniche che condensano i gas su superfici freddissime e poi li eliminano. Tuttavia, per quanto ci si impegni, all’interno del recipiente nel quale si cerca di creare il vuoto resterebbero sempre alcune decine di migliaia di particelle per centimetro cubo, poche rispetto ai miliardi di miliardi che affollano lo stesso volume in condizioni normali ma sempre troppe per considerare vuoto quello spazio. Per ottenere qualche cosa di meglio ci si dovrebbe trasferire nello spazio dove il vuoto è molto più spinto di quello ottenibile in qualsiasi laboratorio terrestre. Anche il vuoto cosmico tuttavia non è del tutto vuoto: qualche elettrone, qualche atomo o rari granellini di polvere finissima si incontrano anche da quelle parti. Tuttavia nello spazio interstellare vi è molto poca materia tanto che per raggranellarne un grammo si dovrebbe rastrellare uno spazio grande come il nostro pianeta.

Per il nostro esperimento nemmeno lo spazio cosmico andrebbe bene: servirebbe un vuoto assoluto e uno spazio con quelle caratteristiche è stato individuato all’interno dell’atomo le cui particelle costitutive (nucleo ed elettroni che gli girano intorno) sono migliaia di volte più piccole dell’atomo intero: ragione per cui l’edificio nel suo complesso appare vuoto. Ebbene, proprio nel vuoto presente fra il nucleo centrale e gli elettroni che si muovono intorno ad esso si vengono a creare particelle virtuali che, come abbiamo detto, è impossibile vedere direttamente ma i cui effetti sono misurabili sugli elettroni periferici dell’atomo stesso.

L’esperimento venne portato a termine, nell’immediato dopo guerra, utilizzando alcune tecniche di precisione che furono messe a punto nel corso del secondo conflitto mondiale dal fisico sperimentale Willis Lamb. Egli misurò piccole variazioni orbitali dell’elettrone dell’atomo di idrogeno le quali venivano poi confrontate con i calcoli teorici basati sulla elettrodinamica quantistica. Se i calcoli non avessero tenuto conto della comparsa e della successiva scomparsa di una coppia particella-antiparticella virtuale, ci sarebbe stata discordanza fra predizioni teoriche e osservazioni sperimentali. Questa discordanza invece non c’era e l’orbita dell’elettrone calcolata sulla carta si accordava perfettamente con le misurazioni effettuate da Lamb a dimostrazione del fatto che le particelle virtuali che affollano il vuoto producono effetti reali sulla materia.

Una seconda convalida del nuovo modo di concepire il vuoto si ebbe all’interno dei ciclotroni, le macchine nelle quali vengono accelerate le particelle subatomiche per poi farle scontrare fra di loro. Lanciando gli uni contro gli altri, elettroni e positoni, (cioè materia ed antimateria) l’energia che scaturisce dalla loro annichilazione è sufficiente per rendere reali le particelle virtuali fluttuanti nel vuoto. In questo modo venne creato uno dei tre quark esistenti (il charm) con il corrispondente antiquark. I fisici confidano con queste tecniche di tirare fuori dal vuoto nuove forme di materia ancora sconosciute. Dal vuoto sarebbe addirittura nato l’Universo intero. Non è infatti da escludere che anche il Cosmo si sia materializzato dal nulla in seguito ad una gigantesca fluttuazione quantistica del vuoto (come viene in parte descritto nella Cabala ebraica dallo chalal e Tzimtzum): le leggi della fisica, come abbiamo visto, non escludono una simile eventualità.

Un segnale misterioso dalla materia oscura


Gli astronomi, cercando tra i dati archiviati in 15 anni di osservazioni dell'Osservatorio Chandra X-ray della NASA e della missione XMM-Newton dell'ESA, hanno scovano un'emissione di raggi X non identificata, proveniente dall'ammasso di galassie Perseo, un picco di intensità che ha entusiasmato gli animi come potenziale traccia dell'elusiva materia oscura.
Un misterioso segnale riscontrato anche in altri 73 ammassi di galassie.



Credit: NASA/CXC/SAO/E.Bulbul, et al.

Gli astronomi, cercando tra i dati archiviati in 15 anni di osservazioni dell'Osservatorio Chandra X-ray della NASA e della missione XMM-Newton dell'ESA, hanno scovano un'emissione di raggi X non identificata, proveniente dall'ammasso di galassie Perseo, un picco di intensità che ha entusiasmato gli animi come potenziale traccia dell'elusiva materia oscura.
Un misterioso segnale riscontrato anche in altri 73 ammassi di galassie.

La spiegazione esotica ed intrigante propone che i raggi X vengano prodotti anche dal decadimento dei neutrini sterili, un tipo di particella teorizzata, che dovrebbe interagire con la gravità, candidata per la materia oscura.

"Sappiamo che utilizzare la materia oscura come spiegazione è un po' azzardato ma le implicazioni sarebbero enormi, se avessimo ragione", ha dichiarato Esra Bulbul del Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA) a Cambridge, Massachusetts, che ha guidato la studio. "Così abbiamo intenzione di proseguire con questa interpretazione e vedere dove ci porta".

Gli astronomi ritengono che la materia oscura, costituisca circa 85% dell'Universo ma senza emettere luce come la materia normale, protoni, neutroni, elettroni, che compongono gli elementi base di pianeti, stelle e galassie. Una materia invisibile, quindi, che anche i più potenti telescopi non possono osservare ma che può essere dedotta, con metodi indiretti, grazie alla sua iterazione con la forza di gravità.
Gli ammassi di galassie sono un buon posto per cercarla: contengono centinaia di galassie, mentre una grande quantità di gas molto caldo riempie lo spazio tra loro. Ed è proprio misurando l'influenza gravitazionale degli ammassi di galassie e del gas che i conti non tornano perché costituirebbero solo un quinto della massa totale. Il resto sarebbe proprio la misteriosa materia oscura.

Bulbul, in un post sul blog Chandra, spiega che, mentre aveva iniziato un post-dottorato presso la Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, voleva migliorare la sensibilità degli attuali strumenti, attraverso la tecnica dello "stack", ossia "impilando" le osservazioni una sull'altra. In questo modo viene migliorato notevolmente in rapporto segnale - rumore, cioè la quantità di segnale utile rispetto al rumore di fondo, un concetto del tutto simile allo stack dell'image processing. Una tecnica comune per le immagini ravvicinate del MAHLI di Curiosity o del Microscopic Imager di Opportunity: quando il rover riprende una sequenza dello stesso target, le immagini sovrapposte migliorano la messa fuoco e i dettagli, permettendo, per così dire, di prendere il meglio da ogni frame.

"L'emissione di fondo di raggi X e il rumore strumentale sono i principali ostacoli per analizzare gli oggetti deboli come gli ammassi di galassie", scrive.

"Dopo aver trascorso un anno, esaminando con attenzione ed impillando le osservazioni di 73 ammassi di galassie del XMM-Newton X-ray, ho notato una riga di emissione inaspettata a circa 3,56 kiloelectron volt (keV), un range specifico per i raggi X".

In teoria, quando un neutrino sterile decade in un neutrino attivo emette un fotone di raggi X nell'intervallo KeV, che può essere rilevabile mediante la spettroscopia a raggi X.
Bulbul ha dichiarato che i risultati del suo team sono coerenti con le aspettative teoriche.
Per confermare l'esistenza dell'emissione ci è voluto un anno di lavoro ma molto altro ne dovrà essere fatto per confermare che quell'emissione sia reale e corrisponda effettivamente a neutrini sterili.

"Il nostro prossimo passo è quello di combinare i dati provenienti da Chandra e la missione Suzaku JAXA per un gran numero di ammassi di galassie e vedere se troviamo lo stesso segnale a raggi X," ha detto il co-autore Adam Foster, CfA.
"Ci sono molte cose che questi dati potrebbero rappresentare. Non lo sapremo con certezza fino al lancio di Astro-H, un nuovo tipo di rivelatore di raggi X che sarà in grado di misurare l'emissione con più precisione".

Astro-H è una missione giapponese il cui lancio è previsto nel 2015. Il telescopio sarà dotato di uno strumento ad lata risoluzione che dovrebbe raggiungere una definizione maggiore, con il quale Bulbul spera di essere in grado di "distinguere inequivocabilmente un'emissione da materia oscura e capire che cos'è veramente quella rilevata".

Per ora, per quanto le ipotesi siano suggestive, bisogna restare con i piedi per terra.
L'emissione scoperta è debole, al limite della sensibilità di Chandra e XMM Newton; inoltre, il team stesso fa notare che potrebbero esserci altri elementi per spiegarla, piuttosto che i neutrini sterili, se vogliamo considerarla reale. Ossia, ci sarebbero modi in cui la materia normale avrebbe potuto produrre i raggi X identificati, anche se questo implicherebbe cambiamenti improbabili delle condizioni fisiche nell'ammasso di galassie.
D'altra parte, se l'interpretazione come neutrino sterile fosse corretta, la sua identificazione non significherebbe che tutta la materia oscura è formata da questa particella.

Nonostante le incertezze, però, la press realise sulla scoperta svela un interessante dietro le quinte:

Because of the tantalizing potential of these results, after submitting to The Astrophysical Journal the authors posted a copy of the paper to a publicly accessible database, arXiv. This forum allows scientists to examine a paper prior to its acceptance into a peer-reviewed journal. The paper ignited a flurry of activity, with 55 new papers having already cited this work, mostly involving theories discussing the emission line as possible evidence for dark matter. Some of the papers explore the sterile neutrino interpretation, but others suggest different types of candidate dark matter particles, such as the axion, may have been detected.

Only a week after Bulbul et al. placed their paper on the arXiv, a different group, led by Alexey Boyarsky of Leiden University in the Netherlands, placed a paper on the arXiv reporting evidence for an emission line at the same energy in XMM-Newton observations of the galaxy M31 and the outskirts of the Perseus cluster. This strengthens the evidence that the emission line is real and not an instrumental artifact.

Messico: decifrato il misterioso glifo Maya T514


 

Un esperto dell'Università nazionale autonoma del Messico è riuscito a decifrare per la prima volta il significato di un glifo della scrittura dei Maya, rendendo possibile la lettura di numerose iscrizioni appartenenti a questa civiltà precolombiana.

Guillermo Bernal, del centro di Studi Maya dell'Istituto di ricerche filologiche dell'Ateneo messicano, è riuscito a "decodificare" il glifo noto come T514, un segno finora misterioso, che rappresenta un giaguaro - animale sacro per i Maya - con le fauci aperte che mostrano uno strano oggetto, detto "yej", ossia "cosa affilata". Ecco cos'ha scoperto.

Finora si pensava che lo "yej" rappresentasse un molare dell'animale, ma Bernal ha scoperto che il suo significato è anzitutto simbolico, mentre il suo uso dimostra come la civiltà Maya era ben più aggressiva e bellicosa di quanto si fosse ipotizzato finora.

"Ora potremo capire come i Maya erano non solo grandi pensatori e scienziati, ma anche un popolo di guerrieri combattenti, capaci anche di arrivare a gradi estremi di violenza", ha spiegato il filologo messicano.
 
Particolare del glifo T514


I Maya crearono un sistema numerico vigesimale, cioè che si basa sul numero venti. Concepirono e utilizzarono lo zero – che rappresentavano con una chiocciola – e riuscirono a calcolare molti movimenti astrali e a prevedere le eclissi.

Crearono un sistema di linguaggio e lasciarono centinaia di iscrizioni in pietre ed edifici, con dettagli sorprendenti sulla loro organizzazione politica e sociale. Solo l’80% dei circa 2 mila segni del linguaggio Maya sono stati decifrati. Ma, con la scoperta del significato del T514, sarà finalmente possibile leggere compiutamente molte iscrizioni scoperte in città-Stato come Palenque, Toninà y Yaxchilàn.

Bernal ha citato come esempio il nome cerimoniale della tomba del re Pakal, ritrovata a Palenque, nello stato meridionale del Chiapas, che ora è leggibile come “B’olon Yej Te’ Naa”, ossia “La casa delle nove lance affilate”. “Ci mancava un pezzo del puzzle. Sapevamo che la tomba si chiamava ‘la casa di qualcosa’, ma ci sfuggiva il senso completo della frase, che allude ai nove guerrieri rappresentati nella stanza funebre di Pakal”, spiega l’esperto.

Barnal, fa intravede per la prima volta la cultura maya non solo come una fucina inesauribile di innovazioni scientifiche e astronomiche, ma come un popolo bellicoso e violento.

Una cinquantina di iscrizioni finora illeggibili, infatti, si riferiscono a guerre, invasioni, saccheggi di città e sacrifici umani. Ma lo stesso Bernal spiega che, anche se la sua scoperta ha chiarito molti dubbi, “ha provocato anche nuove domande, ha creato nuovi misteri”: i ricercatori che si occupano di filologia Maya hanno ancora molto lavoro da fare.

domenica 21 giugno 2015

Markawasi, la terra degli dèi

In Perù esiste un valle magica chiamata Markawasi, dove possiamo trovare
imponenti montagne sacre con delle vere statue a forma di sculture che
ritraggono delle raffigurazioni sulla vita nella Terra. Un po come il
cosiddetto ‘Monumento all’Umanità’ che raffigura un volto
occidentale e a fianco un’altro volto mediorientale lasciate, come
credono i nativi del posto, da antiche civiltà. Credenza confermata anche
da una particolare energia presente in quel posto, sembra esserci un forte
campo elettromagnetico inspiegabile. Forse è una specie di Stargate con altri mondi?



Nel 1952 il ricercatore Daniel Ruzo dedicò gran parte della sua vita allo
studio di queste particolari formazioni di rocce rimanendo colpito da tali
opere d’arte di una possibile antica civiltà molto avanzata, mentre i
geologi suppongono che siano stati prodotti in modo naturale tramite i
secoli, ma resta il fatto della somiglianza straordinaria di
rappresentazione di umani, animali, di popoli non indigeni, una regina
africana, il Dio egizio Taweret rappresentato a forma di ippopotamo in
piedi, un cammello, due rane accanto e molto altro.





La domanda esce spontanea: questi capolavori sono creazioni dell’ uomo,
oppure di una civiltà aliena venuta dalle stelle?
La leggenda narra, tramite antiche religioni sciamane del posto, di giganti
scesi sulla terra capaci di eseguire queste statue rocciose, sotto il
comando del Dio Viracocha per controllare tutte le sue terre, dando ordini
ben precisi ad alcune nazioni ribelli. Tali nazioni, non ascoltando il Dio
Viracocha, vennero trasformati in pietre, le stesse che troviamo ancora
oggi nella valle di Markawasi.
Questo Dio Viracocha viene elencato anche nelle leggende Inca, come il
creatore del cielo e della terra e di tutti gli esseri umani, che osarono
pero sfidarlo e quindk il Dio li uccise tutti, provocando un’immensa
alluvione che spazzò via qualsiasi cosa. Solo un uomo e una donna si
salvarono dentro a una scatola e vennero condotti dalle acque sino a
Tihuanaco luogo dove le acque si ritirarono.
I due superstiti vennero perdonati dal Dio Viracocha che allo stesso tempo
creò diverse tribù usando dell’argilla donandogli loro la vita, le
loro credenze e le loro usanze e dei semi per saper coltivare i campi.
Viracocha sistemò queste persone tramite passaggi sotterranei, il Dio creò
il sole per l’oscurità, la luna le stelle inviati in cielo dal lago
Titicaca.
Ma ci sono prove concrete dell’esistenza di questa eventuale civiltà
aliena arrivata a Markawwasi secoli fa?
Vari testimoni oculari sul posto affermano di aver visto strane luci dietro
le montagne di Markawasi e addirittura di notare strani esseri in
lontananza che a prima impressione non hanno niente a che fare con le
tribù native.
Nel 1982 ci fu una svolta del caso più famoso per ora rilevato, uno
studente stava riprendendo il paesaggio roccioso insieme ai suoi compagni
che li per li non si accorsero di nulla, ma quando poi il ragazzo andò a
sviluppare le foto, con grande stupore notò nelle immagini un umanoide
alto 1,50 metri ,e aveva un abito chiaro color blu-verde e con la testa
coperta da un copricapo arancione,in piedi su una roccia.



Markawasi rimane ancora oggi un mistero tutto da svelare, dietro a questo
paesaggio mozzafiato e unico al mondo, qualcosa di paranormale si cela
nascosto nella valle delle statue di pietra uniche e impossibili da
ricreare, costruite probabilmente dagli antichi Dei delle stelle.

L'Enuma Elish: un'analisi




Va detto che questa è un’interpretazione volutamente scritta ai fini di spiegare una parte della storia del nostro sistema solare, più precisamente l’incontro con il Dodicesimo Pianeta (se non altro l’unico che pare documentato al dettaglio) avvenuto nell’Enuma Elish. Gli storici tradizionali preferiscono considerare i personaggi come entità fisiche, gli Dei appunto, mentre Tiamat altri non sarebbe che un un drago a più teste. Ma quello che gli storici tradizionali non vi dicono, o meglio preferiscono che voi non sappiate, è che nella lingua sumera così come in quella norrena (che nel suo testo del Ragnarok presenta molte peculiarità con l’Enuma Elish scritto migliaia di anni prima, ma questo verrà approfondito in seguito) non esiste una parola che rappresenti il “mito”, quanto vi è di più simile è la parola “evento” o “accadimento”. Ogni storia che riceveva l’onore di venire preservata sull’argilla, dal più articolato racconto alla più banale pratica burocratica o scene di vita quotidiana, veniva considerata come realmente accaduta. Dovremmo forse considerare tali anche i racconti che ci paiono fantasiosi ed impossibili vista la disponibilità tecnologica e intellettuale dell’epoca? Io credo che andrebbero solo reinterpretati, non dimentichiamoci che parliamo di persone che fino a poche centinaia di anni fa vivevano nelle caverne a dipingere le scene di caccia quotidiane, ma non dimentichiamoci anche che sempre all’epoca l’uomo aveva l’impulso irresistibile di raffigurare solo scene di vita quotidiane, non fantasiosi viaggi della mente. Nelle testimonianze scritte sappiamo inoltre che agli scribi venivano dettate certe cose direttamente dagli Dei, come vediamo addirittura nel loro sistema giuridico e nelle loro leggi, che più volte venivano cambiate dagli Dei stessi, in carne ed ossa. Immaginiamoci ora uno di questi viaggiatori che racconta ad un povero scribacchino, che non vede più lontano del suo naso, qualcosa di tecnico e complicato come i flussi gravitazionali e le orbite di tante terre (va anche detto che i Sumeri erano consci del fatto che la Terra fosse rotonda e non piatta, questione di fortuna o ancora, qualcuno glielo suggerì?). Cosa potrà mai aver assimilato di tali nozioni scientifiche lo scriba? Non era più semplice limitarsi a parlare per acronimi, sostituendo i pianeti con persone di riferimento e gli effetti delle leggi della relatività a reti magnetiche e a venti tossici? A tutti gli effetti, nel racconto vi sono alcuni passaggi che, se letti alla lettera, non hanno molto senso. Esempi: “Quando passò vicino ad EA, la sua testa si gonfiò”; oppure “Turbavano il ventre di TIAMAT coi loro strani movimenti nelle dimore del cielo”. Se prese alla lettera, queste frasi non vogliono dire niente. Ma se provassimo a sostituire quel che a noi non quadra con termini meno astratti ma che centrino comunque la descrizione? Forse avremo un quadro più completo delle vicende incise su pietra?

Inizierò mostrando alcune “falle” nelle teorie tradizionali, in seguito riempirò questi buchi con quanto è detto negli scritti sumeri e sarete voi a trarre le conclusioni.

1. Luna

Anni ’70, ha inizio il programma “Apollo”. I risultati degli studi dei dati inviati da sonde e astronauti rivelano che la struttura chimica della Luna è molto diversa da quella della Terra (da qui nasce lo scetticismo verso la teoria che la Luna è una parte di Terra staccatasi tempo fa) e che un tempo era un pianeta “vivo” (attività nel nucleo). Come la Terra la Luna è stratificata. Come la Terra la Luna genera calore, ma mentre sulla Terra il calore deriva dai materiali radioattivi cotti all’interno di essa quello della Luna deriva da materiali radioattivi in superficie. Questi materiali sono talmente pesanti che risulta strano pensare che siano usciti da soli, considerato il diametro del satellite. Il campo gravitazionale della Luna è irregolare, come se materiali pesanti (come il ferro) siano presenti nel nucleo. Gli Astronauti dell’APOLLO 16 hanno trovato rocce sulla superficie derivate dalla frantumazione di roccia solida e dalla rifusione in seguito a forti e violente vampate di calore. Cos’ha causato tutto ciò?







2. Plutone

Plutone è l’unico pianeta (o planetoide) ad avere un’orbita pseudocircolare, ma ellittica. Inoltre, mentre tutti i pianeti orbitano più o meno sullo stesso piano, Plutone è fuori asse di 17 gradi. A causa di questi particolari, Plutone è l’unico corpo celeste che interseca l’orbita di un altro pianeta (Nettuno). Si è inoltre ipotizzato che in passato fosse un satellite sfuggito alla presa gravitazionale del suo pianeta.







3. Fascia degli Asteroidi/Cadaveri Planetari

Diversi astronomi del XVIII secolo concordano nel dire che tutti i pianeti Solari sono posti in rispettiva distanza dal Sole in base a determinate leggi fisiche (tale legge si verifica nella Legge di Bode). Stando a quanto dicono, c’è un posto vuoto tra Marte e Giove. O quasi.
Ad oggi sappiamo che al posto di questo pianeta mancante vi è una scia di detriti di varie dimensioni, sono circa 3000 (i Russi li considerano i resti di un fantomatico pianeta Phayton/carro). Tutti gli astronomi concordano con i Russi sopracitati, ma non sanno determinare la scomparsa di questo pianeta.
Auto-esplosione? Impossibile, i detriti seguirebbero tante direzioni e non una sola. Collisione planetare? Quasi.





4. Terra

Se potessimo prosciugare gli oceani, la Terra non avrebbe l’aspetto tradizionalmente ellittico, tutt’altro.
Presenterebbe una grossa cavità (O.Pacifico), un buco, come se fosse stata divisa a metà.









ENUMA ELISH
L’epica della creazione




Legenda sul nome del Dio e il suo corrispondente pianeta, per interpretare il racconto

APSU (uno che esiste fin dal principio, pastore) – SOLE
MUMMU (uno che è nato, emissario) – MERCURIO
LAHAMU (femminile di Lahmu) – VENERE
LAHMU (da LHM: fare la guerra) – MARTE
TIAMAT (vergine di vita) – PROTOTERRA
KISHAR (grande, primo dei cieli) – GIOVE
ANSHAR (grande, primo delle terreferme) – SATURNO
GAGA (consigliere, messaggero)- SATELLITE DI SATURNO
ANU (quello dei cieli) – URANO
EA/NUDIMMUD (abile creatore) – NETTUNO
MARDUK – PIANETA X
KINGU (messaggero di Tiamat) – LUNA





Atto I

Quando nell’alto il Cielo[Cosmo] non aveva ancora un nome,
e in basso la Terra non era stata chiamata;
nulla, eccetto il primordiale APSU, il loro genitore,
MUMMU e TIAMAT – colei che li partorì tutti;
le loro acque erano mescolate insieme.
Nacquero LAHMU e LAHAMU
per nome furono chiamati.

il dio ANSHAR e il dio KISHAR furono formati
e li superarono per grandezza.
Col prolungarsi dei giorni e il moltiplicarsi degli anni,
ANU divenne loro figlio – rivale dei suoi antenati.
Poi il primogenito di Anshar, ANU,
pari a sè e a sua immagine generò NUDIMMUD.

Atto II

I divini fratelli si coalizzarono;
disturbavano TIAMAT andando avanti e indietro.
Turbavano il ventre di TIAMAT
coi loro strani movimenti nelle dimore del cielo [orbite irregolari]
APSU non riusciva a frenare il loro clamore;
TIAMAT era ammutolita da tale comportamento.
Essi si comportavano in maniera odiosa.
APSU decise di distruggerli, così EA volle versare il sonno su APSU
tracciò una mappa fedele dell’universo
e gettò un incantesimo sulle acque primordiali.
APSU si addormentò, MUMMU non riusciva più a muoversi.

Atto III

Nella Camera dei Fati, nel Luogo dei Destini
un dio fu generato, il più capace e saggio degli dei
nel cuore del profondo fu creato MARDUK.
Attraente era la sua figura, scintillante il levarsi dei suoi occhi;
maestoso era il suo passo, superava tutti gli dei per statura;
le sue membra erano enormi, era eccezionalmente alto.
Quando apriva le labbra usciva il fuoco [radiazioni, vampate di un pianeta nascente]
Era vestito dell’alone di 10 dei [i pianeti del sistema solare]
Quando passò vicino ad EA, la sua testa si gonfiò [attrazione gravitazionale che lo deforma e lo dirotta verso il sistema solare interno], quando si avvicinò ad ANU, egli ne generò 4 venti [satelliti di MARDUK] il cui potere era subordinato a MARDUK.

Avvicinandosi a TIAMAT, egli (MARDUK) produsse correnti come in una tempesta,
diluvia le sue viscere, pizzica i suoi occhi.
TIAMAT si infuriò, era ringhiante e rabbiosa, dal suo corpo si separarono 11 mostri [frammenti]
che marciavano al suo fianco contro MARDUK.
TIAMAT esaltò KINGU, il principale degli 11 mostri,
in mezzo a loro lo rese grande…

KINGU marciò verso MARDUK, gli era stata assegnata la Tavola dei Destini [un’orbita propria]
Tutto ciò che TIAMAT aveva tramato, EA lo ripetè ad ANSHAR:
“…ella ha istituito un’assemblea ed è furiosa di rabbia…
ha aggiunto armi senza pari, ha generato mostri-dei.
Ben 11 ne ha partoriti, ha evelato Kingu.
gli ha dato la Tavola dei Destini sul petto.”

MARDUK baciò le labbra di ANSHAR [sfiora gli anelli di Saturno mentre si avvicina a lui]
e disse: “Se davvero, come vostro vendicatore, dovrò sconfiggere TIAMAT,
convocate un’assemblea e proclamate il mio Destino [orbita] supremo!”

ANSHAR aprì la sua bocca
e parlò a GAGA, suo consigliere…
“Và, Gaga,
presentati davanti agli dei
e ciò che ti dico ripetilo a loro.” [GAGA marcia verso il sistema solare esterno, diventa Plutone]

Atto IV



MARDUK riempì il suo corpo di una fiamma ardente
Costruì un arco…vi attaccò una freccia…sistemò davanti a lui il fulmine.
Poi fece una rete [attrazione gravitazionale] per catturarla.
Ma le sue armi principali erano i 4 venti [satelliti di MARDUK].
Passò da KISHAR che gli regalò altri 3 venti [altri satelliti].

Il Signore andò avanti, seguendo la sua strada;
verso la rabbiosa TIAMAT si rivolse…
Il signore si avvicina sempre più per scrutare KINGU.

Mentre la guardava, TIAMAT si sconvolgeva, non manteneva la direzione,
compiva gesti confusi [probabili terremoti, eruzioni, maremoti]

MARDUK scaglia all’attacco 4 dei suoi 7 venti,
ma quando viderò KINGU la loro vista si offuscò [in qualche modo non si sono scontrati]

TIAMAT e MARDUK intanto avanzavano l’uno contro l’altro,
si preparavano alla guerra

Il Signore distese la sua rete per avvilupparla;
Quando TIAMAT aprì la bocca per divorarlo
Il quinto vento le scatenò contro.
egli le spinse contro il sesto vento, che gli bloccò le labbra.
Scagliò una freccia, che le dilania il ventre, penetra le sue viscere e gli si conficca nel grembo.
Dopo averla così domata, egli spense il suo soffio vitale.

Uccisa TIAMAT, la guida,
la sua banda fu dispersa.
Tremanti di paura batterono in ritirata.
Catturati dalla rete di MARDUK [attrazione gravitazionale]
non poterono fuggire.

Il signore si fermò a guardare il corpo senza vita di TIAMAT
Ingegnosamente concepì un piano per dividere il mostro
Quindi la aprì in due parti.
CaLpestò la sua parte posteriore e gli recise il cranio,
spinse il settimo vento contro esso per portarlo lontano. [futura Terra]

L’altra metà di lei egli innalzò, come un paravento nei cieli,
schiacciò la coda fino a formarne la Grande Fascia [fascia degli asteroidi]
simile a un bracciale posto a guardia dei cieli



Dopo che la testa di TIAMAT fu posta nella giusta locazione
Aprì le sorgenti (vasi sanguigni) per farvi nascere i fiumi.
Dagli occhi di TIAMAT nacquero il Tigri e l’Eufrate.
Dai capezzoli formò montagne.

KINGU fu rimpicciolito [perse la sua atmosfera ed eventuali oceani, lasciando scoperta la superficie], gli fu tolta la tavola del destino [orbita propria]
e relegato al cranio di TIAMAT.

Sintesi della battaglia:



sabato 20 giugno 2015

LA GEOMETRIA SACRA DELLA CREAZIONE



Stan Tenen

Una lunga intervista con lo studioso americano Stan Tenen, fondatore del Progetto Meru e scopritore di un codice geometrico universale codificato all’interno delle lettere che compongono il testo originale di Genesi. Una scienza sacra basata su una struttura matematica e geometrica posseduta dai sacerdoti migliaia di anni fa e occultata nell’alfabeto ebraico.

Di Adriano Forgione

E’ oramai opinione diffusa che l’alfabeto ebraico e la sua codificazione nella sacra Torah nascondano un sapere arcano. In diversi si sono affiancati negli anni per studiare che tipo di segreti vi siano celati e come possano essere svelati. Dunque, qualcuno ha dimostrato l’esistenza di una sorta di codice profetico, chi quello di un codice matematico, chi altre possibili interpretazioni ed è indubbio che essendo la Torah un libro rivelato, così come la scrittura ebraica una grafia sacra, è possibile che in una sorta di ologramma occulto possa esservi rilevabile ogni diversa forma di conoscenza appartenente allo scibile umano. Dunque la scrittura ebraica potrebbe davvero rappresentare quanto resta di una remota scienza sacra, vestigia di un intelletto superiore giunta miracolosamente immutata sino a noi. Sarebbe corretto premettere che tuttora i cabalisti, quelli veri, sono gli unici in grado di penetrare l’arcano significato della parole del Dio universale ma in questo contesto, chi può escludere che qualcosa di tanto profondo quanto invisibile sia ancora da decifrare? E’ quello che afferma di aver fatto il dottor Stan Tenen a capo del Progetto Meru, dichiarando di aver scoperto uno straordinaria e inaspettata metafora geometrica inserita nella sequenza di lettere del testo della Genesi che sottostà ed è parte integrante di tutte le tradizioni spirituali del mondo antico. Questa metafora sarebbe un modello che garantisce la vita ad un essere nuovo che dall’uomo si trasformerebbe in qualcosa di più alto, una sorta di modello di sviluppo auto-organizzativo che dall’embrione uomo porta all’essere divino. Tale modello si applicherebbe però anche all’intero sistema di conoscenze umane incluse altre tradizioni spirituali come quelli che prevedono pratiche meditative, oppure a modelli scientifici fondamentali come la matematica, la fisica, la biologia e la cosmologia. Le scoperte di Stan Tenen e del Progetto Meru dimostrerebbero che le relazioni tra fisica e coscienza, espresse mediante precise metafore geometriche furono comprese e sviluppate migliaia di anni fa e sono state acclamate come sorprendenti da scienziati ed esperti di cultura ebraica. Joseph P. Schultz, professore emerito di studi giudaici all’Università del Missouri a Kansas City, ha affermato che “la scoperta (di Stan Tenen) delle forme geometriche e dei simboli matematici che giacciono nascosti nelle lettere del testo della Bibbia ebraica, è rivoluzionaria e le sue implicazioni, una volta di dominio pubblico, potrebbero equivalere all’importanza della scoperta dei rotoli del Mar Morto e forse sorpassarla“. Rabbi Mair Sendor, professore di filosofia e storia medievale ebraica alla Yale University e alla Yeshiva University ha detto: “Alcuni testi per gli studiosi di Cabala sono quasi impossibili da interpretare e da leggere correttamente senza la conoscenza di quanto Stan Tenen sta facendo e delle sue esplorazioni in queste geometrie sacre. E’ come se si ottenesse la chiave alla comprensione del testo una volta che hai appreso cosa Tenen afferma. Ci sono altri studiosi di storia della cabala, così come praticanti cabalisti, che sono eccitati dal lavoro di Tenen per molte ragioni. Il suo lavoro è sostenuto da solide basi e codificato in modo ordinato e si distingue da tutti gli altri“. Queste sono solo due delle innumerevoli attestazioni di stima e apprezzamento che Stan Tenen ha ottenuto nelle ultime due decadi da eminenti studiosi di cabala, matematica, biologia etc. Il suo è un sistema complesso assolutamente inedito e sconosciuto in Italia. Quella che segue è la prima parte di una lunga intervista che troverà piena pubblicazione nei prossimi numeri, e che svelerà ai nostri lettori l’universo geometrico sacro della scrittura ebraica codificata in Genesi.




Schema del Primo Verso della Genesi











Intervista con Sten Tenen

Forgione. Che cos’è il Progetto Meru? «La Fondazione Meru è stata creata nel 1983 in California come un centro educativo senza scopo di lucro (una scuola), che facesse da supporto al Progetto Meru. Quando abbiamo iniziato non sapevamo cosa avremmo trovato. La parola “Meru” si riferisce alla “grande catena dell’esistenza” , o a una vertebra, a una costola, a un ramo della “grande catena dell’esistenza”. La radice M-R emerge in ogni lingua in cui sono andato a cercarla. MeRuba è il nome dell’alfabeto ebraico. MoRiah è il nome della Collina del Tempio di Gerusalemme. MeRu-danda è il nome della colonna spinale nelle tradizioni orientali. To-MeRa è un antico nome dell’Egitto e/o della piramide di Cheope. E Su-MeRu è un riferimento al triangolo di Pascal, che ricorre in matematica e in embriologia. Il Progetto Meru è iniziato a causa di una preghiera che ho pronunciato presso il Muro Occidentale del Tempio a Gerusalemme nell’agosto del 1967. In quel periodo non conoscevo approfonditamente nessuna religione. Quando vidi i soldati israeliani e i palestinesi guardarsi con odio, mi venne spontaneo profferire una preghiera – in cui chiedevo a Dio se c’era qualcosa che io potessi fare per aiutare a portare la pace, di farmelo sapere. Non sapevo assolutamente cosa mi stessi aspettando. In quel momento stavo soltanto esprimendo un sentimento. Lì c’erano due popoli che non riuscivano in alcun modo ad andare d’accordo, e nessuno avrebbe fatto niente in proposito. Un anno dopo, stavo guardando la trasmissione americana della serie televisiva della BBC di Patrick McGoohan, The Prisoner (“Il Prigioniero”). Un episodio aggiunto appositamente per la trasmissione negli Stati Uniti parlava di un “codice”. Ciò mi fece pensare che dovevo andare a guardare nel testo in ebraico della Genesi. Non sapevo se ne avessi una copia, ma comunque ne trovai una che mi era stata data anni prima e che non avevo mai aperto. Dato che non potevo (e non posso ancora oggi) comprendere l’ebraico, ma riuscivo soltanto a leggerne l’alfabeto e grazie al mio talento per riconoscere schemi visivi, i miei occhi sono caduti sulla sequenza delle lettere invece che sul significato delle parole. E venni sorpreso dal fatto che sembrava esserci uno schema. Il Progetto Meru è iniziato come un tentativo di capire come fosse possibile per il più studiato documento antico della Terra contenere una schematizzazione a livello alfabetico – e come potesse essere che nessuno sembrava saperne niente. Ho passato dieci anni a leggere tutto quello che sono riuscito a trovare su un ampia gamma di fedi e dal punto di vista della più vasta gamma di tradizioni possibile. Ho letto materiale della tradizione Orientale e Occidentale, materiale New Age e accademico, e persino materiale cosiddetto “canalizzato”. Praticamente niente di tutto ciò sembrava avere senso, e per la maggior parte sembravano cose scritte da persone che sembravano non sapere di cosa stessero parlando. Ho esaminato tutti questi scritti con l’occhio scettico dello scienziato. Ho iniziato a pensare cosa avrebbe potuto significare se il testo ebraico della Genesi non fosse stato inteso come un racconto e se davvero avesse uno schema nella disposizione dei caratteri. Non sono riuscito a compiere progressi sino a quando The Prisoner non è stato replicato negli Stati Uniti nel 1978 dal canale Public Broadcast System, e io e mia moglie Levanah ci siamo offerti volontari per tenere una tavola rotonda dopo ogni episodio. Quando siamo arrivati alla puntata del “codice” mostrai alla telecamera un foglio con l’inizio della Genesi in ebraico, con le lettere sostituite da numeri. Dissi al pubblico che pensavo che quella sequenza di numeri fosse in qualche modo analoga al messaggio radiotelescopico ideato dagli scienziati del Jet Propulsion Lab di Pasadena, in California, per inviare un messaggio a eventuali extraterrestri in ascolto dal radiotelescopio di Arecibo, in Portorico. Dissi che pensavo si trattasse davvero di un messaggio – ma non in una lingua. Come hanno compreso gli ideatori del messaggio di Arecibo, è molto improbabile che esista una lingua comune a distanza di migliaia di anni luce di spazio-tempo, o a migliaia di anni terrestri di tempo comune. Qualsiasi “autore” intelligente saprebbe quello che sapevano gli scienziati del Jet Propulsion Lab: che la matematica e la geometria sono necessarie perché universali. Mentre stavo tenendo una lezione su The Prisoner in una classe di liceo a San Francisco, gli studenti mi hanno suggerito – ispirandosi al messaggio di Arecibo che è stato composto in binario (numerazione a base 2) – di provare con il ternario (numerazione a base 3) per il messaggio su cui stavo lavorando. Ho tentato di perseguire il loro suggerimento e ha funzionato».


Forgione. Cosa si nasconde nel testo ebraico della Genesi? «La topologia di base di tutta la creazione che è fondata sull’autoriferimento. Ciò si applica all’embrionologia, alla cosmologia e alla coscienza. E’ un principio organizzatore universale. La Genesi non tratta della creazione fisica. La disposizione delle lettere dell’alfabeto nella Genesi spiega tutta la creazione – la mente, la fisica, l’embrionologia – con lo stesso principio matematico di base – l’Unicità di Dio (espressa logicamente). Da quando abbiamo scoperto che le lettere sono basate su gesti della mano, e che i gesti della mano provengono da emozioni, la mia ipotesi è che la Genesi conservi la meditazione (esercizio mentale) “Pardes” – “paradiso” – del rabbino Akiba come viene tramandata dal Talmud di Babilonia. Secondo me, questo esercizio mentale conduce all’esperienza personale della morte e della resurrezione dell’Ego, un’esperienza comune ai fondatori delle quattro grandi fedi. L’esercizio mentale è rigoroso e mette a repentaglio la stessa vita, per questo viene chiamato “Il Viaggio dell’Eroe” (nome reso noto da Josaeph Campbell). E’ applicabile in linea generale ai “viaggi degli eroi” e “ricerche degli eroi” di tutte le tradizioni – compresa la vita di Mosé, Buddha, Gesù, Akiba, Maometto, e così via. La mitologia, la storia della vita di questi eroi, è la personificazione esterna nella vita reale dell’esercizio mentale che conferma la realtà delle tradizioni abramiche. Quindi, la riscoperta di questo esercizio mentale fornisce conferma obiettiva di ciò che io chiamo una “scienza della coscienza” sviluppata nelle tradizioni occidentali. Questa esperienza può portare a una maggiore maturità e alla rinascita di coloro che la perseguono. Per quanto riguarda il testo originale della Bibbia ebraica, vorrei citare alcune importanti interpretazioni tradizionali, che credo saranno sorprendenti e controverse per molte persone. Il passo che segue è preso da The Light Beyond. Adventures in Hassidic Thought (“La luce oltre. Avventure nel pensiero assidico”) del rabbino Aryeh Kaplan: “… Nella sua sequenza di discesa in questo basso mondo, la Torah deve ammantarsi di vesti materiali, che spesso consistono in racconti. Quando Dio dona la conoscenza, la comprensione e l’intelligenza a una persona, togliendogli la maschera che gli oscura gli occhi, egli può vedere le meraviglie della Torah di Dio. Le persone in questo livello sono molte di meno, tuttavia, e la maggioranza comprende la Torah solamente nel suo significato più semplice…”. A seguire, un passo della Zohar citato da Louis Ginsberg in On Jewish Law and Lore (“Sulle leggi e le tradizioni ebraiche”): “Per quanto riguarda questi livelli, la Zohar afferma: “Che sia dannato l’uomo che sostiene che questa Torah intende riferire solamente cose comuni e narrative secolari; perché se fosse così, allora nei tempi presenti la Torah potrebbe essere scritta allo stesso modo con narrative più attraenti…”. Ora, le narrative della Torah sono le sue vesti. Colui che pensa che queste vesti siano la Torah stessa merita di morire e di non avere parte nel mondo che verrà. Che siano dannati i folli che non guardano oltre quando vedono un panno elegante! Molto più importante della veste è il corpo che la porta, e ancora più importante di questo è l’anima che anima quel corpo. I folli vedono solamente le vesti della Torah, i più intelligenti vedono il corpo, i saggi vedono l’anima, il suo stesso essere, e nei tempi del Messia “l’anima più alta” della Torah verrà rivelata in tutta la sua magnificenza”. Infine, il passo seguente è stato preso da The Bahir: Illumination – Translation, Introduction and Commentare, di Aryeh Kaplan: “(n. 165) La Torah è stata creata e “scritta” 2.000 anni prima della Creazione dell’Universo, come sopra. Ciò è difficile da comprendere, tuttavia, dato che la Torah contiene racconti riguardanti persone, e queste persone godono di libero arbitrio. Ma in Realtà, quando la Torah è stata scritta, non conteneva i racconti in sé stessi, ma solamente un sistema che affermava come i racconti sarebbero stati scritti riguardo a diversi tipi di azioni. Più che un libro, la Torah era piuttosto come un programma di computer, ideato per produrre uno specifico libro da eventi specifici. E’ stato solamente dopo che la Torah è stata effettivamente scritta da Mosè che la sua forma è stata fissata per l’eternità”.


Forgione. Che cosa intende per “metafora geometrica” nascosta nel testo della Torah? La metafora letteraria porterebbe a identificare la parola ebraica Har con una montagna. La metafora geometrica identificherebbe la stessa parola con un triangolo o un tetraedro – un oggetto geometrico a forma di montagna. Questa “montagna” è una metafora per una forma geometrica, ed evoca tutte le qualità e le funzioni di quella forma, proprio come l’immagine di una montagna vera evocherebbe le qualità e le funzioni di una montagna materiale nel mondo reale. La prima porta alle funzioni che provengono dalla geometria, la seconda conduce a storie su persone e montagne. Per i nostri scopi, Har non è una parte della geografia, ma della geometria. Se pensiamo che stiamo leggendo una disquisizione sulle montagne, allora il testo sarà probabilmente un racconto, il che spiega perché abbiamo tutte queste traduzioni di racconti. Se pensiamo che stiamo leggendo qualcosa di tecnico e matematico, allora un triangolo o un tetraedro sarà probabilmente un componente logico o strutturale necessario. Nella matematica i racconti non sono di primaria importanza. Ma, tuttavia, noi usiamo sempre la matematica per raccontare l’embrionologia, la cosmologia e la coscienza. Gli accademici partono dall’assioma che le tradizioni occidentali sono basate sul mito, la magia e la superstizione – quindi questo è ciò che scoprono. Gli accademici troverebbero una simile mitologia e racconti, nel software dei computer, se partissero dall’assioma che hanno davanti racconti di miti, magia e superstizione invece di un codice informatico. Ma se gli studiosi del nostro tempo (come quelli del passato) avessero ancora conoscenze di geometria e matematica o il senso del metodo scientifico e pensassero di capire se i testi fondamentali della civiltà occidentale potrebbero avere un significato più profondo, probabilmente troverebbero esattamente quello che ho scoperto io (e che anche fonti precedenti sostenevano). Ciò in realtà è accaduto abbastanza recentemente. La “grande battaglia” della scienza del 1600 era tra Newton e Leibniz su chi aveva scoperto il calcolo integrale. Beh, ora entrambi i contendenti possono deporre le spade. Né Newton né Leibniz scoprirono il calcolo integrale (anche se Newton a volte ha accreditato antiche fonti, come quelli che chiamava “i metafisici egizi” e il testo ebraico della Genesi). Nei primi del ‘900 è stato scoperto un palinsesto di Archimede. Uno dei primi testi di Archimede era stato grattato via per scriverci sopra (ad angolo retto) un testo religioso. Gli studiosi di 100 anni fa hanno tentato di recuperare il testo e ci sono riusciti in parte. Sono stati in grado di stabilire che era un importante trattato di matematica, ma non riuscirono a capire quale fosse l’argomento in quanto non potevano rilevare le illustrazioni con la tecnologia che avevano a disposizione. Negli ultimi tempi gli scienziati hanno tentato di fornire una visione migliore del testo di Archimede. E ci sono riusciti. Sono riusciti a ottenere le illustrazioni. E con profonda meraviglia di tutti, ora abbiamo la prova che Archimede dominava alla perfezione il calcolo integrale. Qui preme ricordare quando visse Archimede (tra il 285 e il 212 a.C. circa). La sua vita coincide quasi esattamente con la prima traduzione in greco della Bibbia ebraica, i Septuaginta (o Bibbia dei Settanta). Molti non sanno che senza i Septuaginta non saremmo in grado di tradurre il testo ebraico, perché la lingua era conosciuta solamente dagli ebrei. Sto suggerendo qui che potrebbe esserci una relazione tra la prima traduzione delle scritture ebraiche in greco e la scoperta di idee matematiche e tecniche sofisticate come il calcolo integrale – e, molto più tardi, le equazioni di Newton. Quando la tradizione ci dice che la Torah è un “Albero della Vita per coloro che lo colgono”, non si tratta di una vuota metafora letteraria. Non si parla di aceri, querce od olmi. Si parla dell’Albero della Vita logico – in altre parole, dell’embrionologia della vita, della “grande catena dell’esistenza”. In questa frase, “cogliere” non è una metafora, ha senso letterale. Le lettere, infatti, vengono colte nella mano e, quindi, il testo viene colto dalla mente. Questo è ciò che insito nella mia riscoperta che ogni lettera è basata su un gesto della mano. Questa è scienza, non mitologia. Se sono nel giusto, Abramo era una sorta di matematico che aveva trovato il substrato astratto di tutte le personificazioni culturali del suo tempo. Ci riferiamo a queste personificazioni culturali come a “idoli” perché sono le cose che la gente persegue e ammira nella vita. Nelle traduzioni più semplici abbiamo l’impressione che gli idoli di Terach fossero solamente effigi “di legno e di metallo e di pietra”. Questo è il modo in cui spieghiamo gli idoli culturali ai ragazzi di oggi. Ma anche nel mondo antico solamente i bambini e i pazzi credevano che un pezzo di legno potesse avere una volontà indipendente. I veri idoli delle persone intelligenti sono le semplici vanità che li motivano ogni giorno: lo status, il benessere, la sicurezza e così via. Oggi non adoriamo edifici giganteschi, ma adoriamo il loro valore economico (purtroppo). Se sono nel giusto, sotto le storie della Bibbia è celato un “software” logico per “aggiornare” la nostra programmazione mentale, per incoraggiare la nostra mente ad aprirsi, crescere e maturare. Le storie non possono fare questo con la stessa potenza dell’azione. Gli esercizi mentali basati su conoscenze scientifiche reali possono ed effettivamente fanno tutto ciò, sempre. Questo è il modo in cui impariamo a eccellere negli sport, nella musica, o in qualsiasi altra cosa che richiede pratica. Le storie di personaggi sportivi non ci rendono in grado di essere sportivi noi stessi. Ma fare sport ci cambia. La stessa cosa vale per gli esercizi mentali. Predicare l’integrità non ci rende integri, ma agire con integrità sì.





Forgione: Come e quando ha scoperto il codice segreto geometrico? Stan Tenen: «Non penso si tratti di ciò che di solito chiamiamo “codice”. E’ più simile a una sorta di tessitura, nel senso del modo in cui un essere vivente si evolve embriologicamente. E non vedo l’informazione in sé stessa più sacra della conoscenza che ricevo dalla scienza. I nostri strumenti non sono sacri in realtà – ma le nostre azioni possono esserlo. Almeno questo è il modo in cui la vedo io. Ho scoperto la trama nelle lettere del testo ebraico della Genesi come ho descritto sopra, nel 1968, un anno dopo il mio ritorno da Gerusalemme. Il mio pensiero adesso è che il testo sia in realtà come la trama di un tessuto che viene disfatta. Quando si disfa un tessuto a righe, il filo segue una trama che salta delle maglie per produrre le righe. La trama di questi “salti equivale alla trama delle lettere che abbiamo scoperto nel testo ebraico. Non sono profetiche o magiche – sono solo cose che si verificano quando si disfa un tessuto a righe o a bande (tuttavia, l’esercizio mentale costituito dalla trama delle lettere può a volte “innalzare” il livello di coscienza di una persona sino a portarlo al livello che si può definire “profetico”. In altre parole – usando una metafora mutuata dal cristianesimo – il testo non serve da “pesce” di profezia, ma piuttosto da “canna da pesca” di profezia). Non so come suoni la traduzione italiana della frase, ma in inglese Giacobbe dà a Giuseppe quello che viene descritto come la “Veste dai molti colori” (Questo fatto viene menzionato nell’opera rock Giuseppe e il mantello del sogno multicolore). Ma la questione non è la traduzione italiana o inglese, perché la frase in ebraico non dice “mantello di molti colori” o “mantello del sogno multicolore”(questo è il risultato di una traduzione imprecisa, non del testo originale ebraico). Quello che dice in realtà il testo ebraico è che Giacobbe dà a Giuseppe una “tunica a fasce” o “a bande”, e la tradizione continua affermando che ciò che permise agli ebrei di lasciare l’Egitto come un popolo unito è il fatto che le uniche cose che mantennero durante il loro soggiorno in Egitto erano il loro modo di vestire e la loro lingua. Io propongo che il loro modo di vestire contenesse la loro lingua, conoscenza e cultura. Ho ritrovato almeno una parte di questa “tunica a bande” (ketonet passim in ebraico). Una memoria di questo significato si conserva oggi nell’uso di uno scialle da preghiera chiamato tallis, che spesso è fatto di un tessuto a righe. Per formare la tunica, basta formare il torus – ossia unire il lato sinistro a quello destro ed entrare nel cilindro. Questo schema di tessitura viene prodotto riconoscendo che il testo si ripiega nel nodo torus a cestino e riordinando le lettere del primo verso . Non credo che questo sia l’intero tessuto, credo che rappresenti solamente il primo verso. Quando ho iniziato a studiare le lettere del testo della Genesi, ho provato ad applicare tutto quello che sapevo della moderna teoria dei codici, ma non mi ha portato a niente. Poi mi sono reso conto che la gente nel mondo antico non conosceva la moderna teoria dei codici, quindi l’uso di tecniche odierne non aveva senso. Alla fine ho fatto la cosa più semplice possibile. Ho scritto le lettere in ordine su delle perline infilate su una cordicella e poi l’ho arrotolata su sé stessa fino a quando tutte le lettere si sono accoppiate tra loro. Ho potuto fare questo perché ogni lettera era inserita in un conteggio a base 3: Ho proceduto accoppiando ogni lettera o con un’altra lettera simile o, se ciò non era possibile, la accoppiavo con il suo numero a base 3 invertito. Questa cosa è più facile da vedere che da dire, quindi date un’occhiata alla copertina del nostro CD First Sound: The Music of the Genesis, che mostra tutte le lettere accoppiate. I numeri a base tre possono essere interpretati come coordinate x, y, z.: Ciò assegna a ognuna delle 27 lettere una posizione su un sistema di coordinate x, y, z che somiglia molto a un “cubo di Rubik”. Le lettere con il loro numero a base tre invertito si trovano in posizioni opposte su questo cubo 3x3x3. Di recente, alcuni studiosi ebraici con i quali sto lavorando hanno trovato la stessa struttura a cubo 3x3x3 per l’alfabeto nelle opere di un rabbino del XVI sec. di Praga».

A.F.: Potrebbe spiegare ai nostri lettori come estrae questa impronta geometrica sacra dalle lettere ebraiche? S.T.: «Quando ho accoppiato le lettere all’inizio del testo ebraico della Genesi, esse coprivano la superficie di un torus-2 (la forma di una ciambella). All’inizio ho usato l’intera orbita a tre giri intorno al torus per creare ombre che sembrassero lettere. Ma ciò si dimostrò poco pratico. Non avevo bisogno dell’intera orbita. In seguito mi sono accorto che avevo bisogno solamente di 1/6 del nodo torus 3,10 a forma di cestino, e quella si dimostrò il modo più pratico per organizzare le lettere del primo verso della Genesi. Inizialmente, la loro forma a vortice le faceva sembrare ai miei occhi come piccole fiammelle. Sapevo che il tetraedro era l’equivalente della topologia del torus 2, quindi – dopo moltissimo lavoro, e moltissime riflessioni, e moltissimi esperimenti, ha funzionato – ho disegnato la “Luce nella Tenda dell’Incontro”. Si tratta di un tetraedro che rappresenta la simmetria, con la forma a vortice di fiamma dalla Genesi a rappresentare l’asimmetria all’interno di essa. Quando ho guardato la forma a vortice di fiamma asimmetrica dalle diverse facce e angoli del tetraedro, ho scoperto delle sagome bidimensionali che sembravano lettere ebraiche, greche e arabiche. Quindi mi sono messo all’opera per affinare il sistema. Ho scritto un importante primo saggio sul tema intitolato The Light in the Meeting Tent (“La luce nella tenda dell’incontro”), che abbozzava queste idee. Si può leggere questo articolo originale negli archivi di Meru all’indirizzo internet http://www.meru.org/lightintent/lightin.html (Questo scritto è stato abbondantemente copiato, frainteso e usato a discredito delle idee che ho presentato da un certo numero di persone malate e stupide su internet, cosa per la quale mi scuso. Il plagio è un rischio del mio lavoro). Non ero comunque soddisfatto. Anche se potevo generare tutte le lettere dell’alfabeto ebraico da un modello estremamente pratico di simmetria e asimmetria, il risultato non era abbastanza valido per due ragioni:

1) Non vi era una posizione di osservazione naturale. Come potevo dire da quale prospettiva bisognava guardare il modello, quando da diverse prospettive apparivano lettere diverse? Non vi era una direzione di riferimento, e non c’era un modo naturale per andare da Alef a Bet a Gimel a Dalet (per esempio).

2) Il modello era sterile. Era un esempio di grande matematica. Aveva persino un uso culturale che tutti noi conosciamo: la “fiamma eterna” appesa davanti all’altare di molte sinagoghe e chiese ha quella forma. Ma non era connesso ai bisogni umani. Non era connesso ai sentimenti, solamente alla “fredda logica” e alla geometria.

Per poter credere che le mie scoperte erano vere, dovevo vedere come funzionavano. E senza una direzione di riferimento, un modo per scorrere le lettere in ordine, o un nesso emotivo personale, non potevo crederci. Non era abbastanza da farmi pensare che avevo in mano qualcosa di più di “uno scampolo carino” di un’idea molto più grande. Ed ho fatto bene ad aspettare. Ora so come ogni lettera rappresenti un gesto, e come ogni gesto implica un’emozione. Una sequenza di emozioni forma un’idea. Possiamo esprimere questa idea facendo gesti con le mani, e possiamo sentirla tenendola nella nostra mente. Quando le parole ebraiche vengono espresse usando questi gesti, le persone che guardano possono capire cosa si intende. Ad esempio, effettuando i gesti con la mano necessari a formare la parola che significa “circolare” si è forzati a mimare la forma di un cesto, che è il gesto universalmente riconosciuto per la parola “circolare”. Da notare come sono riuscito a passare dalla “fredda logica” della “Luce nella Tenda dell’Incontro” alla “calda logica” e alla responsabilità personale dei gesti con le mani. Stranamente – almeno per me – in questo caso ho seguito le regole. Uno dei più utili e più importanti insegnamenti di tutte le tradizioni spirituali è l’umiltà. Quando ho iniziato il Progetto Meru, pensavo di sapere più o meno tutto (come molto spesso pensano le persone di circa 30 anni). Quindi, quando ho incontrato un rabbino ortodosso che insisteva che per lavorare su quelle idee – e fare qualche progresso – dovevo accollarmi anche qualche responsabilità in seno al giudaismo, ero molto riluttante. Perché dovevo seguire dei “rituali” per fare scienza? Il mio ego obiettava. In seguito, però, ho pensato che forse dovevo seguire il consiglio del rabbino. Mi sono reso conto che non ci sarebbe stato nessun testo su cui avrei potuto lavorare se milioni di persone non avessero dato le loro vite per proteggere e trasmettere quelle idee. Mi stavo comportando da ingrato. Stavo usando il frutto degli sforzi di altre persone senza dar loro il rispetto e l’onore che meritavano. Quindi decisi di non lavorare al Sabbath (ad esempio). Ma all’inizio, la tradizione di indossare tefillin (filatteri) in occasione della preghiera ebraica mi sembrava troppo antiquata. Alla fine ignorai il mio ego e lo feci. Quando indossai i tefillin sul mio braccio e la mia mano, mi resi conto che essenzialmente aveva lo stesso modello della forma del vortice di fiamma che usavo per generare le lettere nel mio The Light in the Meeting Tent. Ero folgorato. La semplice tradizione del tefillin conservava i mezzi per generare le lettere dell’alfabeto – e questo potrebbe essere stato anche, in parte, il motivo per cui il mio amico rabbino insisteva così tanto che io indossassi il tefillin, anche se non aveva idea dell’essenziale illuminazione che esso avrebbe prodotto. Era l’ingrediente mancante. Il modello fiamma-vortice nel tetraedro era bellissimo, ma nelle mie mani era tiepido e vivo. Il modo giusto per gardare al modello era ormai ovvio. Ogni persona vede le proprie mani dalla propria prospettiva, sia con gli occhi che con la mente. Lasciando da parte il mio ostinato orgoglio scientifico moderno e abbassandomi ad accettare il consiglio di un rabbino gentile, ho fatto la scoperta che faceva la differenza. Ero davanti a un linguaggio espressivo davvero universale, appartenente all’umanità tutta, e persino utile alla mente come esercizio mentale e meditazione. Le tradizioni che ci invitano a meditare sulle lettere sono arrivate a noi senza rivelarci i metodi richiesti, o la forma dell’alfabeto che dobbiamo usare. Dopo tutto, ci sono dozzine di tipi di lettere ebraiche, greche o arabiche differenti. Ora era tutto chiaro. Praticamente non vi era bisogno di imparare a usare le lettere, perché veniva naturale. E esercizi mentali basati nella visualizzazione delle lettere in varie combinazioni, mantra e schemidi ventò comprensibile, chiaro e fattibile. Quando ho fabbricato un paio di modelli vortice-fiamma destro e sinistro e li ho presi in mano, calzavano come dei guanti: Ero esterrefatto dal constatare che potevo vedere le forme delle lettere nelle mie mani – e poiché erano nelle mie mani, potevo vederle anche nella mia mente. Non richiese alcuno sforzo e ogni lettera apparve al mio punto di vista in un gesto che aveva lo stesso significato del nome della lettera. Dopo di che ho passato molto tempo a raffinare queste idee, e anche – perché così funziona la scienza – a tentare di confutarle. Questa scoperta ha molte importanti implicazioni per la nostra comprensione della storia. Ad esempio, potrebbe darsi che Cristoforo Colombo usò questi gesti che rappresentano le lettere ebraiche quando arrivò nelle Indie occidentali. Ciò spiegherebbe le affermazioni nei diari della sua ciurma che gli indigeni parlavano ebraico. La forma delle lettere che ho scoperto corrispondono alla calligrafia rabbinica usata in Spagna in quel periodo».





il modello Fiamma-Vortice con cui è possibile esprimere attraverso la mano tutte le lettere dell’alfabeto ebraico







A.F.: Potrebbe spiegarci cosa intende con la frase “eredità comune di tutte le tradizioni spirituali del mondo” quando parla della relazione tra il codice della Genesi e i suoi insegnamenti spirituali? S.T.: «Abramo ha dedotto questo sistema logicamente dal suo esame di tutte le icone e gli idolli culturali del padre Terach, che era una persona istruita e di mondo. Di nuovo, vedere The God of Abraham (“Il Dio di Abramo”) all’indirizzo internet . Tutta l’embrionologia segue lo stesso percorso – concezione, gestazione, nascita – seme, albero, frutto. Tutte le culture fanno uso di questi cicli di vita della natura per le loro tradizioni e la comprensione del mondo. Ad esempio, gli egizi avevano 9 “neter” che costituivano il loro pantheon. La gente che rivolge lo sguardo al cielo usa questi cicli per organizzare le sue tradizioni spirituali. L’alfabeto segue questo ciclo embrionico (vedere il grafico intitolato 22 giri: dall’Assoluto a Adam Kadmon). Il modo di generare l’alfabeto specificato nelle lettere del testo della Genesi sembra generare anche le lettere greche e arabiche in modo significativamente simile al modo in cui le lettere ebraiche sono generate (nessun altro alfabeto ha questa caratteristica e naturalmente ciò è vero solo per alcuni particolari alfabeti ebraici, greci e arabi – non vale per tutti i font, e comunque non per i font moderni)».




A.F.: Come si applicano le sue scoperte alla Scienza e alla conoscenza? S.T.: «Gli schemi presenti in Genesi sono universali allo stesso modo in cui il pi greco è universale in matematica. Il testo ebraico della Genesi unisce due concetti differenti: la mente (coscienza) e il mondo (la fisica). Si potrebbe dire – senza allontanarsi troppo dalla verità – che le lettere del testo ebraico della Genesi funzionano nella nostra vita come il pi greco funziona in geometria. Il pi greco unisce il centro di una circonferenza con la circonferenza stessa attraverso il raggio, quindi unisce il dritto con il circolare. Se queste idee sono corrette, le lettere del testo della Genesi connettono la nostra più alta coscienza al mondo che ci circonda attraverso la mente e il corpo. Questo è come pone la questione un matematico. In The Laws of Form (“La legge della forma”), il matematico G. Spencer-Brown propone il “marchio di distinzione” per distinguere archetipicamente il dentro dal fuori come una definizione del massimo contrasto. I matematici hanno dimostrato che tutta la logica formale può essere derivata dal “marchio di distinzione” di G. Spencer-Brown. Il passo seguente è tratto dal succitato libro di G. Spencer-Brown: “Il tema di questo libro è che un universo inizia ad esistere quando uno spazio viene distrutto o lacerato. La pelle di un organismo vivente ritaglia un fuori da un dentro. La stessa cosa fa un cerchio su un piano. Tracciando il modo in cui rappresentiamo una tale lacerazione, possiamo iniziare a ricostruire, con un’accuratezza e copertura che hanno dle miracoloso, le forme di base che soggiacciono alla linguistica, alla matematica, alla fisica e alla biologia, e possiamo iniziare a comprendere come le leggi familiari della nostra stessa esperienz aprovengono inesorabilmente dall’originario atto di lacerazione. Nonostante tutte le forme e quindi tutti gli universi sono possibili, e ogni particolare forma è mutabile, diventa palese che le leggi relative a tali forme sono le stesse in qualsiasi universo. E’ questa ugualianza, l’idea che possiamo trovare una realtà indipendente da come l’Universo appare in realtà, che conferisce tanto fascino allo studio della matematica”. In ebraico la lettera che maggiormente rappresenta questo “marchio di distinzione” tra esterno e interno è Bet, la prima lettera del testo ebraico della Genesi. Essa stabilisce appropriatamente la prima distinzione logica possibile. Quello che abbiamo scoperto è che gli antichi – ossia i sumeri, gli egizi, i persiani, i babilonesi e i greci – avevano tutti una profonda conoscenza scientifica e matematica. Per quanto posso risalire indietro nella storia, tutto ciò che ho scoperto era di dominio pubblico sino all’inizio dell’800, quando Napoleone e il suo esercito braccarono e uccisero tutti (parlando in generale). Napoleone non voleva la competizione spirituale. Pensava di essere il nuovo “Re-solare”quando tornò dalla sua spedizione in Egitto. L’equazione di Newton è basata su questi modelli, e Newton riconosceva i meriti del testo della Genesi per il suo lavoro. Ma questo è argomento per un’altra intervista. Le relazioni di base della meccanica quantistica fanno uso di questi stessi modelli. La topologia dell’autorganizzazione, applicabile in egual modo alla coscienza, all’embrionologia e alla cosmologia, viene trattata nei lavori di Arthur M. Young, in particolar modo nel suo The Reflexive Universe (“L’Universo riflessivo”). Young propone e dimostra che il “quanto della scelta cosciente”(ogni scelta che operiamo) è topologicamente equivalente al quanto dell’azione, la costante di Planck, la base della meccanica quantistica – il fotone».










< span style=”font-family: book antiqua,palatino;”>


Forgione. Quali risposte ha ottenuto applicando la sua teoria ai vari testi cabalistici del passato? Ha già effettuato questo tipo di studi? Quando esaminiamo i testi cabalistici usando i modelli della Genesi, i risultati hanno un senso incontrovertibile e restituiscono ai volumi la loro funzionalità. Sembra che questi testi in effetti siano stati scritti per aiutarci a comprendere come far uso appropriatamente del testo della Genesi come esercizio mentale, e come una descrizione della cosmologia e dell’embrionologia. Di base abbiamo scoperto che quando applichiamo il nostro metodo alle geometrie della Genesi, testi che in precedenza hanno confuso gli studiosi, e che in precedenza non potevano essere letti in maniera univoca o con un significato compiuto, diventano immediatamente chiari. Questi testi divengono univoci, e ciò che rappresentano si palesa in modo comprensibile e utilizzabile. Quando la “magia” evapora, tornano le reali funzioni. Se l’uso di questi modelli non avesse chiarito i testi giunti fino a noi, probabilmente non sarebbero stati i modelli corretti. Un modo per scoprire se quello che abbiamo trovato è valido è continuare a provarlo su tutte le fonti e i riferimenti che riusciamo a trovare. Sino ad ora tutto bene. Abbiamo avuto risultati similmente spettacolari anche nell’uso di questi modelli su tutti i testi cabalistici che abbiamo esaminato. Comunque, la stessa cosa è vera per testi simili in arabo appartenenti alla tradizione musulmana, e anche su testi cristiani non molto conosciuti e/o che sono stati largamente male interpretati. Vale anche la pena di notare che queste idee arrivano al grande pubblico in “età dell’oro”, e vengono distrutte in tempi di persecuzioni. Documenti ebraici provenienti dalla Spagna islamica – in maggioranza scritti in alfabeto ebraico, anche se in lingua araba – confermano che ebrei, cristiani e musulmani hanno lavorato su queste idee e le hanno comprese insieme. L’inquisizione spagnola ha distrutto questa età dell’oro e ha sparpagliato gli insegnamenti in gruppi diversi che non sono più andati d’accordo. Queste idee stanno tornando all’attenzione del grande pubblico ora perché dopo la distruzione è tempo che abbiano spazio i nuovi virgulti. L’Olocausto ha distrutto tutta questa conoscenza. Ma la Torah è davvero un Albero della Vita per coloro che lo colgono, e quindi dopo “l’incendio della foresta” (l’Olocausto) getta immediatamente nuovi germogli. Questa capacità della tradizione della Torah di rinnovarsi persino dopo orrende distruzioni è in parte ciò che dimostra che l’affermazione che sia “viva” non è solamente una fandonia religiosa di parte, ma è la verità. Abbiamo visto tutti come la tenace spora di un fungo può rompere persino il catrame dell’autostrada costruita su di essa. La tradizione abramica ha questa stessa qualità. Il riemergere di queste idee continuerà per tutto il tempo di questa età dell’oro dell’apprendimento. Se il fascismo tornerà, queste idee verranno sepolte di nuovo, solamente per riemergere con il sorgere del Sole.




Forgione. In uno dei suoi studi lei ha dimostrato l’esistenza di un Dio unico attraverso la matematica e che Abramo pensava come un matematico. Potrebbe riassumere questo per i nostri lettori? Non è possibile dimostrare l’esistenza di Dio – questo è impossibile. E’ impossibile per esseri finiti come noi dimostrare qualsiasi cosa che riguardi una coscienza infinita. Ma l’esistenza dell’unicità di Dio può essere dimostrata logicamente. Quello che ho fatto è semplicemente dimostrare come Abramo abbia riassunto tutti gli insegnamenti (tutti gli “idoli”) del mondo antico proprio come un fisico riassume tutta la creazione fisica nel “Big Bang”. Abramo era riuscito a vedere attraverso tutti gli esempi specifici dell’embrionologia, della cosmologia e dell’esercizio mentale e ha trovato un singolo archetipo sottostante (oggi ci riferiamo all’intero livello sottostante che si applica all’intero campo come “topologia”. La topologia viene spesso espressa in geometria). Quindi secondo me le cose stanno così: tutto è basato sulla regola aurea, che secondo Hillel riassume l’intera Tradizione. Hillel formulò la regola aurea in negativo: non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. L’imperativo è di non agire, se – assumendo che ci si trovi nella posizione non privileegiata – l’azione ci sarebbe sgradevole. Vale la pena instaurare una discussione separata per apprezzare pienamente l’importanza della differenza tra l’affermazione negativa o positiva della regola aurea. Avendo a disposizione tempo, capacità e risorse adeguate è possibile provare (perché si tratta di un postulato modellato su basi matematiche, e non di una questione di fede) che la definizione (il postulato) che vede Dio=Uno sia salutare per la persona, e che conduce a ciò che gli scienziati chiamano “Teoria del Tutto” che unifica mente e mondo, coscienza e fisica. In questo modello, la creazione è continua per tutto il tempo – sta andando avanti anche adesso. La creazione, in questo senso, è l’affiorare del pensiero cosciente nella nostra mente, proiettato verso l’esterno, che interseca, al livello della nostra pelle, l’Universo che ci circonda. Ogni nuovo pensiero è un atto di creazione basato sul modello presente nella Genesi. Ogni nuovo fotone in un esperimento di fisica è un atto di creazione basato sul modello presente nella Genesi. Ogni uovo fertilizzato in un utero è un atto di creazione basato sul modello presente nella Genesi. Ecco perché questo modello pretende di essere esclusivo. E’ esclusivo solamente nel senso che comprende tutto. Questo modello esclude solamente solamente gli altri modelli che non sono inclusivi. Tutti sanno che la costante universale pi greco è “gelosa” all’interno della matematica. Non si tratta di un dogma teologico, e non comporta rivalità o incomprensioni. Dio è “geloso” solamente nel senso della definizione logica necessaria del termine. Se la gente comprendesse che questo è il motivo per cui l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam sostengono un “Dio geloso”, reagirebbe iin maniera diversa all’idea del “Dio geloso”. Il modello presente nella Genesi agisce nello stesso modo per quanto riguarda l’idea di un Dio unico.




Forgione. Lei ha sviluppato un sistema di posizioni di meditazione (mudra) ispirato dall’alfabeto ebraico. Qual è la relazione geometrica tra il sistema delle posizioni delle mani e ciò che lei definisce la fiamma della conoscenza o lettere infuocate di Meru? In The Light of the Meeting Tent (la luce nella tenda dell’incontro) ho introdotto l’idea di un vortice modellato in modo particolare – la “lettera infuocata” (ideata da me) – all’interno di un tetraedro ed è stato il mio primo tentativo di dare un senso alla disposizione delle lettere nella Genesi. Proprio come ci sono due nomi attribuiti a Dio che sono detti essere equivalenti all’Unità (nel Deuteronomio) – Signore-Dio=Uno – ci sono sempre due aspetti delle nostre esperienze nella nostra vita. Abbiamo una vita interiore che è privata e una vita esterna pubblica. La nostra pelle è nel mezzo tra le due. Le nostre mani sono la parte di pelle che articola ciò che accade tra l’interno e l’esterno. Quindi, basandomi su questi due nomi di Dio, ci sono sempre due aspetti di ogni idea che propongo. C’è sempre un aspetto “naturale”, all’esterno, che viene dal mondo, e c’è sempre un aspetto “di educazione”, all’interno, che vie ne dalle nostre scelte. Nel mondo del consenso, nel mondo esterno, usiamo i modelli oggettivi della matematica e della scienza. Sembrerebbe che ci sia una sorta di “iper-tetraedro” in uno spazio a dimensioni superiori, associato con 27 linee geometriche. E’ un modello astratto. E’ un’estensione del modello della “luce nella tenda dell’incontro”, che dà la forma delle lettere analiticamente. L’altro termine dell’equazione – “educazione”, dove la nostra esperienza umana è essenziale – conduce alla “logica calda” dei gesti con le mani, che generano le lettere anch’essi. Quindi i gesti con le mani esprimono l’alfabeto dal punto di vista della nostra esperienza soggettiva e la “luce nella tenda dell’incontro” esprime l’alfabeto dalla nostra esperienza oggettiva comune. L’esterno e l’interno si incontrano nelle nostre mani. E proprio come accade con Dio, e con Newton, e con la meccanica quantistica, quando mettiamo insieme i 2 nomi, otteniamo l’Unità:

Signore-Dio=Uno (Bibbia)

Impulso x Momento = una costante (Newton)

t;font-family: book antiqua,palatino;”>Lunghezza d’onda x Frequenza = Costante di Planck (un “1” fisico)

Incertezza nella posizione x Incertezza nel momento = Costante di Planck.

Le lettere hanno tutte le stesse proprietà di interno/esterno – “particella/onda”. La coscienza e la fisica hanno le stesse caratteristiche. C’è un mondo fisico iperdimensionale là fuori e la nostra coscienza esiste in uno spazio di scelta iperdimensionale dentro di noi.









Forgione. Perché la lettera infuocata di Meru sono così importanti? Quello che ho scoperto è spettacolare: il primo verso della Genesi si ripiega a formare una forma geometrica – una serie di modelli di posizioni delle mani – che genera le lettere che compongono il testo. In realtà ci sono 6 forme delle mani. Potrebbero essere l’esatto significato della parola che di solito viene tradotta con “giorno”. Queste sono le mani della “Creazione di Dio”. Ciò è in accordo con la descrizione di Genesi 1:11: «Albero da frutto che produce frutto il cui seme è in sé stesso». I modelli più consoni sono basati sulla spirale embrionale (come si può vedere sotto l’Occhio di Horus) la regola aurea – non il rapporto aureo o la spirale aurea, come sostengono i ciarlatani.




Forgione. Che cos’è il Nodo Torus 3,10? Come lo ha estrapolato? Il Nodo Torus 3,10 può spiegare il nostro DNA e la sua relazione con la conoscenza? Il nodo torus 3,10 è come una spirale a 3 strati e 10 punti rivoltata da dentro a fuori. Può essere vista come un’allusione alla “corona di spine” del cristianesimo. Gli antichi, non avendo la televisione o internet, passavano ore e ore a studiare il cielo notturno. Gli schemi epiciclici disegnati dai pianeti formano una sorta di cestino intrecciato nei cieli. Il ciclo Giove-Saturno disegna il nodo torus 12,40, che è 4 volte il nodo torus 3,10 (pensate al nodo 12,40 come a un cestino dalla trama molto stretta, mentre il nodo 3,10 è lo stesso cestino ma con una trama più larga). Questo intreccio di cesti consiste di 6 dei modelli delle posizioni delle mani che formano le lettere. Se il cesto rappresenta metaforicamente tutto il creato, allora le 6 mani sono i 6 giorni della creazione, con il settimo rappresentato dal “centro immobile” attorno al quale ruota l’intero cesto dei cieli. La tessitura era il modo principale di registrare le informazioni in maniera portatile nel mondo antico. Non esistevano i computer palmari, quindi se si volevano trasportare dati si doveva letteralmente intesserli nella trama della stoffa. Ciò rendeva il trasporto facile e conveniente. C’è una seconda radice ebraica che sottende alla prima parola della Genesi accanto a quella che conduce alla traduzione: «In principio….». Questa radice fa sì che la parola, di solito tradotta con “inizio”, diventi “per mezzo di una rete intessuta”. Questa è altrettanto valida quanto la traduzione standard. Ho scoperto le posizioni delle mani dopo aver scoperto il “cesto” – la rete intessuta – e mi sono reso conto che consisteva di 6 parti identiche. Il Dna può avere una struttura a elica simile al centro di un nodo torus.


Forgione. Mi domando come gli antichi abbiano potuto codificare un sistema di conoscenza tanto sofisticato millenni fa. Potrebbe essere la prova di una scienza avanzata che noi stiamo apprendendo solo ora? La tradizione ebraica insegna che Abramo, da buon studioso e scienziato, ci è arrivato per logica. Quindi ha testato la sua teoria, e ciò ha portato alle sue personali esperienze di rivelazione. Abramo è accreditato come l’autore originale della Sefer Yetzirah – il “Libro della IN-forma(zione)”. Per arrivarci non c’era bisogno di una cultura più avanzata di quella disponibile ad Abramo di Ur.

Forgione. Non crede che questo sistema sottenda alla Natura e rappresenti un codice universale di comunicazione tra l’Umanità e un’altra forma di intelligenza superiore? Il linguaggio dei gesti basato nell’indicazione delle direzioni è assolutamente universale. E’ universale “orizzontalmente” su tutto il pianeta tra tutte le creature autocoscienti, ossia dagli Uomini agli animali. I bambini conoscono questi gesti dalla nascita e i genitori ne hanno testimoniato l’uso. Le persone cieche dalla nascita usano questi gesti, anche se non hanno mai visto un gesto in vita loro. Questo linguaggio universale lo è anche “verticalmente”. Indicare le direzioni nella mente è alla base dei nostri esercizi mnemonici e mentali “al di sopra”. Indicare le direzioni è il linguaggio universale. Un cane stupido fissa la mano del padrone, un cane più intelligente guarda nella direzione in cui il padrone sta indicando. Un credente stupido guarda l’idolo o fabbrica un idolo del suo Dio o delle regole della sua religione. Un credente più intelligente tenta di emulare il nobile comportamento del fondatore della sua fede. E’ la direzione in cui indichiamo che ci comunica dove dobbiamo andare. Non credo che esistano “intelligenze superiori”. L’intelligenza è intelligenza. La sola differenza tra persone molto intelligenti e persone non molto intelligenti è la velocità del loro apprendimento. Se non altro, il mio lavoro dimostra che la creazione continua, il miracolo dell’esistenza, va avanti tutto il tempo, in ogni luogo.




Forgione. Dopo tutto, è come se Dio avesse nascosto dappertutto un codice per chiunque abbia la costanza di trovarlo per costruire un “contatto”, una relazione stretta. Che cosa ne pensa? Non possiamo sapere nulla di Dio perché “trascendente”. Non credo che Dio abbia nascosto niente. Soltanto che stiamo crescendo, e mentre cresciamo gli orizzonti dell’Universo e della nostra coscienza crescono con noi. I fisici hanno la loro teoria inflazionaria della creazione della materia nell’Universo. Credo che lo stesso sia vero per la coscienza. Non credo che Dio sia intelligente nei nostri termini. Vedo Dio come la sorgente di un flusso continuo di scelte che dobbiamo fare. Questa è la visione più antica: Dio non esprime intelligenza. Invece, Dio ci dà un flusso continuo di scelte e ci lascia compierle. E’ un po’ come ciò che accade alle piante. Nei suoi libri più recenti, il fisico Roger Penose ci dice, basandosi su leggi fisiche completamente accettate, che le piante ricevono le informazioni di cui hanno bisogno per organizzare la propria vita dai fotoni che provengono dal Sole, i quali trasportano più informazione dei fotoni all’infrarosso che le piante e la terra irradiano indietro verso il cielo. Le piante vivono in un gradiente di informazioni (una “cascata di fotoni”) tra il sole e il cielo. Questa è fisica standard. Io credo che il principio di questo stesso gradiente di informazioni fosse conosciuto nel mondo antico. Noi viviamo nel gradiente di informazioni tra il nome divino “Signore” (l’ “ipersole”) e il nome divino “Dio” (l’ “ipercielo”). Trovandoci nel flusso continuo di “luce divina” riceviamo le nostre informazioni che ci permettono di vivere, crescere e fare le nostre scelte. Questa è la causa di tutta l’evoluzione: il gradiente di vita dalla sorgente al pozzo della coscienza, dalla mente al mondo. Questo è l’uso che facciamo del gradiente di vita divino. E’ tutto ciò di cui abbiamo bisogno, proprio come il sole e il cielo sono tutto ciò di cui hanno bisogno le piante.




Forgione. Su cosa sta lavorando al momento? Dopo 10 anni di lavoro senza risultati (dal 1968 al 1978) e quasi 20 anni di lavoro innovativo e alla ricerca di precedenti che confermassero i miei ritrovamenti, alla fine, negli ultimi 6 mesi, alcuni studiosi ebrei con i quali ho lavorato hanno trovato discussioni nella letteratura tradizionale che corrispondono, confermano ed estendono i miei ritrovamenti. Ora sappiamo che la gente del XII sec. era a conoscenza del fatto che le lettere provenissero da gesti delle mani, basandosi sullo stesso modello che ho impiegato 30 anni a scoprire dai primi principi e solamente dalle lettere del testo della Bibbia ebraica. L’esistenza di questi riferimenti tradizionali cambia tutto. Quello che proponevo sino a questo momento era soltanto una delle tante proposte di studiosi e ricercatori indipendenti. La mia opinione non valeva più di quella di chiunque altro. La mia proposta acquista autorità perché ora sappiamo che la geometria nella Genesi, l’idea della metafora geometrica e la generazione dell’alfabeto ebraico (e probabilmente anche di quello greco e arabo) dai gesti delle mani non sono una mia idea originale (solamente le mie sculture lo sono). E’ una parte essenziale delle tradizioni occidentali che è andata persa nei secoli. E’ ora nostra responsabilità presentare questi ritrovamenti a beneficio della più vasta gamma di scienziati, studenti, studiosi, gente e tradizioni possibile. Avendo raggiunto questo nuovo stadio, e sapendo ora che queste idee sono un ritrovamento e una riscoperta – e non qualcosa che ho inventato o che “ho voluto leggervi” – voglio che la gente lo sappia e voglio lavorare con persone oneste e consapevoli che vogliano aiutare a svilupparne il potenziale. Le idee che ho riscoperto nelle tradizioni occidentali sono belle. Mi si può dare credito per essere rimasto concentrato sul lavoro, senza badare agli insulti e all’imbarazzo, e portarlo sino alla fine. Ma le idee, che mi sono premurato di scoprire accuratamente, non sono mie. Sono da accreditare a tutti gli eroi e a tutti i leader di tutte le nostre grandi tradizioni per almeno le ultime migliaia di anni. La buona notizia è che ciò che abbiamo scoperto è che la vita non è una partita persa in partenza e che, in effetti, è possibile per chiunque vincere – tutti allo stesso tempo, senza compromessi e senza rivalità. Giudaismo, cristianesimo e islam non sono rivali. Sono diversi organi essenziali nel corpo politico abramico, che è parte del corpo politico planetario. Io chiamo il giudaismo, il cristianesimo e l’islam “I Tre Pilastri dell’Amore”. Mentre tutti e tre hanno bisogno degli altri, ognuno ha la sua specialità. Ho cercato di riassumere questo concetto nel grafico “Albero di Abramo” su “http://www.meru.org/Posters/TreeofAbraham.html” e nel mio saggio, The Three Pillars of Love. La fisica della meccanica quantistica ci insegna che la visione meccanicistica del “non c’è abbastanza per tutti” e che “la competizione è indispensabile” non è la più realistica. In effetti, le nostre vite sono legate e la migliore scelta di vita è quella della regola d’oro. Nei prossimi mesi la Fondazione Meru sta pianificando di distribuire i modelli che abbiamo realizzato, insieme a nuove edizioni del nostro Research Sampler, della nostra musica, dei nostri video, dei nostri aiuti alla meditazione e di tutti i materiali relativi. Se c’è un’idea con la quale mi piacerebbe terminare, è il punto di tutto questo. La differenza tra il faraone e Mosè, tra l’arroganza e l’umiltà, è la responsabilità. Coloro che credono negli idoli, o che, come il Faraone, credono di essere loro stessi degli dèi, pretenderanno che li preghiamo per proteggerci da noi stessi e dalle forze della natura, che solamente la loro magia può rabbonire. In un mondo di idoli, dobbiamo pagare esperti e sacerdoti per intervenire con effigi di legno, di metallo e di pietra in nostro favore – anche se queste effigi non hanno coscienza, volontà e sono sommamente impotenti. La via del faraone non funziona. Rimuovendo le immagini degli idoli egizi che hanno dato luogo alla scrittura geroglifico egizia, e rimpiazzandoli con gesti delle mani, Mosè ha trasformato la vuota arroganza dell’idolatria nella personale responsabilità di gente che agisce e parla con le proprie mani – e che impara sulla propria pelle delle forze della natura, quindi possono essere liberi e vivere secondo le proprie scelte. Questa è l’idea che ha cambiato il mondo: io parlo per me con quello che faccio. Questo è il trionfo dell’alfabeto dei gesti della responsabilità personale sui vuoti e impotenti idoli dell’ego.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
Licenza Creative Commons
Enuma Elish diDario Sumer è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.