sabato 28 febbraio 2015

UN SANTO CONTRO IL DIAVOLO

Servo di Dio Padre Matteo da Agnone, cappuccino esorcista (1563-1616)




Il servo di Dio Padre Matteo da Agnone, al secolo Prospero Lolli, nacque ad Agnone in Molise nel 1563. La sua fanciullezza fu segnata da un grave incidente. Mentre infatti maneggiava per gioco un'arma da fuoco, un colpo gli partì accidentalmente uccidendo un coetaneo. Per sfuggire alla giustizia, i genitori lo nascosero lontano da casa, presso amici.
Dotato di viva intelligenza, il giovane studiò filosofia e medicina presso l'Università di Napoli e, pur essendo il suo direttore spirituale un gesuita, abbracciò l’ideale francescano.
Fu accettato presso il convento di Napoli della Concezione e fece il noviziato a Sessa Aurunca, prendendo il nome di Fra Matteo. Dopo breve permanenza nella provincia religiosa di Napoli, per interessamento delle sue sorelle, fu accolto nel convento di Serracapriola (FG).
Nel 1592, dopo un soggiorno a Bologna per seguire le lezioni di Pietro Trigoso da Calatayud, famoso teologo bonaventurista, fra Matteo fu ordinato sacerdote e divenne un famoso predicatore. La sua spiritualità è incentrata sulla passione di Cristo e sull’assunzione in Cielo della Madre di Dio. Fu superiore locale e provinciale, maestro dei novizi, oratore dotto e devoto. Ebbe dal Signore il dono della profezia e dei miracoli. Andando a predicare ad Agnone, si riconciliò pubblicamente con la madre del compagno d'infanzia da lui accidentalmente ucciso, con grande commozione di tutti. La popolazione edificò un convento, di cui P. Matteo divenne guardiano, dove rimase fino al 1616.

IL CARISMA DI ESORCISTA
Il cappuccino conduceva una vita di estrema penitenza. Operava guarigioni con il segno di croce, era dotato del dono di profezia e di discernimento e soprattutto fu potente esorcista. Questo carisma si manifestò mentre era ancora a Bologna per compiere gli studi nei quali eccelleva, ma si riteneva sempre il più indegno di tutti. Una donna di Castelbolognese, posseduta da tredici anni dal demonio, fu condotta a Bologna per essere esorcizzata ma, durante l’esorcismo, i demoni per bocca dell’ossessa iniziarono a gridare: «Fate pure quanto volete che noi non usciremo da qui, giammai, se non viene Fra Matteo d’Agnone, l’umiltà del quale sopra ogni altra cosa ci cruccia e ci flagella». Il frate era nella sua cella a studiare e quando vennero a chiamarlo rifiutò di seguirli, pensando a un inganno diabolico. Ma per ordine del superiore fu costretto a recarsi in presenza dell’ossessa e subito il demonio esclamò: «Eccolo…che vuole questo Fra Matteo da me? Io non posso più soffrire di vederlo». E fuggì via in quell’istante, lasciando libera la donna.
Tre mesi prima di morire, Padre Matteo da Agnone fu assegnato al convento di Serracapriola, dove morì e dove ancora si trova la sua tomba. Il Processo diocesano sulla fama di santità è iniziato ufficialmente il 19 giugno 1996.

ESORCISTA DA VIVO E DA MORTO
Il carisma di esorcista di P. Matteo da Agnone è stato riscoperto da Padre Cipriano de Meo (classe 1924), decano degli esorcisti, nonché vice postulatore della causa di canonizzazione di Padre Matteo.
In 56 anni di ministero esorcistico, Padre Cipriano ha sperimentato che al contatto con la tomba di Padre Matteo d’Agnone e con le sue reliquie, le persone disturbate danno in escandescenze, e il demonio si manifesta in loro con violenza. Per bocca degli ossessi, il diavolo lamenta che l’invocazione di Padre Matteo lo tormenta.
Padre Cipriano ha raccolto in due voluminosi tomi i colloqui col demonio da lui registrati durante gli esorcismi dal 1986 al 2003. La lettura è un forte stimolo alla fede e un importante supporto alla causa di canonizzazione di P. Matteo.
Ecco alcuni brani del colloquio dell’esorcista con satana, in cui il nemico ammette la santità del Servo di Dio:
Il demonio con rabbia: «Matteo mi è antipatico perché puzza di Cristo! … è puzza di beatitudine, di santità, ed io non lo sopporto…Non voglio sentire parlare di colui che mi potrebbe provocare grossi danni se gli dai man forte. Tu non lo devi far conoscere a nessuno».
Esorcista: «A me la causa di beatificazione di Padre Matteo sta a cuore…».
Demonio: «Tu non sai cosa ci sta combinando. Smetti di portare avanti quella causa!».
Esorcista: «Perché parli così?»
Demonio: «Perché quel morto è molto pericoloso, più pericoloso di quando era vivo; e lo sarà ancora di più se quella causa andrà avanti e se quel maledetto verrà glorificato per colpa tua».

UNA RIVISTA PER CONOSCERE MEGLIO PADRE MATTEO DA AGNONE
Padre Cipriano da buon esorcista, ne sa una più del diavolo, e malgrado i suoi 84 anni compiuti non perde tempo né lesina energie per far conoscere la statura di P. Matteo.
La rivista da lui diretta: “Il Servo di Dio P. Matteo da Agnone”, che può essere richiesta rivolgendosi direttamente a lui , come tutto il materiale informativo e i due voluminosi libri, che sono la sintesi di mezzo secolo dedicato agli esorcismi, riporta informazioni storiche e dottrinali, nonché testimonianze di persone liberate dal demonio per intercessione del Servo di Dio Padre Matteo da Agnone ed è utilissima per comprendere l’attualità del messaggio del cappuccino esorcista che dal 1600 non cessa di manifestare la potenza della sua intercessione presso Dio.


Intervista e testimonianza di Padre Cipriano De Meo (esorcista)



P. Cipriano de Meo è il rappresentante degli Esorcisti Italiani, in seno al Consiglio Internazionale dell’Associazione degli Esorcisti. Nato a Serracapriola (FG) nel 1924 è sacerdote cappuccino ed è considerato uno dei maggiori esorcisti italiani. Attualmente opera nel Convento dei PP. Cappuccini di San Severo. Vice postulatore della Causa di Beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Padre Matteo da Agnone (Agnone 1563-Serracapriola 1616) è autore di numerose pubblicazioni sulla vita ed il pensiero teologico del cappuccino agnonese. Dirige, inoltre, la Rivista teologico-dottrinale “Il Servo di Dio Padre Matteo da Agnone”.
Padre Cipriano, da quanto tempo è esorcista?
Combatto col diavolo e sono esorcista da 56 anni. Sono il decano di tutti gli esorcisti, e l’avversario non può certo battermi le mani. Sono stato parecchio tempo vicino a Padre Pio e ogni volta che avevo bisogno chiedevo consiglio a lui.Com’è avvenuto il suo primo incontro col diavolo?
Era il pomeriggio del 7 dicembre 1952, vigilia dell’Immacolata Concezione. Mi trovavo in provincia di Avellino come insegnante e direttore di un nostro seminario a Gesualdo. Sentii suonare la campanella del convento e, quando andai ad aprire, vidi una donna avvolta in uno scialle di lana e due uomini che l’accompagnavano. Uno era il fratello e l’altro il cognato (in seguito scoprii che proprio questi era l’autore del maleficio). Sembravano dei poveri, ma avevano l’aria sinistra, e soprattutto la donna aveva due occhiacci molto strani. Ho chiesto cosa desideravano, e se volevano qualcosa da mangiare, ma nessuno rispondeva. Per rompere il silenzio, chiesi alla donna come si chiamava. Mi rispose con voce da uomo: «Mi chiamo diavolo!». Ebbi qualche attimo di brivido, poi quasi scherzando, risposi: «Piacere, io mi chiamo Padre Cipriano!». Capii di trovarmi di fronte a qualcosa di strano, ma continuai con ilarità: «Ma sei proprio il diavolo?», «Sì» replicò la donna, «e hai anche le corna?» insistetti. « Sì e sono pure lunghe». «E chi ti deve cacciare?». «Tu!» mi disse con rabbia puntando il dito verso di me. Risposi: «Non ti preoccupare, ti romperò le corna, ma solo quando avrò ottenuto il permesso dal mio vescovo». Esposi i fatti al mio superiore, che mi disse di occuparmene io, perché lui aveva paura e il Vescovo d’Avellino di allora, Mons. Gioacchino Pedicini, mi autorizzò a portare avanti quella battaglia.

Quanto tempo è durato questo primo caso?
Tre anni, durante i quali ho imparato tante cose, ho visto tanti inganni, sono stato anche vittima d’inganni, data la mia inesperienza. Per affrontare il caso mi rivolsi a Padre Pio e gli chiesi : «Ho una donna spiritata, gliela porto e se la vede lei». Mi ha risposto: «Ho già tanti diavoli attorno, pure questo mi vuoi portare! Pregherò per te che tu non ti stanchi!». Questa preghiera mi è stata molto utile, perché la lotta col demonio è lunga e dura, e naturalmente stanca, ma grazie a Dio, fino ad oggi non mi sono mai stancato!
Dopo un paio d’anni dissi a Padre Pio che la donna che esorcizzavo aveva quattro diavoli e io non avevo tempo di cacciarne così tanti, perché insegnavo e avevo altre cose da fare. Ma Padre Pio mi disse : «Non sono quattro, è un solo diavolo che fa quattro voci». Mi ero fatto ingannare per oltre due anni e Padre Pio mi ha indirizzato bene, perché era molto pratico di queste cose, anche se non era esorcista.Come ci si difende dal demonio?
Con la preghiera e la vita di grazia nella Chiesa.

Il diavolo può entrare liberamente in chi vuole?
Il demonio fa solo quello che Dio gli permette, non tutto ciò che vuole. Nell’episodio del Vangelo (Mc 5,1-20) l’indemoniato di Gerasa ha dovuto chiedere al Signore anche il permesso di entrare nei porci, non ha potuto farlo liberamente. Il posseduto appena libero, chiese a Gesù di poterlo seguire, ma Gesù gli disse di andare piuttosto tra la sua gente a testimoniare la grazia ricevuta. Questo è l’apostolato degli ex posseduti: lo vuole Gesù stesso.
Dio Permette queste cose anche alle persone sante. Abbiamo avuto vari santi che hanno chiesto al Signore questo tipo di penitenza. Una penitenza molto dura. Chi viene posseduto dal demonio non deve essere considerato una persona strana, ma un apostolo che porta avanti un certo tipo di discorso.

La possessione è sempre causata da un maleficio?
Ordinariamente sì. Ma il vero maleficio è fatto solo da persone che si sono date a satana. Costoro fanno dei corsi speciali e studi di diversi anni e infine, quando odiano ciò che è sacro, ciò che è Chiesa, fanno la consacrazione a satana.

Le persone che si consacrano a satana sono tutte possedute?
Generalmente sì.

La possessione diabolica è automatica se si ingerisce un alimento maleficato?
No, in genere si vomita subito quello che si ingerisce.

Esiste la possessione diabolica dei bambini?
Sì, mi sono capitati anche dei bambini posseduti, ma il demonio in loro si rivela in modo strano: parlano altre lingue, dicono di vedere immagini sacre, la Madonna, Gesù, ma è un inganno. I genitori me li portano e si scopre che è una possessione diabolica.

Perché la possessione nei bambini? Normalmente si colpiscono i bambini per colpire i genitori. Quando non fanno il male ai genitori lo fanno indirettamente ai bambini.

Padre Cipriano, che ruolo ha Padre Matteo d’Agnone nel suo ministero di esorcista?
Ringrazio il Signore che mi ha messo in questo campo. Non avrei mai scelto né pensato di fare l’esorcista, ma quando Dio chiama dà anche la grazia necessaria per portare avanti la missione che continuo a svolgere malgrado l’età. Ho dovuto lasciare l’insegnamento, non potevo fare l’uno e l’altro insieme, perché qui le richieste sono tante e ognuna ha le sue necessità.
In questa lotta mi aiuta molto Padre Matteo d’Agnone,
che era un potente esorcista,
e ogni volta che abbiamo chiesto il suo aiuto
lo abbiamo ricevuto immediatamente. Sono stato parroco per diciotto anni nella chiesetta dei cappuccini di Serracapriola e facevo gli esorcismi presso la sua tomba. Gli indemoniati tirano calci e pugni e imprecano contro quella tomba, bestemmiano il giorno della sua nascita e della mia. Quante maledizioni ha preso anche mia madre! Il diavolo ce l’ha con lei, perché mi ha insegnato a pregare e mi ha dato una formazione cristiana. Durante gli esorcismi sento sempre il suo aiuto oltre a quello di Padre Matteo.

Nella foto: P. Cipriano de Meo mostra la pietra espulsa da un indemoniato il giorno della sua liberazione, avvenuta per intercessione di padre Matteo d’Agnone

giovedì 26 febbraio 2015

Déjà vu e universi paralleli


Chi non ha mai sperimentato, almeno una volta nella vita, quel curioso e famoso fenomeno denominato “déjà vu”?

L’espressione “déjà vu”, in francese, significa letteralmente “già visto” e si riferisce a quella strana sensazione che proviamo quando ci sembra di aver già vissuto una certa situazione, della quale però non ricordiamo né il luogo nel quale è avvenuta, né il tempo. Si tratta di un fenomeno piuttosto comune nell’esperienza sensoriale umana, ma ancora poco compreso.

Cosa genera dunque questa particolare condizione della nostra percezione? In passato, era attribuita per lo più a fenomeni paranormali o a disturbi di tipo neurologico. Negli ultimi anni, tuttavia, l’interesse degli scienziati per questo singolare fenomeno è cresciuto, facendo emergere nel contempo una serie di nuove teorie sull’origine del “déjà vu” e stabilendo che non si tratta semplicemente di un problema tecnico nel sistema mnemonico del nostro cervello, ma di qualcosa di più profondo.

Gli psicologi hanno suggerito che il “déjà vu” potrebbe verificarsi quando gli aspetti emotivi e cognitivi relativi ad una certa situazione, sono simili a quelli di episodi già vissuti in precedenza. Tutte le informazioni accumulate nel corso della nostra esistenza, potrebbero generare quella particolare sensazione di familiarità tipica di questo fenomeno.

C’è anche chi si è spinto oltre in spiegazioni alternative, e per alcuni più stravaganti, associando il “déjà vu” a capacità profetiche, al ricordo di vite precedenti o alla chiaroveggenza. Qualunque sia la spiegazione, il “déjà vu” è certamente un fenomeno universale che riguarda la condizione umana, e nonostante le numerose teorie, la causa del suo manifestarsi resta ancora, per lo più, un mistero.

C’è però un fisico teorico, il dott. “Michio Kaku” – conosciuto dalla maggior parte delle persone per la sua attività come divulgatore scientifico, e per le sue teorie che certamente travalicano i confini delle fisica tradizionale – il quale ha proposto un’interessante connessione tra il fenomeno del “déjà vu” e l’esistenza di universi paralleli. Il dott. Kaku è impegnato da anni nello studio della “Teoria delle Stringhe”, secondo la quale il tessuto fondamentale dell’Universo sarebbe costituito da oggetti ad una dimensione, simili a stringhe o membrane, in vibrazione: in base alla tensione e alla frequenza di questa vibrazione, verrebbero prodotte e sostenute le particelle elementari.

Oltre alle 4 dimensioni con cui abbiamo familiarità – il tempo e lo spazio tridimensionale – esisterebbero infatti altre sei dimensioni spaziali extra, che potrebbero avere migliaia di forme possibili, ognuna teoricamente corrispondente ad un universo con le proprie leggi fisiche. Ciò che definiamo “Universi paralleli”.

La fisica quantistica afferma quindi che esiste la possibilità che il “déjà vu” sia causato dalla nostra capacità di saltare da un universo all’altro! Per sostenere questa teoria, il dott. Kaku cita anche il lavoro del premio Nobel e famoso fisico teorico “Steve Weinberg”, il quale sostiene l’idea del “Multiuniverso”. Secondo Weinberg esiste un numero infinito di realtà parallele, che convivono con noi, per così dire, “nella stessa stanza”.

Per spiegare questo concetto si può fare un parallelismo con le onde radio. Centinaia di onde radio differenti si propagano ogni giorno, da stazioni lontane in ogni luogo. In ogni istante, il nostro ufficio, la nostra casa o le nostre auto sono avvolte da questo flusso ininterrotto di onde radio. Se abbiamo lo strumento giusto, ossia una semplice radiolina, abbiamo la possibilità di “pescare” fra le tante ed ascoltare una sola frequenza alla volta. E questo succede perché le varie frequenze non sono “in fase” fra loro, ossia ogni stazione trasmette il proprio segnale ad una frequenza diversa, con un’energia diversa. Il risultato è che la radiolina può captare una sola frequenza alla volta.

Allo stesso modo, nel nostro universo noi siamo “sintonizzati” sulla frequenza che corrisponde alla realtà fisica. Ma in realtà ci sono un numero infinito di realtà parallele che esistono attorno a noi e coesistono, “trasmesse” a frequenze differenti dalla nostra e con le quali noi non possiamo sintonizzarci. Quindi il nostro universo è composto di “stringhe” che vibrano ad una frequenza unica, che i nostri sensi riescono a percepire. Altri universi paralleli, non essendo “in fase”, non vibrano a quella stessa frequenza. Ma quando casualmente invece si trovano “in fase”, allora è teoricamente possibile “saltare da un universo all’altro”.

In sostanza, il “déjà vu” può succedere quando un universo parallelo è entrato “in fase” per una frazione di tempo, permettendoci di dare una sbirciatina, o quando il “nostro ricevitore”, per ragioni impossibili da determinare, riesce a sintonizzarsi su una frequenza diversa, permettendoci di gettare uno sguardo in una realtà parallela.

Forse allora le nostre esperienze di “déjà vu”, non sono altro che una “finestra aperta” in un universo parallelo.

Fonte: http://portalemisteri.altervista.org/blog/deja-vu-una-sbirciatina-negli-universi-paralleli/

martedì 24 febbraio 2015

Come Satana creò la reincarnazione



di Paramahansa Yogananda
La punizione eterna è impossibile. Non importa quanto l’uomo sia ostinatamente peccatore, egli non potrà mai subire la punizione eterna.

Il male promette felicità, ma si conclude solo nell’infelicità. Quindi non appena l’uomo realizza questo, incomincia a desiderare la liberazione e Dio. Questo desiderio di bene e libertà, è come una porta attraverso la quale Dio viene nuovamente invitato ad entrare nella vita del figliol prodigo, per condurlo nella dimora della libertà. Perfino il male più grande non può distruggere l’anima dell’uomo, che è essenzialmente immortale ed eternamente buona.

Il Male è solo, per così dire, un parassita temporaneo. E’ un innesto negativo, un parassita temporaneo sull’albero della vita, e può essere tagliato dal coltello della saggezza posseduta dall’uomo. Ogniqualvolta l’uomo compie buone azioni, egli procede verso il paradiso della Beatitudine, nascosto nel grembo dell’eterna vita futura. Mentre Dio ci convince con un’interminabile schiera di eventi buoni, influenzandoci per il nostro bene, Satana ci tenta con dei modelli maligni, apparentemente piacevoli, che però producono solo una felicità fugace. I modelli di Satana, sono falsi espedienti creati coscientemente per illuderci, promettendoci il bene e invece dandoci il male.

Il cielo e la terra sono pieni dei modelli di perfezione divina e dei modelli d’imperfezione satanica, creati per influenzare l’uomo. Un’eterna manifestazione di bontà viene materializzata nella Natura e nella vita dell’uomo, provando che Dio cerca di convincere e influenzare l’uomo a usare il proprio libero arbitrio, per ritornare nella dimora della Beatitudine. Con i falsi espedienti apparentemente piacevoli degli atti di cupidigia e di lussuria, che danno una felicità temporanea, Satana cerca di tenere l’uomo incatenato in questa limitata terra di dolore. Gesù, come manifestazione di Dio, venne per parlare dell’eterno regno dei Cieli, sulla cui soglia nessun dolore può mettere piede. Gesù insegnò che la felicità permanente si può trovare solo in Dio. Satana invece inganna l’uomo, inducendolo a cercare la felicità permanente, nelle cose non permanenti o materiali.
L’Immortalità contro la Morte:

Dio creò l’uomo immortale, per vivere sulla terra da immortale. L’uomo doveva guardare il corso del divenire con l’immutabile mente immortale e dopo aver visto danzare il divenire sul palcoscenico dell’immutabilità, doveva ritornare in seno all’eterna Beatitudine. A questo punto però s’insinuò il male, facendo in modo che l’uomo si concentrasse sul divenire della vita e sulle apparenze esterne, piuttosto che sulla fondamentale immortalità che univa tutte le cose. In questo modo gli fece concepire la falsa idea della morte e del completo annientamento.

Il filmato della vita di un uomo – la sua nascita, la vita sulla terra e la morte – visto sullo schermo della sola vita materiale, produce un’idea di gioia rispetto all’evento della nascita e un’idea di tristezza per la morte. Ciò che ci viene nascosto da Satana è invece il filmato della vita prenatale dell’uomo, la sua gioiosa discesa sulla Terra e il gioioso ritorno a Dio dopo la morte. Satana ci ha fatto dimenticare le nostre esperienze prenatali e post-natali, producendo in noi quell’errata concezione chiamata morte.

Dire che la morte o il divenire non esiste, è un errore, ed è contrario alla metafisica. Non si vuole negare l’esperienza di quel mutamento chiamato morte, ma esso va considerato solo un mobile legame nella catena dell’immortalità, la quale è completamente nascosta alla nostra visione. Per dimenticare questa “lugubre morte illusoria” l’uomo deve allora veder danzare ogni mutamento sul petto dell’immutabilità. Deve vedere l’immutabile oceano dell’Infinito, come piccole onde mutabili, che appaiono e scompaiono.
Morte soprannaturale contro morte dolorosa:

L’uomo apparve sulla Terra per mezzo della volontà di Dio, e doveva vivere in essa nella più completa perfezione. Così com’è possibile osservare sullo schermo il lento processo dello sbocciare di un fiore, la sua crescita e scomparsa, così l’uomo avrebbe dovuto vedere la proiezione della propria vita sullo schermo della propria coscienza, lungo le varie fasi che vanno dall’infanzia al pieno sviluppo dell’individuo, fino alla spontanea scomparsa in Dio.

Avendo però perduto la sintonia con Dio, l’uomo teme la morte e ancor di più la morte prematura causata da malattie o incidenti. L’arresto prematuro del filmato della vita, produce grande dolore a causa dell’attaccamento alla propria immagine materiale.
Come Satana creò la Reincarnazione:

Noi mortali abbiamo cosi tante idee sbagliate sulla morte, che essa è cresciuta d’importanza, e ha impresso in noi l’idea di dolore e annientamento, invece di essere vista come un fenomeno necessario, nelle tappe progressive che l’anima deve seguire per ritornare dallo stato di mutamento a quello d’immutabilità. La morte o il mutamento è necessario, affinché l’anima finisca di vedere il filmato della vita e sia quindi di nuovo libera di ritornare nella casa dell’Immortalità.

Fu Satana a manomettere lo spettacolo della visione perfetta della vita, creando negli uomini illusione e sofferenza mentale e fisica. Egli vide che sarebbe stato tutto perfetto se gli immortali figli di Dio, dopo aver vissuto una perfetta esistenza terrena con un’immutabile attitudine, fossero ritornati nuovamente nell’immortalità, perciò creò per loro, modelli di vita imperfetti.

Da allora, gli uomini dimenticarono la loro già perfetta immortalità e cominciarono a introdurre imperfezioni illusorie, nelle perfette rappresentazioni di vita rappresentate sullo schermo del tempo. Da allora, per la legge di causa ed effetto che governa i desideri, o legge del karma (azione), gli immortali sono andati e venuti sulla terra. Da allora la legge di causa ed effetto ha afflitto le anime libere, tenendole incatenate alla terra, imprigionandole nel regno satanico del finito. Questa legge è stata chiamata reincarnazione.
Come distruggere la Reincarnazione:

Le anime immortali possono essere liberate soltanto distruggendo completamente tutti i semi dei desideri terreni, col divino contatto di Dio realizzato in meditazione. Quest’ultima ricorda all’anima l’interminabile appagamento della Beatitudine, che rende i desideri per le cose terrene inutili e ridicoli.

Liberarsi dalla reincarnazione è anche possibile mediante la vivida rappresentazione di una perfetta vita di salute, abbondanza e saggezza. Se un uomo può rimuovere la coscienza della malattia, senza temerla se viene, e non desidera la salute mentre ne soffre la mancanza, allora potrà ricordare alla propria anima, che essa è già perfetta. Se possiamo sentire e realizzare che siamo figli di Dio, e come tali possediamo ogni cosa come la possiede nostro Padre, malgrado possiamo essere ricchi o poveri, noi possiamo essere liberi. Se possiamo sentire che abbiamo la conoscenza divina, perché siamo fatti a immagine di Dio – sebbene umanamente parlando sappiamo molto poco – allora possiamo liberarci dalla reincarnazione.

La paura della malattia e il desiderio della salute, la paura della povertà e il desiderio d’opulenza, il sentimento di mancanza di conoscenza e il desiderio di conoscere tutto, appartengono al dominio dell’ignoranza. Naturalmente, se siamo colpiti dalla malattia, dall’insuccesso o dall’ignoranza, non dobbiamo continuare a rimanere tali, ma dobbiamo batterci per avere salute, prosperità e saggezza, senza avere paura dell’insuccesso.

Mentre sta lottando, l’uomo deve sapere che la sua lotta per la salute, la prosperità e la saggezza nasce dall’illusione, poiché egli ha già tutto quello di cui ha bisogno dentro il suo potente Sè interiore. Tutto quello che deve fare è pensare bene, e non lottare per acquisire le cose. Egli deve solo realizzare che ha già tutto.

Tratto da: “Il vangelo di Gesù, secondo Paramahansa Yogananda” – di Yoganandaji – Volume primo – Edizioni Vidyananda Rivisto da Fisicaquantistica.it

Esperimenti sugli effetti della preghiera


Il premio Nobel “Alexis Carrel” ha denominato la preghiera come la più potente forma di energia…

E un ricercatore di fama, lo scienziato americano “N.J.Stowel” ha misurato l’effetto della preghiera. Egli racconta: “Ero un cinico, un ateo e credevo che Dio fosse solo un’immaginazione della mente umana”. Lavoravo in un grande laboratorio patologico di una clinica, dove mi occupavo di misurare la lunghezza d’onda e l’intensità di irradiamento dei cervelli umani. Con i miei collaboratori decidemmo di studiare, quello che succede nel cervello umano durante il passaggio dalla vita alla morte. A tale scopo avevamo scelto una donna che soffriva di un tumore maligno al cervello. La donna era perfettamente normale fisicamente e mentalmente. La sua serenità ci colpiva tutti. Sapevamo che doveva morire, e anche lei lo sapeva. Poco prima della sua morte, mettemmo nella sua stanza un apparecchio di registrazione ultrasensibile, che doveva indicarci quello che sarebbe accaduto nel suo cervello negli ultimi minuti di vita. Sopra al letto aggiungemmo un piccolo microfono, nel caso avesse detto qualcosa negli ultimi momenti. Nell’intervallo ci recammo nella stanza accanto. Eravamo 5 scienziati ed io ero quello più insensibile. Nell’attesa restammo in piedi davanti ai nostri strumenti. L’ago era sullo zero e poteva oscillare a 500 gradi a destra nei valori positivi e 500 gradi a sinistra in quelli negativi.

Qualche tempo prima, con l’aiuto dello stesso apparecchio, avevamo misurato una stazione radio, il cui programma – una notizia che doveva essere trasmessa in tutto il pianeta – si irradiava nell’etere con una potenza di 50 kilowat. Durante questa prova constatammo una misura positiva di 9 gradi.

L’ultimo istante dell’ammalata sembrava avvicinarsi. Ad un tratto sentimmo che si mise a pregare e a lodare Dio. Gli domandò di perdonare tutte le persone che le avevano fatto dei torti nella vita e poi disse: “So che tu sei l’unica sorgente di vita degna di fiducia per tutte le tue creature”. Lo ringraziò per la Sua forza, con la quale l’aveva guidata durante tutta l’esistenza. Affermava che il suo amore non era diminuito malgrado tutte le sue sofferenze. E nella prospettiva del perdono dei suoi peccati per mezzo di Gesù, emanava una gioia inesprimibile. Frementi restammo intorno ai nostri apparecchi senza vergognarci delle nostre lacrime. Improvvisamente mentre la donna continuava a pregare sentimmo un tintinnio sul nostro apparecchio: l’ago si era posizionato a 500 gradi a destra e si agitava a più riprese contro l’ostacolo.

Avevamo fatto una scoperta prodigiosa: il cervello di una morente in contatto con Dio, sviluppava una potenza 55 volte più grande di tutto l’irradiamento universale della radio diffusione. Per verificare le nostre osservazioni decidemmo di fare un altro esperimento. Chiedemmo all’infermiera di stimolare un ammalato, provocandolo, facendo in modo che avesse un reazione di rabbia. L’uomo infatti reagì con delle ingiurie e delle imprecazioni e si rivolse a Dio in maniera blasfema. Vi furono dei tintinnii sul nostro apparecchio. Eravamo sbalorditi: l’ago battendo contro l’ostacolo si era rotto a 500 gradi negativi, ossia a sinistra. Eravamo riusciti incontestabilmente a dimostrare in modo scientifico la potenza positiva di Dio ma anche la forza negativa dell’avversario. Da quel momento la mia concezione atea cominciò a crollare.

In seguito, in un ospedale furono fatti esperimenti per verificare l’efficacia della preghiera nella guarigione degli ammalati. Un gruppo di persone si rese disponibile a pregare per alcuni degenti scelti a caso. Il risultato fu che questi guarivano prima di altri. Negli Stati uniti e in Giappone, invece, furono effettuati esperimenti sugli effetti della meditazione profonda. E si scoprì che questa faceva diminuire i livelli di ansia, colesterolo e adrenalina, mentre faceva aumentare i livelli di serotonina. Altri benefici dimostrati erano: riduzione della pressione sanguigna, del mal di testa, benefici nei disturbi legati al colon irritabile, riduzione della produzione del cortisolo (ormone dello stress), aumento notturno della melatonina, riduzione della noradrenalina (neurotrasmettitore prodotto dallo stress), aumento del Dhea (ormone che agisce sul sistema immunitario), aumento di testosterone, aumento della coerenza cerebrale tra emisfero destro e sinistro. Ma la preghiera non fa bene solo al “destinatario”, fa bene soprattutto a chi la pratica, perché consente il rilassamento neuromuscolare, favorisce la calma, la serenità e la pace interiore.

All’inizio degli anni Novanta, l’Accademia delle Scienze di Mosca riferì una stupefacente relazione tra il DNA e le qualità della luce, misurata in fotoni. In una relazione su questi studi iniziali, il dott. “Vladimir Poponin” ha descritto una serie di esperimenti, secondo cui il DNA umano influenza direttamente il mondo fisico. Il dott. “Poponin”, leader riconosciuto nel campo della biologia quantistica, era ospite di una istituzione di ricerca americana, quando questa serie di esperimenti venne svolta. Gli esperimenti erano iniziati con la misurazione di strutture di campo della luce nel vuoto, all’interno di un ambiente controllato. Dopo aver rimosso tutta l’aria da una capsula appositamente predisposta, la struttura di campo e la distanza fra le particelle di luce prendevano una distribuzione casuale, come ci si attendeva. Le strutture di campo furono controllate e registrate due volte, per essere usate come riferimento nella sezione successiva dell’esperimento. La prima sorpresa si verificò quando dei campioni di DNA vennero posti all’interno della capsula. In presenza di materiale genetico, distanza e struttura di campo delle particelle di luce cambiarono.

Anziché assumere la struttura diffusa che i ricercatori avevano rilevato in precedenza, le particelle di luce cominciarono ad acquisirne una nuova, che rassomigliava agli avvallamenti di una forma ondulatoria. Il DNA stava chiaramente influenzando i fotoni, dando loro la forma regolare di una struttura ondulatoria attraverso una forza invisibile. La sorpresa successiva si verificò quando i ricercatori tolsero il DNA dalla capsula. Essi erano fermamente convinti, che le particelle di luce sarebbero ritornate al loro stato originario di distribuzione arbitraria, ma osservarono con sorpresa il verificarsi di qualcosa di molto inatteso: i modelli erano molto diversi da quelli osservati prima dell’inserimento del DNA. “Poponin” affermò che la luce si comportava “in modo sorprendente e contro-intuitivamente”.

Dopo aver ricontrollato la strumentazione e avere rifatto gli esperimenti, i ricercatori si trovarono a dover fornire una spiegazione su ciò che avevano osservato. In assenza di DNA, cosa influenzava le particelle di luce? Il DNA si era forse lasciato dietro qualcosa, una sorta di forza residua, che permaneva anche dopo che il materiale biologico era scomparso? “Poponin” scrive che lui e gli altri ricercatori furono “costretti ad accettare l’ipotesi che venisse eccitata una specie di nuova struttura di campo…” Per sottolineare che l’effetto era collegato alla molecola fisica di DNA, il nuovo fenomeno fu denominato “effetto fantasma del DNA”. La nuova struttura di campo di “Poponin” suona sorprendentemente simile alla “matrice” della forza citata da “Max Planck”, e agli effetti a cui accennano le antiche tradizioni religiose.

Questa serie di esperimenti è importante perché dimostra chiaramente, forse per la prima volta in condizioni di laboratorio, l’effetto della preghiera sul mondo fisico. Il DNA usato nell’esperimento era un agglomerato passivo di molecole, non collegate al cervello di un essere vivente cosciente. Ma anche in assenza di sentimenti diretti, che pulsassero attraverso l’antenna della doppia elica del DNA, si rilevavano comunque una forza e un effetto misurabile nelle sue immediate vicinanze.

Se ogni cellula dell’organismo di una persona, ossia un’antenna di sentimenti ed emozioni, ha la stessa proprietà di influire sul mondo circostante, allora quanto può venire amplificato questo effetto se, anziché considerare una singola persona, consideriamo invece una quantità molto più grande di individui, fosse anche solo una frazione dei sei miliardi di persone viventi oggi sulla Terra? Cominceremmo allora a percepire il potere che la nostra “volontà collettiva” rappresenta, la quale potrebbe essere indirizzata, ad esempio, per porre fine a tutta la sofferenza umana e per allontanare il dolore che ha caratterizzato così pesantemente il ventesimo secolo. La chiave sta nel lavorare insieme per raggiungere quell’obbiettivo. Questa potrebbe rivelarsi la più grande sfida del terzo millennio.

Usando alcuni dei più sensibili strumenti oggi disponibili, per misurare dei campi di energia che cinquant’anni fa non erano neppure conosciuti, la scienza ha convalidato un rapporto che gli antichi conoscevano già duemila anni fa: il rapporto dimenticato degli esseri umani con le forze del mondo, con l’intelligenza del cosmo e con il proprio prossimo. Abbiamo accesso diretto alle forze del nostro mondo. Questo è il linguaggio che fa muovere le montagne. E’ lo stesso linguaggio che ci permette di scegliere la vita anziché malattie, e di creare la pace in situazioni in cui crediamo non possa esistere. Quando leggiamo di guarigioni miracolose, perché non crediamo allora che gli stessi miracoli possano avvenire costantemente?

La preghiera mi ha mostrato che alcune cose esistono, a prescindere dalla nostra capacità di fornirne le prove. So che siamo capaci di grandi possibilità e di un’inespressa e profonda capacità di amare. E cosa forse più importante, so che esiste la possibilità di porre fine alla sofferenza di tutte le creature, rendendo onore alla “sacralità della vita”. Questo scenario è già con noi, “qui ed ora”. So che queste cose sono vere, perché le ho viste. Il momento in cui ammetteremo queste possibilità su larga scala, si aprirà una nuova grande Speranza.

Articolo di Franco Libero Manco
Tratto da: http://www.stampalibera.com/?p=60522#more-60522
Riveduto da Fisicaquantistica.it

DMT: la Molecola dello Spirito?


La Dimetiltriptamina (DMT), soprannominata ‘molecola dello spirito’, è una sostanza allucinogena prodotta dall’organismo umano e responsabile delle nostre esperienze oniriche. Viene inoltre rilasciata dalla nostra ghiandola pineale, durante le esperienze di pre-morte.

Dal 1990 al 1995, il dottor Rick Strassman ha condotto la prima ricerca clinica sugli psichedelici approvata e finanziata dalla DEA (l’agenzia federale antidroga USA) in oltre vent’anni. La ricerca svoltasi nell’Università del New Mexico, vide la sperimentazione proprio della DMT su sessanta volontari. La DMT è una sostanza allucinogena naturale contenuta in molte piante sparse in tutto il mondo, e che viene prodotta anche dall’organismo umano.

Il suo resoconto dettagliato di tali sessioni, è un’indagine straordinariamente avvincente sulla natura della mente umana, e sul potenziale terapeutico degli psichedelici. Molti volontari riferirono di avere vissuto convincenti incontri con entità intelligenti non umane. E tutti affermarono che tali sessioni fossero state tra le più profonde esperienze della loro vita.

La ricerca di Strassman connette la DMT con la ghiandola pineale, considerata dagli Indù come il luogo del settimo chakra e da René Descartes come la sede dell’anima. Il libro: “DMT – La Molecola dello Spirito” di Strassman, lancia l’ipotesi audace che tale sostanza, rilasciata naturalmente dalla ghiandola pineale, faciliti il movimento dell’anima dentro e fuori dal corpo, e che sia parte integrante delle esperienze di nascita e morte, così come degli stati più alti di meditazione, e perfino di trascendenza sessuale.
Piani di esistenza impercettibili:

Secondo il dottor Strassman, la DMT non farebbe altro che fornire un accesso affidabile e regolare verso gli altri piani di esistenza. Sarebbe una sorta di ‘portale’ verso universi paralleli. In realtà, tali piani d’esistenza sarebbero sempre lì e trasmetterebbero costantemente informazioni che noi non saremmo in grado di captare e decodificare, semplicemente in quanto non siamo stati ‘progettati’ a tale scopo. Il nostro ‘software’ ci terrebbe cioè ancorati ad un’unica frequenza, quella del mondo materiale, quello che conosciamo (tesi perorata anche da Icke). Secondo Strassman dunque la DMT rappresenta uno strumento per entrare in sintonia con altre dimensioni altrimenti non percettibili.
Il Punto di vista scientifico:

Ma in che modo funzionerebbe questo “strumento”? I fisici teorici presuppongono che l’esistenza dei mondi paralleli si possa provare con il fenomeno dell’interferenza, scrive Strassman. Una delle sue manifestazioni è ciò che accade al fascio di luce quando passa attraverso un piccolo foro per essere proiettato su uno schermo. I vari anelli e bordi colorati che appaiono sullo schermo non sono i contorni del foro. Come risultato di esperimenti più complessi, i ricercatori hanno concluso che siano invece la prova dell’esistenza di particelle di luce non rilevabili dai nostri sensi, le quali coesistono con quelle che possiamo percepire. In sostanza, i mondi paralleli interagirebbero tra loro mediante interferenze. Secondo l’ipotesi teorica, esisterebbe un numero incredibilmente elevato di universi paralleli o multiversi, ciascuno dei quali simile al nostro, e soggetto alle stesse leggi fisiche, ma al contempo ‘alternativo’, a causa della diversa composizione delle particelle che lo costituiscono.


Strassman cita poi lo scienziato britannico David Deutsch, insigne teorico della materia e autore del saggio: “The Fabric of Reality”, a proposito della possibilità che la DMT sia in grado di alterare la funzione del cervello, tanto da rendendolo in grado di decodificare le informazioni trasmesse dai mondi paralleli. Secondo Deutsch, tuttavia, riguardo a questa ipotesi ci sarebbero molti dubbi, in quanto a suo dire una simile ‘funzione acquisita’ richiederebbe capacità di computazione quantistica. Solo in questo modo, infatti, afferma Deutsch, la nostra mente sarebbe in grado di espletare un compito complesso come la “decodificazione” simultanea di universi paralleli, e di condividerne i risultati. E, una delle condizioni necessarie per la computazione quantistica, è una temperatura vicina allo zero assoluto. Ecco perché il fisico trova improbabile che possa verificarsi il contatto prolungato tra universi alternativi in un sistema biologico.

Tuttavia, Strassman è convinto che sia essenzialmente questa la funzione espletata dalla DMT, sostanza chiave che a suo dire sarebbe in grado di modificare le proprietà fisiche del cervello, in modo tale che tale computazione quantistica possa aver luogo a temperatura corporea. In altre parole, la DMT modificherebbe la fisiologia del cervello al punto da renderlo capace di funzionare come un computer quantistico, dandoci così accesso alla decodifica dei mondi paralleli.
L’esperienza di Saul:

Coloro che hanno assunto la DMT riferiscono che ciò che succede è molto più che una semplice allucinazione o di un ‘trip’ psichedelico, e spesso narrano di avere viaggiato in altri mondi e di avere interagito con gli esseri che popolano questi mondi.

Ecco come Saul, uno psicologo di trentaquattro anni, volontario del dottor Rick Strassman, descrive la sua esperienza: “Lo spazio vuoto nella stanza iniziò a scintillare. Apparvero dei grandi prismi cristallini, uno sfoggio selvaggio di luci che sfrecciavano in tutte le direzioni. Poi dei motivi geometrici più belli e intricati ricoprirono il mio campo visivo. Sentivo il mio corpo freddo e leggero. Stavo forse per svenire?

Chiusi gli occhi, sospirai e pensai: …Dio mio! Non sentivo assolutamente nulla, ma la mia mente era completamente piena di qualche tipo di suono, come l’eco di un grande rintocco di campana. Non sapevo se stavo respirando. Confidavo che le cose sarebbero andate bene e che avrei lasciato quel pensiero prima che arrivasse il panico. L’estasi fu così intensa che il mio corpo non riusciva a contenerla. Quasi per necessità, sentii la mia coscienza scappare via, lasciandosi alle spalle il suo involucro fisico.

Dalle furenti cascate gigantesche di colori fiammanti che si espandevano sul mio campo visivo, circondato da un ruggente silenzio e da un’inesprimibile gioia, uscirono, o piuttosto emersero, ‘loro’. Dandomi il benvenuto, curiosi, cantarono: ‘Vedi adesso?’ Sentii la loro domanda riversarsi e riempire ogni angolo possibile della mia coscienza: Vedi adesso? Vedi adesso? Voci squillanti, cantilenanti, che esercitavano una pressione enorme sulla mia mente.

Non c’era bisogno di rispondere. Era come se qualcuno mi avesse chiesto, durante un ardente limpido pomeriggio d’estate nel deserto del New Mexico: ‘È luminoso? È luminoso?’ La domanda e la risposta erano le stesse”. (Tratto dall’anteprima del libro “DMT – La Molecola dello Spirito” di Rick Strassman: http://www.macrolibrarsi.it/speciali/anteprima-di-dmt-la-molecola-dello-spirito.php.)

Tuttavia, ognuno di noi è unico, in quanto prodotto della combinazione di differenti caratteristiche psichiche, spirituali e biologiche. Perciò non è affatto detto che tutti siano in grado di gestire una simile esperienza in maniera sicura e positiva. Strassman stesso afferma che: “i reami spirituali contengono sia il paradiso che l’inferno, sia la fantasia che l’incubo”, e che quindi sia indispensabile avere molta cautela, nell’approcciarsi a tali esperienze fuori dal comune. Si è cioè disposti a correre il rischio che l’esperienza si trasformi in un ‘viaggio spiacevole’ le cui conseguenze potrebbero intaccare l’equilibrio psichico? Parafrasando Oscar Wilde: “chi apre il ‘portale’, lo fa a proprio rischio e pericolo.”

Inoltre, se la materia è un’illusione, come affermato da esoterismo, dottrine orientali e fisica quantistica, allora la percezione della materia ottenuta modificando la chimica dei nostri organi sensoriali, non è che una diversa manifestazione dell’illusione; una nuova esperienza all’interno della vecchia e cara materia percepita sotto nuove spoglie, e non un viaggio nei ‘reami dello spirito’, sempre ammesso che i ‘reami dello spirito’ siano posti visitabili come una località turistica. A ognuno le proprie conclusioni.

Tratto da: DMT – La Molecola dello Spirito di Rick Strassman.

Rivisto da Fisicaquantistica.it


Fonte: http://www.anticorpi.info/2014/07/dmt-la-molecola-dello-spirito.html

I punti d’incontro tra fisica quantistica e filosofie orientali


Con la fisica quantistica è giunto il momento di un nuovo confronto tra scienza e spiritualità, le quali possono, per la prima volta, incontrarsi percorrendo una via occidentale…

Nel 1975 Fritjof Capra – fisico e teorico dei sistemi – pubblica “Il Tao della Fisica”, un libro destinato a fare la storia, e continuamente ristampato in tutto il mondo, con grandissimo successo, ancora a distanza di quasi 40 anni. Capra, nel suo libro, dimostra le straordinarie analogie tra quanto veniva predicato nelle antiche filosofie orientali e quanto veniva gradualmente scoperto dalla moderna fisica quantistica. Mistica e scienza, in epoche diverse e in culture diverse, sembra arrivassero a conclusioni straordinariamente simili.

Da quel momento, una serie di pensatori ha avuto uno strumento in più per cercare quell’incontro tra scienza e spiritualità che in passato costitutiva la norma, ma che nell’epoca moderna sembra inconcepibile. I grandi matematici, nell’antichità, erano infatti sempre grandi filosofi e i grandi filosofi erano grandi matematici. Non a caso, persino l’inventore del celebre “teorema di Pitagora”, che intimorisce da sempre i ragazzi sui banchi di scuola di tutto il mondo, viene poi riscoperto nei libri di filosofia. Nonostante questo, nel moderno occidente era probabilmente inevitabile, e in un certo senso “sano”, che la scienza si emancipasse dalla spiritualità.

La “nostra spiritualità”, infatti, si era canalizzata, durante i secoli, negli austeri dogmi delle religioni monoteistiche: ebraismo, cristianesimo, islamismo. Tre grandi religioni che, però, si sono spesso opposte alla scienza, e che la scienza ha poi considerato come nemiche. Mentre l’incontro tra la spiritualità orientale, o quella dei greci, e la scienza tout court è stata in qualche modo naturale e forse inevitabile. Oggi, con la fisica quantistica, è forse finalmente giunto il momento di un nuovo confronto tra le due facce della medaglia. Scienza e spiritualità possono per la prima volta incontrarsi percorrendo una “via occidentale”.

La fisica quantistica sta veramente rivoluzionando l’intera concezione della realtà. Le implicazioni relative alle scoperte degli ultimi decenni, tuttavia, non hanno ancora nemmeno cominciato a scalfire le nostre convinzioni. Ma, quando cominceremo ad intuire queste implicazioni, il mondo non potrà più essere lo stesso…

Chiediamo a questo riguardo il parere dell’astrofisico Massimo Teodorani e del fisico Vittorio Marchi:

Daniel Tarozzi: Qual è il rapporto tra scienza e ricerca di “Dio”?

- Massimo Teodorani: Non vedo nessun rapporto. Sono due strade diametralmente opposte, completamente inconciliabili, a mio parere. Ricercare Dio addormenta la ragione, spinge alla contemplazione, porta alla stasi, e si basa su una “fede”: per carità, io ammiro chi riesce a essere così forte da sostenersi con una fede. Ricercare il segreto della materia nasce esclusivamente dall’uso della ragione – e per chi lo sa o vuole fare – sotto la guida dell’intuizione. Chi usa solo la ragione, ovviamente non può intravedere una coscienza nell’Universo; chi usa anche l’intuito – ovvero quella specie di “radar” che guida la nave e il motore che la muove, per ricordare una delle tante metafore di David Bohm – non solo può percepire la coscienza, ma può anche asservire la ragione a scopi molto focalizzati, specialmente con il sostegno della volontà. Ciò, però, non significa arrivare a Dio, significa forse solo diventare parte della sua mente. La mente di un ente non localizzato né nello spazio né nel tempo, e che probabilmente risiede nel vuoto e nelle particelle virtuali che ne nascono e muoiono. L’obiettivo è mentale. Trovare realmente Dio significa saper usare anche il cuore, ma questo, proprio per costituzione interna, non riguarda gli scienziati, che si accontentano di dire alla mente di operare in modo razionale (forse questo è comunque guidato dal cuore? Non lo so… e forse non lo saprò mai).

- Vittorio Marchi: Il rapporto è una relazione complessa e, a tratti, addirittura conflittuale, tra due polarità competitive. Non dimentichiamo che la frattura tra scienza e religione si è consumata appena tre decenni fa, quando, nel 1981 la National Academy of Sciences degli USA emise una sentenza di formale divorzio, affermando: “Religione e Scienza sono due dimensioni del pensiero umano, distinte e reciprocamente esclusive”. In realtà, tuttavia, questa “incompatibilità” ha a che fare più con la competizione tra diversi dogmi, che con un intrinseco conflitto tra Scienza e Dio. Dopo il divorzio, comunque, il risentimento tra le parti anziché attenuarsi si è acuito, tanto che il premio nobel Joshua Lederberg (biologo molecolare), si è permesso di affermare “cinicamente” presso la Rockefeller University: “lo spazio di cui Dio può disporre continua a ridursi progressivamente”.


Daniel Tarozzi: Dopo la pubblicazione de “Il Tao della Fisica“, si parla ormai da oltre tre decenni di incontro tra oriente e occidente, tra scienza e mistica. Cosa pensate di questo incontro?

- Massimo Teodorani: Penso che sia un’occasione positiva di crescita sia per noi occidentali che per gli orientali stessi. Del resto il cervello umano è strutturato sia in maniera razionale che in maniera intuitiva. Non vedo perché le due funzioni non debbano interagire tra di loro. Un “uomo spezzato” è portato a spezzare il mondo impedendo, così, ogni forma di scambio o interazione, che invece potrebbe far evolvere entrambi i lati della medaglia. Io, però, per mia natura, continuo ad osservare il mondo dal versante razionalista.

Credo profondamente nei metodi “classici” della Scienza, della Fisica in particolare, ma penso anche che una radio senza antenna possa funzionare male o non funzionare proprio. Una scienza razionalista senza l’antenna dell’intuizione, quindi, non solo non può portare da nessuna parte, ma può addirittura pervertire i suoi veri scopi. Una scienza senza coscienza, è come una pistola carica nelle mani di un bambino immaturo, che non sa ponderare le sue decisioni e le sue azioni.

L’unione tra creatività/intuizione e razionalità deve perciò avvenire, (l’umanità ne ha un profondo bisogno), ma non attraverso una mera fusione tra le due qualità dello spirito umano. Un’antenna fusa insieme ad un amplificatore radio, senza criterio logico, produrrebbe solamente un’accozzaglia inutile. Un’antenna mirabilmente asservita all’amplificatore, può invece potenziare, anche grandemente, l’apparato radio stesso. Non dimentichiamo che la Ragione non serve solo a fare missili o computer, ma anche a vegliare sul nostro agire, e per questo motivo, la Ragione stessa è un’altra attitudine fondamentale del nostro esistere.

Se devolvessimo la nostra conoscenza al puro “sciamanesimo” usciremmo completamente fuori controllo: ciò lascerebbe spazio solo alla follia e a società totalmente derelitte. Ciò non toglie che il singolo debba raccogliersi ogni tanto in meditazione, come se ricorresse ad una specie di benefica doccia per scacciare le impurità. Ma deve poi passare subito all’azione, ovvero a gesti che richiedono l’effetto operativo della razionalità. Perché, pur avendo uno spirito, siamo fatti di materia e viviamo in un mondo di materia, che non è per nulla un’illusione: è così che funziona la vita, e non possiamo sottrarci alle sue leggi. La razionalità ci deve aiutare a cavalcare l’onda senza cadere, mentre l’intuizione ci deve guidare in una direzione che sia giusta e corretta.

- Vittorio Marchi: Penso che non ci possa essere nulla di più fecondo ed inevitabile. Oriente ed occidente sono per la Terra e per il suo mentale, quello che sono il lobo destro e quello sinistro per il cervello umano. Mistico, devozionale, contemplativo, spirituale, assoluto il primo. Logico, razionale, analitico, scientifico e relativo, il secondo. Come per i due lobi frontali della testa (metà e metà a costituire l’unità), le due polarità oriente ed occidente hanno una funzione congiunta, equilibratrice ed indissolubile. Una qualsiasi “struttura” vivente, per funzionare, non può prescindere da questa inscindibile unità. Si spiega allora come oggi la fisica moderna (la fisica quantistica) ci porti ad una concezione del mondo che è sostanzialmente “mistica”. Ciò perché, a differenza della fisica meccanicistica occidentale, tutta concentrata sull’inerte, la concezione orientale del mondo è di tipo “organicistico”. Si tratta allora di incominciare a cambiare il significato degli opposti, e a ridefinire il rapporto inevitabilmente integrativo esistente tra di essi, e considerare la loro necessità di (co) esistere fino al punto di fondersi, poiché dal dinamismo delle due polarità dipende l’eterna tensione della vita, metà e metà di un’unica indissolubile Realtà.

Proprio in quella diversità, infatti, i due mondi, l’occidentale e l’orientale, si fondono (e si fonderanno) fino a colmare l’apparente dualità; a quel punto la “diade” diventerà un tutt’uno: una, unica, assoluta ed indissolubile in tutti i suoi aspetti, nessuno escluso. È un’impresa, un incontro che i più ritengono impossibile, in quanto sfida apertamente tutto ciò che agli esseri umani è stato insegnato, tramite quelle credenze assimilate che li mantengono in questa illusione, fissi al loro posto. Ciò perché gli uomini non hanno ancora capito quello che vorrebbe esprimere il simbolo del “Tao”, adottato anche dalla fisica di Niels Bohr e di Fritjof Capra: il mondo è ciò che è, una coesistenza di oriente e di occidente, proprio come il giorno solare (“dies”,”djos”, in sanscrito dio) è una coesistenza del giorno (dove nasce la luce d’oriente) e della notte (dove tramonta la luce d’occidente). Ovvero, la luce (pensiero Vivente), è sempre luce, non ha una patria. Con un acronimo, si può definire come quella cosa che è “La Unica Cosa Esistente”.

Rivisto da Fisicaquantistica.it


Fonte: http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/fisica-quantistica-e-filosofie-orientali-intervista-doppia-a-massimo-teodorani-e.php

Teoria delle informazioni e fenomeni extra corporei


Nella normale percezione sensoriale, l’informazione arriva al cervello attraverso uno dei cinque sensi. Nella E.S.P. (Percezione Extra-Sensoriale), invece l’informazione proviene da lontano nello spazio e/o nel tempo (passato o futuro), senza un apparente veicolo energetico, e senza passare attraverso uno dei sensi noti.

Nella percezione sensoriale, un’informazione arriva dall’ambiente spazio-temporale circostante (qui ed ora) al cervello (o mente), tramite un segnale energetico modulato (suono, luce), o tattile, o chimico (olfatto, gusto), attraverso uno dei cinque sensi. Giunta al cervello, essa viene immagazzinata ed elaborata assieme a tutte le altre informazioni. Vi è quindi un continuo veicolo energetico o materiale, che contiene in una sua particolare modifica (o codifica) un’informazione, che dall’ambiente circostante arriva al cervello tramite uno dei cinque sensi.

Nella E.S.P. (Percezione Extra-Sensoriale), invece l’informazione proviene da lontano nello spazio e/o nel tempo (passato o futuro), senza un apparente veicolo energetico, e senza passare attraverso uno dei sensi noti, ma direttamente, almeno in apparenza, da un oggetto (o ambiente) alla mente, o da mente a mente. Le principali differenze tra percezione sensoria ed extra-sensoria, consistono principalmente nella mancanza, per quanto riguarda la seconda, di limiti spazio-temporali, di un veicolo energetico per le informazioni acquisite (denominato Energia psi), e della mediazione di uno dei sensi fisici. Per Fenomeni psi, si intendono tutti quei fenomeni che coinvolgono la conoscenza di qualcosa, senza il tramite dei cinque sensi fisici.

Per quanto riguarda il veicolo energetico delle informazioni, i casi sono due:

a) Esso non è necessario, come pensano certi fisici relativistici (vedi Costa de Beauregard, ecc.) che pensano all’effetto E.P.R per lo spostamento istantaneo tra due punti dell’Universo;

b) Oppure, non è ancora stato trovato, nonostante lo si sia ampiamente cercato. Esso non è mai stato catturato né in laboratorio né altrove, né come veicolo di informazioni per le E.S.P., né come forza responsabile dei fenomeni PK (PsicoKinesi: ovvero la mente che muove la materia) spontanei o sperimentali. Tuttavia, questo secondo caso resta quello più accreditato. La parapsicologia è ancora, purtroppo, una scienza giovane, che non ha ancora espresso pienamente le sue possibilità sperimentali, e che si basa, per lo più, sulla semplice raccolta di casi spontanei, nutrendosi di infinite discussioni sulle loro possibili cause.

Un’informazione, in ultima analisi, non sarebbe che una modifica (nota come codifica, quando è artificiale) di un’energia fisica o di un corpo materiale: un suono, un’immagine, una scritta, un’alterazione qualsiasi su uno sfondo uniforme. Forse esistono energie o materie extra-fisiche in grado di contenere informazioni e di trasportarle da un posto all’altro senza incontrare i limiti delle energie fisiche (distanze, ecc.). Tuttavia, allo stato attuale delle conoscenze non possiamo ipotizzare l’esistenza di informazioni prive di un supporto materiale o energetico, sia fisico che eventualmente extra-fisico.

Nella moderna teoria delle informazioni, elaborata da Claude Shannon, l’informazione è definita come una grandezza fisica, con una propria unità di misura (bit, da binary digit), abbinata ad un supporto fisico, la quale può essere trasmessa da una sorgente come segnale modulato, propagandosi in un mezzo adatto (etere elettromagnetico). Giungendo a destinazione (per esempio un telegrafo, un televisore, un telefono) essa viene poi interpretata da un decodificatore in modo da essere intelligibile al destinatario. A queste leggi fisiche riguardanti lo spostamento e la veicolazione delle informazioni, non dovrebbero sfuggire nemmeno le informazioni E.S.P., anche se non conosciamo ancora l’energia (o le energie) di natura fisica o più probabilmente semi-fisica, in grado di fungere da loro veicolo. Il paranormale è, come noto, un campo molto vasto, e oltre alle E. S. P. e alla P.K., comprende altri fenomeni, che potrebbero dare qualche utile indicazione sull’energia-materia responsabile della loro manifestazione.

Alcuni di questi, sono i cosiddetti fenomeni extra-corporei, cioè le O.O.B.E. (Esperienze fuori dal corpo) e le N. D. E. (Esperienze vicino alla morte). In questi fenomeni, il soggetto si sente separato dal proprio corpo fisico, e temporaneamente in un altro corpo di tipo non fisico, immateriale, con caratteristiche sue proprie: leggerezza, invisibilità, velocità, capacità di attraversare la materia fisica, e con forma umana o diversa (simile ad un foglio di carta, ad un occhio, ad un punto nello spazio, ad un globo di energia). La casistica è piena di descrizioni. E siccome la mente, che è fatta di informazioni, percepisce se stessa durante le O.O.B.E. e le N.D.E., in questo secondo corpo, ciò significa che esso o la materia-energia fisica o extra-fisica che lo compone, può veicolare informazioni psichiche. E in questi casi persino l’intera mente cosciente. In sostanza, secondo la teoria delle informazioni applicata all’energia psi, tali fenomeni sono possibili, ma ancora da sviluppare e indagare, e le ipotesi che riducono le O.O.B.E. e le N.D.E. a semplici allucinazioni o a chiaroveggenza “viaggiante”, sarebbero da scartare.


Questo secondo corpo di altra materia-energia semi o extra-fisica, è stato indagato in laboratorio, anche se con risultati ancora parziali. Un progetto sperimentale presieduto da Francesco Di Noto, con una moderna telecamera R.C.A. ai raggi infrarossi, deve ancora essere verificato: in caso positivo, sarebbe il primo risultato sperimentale della teoria delle informazioni applicata all’energia psi. Anche le apparizioni di viventi, morenti e defunti, possono essere spiegati con tale teoria, tramite interazione visibile al percipiente, tra materia-energia extra-fisica e materia fisica (parziale materializzazione). Mentre nelle esperienze cosmiche (peak experiences) – nelle quali la coscienza, invece di separarsi come nelle O.O.B.E., si espande e percepisce senza alcun limite – non può ipotizzarsi alcuna forma di supporto energetico (pur essendo, in qualche modo, la coscienza ancorata al cervello, al quale ritorna dopo l’esperienza).

Concludendo, la teoria delle informazioni applicata all’energia psi potrebbe dare qualche contributo alla sua comprensione, e a qualche problema connesso (come la sopravvivenza della psiche dopo la morte, finora inimmaginabile senza il corpo fisico, mentre le O.O.B.E. e le N.D.E. indicano l’esistenza di un corpo extra-fisico in grado di portare con sé le informazioni psichiche organizzate nella stessa individualità cosciente del vivente). La teoria delle informazioni potrebbe avere, inoltre, applicazioni nello studio dell’origine della vita (essere vivente = materia + energia + informazioni), della sua evoluzione in senso favorevole all’evoluzione delle informazioni (livello vegetale, animale, umano, e forse super-umano nel futuro, con possibile “normalizzazione” dell’energia psi, divenuta cioè cosciente e volontaria). Anche Sagan (autore di “I draghi dell’Eden”) scienziato della NASA, è di questo parere quando afferma: “l’evoluzione si realizza nel senso di un’informazione sempre più ricca ed articolata”. Questa informazione si presenta nel mondo vegetale ed animale sotto forma di informazione genetica, nel mondo animale anche di informazione cerebrale, e nell’uomo anche sotto forma di informazione extra-somatica (libri, computer, ecc.). La superiorità del cervello umano dunque si spiegherebbe in termini puramente quantitativi. Esposto ad ambienti più ricchi e articolati, l’uomo ha sviluppato un maggior numero di sinapsi rispetto agli altri animali.

L’informazione è immagazzinata nel cervello umano in modo 10.000 volte più compatto che in un calcolatore (che però ha una velocità di elaborazione dieci miliardi di volte maggiore…) Possiamo dunque fare un’analogia tra cervello e computer. Così come nel computer ci sono un hardware (componente materiale; circuiti, transistors, ecc.) e un software (informazioni e programmi per elaborare le informazioni), anche nel cervello umano ci sono un hardware (neuroni, sinapsi, molecole mnemoniche, ecc.) e un software, (informazioni sensoriali ed … extrasensoriali, e programmi per elaborarle, ricordarle, comunicarle, ecc.). Il corpo organico sarebbe la fonte di energia, come nel computer è la presa di corrente. L’uomo e il suo cervello, quindi, come computer naturale e biologico in continua evoluzione, nella globale evoluzione delle informazioni a livello cosmico.

L’uomo, allora, con i suoi computer e la sua teoria delle informazioni, non ha inventato o scoperto proprio nulla, bensì ha adeguato alle proprie esigenze di calcolo e memoria, le stesse leggi “informatiche” che la natura ha usato con lui, strumento inconscio di un’evoluzione naturale e cosmica delle informazioni verso uno stadio finale ancora sconosciuto. Durante tale evoluzione nel futuro, l’energia psi potrebbe strutturarsi come un ulteriore “senso” per l’uomo, sebbene ovviamente, ancora in fase di perfezionamento e di sperimentazione, e ancora instabile e ribelle ad ogni tentativo di controllo umano.

Solo con le droghe, le tecniche yoga, o con l’ipnosi, si può ottenere solitamente qualche fenomeno psi, ma senza padronanza delle variabili biochimiche e psicologiche in gioco. La Teoria delle informazioni è quindi promettente per la comprensione della vita, del suo posto nel cosmo come probabile strumento di evoluzione delle informazioni, e dell’energia psi come futuro mezzo di perfezionamento in questo processo evolutivo. Processo che potrebbe continuare in dimensioni extra-fisiche, dando ragione alle ipotesi su una possibile sopravvivenza fisica dopo la morte, suggerita dai fenomeni psi in generale, dalle O.O.B.E. e N. D. E. in particolare, le quali dimostrano, in termini informatici, che il software specifico (la mente cosciente) può fare a meno dell’hardware biologico (cervello-corpo), disponendo di un hardware extra-fisico, in grado di mantenere intatte tutte le informazioni, di solito ritenute “inseparabili” dall’abituale contenitore cerebrale.

Rivisto da Fisicaquantistica.it


Fonte: http://www.enciclopediaolistica.com/enciclopedia/dio/dio07.htm

Gli uomini non sono originari della Terra: lo sostiene uno scienziato


Un ecologista statunitense, il dottor Ellis Silver, avanza un’ipotesi incredibile riguardante il genere umano.

Qualche tempo fa, una teoria piuttosto estrema sosteneva la possibilità che una specie “aliena” intelligente avesse visitato il nostro pianeta migliaia di anni fa e modificato il codice genetico umano, facendo compiere al genere “homo” un salto evolutivo che altrimenti avrebbe richiesto milioni di anni. Ora, il dottor Ellis Silver, nel suo ultimo libro “Humans are not from Earth: scientific evaluation of the evidence”, avanza un’ipotesi ancora più ardita secondo la quale gli esseri umani non proverrebbero affatto dalla Terra. Si sarebbero invece sviluppati altrove e solo in un secondo tempo (decine di migliaia di anni fa), sarebbero stati trasportati sul nostro pianeta. Una teoria davvero affascinante e pregna di conseguenze.

Le prove si basano principalmente su alcune caratteristiche fisiologiche dell’uomo, che mal si adattano alle condizioni presenti sul nostro pianeta, e che inducono a pensare che gli umani non si siano nemmeno evoluti insieme alle altre forme di vita presenti sul pianeta. Come egli stesso afferma nel suo libro, esistono delle evidenze scientifiche circa alcune differenze fisiologiche tra gli esseri umani e gli altri animali. Infatti, mentre il pianeta Terra soddisfa a pieno le esigenze delle diverse specie animali, gli esseri umani, in alcuni casi, sembrano essere, per così dire, dei “disadattati”, poiché soffrono di alcuni “difetti” che rivelerebbero, secondo Ellis Silver, la nostra “non appartenenza” a questo mondo.


Come spiega un articolo comparso su Yahoo News, presumibilmente, l’umanità è la specie più evoluta del pianeta, eppure è sorprendentemente inadatta e mal equipaggiata per l’ambiente terrestre: il sole provoca delle scottature sulla sua pelle, e il fatto che soffra di mal di schiena sembra mostrare che l’uomo sia stato concepito in un ambiente a gravità più bassa. Inoltre le femmine umane riscontrano molte difficoltà a partorire. Le teste dei neonati sono tanto grandi da rendere difficoltoso e pericoloso il parto. E siamo in gran parte afflitti da disturbi e spesso anche da malattie croniche.

Secondo Silver, nessun’altra specie autoctona del pianeta Terra ha questo tipo di problemi. “La Terra è in grado di soddisfare le nostre esigenze in quanto specie, ma forse non in maniera così efficace come aveva pensato chi ci ha portato qui”, spiega l’ecologo. “Le lucertole possono rimanere al sole tutto il tempo che vogliono. Se noi ci esponiamo al sole per un’intera giornata, il giorno dopo siamo ricoperti di scottature. Inoltre, veniamo abbagliati dalla luce del sole, fenomeno che la maggior parte degli animali non sperimenta”. Gli esseri umani sono sempre affetti da un qualche tipo di malattia. “Siamo tutti malati cronici”, spiega Silver. “Infatti, è pressoché impossibile trovare una persona che sia perfettamente sana e al 100% della sua forma fisica. Credo che molti dei nostri problemi derivino dal semplice fatto che i nostri orologi biologici interni si sono evoluti per una giornata di 25 ore (come dimostrato dai ricercatori del sonno), mentre il giorno terrestre della Terra dura solo 24 ore”. Molte persone, inoltre, avvertono nel profondo di sé stesse una strana curiosa sensazione di “non appartenenza” a questo luogo… un qualcosa che non va, e che non si è in grado di definire precisamente.

Rivisto da Fisicaquantistica.it


Fonte: ilnavigatorecurioso.it

Le nuove frontiere della parapsicologia


Il fenomeno “paranormale” messo a confronto con le risultanze e le conclusioni della fisica quantistica, mostra di trovare in esse una piena corrispondenza, un inquadramento, una giustificazione e una validità scientifica.

La fisica quantistica ci dice che il mondo e l’universo sono una realtà fenomenica (costituita cioè da fenomeni) e che i fenomeni, così costitutivi della realtà, sono una realtà realizzata e osservata dalla Coscienza quantica. Il fenomeno paranormale è anch’esso un fenomeno ed è anch’esso un prodotto della mente, dell’anima umana, incarnata o disincarnata.

L’atomo, che è la base di tutto, ha una duplice natura e una duplice funzione: ondulatoria e corpuscolare. Nel suo “aspetto” ondulatorio è un’onda di probabilità e una vibrazione di energia che collassa in atomo corpuscolare, dando così luogo ad una realtà (corpuscolare, concreta). Tale collasso e tale cambiamento di natura e funzione avvengono a seguito dell’osservazione (o della sperimentazione) di un osservatore (o dello sperimentatore). La Realtà, dunque, è tale in quanto è osservata e quindi prodotta da un “osservatore”, che è la Coscienza quantica, ovvero la coscienza che funziona a livello quantistico.

La realtà così realizzata da tale Coscienza, appare pertanto essere una “realtà osservata”che ha natura di “fenomeno”, ovvero un qualcosa che “appare”, che “si dà” all’osservatore, il quale osservandola la fa collassare e la produce.

Il fenomeno, che è un insieme coordinato e finalizzato di atomi collassati in corpuscoli, parimenti insorge (“collassa”) da una sua interiorità profonda, dove ne giace l’Idea insieme a tante altre possibilità. Consideriamo e chiamiamo tale interiorità “anima del fenomeno”; in essa l’Idea esiste come fenomeno “in potenza”, in attesa di essere esteriorizzata, divenendo così fenomeno in atto.


Immediata arriva la deduzione che l’anima del fenomeno corrisponda, nel suo momento elementare, all’atomo ondulatorio, che come detto, è un’onda di probabilità, delle quali collassando, se ne realizza una. Parimenti nell’interiorità del fenomeno giace un’onda di Idee-possibilità, delle quali se ne realizzerà una, il fenomeno concreto corrispondente – sempre nel suo momento elementare – all’atomo corpuscolare.

In tale visuale va visto anche tutto l’universo, che è una realtà fenomenica: è costituito cioè da un insieme di fenomeni che sono in espansione nello spazio e nel tempo, a seguito del collasso Big Bang. Quindi tutto – dall’atomo al singolo specifico fenomeno, fino all’intero Universo – ruota e converge attorno al concetto di una realtà fatta di elementi e di eventi, che innanzitutto esistono in potenza, come possibilità, in una loro interiorità dinamica, che è anche una vibrazione di energia: l’onda di probabilità dell’atomo ondulatorio, l’Idea interiore al fenomeno, il punto infinitesimale ed infinito (“sintopico”) di energia, che esplode (“collassa”) nel Big Bang.

Questi elementi interiori e in potenza, per il loro dinamismo ed energia intrinseca, si esteriorizzano (collassando all’esterno) come elementi ed eventi concreti, in atto: l’atomo corpuscolare, il fenomeno, l’Universo. Ed è la Coscienza profonda, inconscia, che opera questo collasso. Ed è sempre la Coscienza che osserva l’esito di questo collassare, ed è alla Coscienza che tutto questo appare.

Il Pensiero profondo pensa il fenomeno, il fenomeno si dà e la Realtà si attua. Ma si attua “dentro” alla Coscienza, la quale guida e attua lo svolgimento della Realtà; non “giocando ai dadi”, come obiettava criticamente Einstein (affermando: “Dio non gioca ai dadi”), ma in base a dei valori e a dei fini che essa vuole conseguire. Insomma, il fenomeno e l’Universo sono una realtà che si manifesta esteriormente, ma che sgorga dall’anima interiore. La Coscienza quantica è la consapevolezza sconosciuta, profonda, che erutta fuori e realizza tale realtà. Ma è un “fuori” che proviene da un “dentro”, e che esiste grazie all’osservazione realizzata dall’esterno.

In questo modo e a questo livello quantico, l’oggettivo e il soggettivo non si distinguono più, sfumano l’uno nell’altro; ma questo, appunto, a livello di fisica quantica e di Coscienza quantica. A livello di fisica classica, galileiana e newtoniana, e a livello di vita quotidiana nulla cambia circa l’apparenza e il modo di essere oggettivo del mondo e dei suoi fenomeni, visti e vissuti come ben distinti dalla soggettività di chi percepisce, dal suo Io e dalla sua coscienza.

Tutto questo vale per i fenomeni normali e per il mondo attorno a noi, ma anche pienamente per i fenomeni paranormali; anche per essi le cose stanno esattamente così. Infatti:
a) il fenomeno paranormale è anch’esso un fenomeno, cioè un qualcosa che “appare” e che avviene nel mondo.
b) anch’esso, come ogni altro fenomeno, collassa e appare, cioè affiora in forma fisica nel mondo, provenendo dall’interiorità, dall’anima a seguito di un “Big Bang emozionale”, di una vibrazione o sentimento dell’anima “percossa” da un trauma. Il parallelismo è pieno.

Dunque il fenomeno paranormale emerge nel nostro mondo materiale spazio-temporale, come prodotto dell’anima (nostra o di una Entità spirituale disincarnata), cioè da una interiorità non spazio-temporale. Costituisce l’espressione e l’attuazione concreta esterna – in forma dimensionata spaziotemporalmente – di una percezione extra-sensoriale altamente emozionale, e quindi carica di energia, originata nel profondo inconscio, dove quel fatto è in potenza, come possibilità che poi si attua, quando ne insorgono le motivazioni e le condizioni emozionali.

È chiara l’analogia con le concezioni del mondo quantico, dove l’atomo corpuscolare è l’attuazione (il “collasso”) in forma spazio-temporale, di una delle possibilità dell’atomo onda di probabilità adimensionale; dove il fenomeno che è un insieme coordinato di atomi corpuscolari, collassa dall’anima del fenomeno stesso; e l’Universo, che è un insieme di fenomeni spazio-temporali, nasce dal collasso (“Big Bang”) del punto iniziale di energia infinita e infinitesimale, in quanto tale adimensionale.

Tutto scaturisce da una propria interiorità, dove la realtà concreta spazio-temporale, sia normale che paranormale, già esiste “in potenza” e in modo non spazio-temporale, carica di energia vibrante, pronta ad attuarsi.

L’atomo onda di probabilità, l’anima del fenomeno, il punto infinito e infinitesimale che esplode nel Big Bang, cioè “l’interiorità” in quanto momento di energia vibrante, sono il luogo della sintropia. La realtà concreta che ne scaturisce, l’atomo corpuscolare, il fenomeno e l’Universo tutto, sono il luogo dell’entropia.

L’anima interiore dalla cui energia vibrante tutto discende, in quanto adimensionale e non spazio-temporale, è il luogo della sincronia, della sintopia (il “luogo” dell’assenza di dimensioni spaziali), dove tutto coesiste. Di conseguenza attengono a questa realtà interiore, il principio di “non località” e “l’entanglement”.

La realtà concreta che ne deriva è il luogo dello spazio e del tempo; che dunque non sono due contenitori vuoti che si riempiono via via dell’Universo in espansione, ma sono parametri e attributi, cioè modi di essere delle cose materiali. La realtà materiale esterna è retta dal principio di causalità, tutto avviene per causa ed effetto. Nell’interiorità dell’anima invece vige il principio di sincronicità, tutto si accompagna e avviene in base alla significatività di una cosa con l’altra.

In conclusione, la fisica quantistica, la coscienza quantica, la sintropia, la sincronia, la sincronicità junghiana, la sintopia, la “non località” (l’influenzamento di enti e stati separati) e l’entanglement conseguente, sono anche le nuove frontiere della parapsicologia. Questo perché tali principi e modi di essere sono propri di ciò che esiste nell’interiorità; e perché i fenomeni paranormali al pari di tutti gli altri fenomeni normali, sgorgano dall’interiorità; nascono da un’Idea, da un pensiero dell’anima, che è un campo di possibilità indeterminate e di energia vibrante, che collassando per la vibrazione della propria energia, assume la natura e la funzione di fenomeno fisico (a partire dall’atomo corpuscolare) e realizza – come complesso organico e organizzato di fenomeni – l’Universo spazio-temporale ed entropico, un Universo che è fenomenico, comprensivo dei fenomeni normali e di quelli paranormali.

Una differenza sostanziale resta tuttavia fra i due tipi di fenomeno: i fenomeni normali nascono da un pensiero, da una percezione conscia, dall’anima mediata dai sensi. I fenomeni paranormali sgorgano più direttamente dall’anima, da una percezione e da una emozione extrasensoriali.

Le prove della reincarnazione secondo Ian Stevenson


“Ian Stevenson” – professore di psichiatria presso l’Università della Virginia – si dedica da molti anni allo studio di bambini che spontaneamente presentano memorie di quelle che sembrano essere vite precedenti.

In qualità di psichiatra, Stevenson cercava di comprendere il perché di certe paure e fobie, o anche di certi talenti innati riscontrabili spesso nei bambini piccoli; voleva inoltre spiegarsi il motivo delle simpatie e antipatie che a volte i piccoli dimostrano fin dalla più tenera età.

Studiando questi aspetti, Stevenson si rese conto che i bambini, oltre a mostrare fobie o attitudini particolari, a volte ricordavano cose che non avrebbero dovuto sapere: parlavano di vicende di vita diverse da quelle attuali e soprattutto di episodi di morte (presumibilmente riferibili a vite precedenti), che sembravano spiegare e giustificare proprio quelle paure e quelle fobie.

In Ian Stevenson, che si dichiara di religione protestante, l’interesse per la reincarnazione nacque poco a poco, nel corso degli anni: gradualmente si rese conto che questo tipo di credenza, questa concezione della vita, per così dire, più “allargata”, poteva offrire spiegazioni plausibili a situazioni apparentemente enigmatiche ed inspiegabili. Una volta convintosi di questa possibilità, Ian Stevenson cominciò a girare il mondo proprio alla ricerca di bambini, i cui ricordi potevano essere, in questo senso, rivelatori. Ne ha ormai incontrati e studiati a centinaia, sia nei paesi che credono alla reincarnazione, come l’India, sia in quelli che non la contemplano.

Per le sue accuratissime indagini, Stevenson ha messo a punto una tecnica quasi poliziesca: parla coi bambini, interroga i familiari, i parenti e i vicini, analizza i ricordi, li mette in relazione con le situazioni reali, fa sopralluoghi nei posti che i piccoli dicono di ricordare e organizza incontri con le persone che i bambini asseriscono di aver conosciuto nella vita precedente.

I riscontri sono spesso straordinari: bambini di pochi anni che riconoscono con esattezza persone che non avevano mai visto, le chiamano per nome, discutono con loro di vicende passate, si muovono con disinvoltura in case e città dove non sono mai stati; a volte, addirittura, mostrano di conoscere lingue straniere che non sono state loro mai insegnate(anche perché molto piccoli) e che non hanno neppure mai udito, né in casa né altrove.


Sulla sua casistica il professor Ian Stevenson ha scritto molto: il suo libro più importante, ormai un classico in materia, è “Reincarnazione – venti casi a sostegno”, pubblicato diversi anni or sono. Ma le sue indagini sulla reincarnazione non si fermano qui: esistono infatti altri elementi riguardanti questo fenomeno, che mettono in luce aspetti a dir poco inquietanti. Ed è a questi che facciamo ora riferimento.

Certi bambini infatti nascono avendo sul corpo segni inspiegabili, come cicatrici lasciate da ferite mai ricevute o presentando anomalie fisiche, di cui i medici non riescono a individuare l’origine. E appena incominciano a parlare, questi bambini affermano di essere morti di una morte violenta, che sono in grado di descrivere nei dettagli e che giustifica e spiega quelle cicatrici.

C’è per esempio “Jacinta Agbo”, una bambina nigeriana, che alla nascita (1980) presentava sulla nuca una strana, lunghissima cicatrice. Quando fu in grado di parlare, Jacinta descrisse una situazione che spiegava quella ferita: parlò di un uomo di nome “Nsude” che durante una lite era stato pesantemente ferito alla testa. Portato all’ospedale di Enugu, era stato operato e il chirurgo gli aveva praticato una lunga incisione sulla nuca. In seguito tuttavia l’uomo era morto. I fatti erano avvenuti nel 1970 e Stevenson ebbe modo di controllarli e di verificarne l’autenticità.

Un altro caso incredibile è quello di “Ma Htwe Win”, una bambina nata a Burma nel 1973. La piccola presentava fin dalla nascita strani segni e anomalie agli arti inferiori, che sembravano riconducibili ad anelli di costrizione alle gambe. Quando sua madre era incinta, sognò un uomo che si trascinava sulle ginocchia, che la seguiva e le si avvicinava sempre più. Quando la piccola fu in grado di parlare, rievocò la morte terribile di un uomo di nome “Nga Than”, che era stato brutalmente assassinato dalla moglie e dal suo amante, e poi legato con delle corde per poter essere meglio occultato. Il corpo fu in seguito a queste informazioni ritrovato e l’omicidio scoperto. E i segni che la bambina portava sul corpo, corrispondevano esattamente alle legature traumatiche a cui quell’uomo era stato sottoposto.

Citiamo infine il caso di “Semith Tutusmus”, un ragazzino turco nato con una pesante malformazione all’orecchio destro: anche lui ricordava la morte violenta di una personalità precedente, dovuta a colpi di arma da fuoco che, fra le altre cose, gli avevano maciullato un orecchio. Come si spiegano dunque questi fatti? Il professor Stevenson ritiene che questi segni presenti in alcuni bambini fin dalla nascita, confermino i ricordi dei bambini stessi, dimostrando la verità del processo di reincarnazione, ed anche che un’essenza vitale sopravvive alla morte fisica, influenzando con un’azione psicocinetica il nuovo corpo in formazione nel ventre materno.
Le prove della reincarnazione:

La teoria della reincarnazione spiegherebbe dunque alcune alterazioni della pelle, come le voglie, nonché altri più gravi difetti che alcuni individui presentano alla nascita. lan Stevenson, al fine di suffragare la teoria della reincarnazione con prove scientifiche, ha analizzato nel dettaglio centododici casi di persone, soprattutto bambini, che presentano segni sul corpo attribuibili ad eventi traumatici risalenti ad esistenze precedenti, di cui essi stessi hanno infatti memoria: incisioni chirurgiche, pugnalate, ferite d’arma da fuoco, morsi di serpente e persino tatuaggi.

Referti medici e autoptici, esame dei segni sui corpi, materiale fotografico, riscontri in loco delle dichiarazioni dei soggetti studiati, studio comparato del comportamento, della postura, dei tic , nonché interviste con familiari e conoscenti, rappresentano l’ampia documentazione che il medico ha raccolto per ogni caso, durante un ventennio dedicato allo studio serio e appassionato di questo fenomeno. La vasta casistica, l’approccio rigorosamente scientifico e critico, la cautela con la quale Stevenson azzarda delle conclusioni, convincono anche gli scettici ad assumere una posizione più “possibilista”, non escludendo “aprioristicamente” una teoria che affascina e sconvolge le salde certezze del pensiero occidentale.

Nel libro “Reincarnazione – 20 casi a sostegno”, Ian Stevenson esamina l’ipotesi della sopravvivenza della personalità umana (per molti l’anima, l’essenza vitale eterna) dopo la morte, presentando venti casi che sembrano suffragarla. I soggetti presi in esame sono in genere bambini o ragazzi che conservano precisi ricordi di un’esistenza precedente: se non si ammette l’idea della reincarnazione, ricordi di questo tipo (che si affievoliscono con il passare degli anni) rimangono inspiegabili. Il libro mette a disposizione del lettore tutto il materiale raccolto dall’autore nell’arco di molti anni di studio, dando vita a una suggestiva “geografia della reincarnazione”, che va dall’India allo Sri Lanka, dal Brasile all’Alaska sud-orientale.

“Bambini che ricordano altre vite” è un altro libro di Stevenson, nel quale l’autore presenta una ricerca sistematica e approfondita su altri dodici tipici casi di bambini (orientali e occidentali, americani ed europei) che affermano di ricordare vite precedenti. A questi sono aggiunti numerosi altri casi che illustrano particolari aspetti della reincarnazione. L’autore fornisce inoltre, un’ampia analisi delle più comuni convinzioni che negano la reincarnazione, dimostrandone l’infondatezza, sfatando anche numerosi pregiudizi sull’argomento. Inoltre, Stevenson sottolinea alcuni aspetti connessi, e spesso presenti, nei numerosi casi di reincarnazione da lui studiati: ovvero alcuni fenomeni paranormali quali apparizioni, impressioni telepatiche, sogni telepatici ecc., studiati anche dalla parapsicologia in questo ultimo secolo.

Rivisto da Fisicaquantistica.it


Fonte: http://www.viteprecedenti.com/ian_stevenson.html

Medicina quantistica


La medicina quantistica si occupa dell’esplorazione profonda della dimensione anatomo-energetica del corpo umano.

Si interessa dell’energia vitale – considerata come veicolo essenziale di trasmissione e coesione delle corrette informazioni, sotto forma di frequenze – dalla quale dipende tutta la nostra vita. La medicina quantistica o quantica interagisce con l’attività di strutture quali atomi, molecole, cellule, tessuti, organi e sistemi. L’energia vitale contenuta in ogni cosa e dentro di noi, amministra i peculiari rapporti energetici che strutturano lo stato di salute. Quando il flusso di questa energia viene perturbato, per diverse motivazioni, siano esse fisiche o psichiche, si riscontra un’alterazione del giusto rapporto tra le diverse energie, dando luogo a sintomi e disturbi.

La terapia quantica si caratterizza per essere precisa, indolore e non invasiva, riscuotendo consensi nell’ambito delle cure organiche, sistemiche, psico-mentali, ormonali, del dolore, nelle parassitosi, nelle allergie e nelle intolleranze alimentari. È importante sottolineare che la medicina quantistica deve sempre e costantemente essere integrata con una corretta alimentazione ed altri supplementi e tecniche della medicina naturale.

Bisogna inoltre annoverare i benefici di tipo socio-economico. Essa consente, ad esempio, un notevole risparmio per le strutture di assistenza sanitaria, così come una riduzione delle spese personali dei cittadini per i farmaci, ed un livello di maggiore prevenzione. Si creano inoltre nuove opportunità professionali per gli operatori sanitari, che aumentano la loro competitività nel mercato del lavoro.

La medicina quantistica si rivolge a tutti, in quanto ciascuno di noi, nell’infinitamente piccolo, è formato da quanti, atomi, cellule, tessuti, organi e apparati. Considerando l’uomo come un circuito elettro-fisico, tutte le patologie, dal banale raffreddore alla psoriasi acuta, sono dovute ad alterazioni di percezione del reale, che nell’arco di mesi o anni, conducono ad alterazioni delle frequenze elettriche ed elettromagnetiche del nostro organismo, e di conseguenza, al malfunzionamento del DNA, che prima di essere la composizione di adenina, guanina, citosina e uracile, è un’elica di frequenza cristallina. A seconda del tipo di squilibrio personale, l’alterazione di frequenze crea la malattia in un organo o in un altro.

La legge in Italia e all’estero:

In Italia, la medicina quantistica è ancora abbastanza sconosciuta, sebbene un numero sempre maggiore di liberi ricercatori e medici, ne stia già facendo uso. All’estero, come scienza e tecnica strumentistica, la medicina quantistica risulta avanzatissima. Per questo motivo, tutta la formazione e i protocolli istruiti per poterla approfondire e studiare, per imparare ad utilizzarne le apparecchiature, e quindi poterne anche usufruire all’interno della pubblica Sanità, è tenuta da docenti stranieri, che di tale scienza e tecnologia hanno ormai una lunga esperienza. Gli stati esteri all’avanguardia che possono vantare tali primati, sono l’Austria, la Germania, l’Inghilterra, l’Irlanda, gli USA e il Canada.

Alcune curiosità:

Integrandosi con la millenaria esperienza della medicina tradizionale cinese, la medicina quantistica può interagire, attraverso micro radiofrequenze con le energie sottili del corpo, andando a modificare e correggere i flussi energetici, allo scopo di ripristinarne i corretti rapporti, e di conseguenza, lo stato di salute. La tecnica viene applicata sui punti di agopuntura cinese e sui meridiani correlati ad un organo specifico. L’apparecchiatura, tramite un sistema bio-elettronico, rileva la frequenza del meridiano indagato, oppure dell’organo interessato dal disturbo, ricerca uno o più punti di agopuntura su cui agire, e lavora su questi emettendo o sottraendo l’energia necessaria, per un dato periodo di tempo. L’organo interessato dal disturbo, una volta ripristinato il proprio equilibrio energetico, sarà quindi in grado di riattivare i propri naturali meccanismi fisiologici di difesa, per combattere il disturbo in modo bio-chimico.

Fonte: http://www.cure-naturali.it/medicina-quantica/2640

Il paradigma olistico della nuova scienza


Il sentimento cosmico religioso… è la motivazione più forte e più nobile della ricerca scientifica. (Albert Einstein)

L’Occidente ha il merito di aver creato una scienza sperimentale realmente universale, capace di dare unità di comprensione, di linguaggio e di metodo a ricercatori di ogni razza, fede e cultura. La scienza dona all’umanità la conoscenza delle leggi materiali ed energetiche dell’universo, un grattacielo intellettuale di enormi proporzioni e dalle solidissime fondamenta, estendendo la consapevolezza umana agli universi dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, e svelando le alchimie biochimiche del corpo e del cervello, e le loro strutture.

La teoria del campo unificato e il paradigma olistico:

La teoria del campo unificato (Unified Field Theory) – una serie di equazioni capaci di riunire le varie leggi della natura – fu il sogno di Einstein e di molti fisici contemporanei. Nella teoria del campo unificato, ritroviamo la stessa tendenza all’unità, che caratterizza il paradigma olistico. Tale tendenza, che nel pensiero orientale è profondamente intrisa di spiritualità, nella fisica conserva un approccio razionale ed analitico. La spinta all’unità rimane tuttavia analoga. Ci troviamo così di fronte ad ipotesi scientifiche che riflettono il concetto di Unità Originaria, da cui tutto si è sviluppato.

Le nuove frontiere della scienza:

La scienza attuale, come ogni altro tipo di cultura umana, sta attraversando un momento di profonda trasformazione e rinnovamento. Mentre una parte della scienza è ancora ferma ad una visione materialista e riduttiva dei fenomeni dell’esistenza, e spesso anche chiusa a nuove visioni, una sempre più consistente parte di scienziati è proiettata verso nuovi paradigmi e ipotesi, e si apre a nuovi scenari di ricerca e interpretazione dei dati. Nascono le teorie dei sistemi e le scienze della complessità, le teorie del tutto, del caos e delle catastrofi, la cibernetica e l’informatica, la “psico-neuro-endocrino-immunologia”, le scienze cognitive, le realtà virtuali, le reti informatiche, l’educazione multimediale.

La scienza degli anni Novanta, chiamati “il decennio del cervello”, ha varcato il confine che la separava dallo studio scientifico della coscienza, rompendo così un tabù storico che la limitava dal suo nascere. La coscienza, fino agli anni Ottanta, era considerata ancora un argomento limite (se non dichiaratamente proibito) all’interno della scienza ufficiale, anche se già intorno alla metà del ventesimo secolo, vari scienziati, ricercatori e premi Nobel, dissentirono da una visione puramente materialistica della scienza. Fisici come Albert Einstein, Wolfgang Pauli, Niels Bohr, Erwing Schrödinger, Werner Heisenberg, Robert Oppenheimer e Marco Todeschini, ritenevano che il pensiero scientifico non fosse incompatibile con una visione spirituale del mondo. Nella fisica quantistica, in particolare, sono presenti numerose ipotesi e scoperte che sembrano superare le concezioni materialiste, aprendo nuove prospettive di integrazione tra materia e coscienza. Per una nuova scienza unitaria, tuttavia risulta necessaria una nuova attitudine dello scienziato che trovi le sue radici in una nuova esperienza dell’essere. Da notare che le parole scienza e coscienza hanno la stessa radice latina “scire”, che vuol dire sapere, conoscere.

La scienza della materia:

La scienza, propriamente detta, nasce nel Seicento con la proposta di Galileo di un metodo sperimentale – e quindi riproducibile – che potesse dare un alto margine di veridicità e universalità ai dati raccolti e alle ipotesi sul funzionamento della realtà. Il metodo sperimentale nasce come risposta al vecchio modo di imporre la “verità”, in modo dogmatico e fideistico, senza nessuna base reale, tipico delle religioni costituite e del pensiero magico/superstizioso medioevale.

Verità alle quali nessuno poteva opporsi, né sostenerne la falsità o la non documentabilità. Verificabilità, quantificazione e previsione diventano così i vessilli di una nuova via di conoscenza scientifica, più matura, realista e universale. Dopo una iniziale persecuzione contro scienziati come Galileo Galilei, la Chiesa – utilizzando la proposta “diplomatica” di Cartesio – decide di cedere alla scienza un proprio spazio, dividendo i campi di indagine e di potere: la parte spirituale, l’anima o Res Cogitans resta prerogativa della Chiesa, mentre alla scienza viene concesso lo studio di tutto ciò che è materiale, la sostanza fisica, la Res Extensa.

La scienza materialista e riduttiva, nasce quindi da questo severo limite imposto dalla religione ed anche dalla limitata sensibilità che caratterizzava gli uomini di quel tempo, incapaci di riconoscere la coscienza come realtà. Nella scienza così come venne a definirsi, nulla venne concesso alla sensibilità, all’amore per la vita, al rispetto per l’intelligenza e per la coscienza degli animali, della natura e dell’essere umano. Da allora in poi lo scienziato divide la materia dalla coscienza: l’unità vivente, senziente e cosciente viene frammentata in corpo e anima, perdendo di conseguenza il senso dell’unità e del sacro.

Nell’antica India, la Verità era uno dei tre attributi di Dio, inscindibilmente legata agli attributi di Bellezza e Bene. Oggi la scienza si è assunta il compito di stabilire la Verità delle cose, sostituendosi alla religione, ma facendolo purtroppo senza il sostegno dell’estetica, del rispetto per il bene globale, senza consapevolezza ecologica e psicologica e senza sacralità. Scienza e natura sono diventati due termini antagonisti e apparentemente inconciliabili. Ormai, la scienza ufficiale attuale, è solo l’espressione di scienziati che non hanno sufficientemente sviluppato una consapevolezza globale, o che hanno inconsciamente accettato il condizionamento dell’attuale cultura materialista.

La scienza totale:

E’ necessario rifondare una nuova scienza: i tempi lo impongono a gran voce, gli animali lo invocano con i loro occhi tristi dagli zoo, dai laboratori di sperimentazione e dai macelli; le foreste lo implorano con il loro silenzio, mentre fuoco o ruspe distruggono la loro dimora millenaria; lo sperano gli esseri umani, sbattuti e confusi da un mondo che gira troppo in fretta. La speranza è che il bene prenda finalmente il sopravvento. Speranza, tuttavia, da sempre frustrata.

L’uomo spera nei padri saggi della scienza, spera che sappiano e che comprendano come salvare l’uomo e la Terra dalla catastrofe, dimenticando che questa catastrofe è in gran parte creata proprio da una scienza al servizio del materialismo, del guadagno personale e della conquista. Si chiede quindi, a gran voce, che saggezza, sacralità e rispetto entrino, a pieno titolo, in quel mondo che oggi chiamiamo scienza. E’ dunque il tempo di una nuova scienza che basi il proprio metodo di ricerca della verità, senza mai dimenticare la vita nella sua infinita delicatezza ed intelligenza. Che non dimentichi il bambino e la quercia, né il torrente e i suoi pesci, né l’aria, né il silenzio e la bellezza della sua pace. Perché l’intera esistenza è divina e Una. Per questo la nuova scienza sarà “olistica”, crescendo nel rispetto e nell’amore del Tutto, dell’intero.

Presupposti logici e radici dell’esperienza unitaria:

La divisione che la cultura occidentale ha creato tra mente e corpo, nasce dall’esperienza non unitaria di sé stessi. Non vi sarà nessuna scienza olistica fino a che l’essere umano non proverà l’esperienza sacra di essere “uno”, nella complessità di corpo, psiche, emozioni e coscienza. Un’unità di coscienza composta da un aggregato di atomi vivi e cellule sensibili, figlia della materna Terra, e testimone dell’infinita intelligenza del Tutto, che crea e anima ogni cosa. Solo un nuovo metodo scientifico può portare ad una nuova scienza: un metodo che sia basato su un diverso stato dell’essere, più allargato ed inclusivo, dove trovino giusto spazio e considerazione tutte le parti che compongono la vita e la coscienza, e non solo gli aspetti materiali.

Sperimentare l’unità dell’essere:

In primo luogo, una nuova scienza deve tener conto della realtà implicita della coscienza, come base di partenza per una corretta valutazione della vita. Ognuno di noi è innanzitutto un “cogito”, una coscienza: “se pensiamo, dobbiamo avere coscienza di noi stessi e della cosa pensata”. Coscienza è l’esperienza profonda dell’essere consapevoli! Un uomo, ad esempio, che non conosca cosa sia la meditazione, non può comprendere appieno la descrizione dell’esperienza del vuoto, del silenzio o dell’autoconsapevolezza. L’esperienza di sé è un’esperienza che si coltiva interiormente, come un’arte sottile in cui il piacere risiede nell’esperienza stessa di essere coscienti, senza finalità, senza clamori. L’esperienza interiore insegna ad ognuno che nel proprio essere esiste un’oceanica profondità, di cui siamo profondamente ignoranti.

Osservare l’osservatore:

Una scienza olistica deve partire da una metodologia sperimentale, in cui per prima cosa lo sperimentatore consideri sé stesso una unità di coscienza, e quindi sperimenti sé stesso come coscienza pura. L’osservazione non potrà mai essere veramente oggettiva e imparziale, fino a che la scienza non comprenderà la natura dell’osservatore o testimone, essenza stessa della soggettività. In particolare, nell’ottica di un’osservazione globale dell’esistenza, dobbiamo considerare l’importanza del fatto che “si vede solo ciò che si conosce”. Uno scienziato quindi che non abbia esperienza interiore di sé stesso in stato di consapevolezza fluida e pura, non potrà nemmeno riconoscere e comprendere la coscienza che anima ogni essere vivente, e quindi potrà solo divenire creatore di una scienza “separata dalla vita” e potenzialmente distruttiva.

L’esperienza della meditazione intesa come coscienza vigile senza pensieri, accomuna la quasi totalità delle grandi religioni orientali e delle antiche e moderne scuole di ricerca spirituale, ed è caratterizzata da una sincronizzazione delle varie aree del cervello e da una parallela sensazione di integrità psicofisica dell’essere.

Etica olistica:

Il riconoscimento del sacro non dipende dall’accettazione intellettuale del termine, ma dall’esperienza del sacro dentro sé stessi. Quando uno scienziato cerca di conoscere uno degli infiniti aspetti del Tutto in cui viviamo, deve ricordare che sta cercando di conoscere uno dei volti del divino, un altro aspetto di sé. Qualsiasi azione o sperimentazione, deve quindi essere condotta con enorme consapevolezza e rispetto per la vita di ogni creatura. Ogni lesione dell’altrui libertà, inficia la condotta etica che sta alla base della sperimentazione olistica. Certamente questo significa una drastica riduzione e limitazione degli attuali esperimenti e di come vengono condotti. Nella logica di un mondo di pace e consapevolezza, il fatto di provocare dolore, limitazione o morte per “ragioni scientifiche” ad altri esseri viventi, non è più accettabile.

Qualsiasi dolore porta ad un altro dolore e genera una scienza distruttiva. Riteniamo invece che stimolando la capacità di una più attenta osservazione, e lo sviluppo di nuove strumentazioni tecniche, di sistemi non invasivi e di una maggiore capacità deduttiva, sarà possibile determinare un enorme salto qualitativo, che si rifletterà in un miglioramento dell’arte medica e in generale di tutte le scienze.

Logica olistica:

Mentre nella scienza attuale qualsiasi sperimentazione è lecita, quando supportata da una certa metodologia, nella scienza olistica la logica deve essere positiva e non violenta sin dall’inizio. Ogni esperimento deve essere orientato al bene globale. Pertanto non sarà più accettata nessuna produzione di sostanze, tecnologie, farmaci, sperimentazioni che producano direttamente o indirettamente (dalla produzione al dopo consumo) sostanze tossiche o nocive per l’ambiente, per la natura o per l’uomo. E questo taglierà alla radice il problema dell’inquinamento. Per logica olistica positiva s’intende sperimentare per il benessere, studiare la salute come funzione primaria e non più la malattia. Significa comprendere la logica dei tempi naturali, dei ritmi e dei cicli e di come modificare la realtà distorta che ci circonda, riportandola all’armonia. Questo significa aprire il futuro alla prevenzione, alla riduzione dei consumi e a modi di vivere sempre più semplici ed ecologici.

Fonte: http://www.enciclopediaolistica.com/enciclopedia/sci2/sci01.htm

Articolo “Discorso sul metodo olistico” di Nitamo Federico Montecucco

Rivisto da Fisicaquantistica.it
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